A Firenze forum sul cancro: non più malattia incurabile, ma resta divario tra nord e sud

A Firenze forum sul cancro: non più malattia incurabile, ma resta divario tra nord e sud

Il cancro non è più una malattia incurabile, ma in Italia resta ancora troppo divario tra Nord e Sud per quanto riguarda la qualità delle cure. Lo spiega Lucia Mangone, presidente dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum) e tra i relatori al Cracking cancer forum di Firenze.

Un nuovo modo di combattere il cancro, che metta insieme non solo i medici oncologi addetti ai lavori ma anche esperti di comunicazione, sociologi, antropologi, pazienti e società civile. E’ questo lo scopo del progetto che prende avvio con l’evento ‘Cracking cancer forum’, in italiano ‘frammentare il cancro’, in programma a Firenze il 9 e il 10 maggio. La due giorni fiorentina, promossa da Ispro e da altri soggetti istituzionali e del mondo della ricerca medica, è un vero e proprio punto di partenza per la creazione di un think tank nazionale e internazionale che ragioni sulle direttrici della lotta al cancro e sulle implicazioni economiche, sociologiche ed etiche della fine del tumore inteso come malattia incurabile.

In occasione del Cracking cancer forum di Firenze è stato lanciato un manifesto contenente dieci punti qualificanti, “per avviare – spiegano i promotori – una nuova unità di intenti tra tutti coloro che sono coinvolti nella sfida rappresentata dalla malattia oncologica”.
Il primo è “curare tutti”, assicurando “una rapida presa in carico, un percorso terapeutico attento, un sostegno reale ai caregiver, un approccio palliativo puntuale”. Il secondo punto è un appello per “creare un nuovo fronte unitario” per vincere le nuove sfide poste dal cancro oggi. Fondamentale anche “affrontare le neoplasie come malattie croniche” inserendole nel Piano nazionale della cronicità, con conseguenze positive sul piano della presa in carico dei long survivor.

Tra gli altri punti contenuti nel manifesto, quello di superare le diseguaglianze sul territorio, rafforzare le reti regionali, lavorare sulla prevenzione e sugli stili di vita “come obiettivo politico sociale” e infine, promuovere “una informazione chiara, utile e trasparente, rivolta a cittadini, professionisti della salute e associazioni dei pazienti, nell’ambito della ricerca e della cure oncologiche”. Tra le richieste avanzate dai sottoscrittori, quella che “tutti gli editori, i media e gli organi di informazione siano coinvolti nella condivisione e diffusione del patto, sia nella sua formulazione iniziale che in tutte le iniziative che verranno sviluppate per la sua implementazione.”

Il cancro insomma si sta ‘sgretolando’ sotto i colpi della ricerca, ma non è ancora sconfitto definitivamente. Per Walter Gatti, giornalista e tra gli organizzatori dell’evento, combattere il cancro oggi significa anche “sgretolare concezioni culturali”, ad esempio quelle per quali “parliamo dei guariti dal cancro come di ‘sopravvissuti’, sebbene chi ha avuto questa patologia non sia più un ‘sopravvissuto'”.

“Il cancro non è più un male oscuro – prosegue – bisogna ridefinire i termini, per guardarlo in modo differente”. Il forum di Firenze, con la partecipazione di oltre 150 tra relatori e testimonial, è articolato in due parti, la ‘giornata dell’oggi’ e ‘la giornata del domani’, che punterà l’attenzione su quello che accadrà nei prossimi anni: “E’ giusto su questa malattia fare previsioni su quello che succederà – afferma Gianni Amunni, oncologo e direttore generale di Ispro – perché ogni cittadino deve avere nel nostro paese lo stesso diritto a una cura adeguata”. “Sta finendo – prosegue Amunni – l’epoca per la quale il termine cancro si identificava nella sconfitta delle cure e nella impossibilità di azioni forti”

“Il cancro non è più un male incurabile, in Italia abbiamo complessivamente una sopravvivenza del 60% a cinque anni dalla diagnosi”, afferma Lucia Mangone. I dati più confortanti si registrano per il tumore alla tiroide, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni dell’88%, alla mammella (87%) e alla prostata (82%), percentuali che salgono anche al 99% in caso di diagnosi precoce.

“I dati meno confortanti arrivano dal tumore al polmone, secondo per incidenza tra gli uomini e terzo tra le donne, che registra un tasso di sopravvivenza a 5 anni del 18%, ed è correlato nel 90% dei casi al fumo di sigaretta”, prosegue l’esperta. “Per questo motivo – aggiunge – sarebbe contenibile con campagne di informazione molto forti rivolte ai giovani”. I dati poi sono molto diversi da regione e regione: “Al Nord ci si ammala molto più che al Sud, ma al Sud si sopravvive di meno”, afferma ancora Mangone. I dati migliori si registrano in Emilia Romagna e in Toscana, soprattutto per tumore della mammella e del colon retto, con un tasso di sopravvivenza intorno al 62%, di due punti superiore alla media nazionale.

“Questo – spiega sempre Mangone – non è legato alla fortuna o alla sfortuna, ma alla capacità dei sistemi sanitari regionali ad esempio di effettuare diagnosi precoci e di attuare adeguati percorsi diagnostico terapeutici”. Non meno importante l’adesione agli screening, ancora troppo bassa al Sud: “In Emilia Romagna l’adesione è del 64%, in Puglia del 5% – sottolinea Mangone -, eppure gli screening sono nei Lea e sono previsti su tutto il territorio nazionale”.

“Le azioni possibili sono lavorare sugli stili di vita, come per esempio non fumare e mangiare più frutta e verdura. Fare una diagnosi precoce e migliorare l’adesione agli screening”, e infine conclude Mangone mettere in campo “un lavoro di squadra che coinvolga professionisti, decisori ma anche cittadini e pazienti, le cui associazioni possono fare molto.”

 

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