Il vino toscano verso il BuyWine: al via le iscrizioni all’edizione 2019

FIRENZE – FIRENZE – Partono con lo scoccare della mezzanotte di stasera le iscrizioni all'edizione 2019 di BuyWine. Dal 13 e fino al prossimo 31 ottobre le aziende vitivinicole toscane potranno richiedere di partecipare all'evento con cui il vino toscano d'eccellenza si presenta a buyer provenienti da tutto il mondo. Le aziende selezionate saranno un massimo di 215. La partecipazione al bando potrà essere effettuata esclusivamente on-line, attraverso la compilazione della domanda sul sito https://regionetoscana.crmcorporate.it, sezione "Eventi" - BuyWine 2019.

Il "Buy Wine 2019" si terrà  a Firenze, alla Fortezza da Basso, l'8 e 9 febbraio 2019 Il format, ormai collaudato, metterà direttamente in contatto buyer ed aziende: nel 2018 gli incontri tra i 190 buyer arrivati da 39 Paesi e le 215 aziende presenti sono stati 5.700.
Alla manifestazione, organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con PromoFirenze, Azienda speciale della Camera di Commercio di Firenze partecipano solo imprese che producono e commercializzano vini a denominazione di origine della Toscana.
Si tratterà quindi di un appuntamento centrale per i nostri produttori che avranno l'opportunità di incontrare buyer provenienti da tutto il mondo: all'ultima edizione, oltre alla conferma dei mercati ormai consolidati come Stati Uniti, Canada, Cina e dei classici mercati europei con Paesi Scandinavi e Germania in testa, hanno partecipato anche importatori provenienti da nuovi Paesi come Thailandia, Libano, Perù, Colombia e Azerbaijan. Ulteriori info sul sito www.buy-wine.it.

 

Incendio Monti Pisani, Rossi: “Il Governo stanzi le risorse per le case e le aziende”

CALCI (Pisa) – Tra le priorità, dopo l'incendio che ha devastato i Monti Pisani due settimane fa, c'è anche la ricostruzione della strada provinciale del Serra, oggi ancora chiusa al traffico. "Rientra tra le somme urgenze ed abbiamo stanziato per questo 161 mila euro" spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi, dal palazzo comunale dove lo sguardo, oltre le case attorno alla piazza, si volge verso la macchia nera e marrone che tutt'attorno ha preso il posto di boschi e oliveti.

"Abbiamo varato un provvedimento straordinario di un milione e mezzo di euro – ricorda -, per mettere urgentemente in sicurezza il territorio rispetto alle piogge che si preannunciano ed evitare frane ed allagamenti. Presenteremo successivamente un piano che riguarda la ricrescita e la selezione del bosco". "Torneremo a Calci altre volte" dice. "La Regione Toscana c'è – rimarca ed assicura - Aspettiamo che ci siano anche gli altri". E gli altri sono il Governo e chi, nei giorni dell'incendio, ha fatto promesse. Promesse su cui i sindaci dei territori feriti dal fuoco, tutti a Calci stamani, sono fiduciosi ma pretendono che diventino velocemente fatti concreti.

"Ho firmato ieri, ufficialmente, la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale – ricorda Rossi ai giornalisti - Non siamo sbruffoni, non chiediamo cose impossibili. Chiediamo la soglia minima rispetto alle tante promesse che abbiamo sentito nei giorni dell'incendio e cioè che le dodici case andate distrutte, per tre milioni e 100 mila euro di danni complessivi, siano rimborsate attraverso un provvedimento sul versante della Protezione civile. La Regione non ha infatti competenza su questo".

Il presidente ringrazia chi, nei giorni del fuoco, non si è risparmiato e chi si sta impegnando adesso, come il quotidiano La Nazione che ha lanciato una raccolta di fondi. Anche l'assessore all'agricoltura Marco Remaschi lancia un'azione di solidarietà, su cui è già al lavoro. "Ho parlato – dice – con il mondo dei vivaisti ed ho chiesto loro un impegno e un contributo personale che possa incentivare la ripiantumazione delle olivete andate distrutte".

Assessore e presidente chiariscono poi la questione dei rimborsi per i danni che ci sono stati alla colture e gli investimenti a cui le aziende saranno costrette per ripartire. Serve la dichiarazione di stato di calamità naturale, cosa diversa dall'emergenza nazionale e su cui è il Governo ad avere l'ultima parola. "Chiediamo un intervento diretto del Ministero dell'agricoltura" ripete Rossi. La richiesta di calamità naturale sarà presentata in via definitiva dopo il 19 ottobre, quando sul sito di Artea, l'azienda regionale per le erogazioni in agricoltura, si chiuderà la procedura attraverso cui le aziende possono segnalare in maniera chiara e precisa i danni subiti. Si stimano 8 milioni di danni. "Chiediamo subito uno stanziamento del Governo – insiste Rossi -. Nel frattempo noi ci siamo attivati nell'unico modo possibile, ovvero mettendo a disposizione risorse regionali dei fondi strutturali europei per l'agricoltura che però, anche queste, devono essere sbloccate dal governo presso l'Europa dichiarando lo stato di calamità naturale. Se poi il ministro Centinaio vorrà attivare altri fondi, la cosa non ci farà certo dispiacere".

Ufficiosamente l'esecutivo in commissione agricoltura ha già risposto che non si può attivare il fondo solidarietà, perché un incendio non è una calamità naturale. L'indiscrezione è filtrata da un paio di giorni. Nella stessa commissione è stato però detto, e lo chiarisce il sindaco di Calci, che il Governo potrebbe attivare in via eccezionale altre risorse. L'importante, ripetono amministratori e Regione, è che arrivino. Presto.

"Aspettiamo risposte ufficiali da parte del Governo – conclude Rossi -. In Toscana siamo gente seria che fa tutti gli atti e li fa puntualmente, con estrema urgenza e con interventi anche straordinario. E poi, come mi diceva un'anziana signora che ho incontrato in un centro di ricovero durante l'incendio, alla fine bisogna tirare un rigo: non è morto nessuno, fortunatamente non si è fatto male nessuno, anche per gli interventi messi in atto dal servizio antincendio boschivo regionale, e a tutto il resto si può rimediare".

Incendio Monti Pisani, danni e spese per oltre 15 milioni. Interventi per contenere rischi idrogeologici

CALCI (Pisa) - È già partito l'intervento di bonifica e di ricostruzione sui Monti Pisani, dopo l'incendio di fine settembre che ha colpito un territorio di quasi 1.500 ettari, al cui interno ne sono bruciati 1.148. Stamani erano già a lavoro una cinquantina di operai forestali. La  giunta toscana ha approvato  ed è infatti già operativo  il piano da 1,5 milioni di euro  che servirà a contenere i rischi idrogeologici a valle delle aree percorse dal fuoco, per limitare la possibilità di eventuali frane, e altri intervbenti per sanare parte delle ferite inferte dall'incendio al reticolo idraulico.

Contestualmente è partita, direzione Roma,  la richiesta ufficiale per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale al Dipartimento della protezione civile. Il presidente Rossi l'ha firmata ieri, meroledì. Danni denunciati e spese necessarie ammontano a oltre 15 milioni di euro, quindici milion e 250 mila euro per la precisione. Per la ricostituzione degli ettari bruciati serviranno almeno 8 milioni: il fuoco ha percorso in alcuni casi terreni già attraversati dalle fiamme nel 2009 e 2011, dove è rimasta solo cenere e neppure gli scheletri degli alberi. E si chiede un contributo. Prioritarie sono considerate le spese di soccorso e prima somma urgenza  e  a ristoro dei danni agli immobili privati (che competono però al governo), in modo da dare risposta a coloro che nell'evento hanno perso l'abitazione.

Entrambi gli atti sono stati illustrati ai giornalisti a Calci  dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e dall'assessore all'agricoltura e foreste Marco Remaschi, insieme a sindaci e amministratori di tutti i comuni.

 
Il piano per la ricostruzione
Bonifica, salvaguardia e messa in sicurezza delle aree interessate dall'incendio sono le finalità degli interventi da un milione e mezzo inseriti nel piano approvato dalla giunta regionale nella sua ultima seduta. Oltre metà della cifra stanziata (800.000 euro) servirà per gli interventi di salvaguardia e messa in sicurezza, il resto per i lavori al reticolo idraulico (300.000 euro), per finanziare gli interventi di soccorso e somma urgenza (300.000 euro, di cui 161 mila per il ripristino della strada provinciale del  Serra, ancora chiusa) e per le spese relative all'attività straordinaria svolta da parte del personale dipendente e volontario in occasione dell'incendio (100.000 euro).
Gli interventi relativi alla salvaguardia idrogeologica partirano subito e dovranno essere completati entro dicembre per contenere il più possibile i rischi di dissesto legati alle precipitazioni, rischi che nelle aree percorse dal fuoco sono notevolmente aumentati. Il bosco che tratteneva l'acqua come una spugna non c'è più. Si è cotto anche il terreno, cosicchè l'acqua adesso vi scivola veloce. L'ente competente per la realizzazione degli interventi  sarà l'Unione montana val di Cecina, nel cui territorio ricadono le aree interessate dal rogo, ma con il rinforzo degli operai forestali di varie Unioni comuni limitrofe (Media Valle del Serchio, Lunigiana, Garfagnana, Appennino Pistoiese, Colline metallifere) e del comune di Calci. 
Le attività consisteranno nel taglio del materiale vegetale bruciato, quello che non si é completamente incenerito e che verrà utilizzato per la realizzazione di opere di consolidamento dei versanti, nella sistemazione idraulica forestale e in interventi di ripristino della viabilità all'interno del bosco.  Gran parte del lavoro si svilupperà nel comune di Calci (si stima di spendere lì 600 mila euro su 800 mila), il resto in quello di Vicopisano. Il consorzio di bonifica del Basso Valdarno interverrà invece sul reticolo idraulico minore. 
 

I numeri dell'incendio
Nel rogo partito la notte del 24 settembre sui Monti Pisani sono bruciati 1.148 ettari. Il numero tiene conto di alcune ‘isole' che all'interno dell'area si sono salvate. Gran parte dell'incendio si è sviluppata nei boschi (almeno 1.000 ettari)  e per una porzione più limitata nei campi (148 sono gli ettari di superficie agricola andati in fumo, olivi per lo più).
Quattro sono i comuni coinvolti, con conseguente pesantissime per Calci (832 ettari dei 1.148 ricadono nel suo territorio) e per Vicopisano (298). Più marginale il danno per Buti (18 ettari) e solo qualche focolaio secondario, isolato, per Cascina che ha interessato un canneto e alcune arginature lungo l'Arno. Negli stessi giorni un secondo rogo, distinto ma più limitato, ha interessato i vicini comuni di Vecchiano e San Giuliano Terme. I territori coinvolti alla fine diventano dunque sei.  
Per l'azione di spegnimento sono state mobilitate  quasi cinquecento squadre operative anticendio boschivo della Regione Toscana, coordinate da 23 direttori delle operazioni.
Il fuoco, originatosi intorno alle 22 nei pressi della località Le Porte, all'interno di una densa fustaia di pino marittimo, si è propagato a causa del forte vento di grecale percorrendo boschi di pino marittimo, ma anche di castagno, lecci, ontani e salici, colpendo quindi duramente un'area ad alto valore paesaggistico e ambientale e avvicinandosi pericolosamente anche alle abitazioni. Le case inghiottite dal rogo e demolite sono quattro. Altre tre sono inagibili, cinque hanno subito danni parziali. Tra tutte, tre erano prime case. Dodici immobili per tre milioni e centomila euro di danni complessivamente stimati.  

  
Bandi sviluppo rurale, prorogata scadenza 
Una delibera presentata dall'assessore all'agricoltura Marco Remaschi e approvata nell'ultima seduta della giunta ha previsto una proroga di 90 giorni per la presentazione dei progetti esecutivi e delle domande di pagamento nell'ambito dei bandi finanziati dai fondi europei del Piano di sviluppo rurale (PSR) e del Piano integrato territoriale Monte Pisano (finanziato con un bando del 2016 con tre milioni), da parte delle Unioni dei Comuni montani di Lunigiana, Alta Val di Cecina, Garfagnana, Appennino Pistoiese, Media Valle del Serchio e Colline Metallifere. 
La decisione è stata presa tenendo conto del ritardo che il progetto è destinato a subire a causa dell'incendio, visto che i Comuni sono impegnati con il proprio personale nelle operazioni di ripristino dei danni. 
Il piano territoriale integrato Montepisano e i bandi finanziati nell'ambito del programma di sviluppo rurale 2014/2020 puntano a investimenti per contrastare il dissesto idrogeologico, ripristinare i danni alle foreste da incendi e malattie, la ricostruzione di muretti a secco e terrazzamento, azioni di tutela e salvaguardia del paesaggio, della rete viabile secondaria e sentieristica dell'area.

 

Presente e futuro dell’apicoltura in un convegno, giovedì 18 ottobre a Firenze

FIRENZE - Un confronto a ampio raggio su presente e futuro dell'apicoltura toscana. E' questo il contenuto  del convegno in programma giovedì 18 ottobre a Firenze presso Palazzo Strozzi Sacrati, Piazza Duomo 10 (Sala Pegaso).
I lavori, che saranno introdotti dall'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi (ore 9.45) si svilupperanno per tutta la mattinata con interventi di istituzioni, di tecnici, rappresentanze dei produttori, dei soggetti di ricerca,  e la possibilità di un ampio dibattito sugli scenari futuri dell'apicoltura, tra emergenze ambientali ed evoluzione del mercato.

Nel corso del convegno verrà presentata la nuova Legge regionale sull'apicoltura (la n. 49 del 7 agosto 2018) che ha modificato, in un ottica di semplificazione, le procedure amministrative per l'inizio e lo svolgimento dell'attività di apicoltura, ha introdotto un parametro oggettivo per delimitare l'ambito dell'attività svolta per autoconsumo e che ha rivisto anche le disposizioni relative al divieto di utilizzo di prodotti fitosanitari che possano essere dannosi per le api e gli altri insetti pronubi.

Toscana e Regioni agricole europee chiedono il mantenimento di una Pac forte

STRASBURGO - Le Regioni agricole europee chiedono il mantenimento di una PAC forte e rivendicano un ruolo centrale nella sua programmazione e attuazione. E' questo l'esito di una tavola rotonda organizzata a Strasburgo tra i rappresentanti della coalizione Agriregions (11 regioni europee tra le più importanti in campo agricolo) e 20 europarlamentari, riunione cui ha partecipato, per la Regione Toscana, l'assessore all'agricpltura Marco Remaschi. 

Le Regioni sono preoccupate per il futuro della Pac (Politica agricola comune), che la Commissione Europea vorrebbe ridimensionato, in termini di budget, e rinazionalizzato, collocando la sua programmazione e gestione in modo esclusivo in capo agli Stati Membri. Di qui l'iniziativa di Stasburgo, promossa dalla Regione Bretagna,  una delle regioni francesi a più forte vocazione agricola e agroalimentare. E' in questa iniziativa che  le Agriregions (Bretagna, Toscana, Andalusia, Baviera, Castilla y Leon, Emilia-Romagna, Extremadura, Nuova Aquitania, Paesi della Loira, Wielkopolska e Baden-Württemberg) hanno presentato la loro posizione in relazione alla Pac.

"La Toscana – ha detto Marco Remaschi nel suo intervento - è un esempio di buone prassi nel campo delle politiche agricole e di sviluppo delle aree rurali e dovrà continuare ad esserlo anche nel post 2020. Per noi, la sfida più importante delle politiche future è quella di favorire i territori rurali come luoghi di produzione agricola. Non solo per  "fare impresa" e lavorare in maniera competitiva e remunerativa, ma anche per assicurare luoghi dell'abitare, del turismo e del presidio delle risorse naturali del territorio. E' necessario orientare tutti gli sforzi possibili per valorizzare, salvaguardare, rafforzare la produzione primaria e ridare agli agricoltori forza e centralità nell'azione amministrativa. Per fare questo, è fondamentale mantenere un budget adeguato per lo sviluppo rurale. Poi, se l'obiettivo principale della PAC è quello di programmare in funzione dei reali fabbisogni, è anche necessario mantenere il ruolo di centralità delle Regioni in modo che possano mettere in atto degli interventi il più possibile rispondenti alle reali esigenze territoriali individuate, con un processo di "regionalizzazione intelligente".

Nel suo intervento l'assessore si è anche soffermato su due aspetti emblematici dell'importanza di scelte operate a livello regionale: la progettazione integrata (multi misura), cui è stato destinato il 40% della dotazione finanziaria complessiva del Programma di Sviluppo Rurale, e la scelta di dotarsi di un organismo pagatore regionale (Artea).

Nel caso della progettazione integrata si tratta di una scelta  finalizzata a favorire percorsi di aggregazione, integrazione e innovazione operati congiuntamente da più attori della filiera agro-alimentare (Progetti Integrati di Filiera), da più soggetti interessati agli aspetti ambientali (Progetti Integrati Territoriali) e da più tipologie di investimenti nell'ambito della stessa azienda agricola, con lo scopo di favorire il ricambio generazionale (Pacchetto Giovani).

Mentre nel caso di Artea si tratta di una scelta di efficienza e capacità di gestire, con una visione più strategica e sinergica, i vari strumenti di finanziamento, oltre alla capacità di mettere a disposizione un sistema digitale innovativo per l'agricoltore. Un sistema che potrà svilupparsi ulteriormente con nuovi servizi, come ad esempio quelli legati all'agricoltura di precisione.

Dello stesso tenore le varie presentazioni delle altre Regioni, che hanno manifestato l'esigenza di una semplificazione della PAC, che però non sia ridotta ad una mera questione amministrativa, escludendo le Regioni dai processi decisionali a discapito dell'efficienza e capacità di cogliere le reali esigenze locali, spesso molto specifiche e puntuali.

L'evento si è concluso con l'impegno dei europarlamentari presenti a mantenere uno stretto rapporto con la coalizione Agriregions per lavorare durante il processo legislativo al miglioramento dei testi proposti dalla Commissione. Un impegno che potrebbe protrarsi per tutto il 2019, alla luce del negoziato in corso sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale per il Post 2020.