Stragi naziste: Vallucciole, niente carcere, nè risarcimenti

Stragi naziste: Vallucciole, niente carcere, nè risarcimenti

Così gli avvocati Simone De Fraja e Roberto De Fraja, legali degli eredi di coloro che il 13 aprile furono uccisi nell’eccidio di Vallucciole di Stia (Arezzo), commentano la morte degli ultimi due nazisti autori di stragi in Italia.

“Era ormai solo una questione di tempo; i gerarchi nazisti sono deceduti e non hanno mai
conosciuto il carcere, è vero, nonostante siano stati condannati secondo la legge dello Stato Italiano per gli efferati crimini contro il genere umano. Crimini imperdonabili e di atrocità
inaudita” tuttavia “è innegabile il fatto che una condanna sia stata raggiunta”. Così gli avvocati Simone De Fraja e Roberto De Fraja, legali degli eredi di coloro che il 13 aprile furono uccisi nell’eccidio di Vallucciole di Stia (Arezzo), commentano la morte degli ultimi due nazisti autori di stragi in Italia.

In questo eccidio sull’Appennino toscano vi furono 109 vittime tra
la popolazione civile, anche donne e bambini. “Nonostante la condanna – evidenziano i legali -, le parti civili costituitesi nei processi presso le Corti Militari Italiane, figli e nipoti degli uomini, donne e bambini rimasti uccisi a Vallucciole, non hanno potuto percepire alcun ristoro economico, benchè la sentenza definitiva lo avesse previsto; quanto detto anche in relazione agli accordi internazionali, intervenuti in tempi recenti tra l’Italia e la Germania”.

Ciononostante “si deve sottolineare il grande lavoro eseguito dalla Procura Militare, anzitutto un lavoro etico e sociale, doveroso nei confronti della storia, che permettesse di aprire quei famosi archivi; oltre a ciò il paziente lavoro di costruzione dell’accusa che, per quanto palese, permettesse di essere fondata su dati certi, prove e dati certi nel rispetto
delle procedure processuali”. ”

Deve essere anche sottolineato che l’attività giudiziaria delle parti civili è stata supportata
da numerosi avvocati che si sono dedicati ai numerosi processi con ampia partecipazione e disponibilità, anche sotto il profilo economico”, aggiungono. Inoltre “una importante considerazione, seppur amara, che deve essere comunque tenuta a mente è il fatto
che il processo sia stato comunque celebrato, a fronte dell’oblio: presso la Corte Militare di Verona, in Appello a Roma nonché presso la Corte di Cassazione; innegabile il fatto
che una condanna sia stata raggiunta”.

“Lo Stato – commentano i De Fraja – è riuscito a dare un segno tangibile della sua
presenza dinanzi a tali crimini i cui fascicoli erano rimasti, da oltre cinquanta anni, chiusi negli armadi. Nessun lutto è mai riparabile economicamente ma la lenta macchina della Giustizia, forse, poteva essere avviata prima”.

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Così gli avvocati Simone De Fraja e Roberto De Fraja, legali degli eredi di coloro che il 13 aprile furono uccisi nell’eccidio di Vallucciole di Stia (Arezzo), commentano la morte degli ultimi due nazisti autori di stragi in Italia.

“Era ormai solo una questione di tempo; i gerarchi nazisti sono deceduti e non hanno mai
conosciuto il carcere, è vero, nonostante siano stati condannati secondo la legge dello Stato Italiano per gli efferati crimini contro il genere umano. Crimini imperdonabili e di atrocità
inaudita” tuttavia “è innegabile il fatto che una condanna sia stata raggiunta”. Così gli avvocati Simone De Fraja e Roberto De Fraja, legali degli eredi di coloro che il 13 aprile furono uccisi nell’eccidio di Vallucciole di Stia (Arezzo), commentano la morte degli ultimi due nazisti autori di stragi in Italia.

In questo eccidio sull’Appennino toscano vi furono 109 vittime tra
la popolazione civile, anche donne e bambini. “Nonostante la condanna – evidenziano i legali -, le parti civili costituitesi nei processi presso le Corti Militari Italiane, figli e nipoti degli uomini, donne e bambini rimasti uccisi a Vallucciole, non hanno potuto percepire alcun ristoro economico, benchè la sentenza definitiva lo avesse previsto; quanto detto anche in relazione agli accordi internazionali, intervenuti in tempi recenti tra l’Italia e la Germania”.

Ciononostante “si deve sottolineare il grande lavoro eseguito dalla Procura Militare, anzitutto un lavoro etico e sociale, doveroso nei confronti della storia, che permettesse di aprire quei famosi archivi; oltre a ciò il paziente lavoro di costruzione dell’accusa che, per quanto palese, permettesse di essere fondata su dati certi, prove e dati certi nel rispetto
delle procedure processuali”. ”

Deve essere anche sottolineato che l’attività giudiziaria delle parti civili è stata supportata
da numerosi avvocati che si sono dedicati ai numerosi processi con ampia partecipazione e disponibilità, anche sotto il profilo economico”, aggiungono. Inoltre “una importante considerazione, seppur amara, che deve essere comunque tenuta a mente è il fatto
che il processo sia stato comunque celebrato, a fronte dell’oblio: presso la Corte Militare di Verona, in Appello a Roma nonché presso la Corte di Cassazione; innegabile il fatto
che una condanna sia stata raggiunta”.

“Lo Stato – commentano i De Fraja – è riuscito a dare un segno tangibile della sua
presenza dinanzi a tali crimini i cui fascicoli erano rimasti, da oltre cinquanta anni, chiusi negli armadi. Nessun lutto è mai riparabile economicamente ma la lenta macchina della Giustizia, forse, poteva essere avviata prima”.

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