Suvignano, storia di una confisca e di una ferita sanata nella Toscana felix

FIRENZE - Sono passati undici anni da quando nel 2007, con la condanna passata in giudicato, la confisca della tenuta di Suvignano è diventata definitiva. Si è rischiato ad un certo momento, anni fa, che la tenuta fosse messa all'asta, con il rischio che potesse tornare alla mafia attraverso prestanomi. Ora finalmente è arrivata l'assegnazione alla Regione, che la gestirà concordandone l'utilizzo con i Comuni. Da tempo Regione ed amministrazioni comunali avevano presentato un progetto per quella proprietà che conta diciassette coloniche e 21 mila metri quadri tra immobili e magazzini, una chiesetta di fianco all'edificio principale, una colonica di pregio e 713 ettari di terreno, 685 nel comune di Monteroni e 18 in quello di Murlo. C'è pure un agriturismo, funzionante, con la via Francigena che passa lì vicino. Un'oasi di pace in mezzo alle colline senesi, con una vista nelle giornate terse fino all'Appennino. Il cuore dell'attività rimane ed è rimasto comunque in tutti questi anni di gestione conservativa - quattro dipendenti e il resto stagionali - la coltivazione dei campi: grano ed erba per il foraggio per lo più, qualche olivo ed un centinaio di ettari di bosco, pecore sarde con il loro allegro scampanellare, maiali di cinta senese e, portati a suo tempo dalla Sicilia, anche alcuni cavalli ‘sanfratello' e ciuchi di Ragusa, i più amati dai bambini che visitano la fattoria scolastica.

Il sequestro ad un imprenditore in odor di mafia
La storia giudiziaria della tenuta inizia con il giudice Giovanni Falcone, che nel 1983 sequestra l'azienda una prima volta all'imprenditore palermitano Vincenzo Piazza, sospettato di aver rapporti con Cosa Nostra. Il costruttore siciliano ne rientra successivamente in possesso. Tra il 1994 e il 1996 arriva il secondo sequestro, assieme ad un patrimonio di ben duemila miliardi di vecchie lire affidato alla gestione di un amministratore giudiziario. Poi, nel 2007 appunto, la condanna e la confisca definitiva.

Confische in Toscana
Suvignano è il buco nero che non ti aspetteresti nella felice Toscana, il volto di una mafia che non è più quella confinata solo in Sicilia, ma quella che fa affari nel mondo e che nella campagna senese aveva investito parte dei suoi guadagni illeciti. La stessa cosa ha fatto altrove in Toscana, come l'ndrangheta ed altre associazioni criminali, acquistando alberghi ed appartamenti, negozi, a volte anche semplici edicole di giornali, bar oppure aziende più strutturate. Sono 117 in questo momento i beni confiscati assegnati definitivamente (due aziende e il resto unitò immobiliari). Ora si aggiunge la tenuta senese. Ottantasei erano stati trasferiti a Comuni e ad altri enti, quindici sono quelli rimasti nella disponibilità dello Stato, tredici sono stati venduti. Altri 390, tra cui cinquantadue aziende, sono beni ancora provvisoriamente in gestione all'Agenzia nazionale, di cui solo una parte in attesa di sentenza definitiva. C'è un evidente ritardo, che però negli ultimi due anni ha visto un recupero grazie anche all'accelerazione impressa in concomitanza con il cambio al vertice dell'agenzia.

"La mafia – si sofferma Bugli – circola in Toscana e sono 78 i clan che hanno avuto o hanno proiezione criminale nella regione". I numeri sono quelli del secondo rapporto sulla criminalità organizzata presentato a settembre  e che la Regione ha commissionato alla Scuola Normale di Pisa, bussola utile per acquisire consapevolezza dei segnali di infiltrazione. Negli ultimi tre anni si sono contati 223 arresti con aggravante mafiosa: sono pochi (ancora) i casi da 416 bis, ma c'è un'impennata per quanto riguarda il reato di favoreggiamento e di riciclaggio.

"In Italia mafia e corruzione sono percepite come fenomeni globali ma lontano dai propri territori, ad eccezione del Meridione. Ed è un dato allarmante. Sono sottovalutate: si pensa che siano solo al sud e che altrove non costituiscano un pericolo, ma non è così" riflette l'assessore citando un altro recente dossier, quello elaborato da Libera. "Della mafia occorre invece parlare – conclude -, sempre e ad alta voce. E va promossa la cultura ed educazione alla legalità, a cominciare dai ragazzi". Qualcosa che in Toscana avviene, fin dal 1999: con iniziative nelle scuole, sostenendo e promuovendo i campi estivi di più associazioni in Sicilia e Calabria sui terreni strappati alla criminalità. per l'educazione alla legalità le risorse a disposizione per il bniennio 2018-2019 sono 164 mila euro. "Ora - dice Bugli - quei campi li potremo organizzare anche a Suvignano, con una sorta di campus permanente sulla legalità". Un'idea, confida, che potrebbe già essere realtà il prossimo anno. 

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