Massa, ‘faida’ dei Poggi: arrestati 3 evasi da domiciliari

Massa, ‘faida’ dei Poggi:  arrestati 3 evasi da domiciliari

Sono tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal tribunale di Massa e scattate per Mattia Ricci, Pablo Ricci e Thomas Quadrella, tre giovani del posto ritenuti appartenere ad una delle bande dei Poggi.

I tre sono in carcere da questa mattina con le accuse di evasione e lesioni gravi. I due fratelli Ricci si trovavano ai domiciliari, a seguito di una sentenza della corte di appello di Genova. Sono evasi e poco prima di Natale, secondo gli inquirenti, si sono resi colpevoli di altri reati. I tre finirono a processo accusati di svariati reati, dalla detenzione illegale di armi alterate, all’estorsione, alla detenzione e fabbricazione di esplosivi, per fatti avvenuti nel 2015. Secondo gli inquirenti nel quartiere dei Poggi si era scatenata una guerra tra bande per il controllo dello stupefacente. Una guerra segnata da attentati a scopo intimidatorio contro le abitazioni e le auto dei “nemici” a colpi di pistola e accoltellamenti.

Si tratta, spiega il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro, di un “aggravamento di misure cautelari già previste per due ragazzi della ‘faida dei Poggi’ che arrivano a seguito della condotta dei due soggetti che sono evasi dagli arresti domiciliari. Quello che hanno fatto mentre erano evasi, invece, è ancora tutto da verificare”. Sul punto ci sono indagini in corso. I Poggi sono un quartiere popolare alla periferia di Massa, in cui negli anni si è affermata una faida tra bande, anche con colpi di armi da fuoco, pestaggi e minacce, episodi registrati a partire dal 2015.

 

L'articolo Massa, ‘faida’ dei Poggi: arrestati 3 evasi da domiciliari proviene da www.controradio.it.

Massa: sequestrato depuratore, tre denunciati

Massa: sequestrato depuratore, tre denunciati

Le analisi effettuate hanno evidenziato in prossimità dello scarico il superamento dei valori di molte sostanze inquinanti. Al momento sono tre gli indagati per reati ambientali e sarebbero dipendenti di enti pubblici. Secondo quanto hanno accertato gli uomini della capitaneria, coordinati dal procuratore Aldo Giubilaro, i fanghi finivano poi in mare.

La Capitaneria di Porto di Marina di Carrara ha sequestrato il depuratore ‘Lavello 1’, nella zona industriale di Massa (Massa Carrara), dopo un’indagine partita nel giugno scorso su delega della procura.Le analisi effettuate hanno evidenziato in prossimità dello scarico il superamento dei valori di molte sostanze inquinanti. Al momento sono tre gli indagati per reati ambientali e sarebbero dipendenti di enti pubblici. Negli ultimi mesi sono state numerose le segnalazioni e gli esposti dei cittadini per l’inquinamento del Fosso Lavello. Secondo quanto hanno accertato gli uomini della capitaneria, coordinati dal procuratore Aldo Giubilaro, i fanghi finivano poi in mare.

Sono stati gli esposti e le segnalazioni dei cittadini per i miasmi finiti nel fosso Lavello a dare il via all’indagine della capitaneria di porto di Marina di Carrara culminata con il sequestro dell’impianto di depurazione “Lavello 1” e l’iscrizione sul registro degli indagati di tre dipendenti di enti pubblici.

Assieme ai carabinieri della procura di Massa, gli uomini della capitaneria hanno evidenziato, come è stato spiegato stamani durante una conferenza stampa presieduta dal procuratore Aldo Giubilaro, in più occasioni il superamento in prossimità dello scarico dei valori limite di azoto ammoniacale e cloro attivo libero. Dagli accertamenti è emerso che gli impianti sottoposti a verifica sono risultati sprovvisti delle autorizzazioni agli scarichi nelle acque superficiali ed in atmosfera da oltre sette anni. In particolare è emerso un grave malfunzionamento delle due linee del depuratore Lavello 1, quali il mancato funzionamento dei dissabbiatori, dei disolatori, del bacino di sedimentazione a sezione circolare, del degassificatore e la mancanza del sistema di abbattimento delle emissioni odorigene, vale a dire l’odore che inquina l’aria.

A causa del difettoso funzionamento dell’impianto, i fanghi venivano immessi nel fosso Lavello che sfocia in mare a circa un chilometro di distanza. Il depuratore sequestrato è gestito da Gaia spa che gestisce i servizi idrici in un territorio che comprende gran parte dei Comuni della Provincia di Lucca (Garfagnana, Media Valle del Serchio, Versilia), tre Comuni della Val di Lima in Provincia di Pistoia e i Comuni della Provincia di Massa Carrara (tranne Zeri).

“Il sequestro preventivo disposto dal tribunale di Massa sull’impianto di depurazione Lavello 1 nomina Gaia spa, nella persona del direttore generale Paolo Peruzzi, custode dell’impianto e autorizza la prosecuzione, senza alcun blocco, dell’attività di depurazione dell’impianto per i prossimi mesi, permettendo di garantire la continuità del servizio”. Lo fa sapere in una nota Gaia spa, gestore dell’impianto di depurazione di Massa sequestrato oggi nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura. “Durante questo periodo – spiega Gaia -, l’atto dà mandato al custode di eseguire le operazioni tecniche prescritte sul depuratore: parte di queste attività sono in corso e ricomprese nel pacchetto di interventi già previsti dal Gestore per il potenziamento dell’impianto. Tali interventi sono stati oggetto di gara d’appalto e sono da tempo avviati: si tratta in tutto di un milione e duecento mila euro di opere che verranno concluse prima dell’estate, con l’obiettivo di migliorare l’intera resa depurativa del Lavello 1”. Accanto a questo, il Gestore assicura altresì “il massimo impegno per la realizzazione degli adeguamenti ulteriori previsti dalle prescrizioni, aggiornando tempestivamente il proprio piano dei lavori” e, “pur ritenendo di non aver posto in essere alcuna delle condotte contestate nel provvedimento”, Gaia assicura “piena collaborazione alle indagini, che riguardano profili esclusivamente tecnici, nel comune scopo di agevolare la rapida soluzione della vicenda”.

L'articolo Massa: sequestrato depuratore, tre denunciati proviene da www.controradio.it.