Rossi su don Milani: “La sua lezione? Senza vicinanza non c’è rappresentanza. Da Barbiana ha parlato a tutto il Paese”

FIRENZE - "Nel pensiero di Don Milani c'è un grande richiamo a tutti noi, alla società, alle istituzioni, anche se è chiaro che il suo pensiero non nasce da una idea politica, e anche le sue polemiche con i settori conservatori non fanno parte di una strategia politica, ma di un impegno di fede e di salvezza a difesa e per l'emancipazione dei ragazzi di San Donato a Calenzano prima e poi di Barbiana, con i quali viveva, cui era vicino".

Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che è intervenuto oggi, insieme a Alberto Melloni, direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, e al cardinale Giuseppe Betori, all'apertura dei lavori del convegno al Gabinetto Vieusseux su "Don Lorenzo Milani. Al centro della Chiesa, non ai margini", con la presentazione in anteprima dei lavori di edizione critica per l'Opera Omnia del Meridiano Mondadori.  

"Se Don Milani ha messo al centro la scuola come grande questione democratica e di emancipazione e fa numerosi riferimenti nelle sue lettere alla Costituzione come punto fondante da cui partire, oggi tutto questo è uno stimolo a occuparci di più della scuola – ha affermato Rossi - E soprattutto a capire che abbiamo anche oggi molti ragazzi che inciampano con la parola, parola come strumento di dignità, di liberazione, come strumento  per non essere subalterni, che è la sua grande lezione. Con la parola inciampano gli immigrati , i rom, la parola debole è quella dei disabili che hanno bisogni speciali rispetto agli altri. Tutto questo deve vederci fortemente impegnati e motivati. Per me è questa la buona scuola. Di qui si può trarre ispirazione".

Ma qual è  l'attualità di Don Milani? "A parte il tema della Costituzione come grande momento di confronto tra un umanesimo cattolico, cristiano  e altri umanesimi, è la forza che don Milani dimostra. Che è anche un paradosso, una provocazione, uno 'scandalo' : quella di praticare l'ubbidienza dentro la Chiesa, ma di  invitare alla disubbidienza, sempre restando vicino a chi soffre, restando, lui che proviene da famiglia borghese, vicino agli umili, ai suoi montanini. E se lui accetta l'obbedienza è perché ha un grande credo che lo motiva  stare lì".

 "Questo mi induce a pensare – riflette Enrico Rossi - che il grande interrogativo, il grande tema, in una società che soffre una crisi di rappresentanza a tutti i livelli istituzionali, politici, ma anche religiosi, è proprio quello della vicinanza, una scelta radicale e scandalosa, di 'comunanza' che Don Milani compie fino in fondo. E senza vicinanza non c'è rappresentanza".

"La gente – ha detto ancora il presidente della Regione Toscana - ha bisogno di esempi di vicinanza. Altrimenti il rancore si rinchiude in se stesso, la sofferenza non trova  canali  democratici per esprimersi. Un tema serissimo. Vicinanza vera, reale, come Don Milani che vive a Barbiana. La politica deve trarne ispirazione per trovare nuovo slancio nell'impegno quotidiano. Ognuno risponde ovviamente come può a questo grande interrogativo. Guai però a non porselo e a non riflettere sul fatto che a motivare questo impegno di vicinanza non sono passioni legate al proprio io, ma grandi pensieri, fedi, visioni. Questo è per me l'insegnamento di don Milani,  'grande educatore italiano' - come lo ha definito a sorpresa lo stesso papa Francesco - che dallo spazio disadorno, appartato di Barbiana è riuscito a parlare a tutto il Paese". 

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