Strage Viareggio, Bonafede: riformare prescrizione

Strage Viareggio, Bonafede: riformare prescrizione

“Non esiste uno Stato di diritto che si presenta un giorno davanti al padre di un ragazzo morto e gli dice è scaduto il termine, adesso si va a casa. Ma la verità è scaduto il termine. Non è accettabile”. Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede davanti ai familiari delle vittime della strage di Viareggio e a quelli di altre tragedie avvenute in Italia riuniti questa sera in Versilia per ricordare il nono anniversario.

“Vi dico subito, visto che tanti hanno fatto proposte, che la mia porta al ministero è
aperta”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede intervenuto questa sera a Viareggio all’incontro organizzato dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009.
“Marco ha il mio numero”, ha detto rivolgendosi a Marco Piacentini, presidente dell’Associazione ‘Il Mondo che vorrei’, sopravvissuto alla strage dove perse due figli e la moglie, e lui fu gravemente ferito: “se volete venire in delegazione o in gruppi, la porta del governo è aperta per ascoltare, per parlare, e credo di poter parlare anche a nome del ministro dei Trasporti”, ha aggiunto Bonafede sottolineando come in questi anni i familiari “non sono stati a testa bassa” ma hanno dimostrato come a loro interessasse che lo Stato fosse vicino, e non li costringesse a presentarsi “nella aule di tribunale come parti civili, da soli: perchè lì sento che non ho più lo Stato vicino”.
“L’ombra della prescrizione è un’ombra terribile, un’ombra inaccettabile in uno Stato di diritto. Non esiste” ha chiarito Bonafede,  spiegando  di non voler entrare nel merito, “sono un ministro della Giustizia, non devo e non posso farlo”, ma “la giustizia deve fare il suo corso e i magistrati devono accertare le responsabilità. Però i magistrati devono accettare le responsabilità”.

Nel contratto di governo “è prevista la riforma della prescrizione: è una priorità per
questo governo” ha ribadito il ministro.   “Qualcuno dice che i processi devono
avere una durata ragionevole e io dico è vero. Ma la responsabilità di far durare i processi un tempo ragionevole non deve pesare sui familiari delle vittime, deve pesare sulle
spalle dello Stato che deve investire risorse”, ha aggiunto spiegando che, proprio per questo, “si parla anche delle risorse che devono essere investite perchè il processo
abbia una durata ragionevole, nell’interesse di tutti”.

A chi parla di giustizialismo, di vendetta Bonafede ribadisce che per lui “non c’è niente di tutto questo: da ministro della giustizia. Non mi interessa il giustizialismo mi interessa la
giustizia e ho il dovere come ministro della giustizia che nelle aule italiane venga data una risposta di giustizia”.

“Vorrei tanto che quando ci sarà la riforma” della prescrizione, questa “non portasse il
nome di chi l’ha scritta, ma fosse la ‘Viareggio’ o ‘Viareggio bis’, perchè vorrei chi la pronuncerà in un’aula di tribunale si ricordasse non di chi l’ha scritta ma chi è morto e di chi ha sofferto prima che quella legge esistesse” ha poi affermato il ministro.  E questo perchè, ha aggiunto, “in Italia mai più dovranno esistere ingiustizie di questo tipo”.
“Stiamo lavorando giorno e notte perchè ci sia la certezza della pena, così come la rieducazione di chi viene condannato: sono principi inderogabili perchè tutti devono sapere in Italia che chi sbaglia paga” ha proseguito.
A proposito di due reati che per la strage di Viareggio saranno dichiarati prescritti all’apertura del processo di appello nel prossimo mese di novembre, Bonafede ha detto che questo “è inaccettabile” ma ha anche voluto sottolineare come il tribunale di Lucca ha visto i magistrati “correre contro il tempo per dare una risposta nel più breve tempo possibile”.
Sempre a proposito della prescrizione il ministro ha sottolineato come un tempo questa era considerata “una questione che riguardava i politici e la politica”, perchè “la giustizia
era considerata proprietà della politica”. E invece “la giustizia appartiene ai cittadini non alla politica o ai politici”, ha concluso.

 

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