Stati generali lingua italiana, Rossi: “Per conservare la nostra memoria, teniamo latino e greco nelle scuole”

FIRENZE -  "E' viva una lingua che ha memoria. Solo così sopravvivono, pur nella variazione di epoche e civiltà,  anche l'identità e la presenza di un popolo". Lo ha affermato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, citando il Machiavelli dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, nel suo saluto agli Stati generali della Lingua italiana in Palazzo Vecchio, davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

"Per questo motivo – ha aggiunto – non condivido affatto la proprosta di eliminare latino e greco dall'esame di maturità. Spegnere una lingua, tanto più in una scuola, significa spegnere la memoria; e nel caso del latino e del greco smantellare una palestra per l'intelligenza e per il gusto delle cose complesse. La lingua è la porta della conoscenza e dell'esistenza".

Sono altri i problemi che la nostra lingua si trova ad affrontare, secondo il presidente della Toscana. "Come quell'analfabetismo di ritorno certificato da recenti studi dell'Ocse, che pongono il 70 per cento degli italiani tra i 16 e i 65 anni al di sotto di quella soglia minima di conoscenza e utilizzo della propria lingua necessaria per vivere e lavorare bene. Una conseguenza facile da attribuire a crisi economica e conseguenti diseguaglianze e disoccupazione, con ovvi riflessi sullo stesso processo democratico".

"E poi – ha concluso Rossi – inediti cambiamenti demografici, con tanti nuovi italiani, gli immigrati. Anche in questo caso, l'Italia fa parte di quel gruppo di paesi in cui la conoscenza della lingua, e la capacità di usarla in maniera efficace dagli immigrati, è sotto la media  Il che significa che, accanto alle politiche ordinarie di accoglienza, dobbiamo essere capaci di dar vita anche ad un nuovo ed imponente processo di alfabetizzazione".

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