Suvignano sottratto alla mafia: una storia iniziata con il sequestro di Giovanni Falcone

ROMA - Ecco, in sintesi, la storia ed i numeri della tenuta agricola di Suvignano, 703 ettari situati in provincia di Siena, nei comuni di Monteroni d'Arbia e di Murlo.

La tenuta di Suvignano faceva parte del patrimonio del costruttore siciliano Vincenzo Piazza amministrato dall'immobiliare Strasburgo.

Acquistata fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta dal costruttore palermitano, l'azienda, diventa il simbolo di quell'idea che è alla base dell'azione antimafia.

Fu sequestra una prima volta nel 1983 da Giovanni Falcone che sospettava rapporti dell'imprenditore con Cosa Nostra. Successivamente tornò in possesso di Piazza. Tra il 1994 e il 1996, con il suo arresto per associazione mafiosa, avvenuto proprio a Suvignano, i magistrati siciliani gli sequestrarono beni per 2.000 miliardi di lire, affidandoli a un amministratore giudiziario.

Nel 2007, quando la sua condanna è passata in giudicato, tutti i suoi beni sono stati definitivamente confiscati. Con essi anche Suvignano che da 11 anni era in attesa di trovare una destinazione.

Fino ad oggi l'azienda, guidata dal 1993 da un amministratore giudiziario, ha avuto una gestione sostanzialmente conservativa.

Ricade per 685 ettari nel Comune di Monteroni e per quasi 18 in quello di Murlo. Sono in zone prevalentemente collinari (80% contro il 20% di pianeggianti) destinate a seminario per 527 ettari, con 78 ettari di bosco, 69 incolti, 19 a imboschimento, 4,8 ad uliveto e 3,3 a pascolo. Per circa 260 ettari ricade all'interno di un'azienda faunistico venatoria.

L'azienda dispone di una notevole quantità di acqua grazie a corsi d'acqua e laghi artificiali. All'interno del corpo aziendale sono presenti 17 case coloniche che hanno una superficie complessiva di 11.600 metri quadrati e magazzini per 9.370 metri quadrati.

La funzione agrituristica è attualmente svolta nelle strutture "Tinaio" e "Podere S. Stefano" per 38 posti letto complessivi. 

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