Al via la conferenza regionale dell’agricoltura: presentazione martedì 28

FIRENZE – Una grande occasione di analisi e di confronto su presente e futuro dell'agricoltura toscana. E' questo il significato dalla Conferenza regionale dell'agricoltura in programma a Lucca, presso il Real Collegio, il 5 e 6 aprile prossimi.

La conferenza permetterà uno sguardo attento sull'ultimo decennio  (l'ultima conferenza, "Coltiviamo il futuro" risale infatti al 2006) e a gettare le basi per il futuro nei settori agricolo, agroalimentare, forestale e dello sviluppo rurale.

L'evento del 5-6 aprile, intitolato "Obiettivo terra, agricoltura di qualità, innovazione e sviluppo intelligente delle aree rurali", verrà presentato alla stampa martedì prossimo, 28 marzo, ore 13.30, nel corso di una conferenza stampa in programma presso la presidenza della giunta regionale, Sala Pegaso, Palazzo Strozzi Sacrati, Piazza Duomo 10, Firenze.

All'incontro con i giornalisti parteciperanno il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi.

Nel corso dell'incontro saranno anticipati alla stampa programma e contenuti della conferenza e alcuni dati statistici sul settore.

Torna “Selvaggia”, la Garfagnana e la Valle del Serchio festeggiano le erbe spontanee

FIRENZE – A parte l'erba voglio, le altre ci saranno tutte. Parliamo delle erbe spontanee, protagoniste di Selvaggia, la manifestazione che animerà la Garfagnana e la Valle del Serchio da domenica 26 marzo a domenica 2 aprile e che vede sette giorni di festa all'insegna delle erbe selvatiche, dei fiori e delle gemme delle nostre terre.

Dall'ingrassaporci all'ombelico di Venere, dalla berretta del prete al narciso, passando per il tarassaco, la pimpinella, l'elicriso, la genziana, la carlina, il cardo mariano, la ioseride, il fiordaliso, il rafano, le monete del papa. E anche stavolta ci sarà la "selvaggia dell'anno", l'Artemisia Vulgaris, erba amata dai poeti maledetti da molteplici proprietà.

Ideata e organizzata da Fabrizio Diolaiuti, la terza edizione di Selvaggia, presentata oggi nella sede della presidenza della Regione Toscana che patrocina l'evento, prende il via nell'incantevole paesino di Cascio, frazione del comune di Molazzana. Prosegue poi a Castelvecchio Pascoli (mercoledì), a Careggine (giovedì), e a Castelnuovo Garfagnana (venerdì) dove si svolgeranno anche le iniziative del fine settimana 1 e 2 aprile. 

"Si tratta di un'iniziativa originale e ricca", ha commentato l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi. "Anche la Toscana ha il suo orto naturale fatto di preziose e sempre più rare erbe spontanee che non dobbiamo abbandonare, ma anzi tutelare perché sono perte del nostro patrimonio naturale, culturale, gastronomico e medico. Per questo ben vengano iniziative come Selvaggia che contribuiscono alla conoscenza di questa ricchezza e alla sua valorizzazione oltre che alla promozione di territori interessanti come la Garfagnana e la Valle del Serchio. Il tutto con un occhio alle nuove generazioni che dovono essere pronte a accogliere quelli che sono veri e propri elementi di identità culturale, riconoscerli e tramandarli".

"Selvaggia è la prima e unica manifestazione in Italia dedicata alle erbe spontanee", dice Fabrizio Diolaiuti. "L'idea mi è venuta tre anni fa, andando a raccogliere le erbe, attività alla quale mi dedico spesso e che trovo così stimolante per i risultati che dà, che mi ha suggerito di inventare un festival dedicato. Sin dalla prima edizione il terreno si è rivelato molto fertile e l'entusiasmo del pubblico sorprendente. Perché le erbe spontanee hanno diverse e varie declinazioni: dalla cucina, alla medicina, all'interesse botanico, quello culturale fino al semplice interesse di sano svago che permette di stare a contatto con la natura. Di fatto le altre due edizioni sono fiorite da sole praticamente, raccogliendo interesse e consensi da tutta Italia". 

"Siamo lieti di ospitare per il terzo anno questa manifestazione che, possiamo dire, celebra l'essenziale, ha sottolineato il sindaco di Castelnuovo Garfagnana Andrea Tagliasacchi. "In un momento sociale e storico come quello che stiamo vivendo, credo che riproporre i valori della semplicità e dell'essenzialità rappresenti una ricchezza e uno stimolo e Selvaggia fa questo. Richiama anche l'attenzione su un territorio, la Garfagnana e la Valle del Serchio, che proprio perché defilato, ha potuto conservare bene caratteristiche e patrimoni che ancora oggi lo rendono unico e ricco".  

Tanti gli ospiti, professori universitari come Alberto Pardossi e Anna Rita Bilia, personaggi del mondo dello spettacolo come Marco Columbro e Renato Raimo, chef di alto livello come Cristiano Tomei, Luca Landi e Maski Kuroda, esperti di tradizioni ed erbe spontanee come Marco Pardini, Ivo Poli e Andrea Elmi, gruppi folcloristici come gli Stornelli Scordati.

Allestimenti scenografici come 5 piramidi di erbe spontanee collocate nella piazza delle erbe a Castelnuovo di Garfagnana. Quattro mercati con oltre 60 banchi dedicati alle erbe spontanee, fiori e gemme. E ancora, escursioni guidate in Garfagnana e Valle del Serchio. Lezioni ai bambini delle scuole elementari. Menù a tema nei ristoranti di Castelnuovo di Garfagnana. Tisane e liquori alle erbe.

Torna “Selvaggia”, la festa delle erbe selvatiche. Mercoledì la conferenza stampa

FIRENZE – Torna la prima e unica manifestazione italiana sulle erbe selvatiche. "Selvaggia", alla sua terza edizione, animerà per una settimana la valle del Serchio e la Garfagnana dal 26 marzo al 2 aprile con un programma ricco di manifestazioni, personaggi, iniziative.

A presentare l'iniziativa ai giornalisti sarà l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi domani, mercoledì 22 marzo alle ore 12, nella Sala stampa di Palazzo Strozzi Sacrati, Piazza Duomo 10.

Insieme a lui, il sindaco di Castelnuovo Garfagnana Andrea Tagliasacchi, Fabrizio Diolaiuti ideatore e organizzatore di Selvaggia e il naturopata Marco Pardini.

Caporalato, Rossi e Remaschi: “Nessuno sconto a chi sfrutta le persone”

FIRENZE - "La dignità deve essere il primo prodotto di tutte le nostre coltivazioni agricole. Per questo gli episodi di  caporalato segnalati devono essere fortemente sanzionati. Non si possono fare sconti a chi sottomette e sfrutta le persone" .

Si apre così una dichiarazione congiunta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e dell'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi, che tornano a commentare l'indagine in corso alla notizia dell'indagine sul caporalato nel Chianti senese e le perquisizioni che hanno riguardato numerosi dipendenti di una cooperativa contoterzista di lavori stagionali.
"Le prime notizie diffuse – sono parole di Rossi e Remaschi - testimoniano che queste persone erano in condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. Fa male sapere che tutto questo è avvenuto nella nostra terra. Perciò, pur se siamo consapevoli che si tratta di un fenomeno certamente molto limitato, dobbiamo alzare la guardia e avere un atteggiamento molto attento per prevenire e affrontare  questi fenomeni.

"La lotta contro ogni forma di illegalità nel mondo del lavoro – continua la dichiarazione– è un tema cruciale  e dobbiamo affrontarlo tutti insieme. Il Parlamento ha approvato nei mesi scorsi la legge contro il caporalato e, qui in Toscana, abbiamo firmato un protocollo con Inps, Ministero del lavoro, sindacati, organizzazioni del mondo agricolo per contrastare sfruttamento e illegalità sospendendo i finanziamenti europei alle aziende che impiegano lavoro illegalmente.
Ma questo impegno deve essere assunto anche da tutte quelle aziende, la stragrande maggioranza, che contribuiscono all'immagine di un'agricoltura unica per la sua qualità: ognuna, nel suo piccolo,  deve contribuire a rimuovere questo cancro del caporalato, segnalando tempestivamente dove si annida.
E' un modo anche questo per rafforzare quell'immagine di  trasparenza  con cui le nostre produzioni sono giustamente  conosciute e apprezzate nel mondo.
Spesso diciamo che i prodotti della Toscana contengono anche l'identità del suo territorio, del suo paesaggio, della sua cultura. Bene di questa identità è parte anche una storica attenzione ai diritti di ogni essere umano. Una cura che vogliamo mantenere".

Convegno sui terrazzamenti, Ceccarelli e Remaschi: “In Toscana paesaggio e agricoltura sono un tutt’uno”

FIRENZE - Il paesaggio toscano, anche quello agricolo, non è un'entità statica, ma è strettamente connesso alla vita e all'economia  delle comunità. Va tutelato, ma anche 'accompagnato' in un'evoluzione che tenga conto della sua storia, delle sue caratteristiche e della stretta connessione esistente in Toscana tra ambiente e sviluppo.

I sistemi terrazzati, elemento caratteristico del paesaggio agricolo toscano e importante fattore di contenimento del rischio idrogeologico, sono stati al centro di un convegno che si è tenuto questa mattina nell'Auditorium del Consiglio regionale Toscana e che ha focalizzato l'importanza e la portata innovativa della nuova normativa regionale in ambito paesaggistico anche per la tutela di questi sistemi peculiari.

Vi hanno partecipato gli assessori regionali Vincenzo Ceccarelli (urbanistica) e Marco Remaschi (agricoltura), insieme al  prof. Mauro Agnoletti, docente dell'Università di Firenze e presidente dell'Osservatorio regionale sul paesaggio, che ha presentato uno studio proprio sul sistema dei terrazzamenti in Toscana.

"Il Pit Toscano, che ha valenza di Piano paesaggistico, ha segnato una svolta - ha spiegato Ceccarelli -  andando oltre il concetto di tutela del paesaggio come semplice applicazione di vincoli. Il paesaggio è stato messo al centro della programmazione regionale, sottolineando il suo ruolo fondamentale anche per l'economia e per l'immagine del marchio Toscana nel mondo. Il Pit ha individuato nelle conferenze paesaggistiche lo strumento principale attraverso il quale Regione e Soprintendenze lavorano insieme e portano avanti la conformazione degli strumenti urbanistici comunali al piano paesaggistico regionale. Stiamo procedendo con una media di 5 o 6 conferenze paesaggistiche a settimana, ne abbiamo già svolte oltre 60 e stiamo iniziando a confermare i Piani strutturali e i Piani operativi. Dobbiamo superare il concetto di tutela musealizzata e portare avanti l'idea di un buon sviluppo e una buona trasformazione".

"I sistemi terrazzati in Toscana - ha aggiunto l'assessore - rappresentano una caratteristica distintiva del nostro territorio che ha profonde radici storiche e deve essere fortemente tutelata, anche perchè in molti casi, specialmente nelle aree interne, il loro stato di conservazione ad oggi è precario e assistiamo a importanti fenomeni di ritorno della vegetazione arborea. E per il loro recupero credo sia essenziale far fronte allo spopolamento delle aree rurali, incentivare il nuovo interesse dei giovani per l'agricoltura e riconoscere le attività agricole come essenziali e polifunzionali, esattamente come fanno la nuova legge urbanistica 65/2014 e il Pit".

"In Toscana – ha sottolineato l'assessore Remaschi - sono presenti 9.000 km di terrazzamenti, distribuiti in tutte le province ed in contesti molto diversi, a dimostrazione, una volta di più, di come l'agricoltura toscana esista in funzione della qualità dei suoi prodotti, ma anche del paesaggio nel quale vengono coltivati, un paesaggio  fortemente antropizzato e interconnesso con lo sviluppo delle attività connesse alla terra. Questi terrazzamenti non solo permettono di mantenere un'attività agricola in molte aree collinari e montane, ma giocano un ruolo decisivo nella riduzione del rischio idrogeologico e contribuiscono alle forme uniche del nostro paesaggio, sostenendo il valore e la competitività della nostra agricoltura e stimolando il turismo rurale".

Ma cosa si può fare concretamente per mantenere questi sistemi? Remaschi ha indicato come innanzitutto occorra abbinare agli strumenti conoscitivi, come lo studio presentato oggi, un approccio integrato tra i settori competenti: non a caso, ha spiegato, in Toscana la legge del paesaggio è nata  grazie alla proficua collaborazione fra settori come l'urbanistica e l'agricoltura.

Remaschi ha  concluso ribadendo il nesso tra l'agricoltura toscana e il suo ambiente: "Per gran parte dell'agricoltura toscana il modello "industriale" tradizionale, secondo cui per aver risultati occorre abbassare i costi ed aumentare le rese unitarie, non funziona: chi lavora nelle zone collinari e montane, spesso con aree terrazzate, sa bene che i costi di produzione sono più alti e le rese unitarie ridotte rispetto ad aree caratterizzate da grandi estensioni di terreno. Ciò che rende unica e competitiva la nostra agricoltura è allora un'alta qualità dei prodotti associata ad un altra qualità del paesaggio. Questa identificazione tra il prodotto e la qualità unica del paesaggio nel quale è stato coltivato è caratteristica inconfondibile, la cifra delle nostre produzioni agricole. E questa va comunicata e promossa, a tutti i livelli possibili".

Anche il prof. Mauro Agnoletti ha sottolineato l'importanza di andare oltre il consueto modo di pensare la tutela del paesaggio come qualcosa di statico: "Il piano paesaggistico regionale – ha detto - da una parte ha messo in atto un sistema di tutele evidentemente necessario per garantire la conservazione del paesaggio toscano, mentre dall'altra si è aperto ad una collaborazione con i settori produttivi per fare sì che da una semplice 'tutela' si passi anche all'indicazione di strategie economiche che possano consentire alle attività produttive di svolgere la loro attività ma al tempo stesso contribuire positivamente alla conservazione del paesaggio e dei valori che il Pit tutela".

"Non è prevista nessuna deregolamentazione – ha precisato Agnoletti - ma sono stimolate collaborazioni e la ricerca di strategie condivise per far in modo che programmazione regionale e attività economiche, in questo caso agricole, condividano gli scopi, ad esempio quello della tutela e del ripristino del sistema dei terrazzamenti".