Inchiesta Open: dalle informative GdF chat di gruppo a sostegno Toto

Inchiesta Open: dalle informative GdF chat di gruppo a sostegno Toto

E’ quanto sostengono gli investigatori della guardia di finanza in una delle informative finite agli atti dell’inchiesta della procura di Firenze su Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi.

Secondo gli inquirenti, così è scritto in un’informativa, il gruppo Toto avrebbe goduto di un vero e proprio “sistema di promozione” e di “sostegno” per l’approvazione da parte del Parlamento di modifiche normative favorevoli ai suoi interessi di concessionario autostradale, ottenuto in cambio di finanziamenti erogati per via indiretta a Open: per i pm sarebbero 800.000 versati da Toto a Bianchi a fronte di una prestazione professionale fittizia.

Nel mirino degli inquirenti anche una chat su Whatsapp per seguire l’iter delle norme favorevoli a Toto costruzioni, con scambi di messaggi tra Luca Lotti, ai tempi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Cipe, Alfonso Toto, referente del gruppo, e l’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open.

Dalla carte che durante l’iter legislativo di sei provvedimenti, non tutti poi approvati, ci sarebbero stati scambi di messaggi whatsapp tra Alfonso Toto, Bianchi, Lotti, uno stretto collaboratore di quest’ultimo – non indagato – e l’imprenditore Patrizio Donnini, anche attraverso una chat di gruppo. Dalle conversazioni, precisa la finanza, emerge “l’attenzione degli interlocutori alle indicazioni espresse da Alfonso Toto”.

In un caso Bianchi avrebbe ricevuto da Lotti le foto di un emendamento e di un sub emendamento. Immagini subito girate da Bianchi a Toto col messaggio: “Dagli un occhio? Poi domani chiamami alle 9 in studio”. Bianchi poi, su indicazione di Toto, precisa a Lotti che quelle che gli ha inviato sono foto di testi non aggiornati

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Inchiesta Open: dalle informative GdF chat di gruppo a sostegno Toto

Inchiesta Open: dalle informative GdF chat di gruppo a sostegno Toto

E’ quanto sostengono gli investigatori della guardia di finanza in una delle informative finite agli atti dell’inchiesta della procura di Firenze su Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi.

Secondo gli inquirenti, così è scritto in un’informativa, il gruppo Toto avrebbe goduto di un vero e proprio “sistema di promozione” e di “sostegno” per l’approvazione da parte del Parlamento di modifiche normative favorevoli ai suoi interessi di concessionario autostradale, ottenuto in cambio di finanziamenti erogati per via indiretta a Open: per i pm sarebbero 800.000 versati da Toto a Bianchi a fronte di una prestazione professionale fittizia.

Nel mirino degli inquirenti anche una chat su Whatsapp per seguire l’iter delle norme favorevoli a Toto costruzioni, con scambi di messaggi tra Luca Lotti, ai tempi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Cipe, Alfonso Toto, referente del gruppo, e l’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open.

Dalla carte che durante l’iter legislativo di sei provvedimenti, non tutti poi approvati, ci sarebbero stati scambi di messaggi whatsapp tra Alfonso Toto, Bianchi, Lotti, uno stretto collaboratore di quest’ultimo – non indagato – e l’imprenditore Patrizio Donnini, anche attraverso una chat di gruppo. Dalle conversazioni, precisa la finanza, emerge “l’attenzione degli interlocutori alle indicazioni espresse da Alfonso Toto”.

In un caso Bianchi avrebbe ricevuto da Lotti le foto di un emendamento e di un sub emendamento. Immagini subito girate da Bianchi a Toto col messaggio: “Dagli un occhio? Poi domani chiamami alle 9 in studio”. Bianchi poi, su indicazione di Toto, precisa a Lotti che quelle che gli ha inviato sono foto di testi non aggiornati

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Open: Gdf, 130.000 euro per sbloccare finanziamenti per tv scientifica

Open: Gdf, 130.000 euro per sbloccare finanziamenti per tv scientifica

Open: l’ex presidente della fondazione Open Alberto Bianchi, sfruttando le sue relazioni con Luca Lotti si sarebbe fatto dare dall’imprenditore Pietro Di Lorenzo 130.000 euro. La mediazione, si legge negli atti dell’inchiesta sulla fondazione renziana, avrebbe riguardato l’erogazione da parte del Miur e del Mise di finanziamenti pubblici per la realizzazione di una tv scientifica su piattaforma digitale.

Per l’episodio l’avvocato Alberto Bianchi, presidente di Open, è indagato per traffico di influenze illecite in concorso con Di Lorenzo.
La natura economica dell’accordo tra Bianchi e Di Lorenzo si desume secondo gli investigatori della Gdf da un appunto sequestrato allo stesso Bianchi, da cui emergerebbe che per l’interessamento ai finanziamenti pubblici a cui era interessato Di Lorenzo, “O” – ossia Open secondo le Gdf – avrebbe ricevuto da lui “100 entro 30.6” di cui “30 subito” e “altri 100 almeno il 31.12”.

L’appunto si riferisce a un incontro tra Bianchi e Di Lorenzo avvenuto a Roma il 12 aprile 2017. Dalla documentazione sequestrata dalle fiamme gialle, risulta che tra marzo e giugno del 2017 persone e società riconducibili alla sfera dell’imprenditore versarono nelle casse di Open 100.000 euro.
Sempre dagli appunti sequestrati a Bianchi, emerge come il presidente di Open si sia interessato all’iter dei finanziamenti da parte del Miur per la realizzazione della tv scientifica: “Di Lorenzo – si legge in un foglio datato 8 maggio 2017 -: se non si sblocca roba al Miur è un problema”. Sempre nello stesso appunto Bianchi ipotizza di parlare della cosa con uno stretto collaboratore di Luca Lotti. Sentito dalla finanza, il collaboratore di Lotti tra l’altro ha detto che “Bianchi era un punto di accesso al Governo”, in quanto persona “della sfera di fiducia di Renzi e Lotti”. (fonte ANSA).

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Fondazione Open: chiuse indagini, 15 indagati 4 sono società

Fondazione Open: chiuse indagini, 15 indagati 4 sono società

Sono 11 le persone indagate destinatarie dell’avviso di conclusione indagini, tra cui lo stesso attuale leader di Italia Viva Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai.

Le accuse riguardano presunte irregolarità nei finanziamenti a Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. Sono 11 le persone indagate destinatarie dell’avviso di conclusione indagini, tra cui lo stesso attuale leader di Italia Viva Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai. Coinvolte nell’inchiesta anche quattro società. Tra i reati contestati a vario titolo nell’inchiesta compaiono il finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio, traffico di influenze

Secondo la procura Open operava come un vero e proprio partito.  A far partire gli accertamenti la plusvalenza da quasi un milione di euro che l’imprenditore Patrizio Donnini avrebbe ricavato con la cessione a Renexia (del gruppo Toto) di cinque società inattive ma autorizzate alla produzione di energia eolica.

In particolare, secondo le accuse, tra il 2012 e il 2018 la Fondazione avrebbe ricevuto ” in violazione della normativa” 7,2 milioni di euro, spesi almeno in parte per sostenere direttamente l’attività politica della corrente renziana.n Luca Lotti si sarebbe adoperato affinché in Parlamento venissero approvate disposizioni normative favorevoli al concessionario autostradale Toto Costruzioni spa e per questo la procura di Firenze lo accusa di corruzione in concorso nell’inchiesta sulla fondazione Open.

Lo si precisa nell’avviso di conclusione delle indagini. Secondo il procuratore aggiunto Luca Turco e il sostituto Antonino Nastasi, titolari delle indagini, Lotti, all’epoca dei fatti sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), avrebbe ottenuto in cambio di queste ‘attenzioni’ finanziamenti per la fondazione. In particolare, come ricompensa per l’operato di Lotti, il gruppo Toto avrebbe versato all’allora presidente di Open, avvocato Alberto Bianchi, 800.000 euro a fronte di una prestazione professionale fittizia.

Di questa somma, Bianchi avrebbe poi versato 200.000 euro alla Open e altri 200.000 al comitato per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale. Per quest’episodio oltre a Lotti sono accusati di corruzione Bianchi, l’imprenditore Patrizio Donnini e Alfonso Toto, quale referente della Toto Costruzioni. Sempre in relazione allo stesso episodio, a Toto viene contestato anche il reato di finanziamento illecito ai partiti. Sia Alfonso Toto che Patrizio Donnini inoltre devono rispondere dell’accusa di traffico di influenze in concorso illecite: per l’accusa, Donnini, si sarebbe fatto pagare da Toto circa 1 milione di euro per una sua mediazione illecita con Luca Lotti. Il denaro, è la tesi dei pm, fu corrisposto attraverso Renexia spa (gruppo Toto) alla Immobil Green srl amministrata da Donnini. Quest’ultimo, accusato anche di autoriciclaggio, per mascherare la provenienza dei soldi, avrebbe impiegato parte delle somma ricevuta in due società attive nel settore del turismo e in acquisti immobiliari.

Lotti è accusato di corruzione anche in relazione a donazioni arrivate alla fondazione Open dalla British American Tobacco Italia spa. Secondo l’accusa formulata nell’avviso di conclusione indagini, tra il 2014 e il 2017 si sarebbe adoperato in relazione a disposizioni normative in materia di accise sui tabacchi lavorati, di interesse per la spa, ricevendo in cambio tra l’altro finanziamenti a Open per oltre 250.000 euro e la nomina di un manager gradito nel collegio sindacale della British American Tobacco spa. Sempre riguardo ai finanziamenti ricevuti da Open, l’ex presidente Alberto Bianchi è indagato anche per emissione di fatture per operazioni inesistenti e per traffico di influenze. L’ultimo reato viene contestato a Bianchi solo in relazione a una serie di finanziamenti, per una somma complessiva di oltre 100.000 euro, ricevuti da Open dalla Irbm Scienza Park spa

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Inchiesta ‘Open’: avvocato ed imprenditore cinema iscritti in registro indagati

Inchiesta ‘Open’: avvocato ed imprenditore cinema  iscritti in registro indagati

La fondazione Open che era nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. Accusati di traffico di influenze l’avvocato Luca Casagni Lippi  e l’imprenditore cinematografico Alessandro Di Paolo.

I fatti contestati dall’accusa sono relativi agli anni 2016 e 2017 e riguarderebbero donazioni di denaro fatte alla fondazione Open. Per questo motivo la procura di Firenze  ha iscritto  due nuove persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta  sulla fondazione Open: accusati di traffico di influenze sono  l’avvocato Luca Casagni Lippi, il cui studio a Firenze è stato perquisito nei giorni scorsi, e l’imprenditore cinematografico Alessandro Di Paolo. L’accusa, secondo quanto appreso, viene contestata a loro in concorso con l’ex presidente di Open, l’avvocato Alberto Bianchi.

La fondazione Open era  nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. I fatti contestati dall’accusa sono relativi agli anni 2016 e 2017 e riguarderebbero donazioni di denaro fatte alla fondazione Open da società riferibili all’imprenditore cinematografico Di Paolo per un ammontare complessivo di circa 280.000 euro. Per l’accusa, queste dazioni di denaro non sarebbero state contributi volontari ma sarebbero state erogate come frutto di accordi intercorsi tra l’imprenditore, l’avvocato Casagni Lippi e l’avvocato Bianchi.

Dalle indagini emerge che l’allora presidente di Open, avvocato Bianchi, avrebbe ottenuto le donazioni sfruttando le sue relazioni con Luca Lotti, che all’epoca dei fatti era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché segretario del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Lotti, al quale i pm già contestano il reato di corruzione in relazione ad altri episodi, non risulta comunque indagato in questo filone dell’inchiesta.

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