Galleria dell’Accademia, presentato nuovo logo del museo

Galleria dell’Accademia, presentato nuovo logo del museo

Il blu ceruleo, quello dei manti di Maria nelle tavole in collezione, e il bianco caldo delle sculture michelangiolesche hanno ispirato il colore del nuovo logo della Galleria dell’Accademia di Firenze: il volto del David stretto tra le lettere ‘G’ e ‘A’. Ad annunciarlo la direttrice del museo Cecilie Hollberg che oggi ha presentato alla stampa anche il nuovo carattere tipografico ispirato agli elementi testuali ricorrenti nei dipinti rinascimentali esposti nel museo, e la segnaletica interna ed esterna.

Il nuovo carattere verrà utilizzato per tutte le titolazioni e nelle diverse applicazioni entro la fine dell’anno. Si tratta di un progetto di identità visiva dell’Accademia curato da ‘Mybosswas‘ (Torino) e dall’architetto Piero Guicciardini. “Era indispensabile dotare l’Accademia di un logo intelligente, funzionale ed elegante – ha sottolineato Hollberg -. Abbiamo lavorato sul completo ripensamento della segnaletica esterna e interna al museo, sull’area di accoglienza, su un sistema di pannelli esplicativi e didascalie che garantissero a tutti una migliore fruizione”.

Nel frattempo la direttrice Cecilie Hollberg, a margine della presentazione del nuovo logo, ha risposto ai giornalisti sull’eventualità di una sua candidatura per la direzione del polo unico Uffizi-Accademia: “io darei anche la mia disponibilità, ma prima bisogna capire bene i termini di questa riforma”. Il riferimento va alla possibilità di accorpamento annunciata nei giorni scorsi dal ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli nell’ambito della riforma del Mibac.

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Galleria Accademia, Di Giorgi: “Ministro Bonisoli spieghi motivi declassamento”

Galleria Accademia, Di Giorgi: “Ministro Bonisoli spieghi motivi declassamento”

A seguito della soppressione dell’autonomia per la Galleria dell’Accademia di Firenze, la Parlamentare e membro della Direzione Nazionale PD, Rosa Maria Di Giorgi, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro

Un’interrogazione per chiedere quali siano “i criteri e i parametri utilizzati per l’avvio del processo di declassamento della Galleria dell’Accademia di Firenze” se il ministro “non intenda avviare un confronto con il settore” e in che modo intenda “garantire i lavori di ristrutturazione dell’Accademia”. L’ha presentata oggi la Parlamentare PD Rosa Maria Di Giorgi.

“Abolire l’autonomia delle istituzioni museali comporterà inevitabilmente la fine della libertà di movimento dei direttori che, proprio grazie alla possibilità di impegnare localmente gli introiti, erano stati incentivati a promuovere iniziative culturali, di promozione e formazione nei territori, ottenendo, come nel caso della Galleria dell’Accademia a Firenze, ottimi risultati in termini di numero di visitatori e di innovazione culturale” sottolinea Di Giorgi. Che ricorda come “nel caso della Galleria dell’Accademia a Firenze, l’autonomia ha permesso di programmare anche l’avvio di grandi lavori di ristrutturazione, che partiranno nel mese di luglio”.

Infine Di Giorgi stigmatizza il fatto che “il testo non è stato esaminato dal Consiglio superiore “Beni culturali e paesaggistici”, come è invece sempre avvenuto per i regolamenti di organizzazione del Ministero” tanto più che, questo regolamento, dice, “avrà inevitabili ricadute sull’autonomia dei grandi musei”.

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Approvato decreto Lirica, Bonisoli: “Primo step per rilancio settore”

Approvato decreto Lirica, Bonisoli: “Primo step per rilancio settore”

E’ stato approvato ieri sera in Consiglio dei ministri il decreto Lirica, che prevede norme più stringenti per l’applicazione dei contratti a tempo determinato per il personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, l’introduzione di un termine massimo (48 mesi, anche non continuativi) e maggiori tutele ai lavoratori dello spettacolo.

“Questo decreto va inserito in un quadro di insieme più complesso, al quale stiamo lavorando, di rilancio delle Fondazioni lirico sinfoniche – afferma il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli -. Si tratta di un primo e fondamentale step per il rilancio del settore in Italia. E le norme in materia di personale infatti vanno proprio in questa direzione. Mirano ad assicurare diritti e tutele, ponendo un freno al ricorso ai contratti di lavoro a tempo determinato, che per decenni sono stati applicati ai lavoratori dello spettacolo in deroga rispetto alle norme vigenti”.

“Pur salvaguardando le specificità tipiche del settore – continua Bonisoli – abbiamo posto un argine ad abusi e discriminazioni prevedendo un tetto massimo di 48 mesi per il ricorso ai contratti a tempo determinato, secondo le indicazioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che si prestava a creare discriminazioni e una mole di contenziosi. Con una deroga al decreto Dignità, abbiamo ancorato il diritto interno alle disposizioni del diritto comunitario. E’ un risultato importante – conclude il ministro – che si inserisce in un progetto di riforma più ampio”.

Il provvedimento – spiega una nota del Mibac – intende porre un argine ad abusi e discriminazioni, adeguando il sistema legislativo nazionale sul ricorso al lavoro a tempo determinato negli enti lirici alle norme di diritto interno ed europeo vigenti, e ad assicurare il rilancio delle Fondazioni in termini di programmazione e di sviluppo, assicurandone la prosecuzione delle attività istituzionali ed il conseguente accrescimento dei settori economici connessi.

Il decreto legge, tra le altre cose, contiene poi norme a sostegno del settore del cinema e dell’audiovisivo e stanzia oltre 30 milioni di euro per il ministero per i Beni e le attività culturali, sbloccando 15 milioni di euro per il finanziamento delle attività del Mibac – previsti nella legge di stabilità 2019 – e destinando 19,4 milioni di euro per attività di recupero e restauro del patrimonio culturale.

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Controriforma: dopo Firenze anche la Lega critica Bonisoli

Controriforma: dopo Firenze anche la Lega critica Bonisoli

“La riorganizzazione del Mibac e la riforma del codice dei Beni culturali stanno suscitando un malcontento generale in tutte le categorie coinvolte, segnale che ci impone una riflessione sull’opportunità di avviare una revisione profonda dei testi che evidentemente non sembrano essere il frutto di un adeguato confronto con tutte le parti interessate”.

Parole quelle di Lucia Borgonzoni, sottosegretaria Mibac in quota Lega che suonano come uno stop al disegno Bonisoli, annunciato in anteprima proprio a Firenze in occasione della 96esima edizione di Pitti qualche settimana fa. Firenze, in prima fila col sindaco e le istituzioni culturali coinvolte, fortemente critica nei confronti delle misure contenute nella riforma.

Borgonzoni individua le maggiori criticità  “nella linea di azione che torna a centralizzare prerogative e competenze oggi affidate alle istituzioni sul territorio”. Ora, dice “serve un ampio confronto. Faccio appello perché entrambi i testi vengano riconsiderati permettendo alle parti in causa di arrivare ad una soluzione maggiormente condivisa”.

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Nardella su decreto Bonisoli: “Manderemo lettera per chiedere incontro e sospendere iter riforma”

Nardella su decreto Bonisoli: “Manderemo lettera per chiedere incontro e sospendere iter riforma”

Il sindaco di Firenze Dario Nardella, a margine dell’evento per il 245esimo anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, in piazza del Carmine,ha risposto riguardo la riforma del Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli.

“Una riforma che riguarda il ministero dei Beni culturali e che non è stata minimamente discussa con nessuno dei sindaci delle città d’arte italiane che rappresentano la vera spinta del turismo culturale – ha esordito Nardella -, che rappresentano l’immagine della cultura italiana nel mondo, non è a mio avviso accettabile. Per questo a giorni arriverà al ministro Bonisoli una lettera come coordinatore dei sindaci metropolitani nella quale chiederemo di sospendere l’iter della riforma e invitare a accettare la richiesta dei sindaci di un incontro”.

“Nel merito – ha continuato il primo cittadino di Firenze – ho già detto di avere tante perplessità, non concordo con il declassamento del museo dell’Accademia. Stiamo parlando di un’eccellenza mondiale, qui il museo dell’Accademia tutela e valorizza dei veri e propri patrimoni internazionali come per esempio il David di Michelangelo. Non è giusto che sia declassato anche perché l’autonomia dell’Accademia ha portato risultati positivi, quindi non ne capirei le regioni. Così come non è giusto indebolire l’autonomia degli altri musei statali sia per quanto riguarda i prestiti sia per quanto riguarda le autorizzazioni. Io non faccio una critica ideologica, chiedo di poter discutere”.

“Continuo a ritenere – ha concluso Nardella – che questa riforma sia sbagliata nel metodo e nel merito”.

La risposta del Ministro non si è fatta attendere. “La riforma va avanti – ha spiegato Bonisoli -, e prima di parlare, di solito, io cerco di documentarmi. Prima fatemi leggere la lettera”, ha detto Bonisoli, a margine di un’iniziativa a Firenze.

“Io sono molto favorevole – ha spiegato il ministro – all’autonomia dei musei. Per quanto mi riguarda in futuro ci saranno più musei autonomi di quelli che ci sono oggi. Questo non vuol dire che autonomia significhi anarchia, non vuol dire che significa casino: ci vuole un minimo di organizzazione, ed è la ragione per cui, come in tutte le aziende che hanno l’articolazione sul territorio, ci sarà una regia centrale di come girano i soldi e di come vengono prese le decisioni. Tutto qua”.

Per Bonisoli dunque è bene se “le decisioni vengono prese il più vicino possibile ai territori: andate a vedere quelli che sono i provvedimenti che stiamo prendendo, non quelli che la gente si immagina che stiamo prendendo”. Bonisoli ha motivato la necessità di rivedere la questione dell’autonomia avendo riscontrato come criticità “il differente comportamento che c’è all’interno di tutto il territorio nazionale nel momento in cui alcuni funzionari prendono delle decisioni”.

Per la riforma, ha infatti ricordato il ministro, “ho lavorato sentendo tutte le parti coinvolte nel ministero che mi hanno esplicitato quelle che sono delle criticità”, e fra queste c’è “la difficoltà a spendere, il ministero non riesce a spendere. Non abbiamo abbastanza persone nei reparti amministrativi, e soprattutto non c’è una gestione centralizzata di alcune grandi gare, infatti quando ci capitano dobbiamo darle ad Invitalia”. Questo, per Bonisoli, “vuol dire che non c’è un accumulo di esperienza all’interno del ministero, e questa è la ragione per cui vogliamo avere una direzione generale che si occupi di questo. L’organico viene aumentato perché abbiamo diverse migliaia di posti che stanno per essere banditi, 1.250 adesso, ed alcune migliaia in questo autunno, in modo da avere più persone, perché con quelle che abbiamo adesso non si va lontano”.

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