Rossi sui tagli alla sanità: “Abbiamo già dato, le sanzioni non servono”

Simona Poli di Repubblica ha incontrato il presidente Enrico Rossi per ragionare dei tagli alla sanità voluti dal governo. Ecco l'intervista pubblicata sul quotidiano in edicola oggi.
 
FIRENZE. «Attenzione ad accanirsi sulla sanità, si rischia di raggiungere un punto di rottura pericoloso. Sarebbe davvero una sciocchezza oltre che una penalizzazione per i cittadini. Il servizio pubblico è un patrimonio dell'Italia, un sistema che garantisce cure a tutti e che non costa più di quello degli altri paesi europei». Il governatore della Toscana Enrico Rossi, del Pd, è convinto che ci siano altri sprechi da tagliare.
 
La spesa sanitaria coinvolge l'80 per cento del bilancio delle Regioni. Perché non iniziare a ridurla?
«Non dico che non vada ridotta, anzi. In Toscana abbiamo appena iniziato un processo di razionalizzazione che porterà da 12 a 3 il numero delle aziende sanitarie. Io avrei voluto farci rientrare anche le aziende ospedaliere ma le leggi nazionali lo impediscono. Da anni ci muoviamo in questa direzione, abbiamo accorpato le centrali d'acquisto e lavorato sull'appropriatezza delle cure e delle prescrizioni. Sempre d'intesa con i medici, però. Le sanzioni non servono a niente. Io credo nella rivoluzione della qualità e la libertà del medico è essenziale. Gli operatori vanno coinvolti sugli obiettivi da raggiungere e monitorati in base a linee guida dettate dall'evidenza scientifica. Ma devono essere loro a decidere, non la politica».
 
Renzi sbaglia strategia insomma?
«Renzi fa bene ad abbassare le tasse e a lottare contro gli sprechi. Ma ci sono altri settori da colpire oltre alla sanità. Su questo fronte le Regioni hanno già dato un contributo niente affatto banale al risanamento delle casse dello Stato, come attesta la relazione della Corte dei Conti. Ricordo che nel 2015 sono previsti nuovi tagli per 2 miliardi e 300 milioni, che andranno ad aggiungersi a quelli già fatti dai governi Berlusconi e Monti. In più non tutte le Regioni sono uguali: chi ha già razionalizzato dovrebbe ricevere un"premio", non il contrario».
 
Dove taglierebbe allora?
«Mi risulta che la spesa previdenziale italiana non sia allineata a quella media europea. Ci sono almeno 33mila pensioni d'oro che da sole valgono 3 miliardi, quasi l'intero gettito della tassa sulla prima casa. Non sarebbe l'ora di recuperare risorse da questo capitolo invece di concentrarsi sulla sanità? Una materia peraltro delicata dove i risparmi si producono in tempi lunghi e che rappresenta una grande infrastruttura civile che in periodi di crisi svolge anche una funzione anticiclica come locomotiva economica. Riflettiamo».
 
I tagli porteranno a ridurre i servizi?
«I tagli devono essere graduali e progressivi, va garantita l'equità dell'accesso ma chi ha di più deve pagare di più e chi non ha niente non deve pagare niente. In Toscana il ticket è parametrato sul reddito ma ormai si sente la necessità di un riordino a livello nazionale del sistema dei ticket che è diventato un caos. Una cosa è certa: se il paese è chiamato a fare dei sacrifici deve sapere perché li fa. La vera emergenza è l'occupazione, le risorse vanno investite nel lavoro. Eliminare la tassa sulla prima casa per chi ha una villa o un mega reddito sarebbe sbagliato, mentre è giusto battersi perché "i patti di stupidità" vengano allentati. Detassiamo, è giusto. Ma iniziamo dalle imprese che danno lavoro».
 

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