🎧Salute: accordo Regione Toscana Ufficio Scolastico per promozione in istituti

🎧Salute: accordo Regione Toscana Ufficio Scolastico per promozione in istituti

Siglato l’accordo di collaborazione tra Ufficio scolastico regionale, che fa capo del Ministero dell’istruzione, università e ricerca, e la Regione Toscana per la promozione della salute a scuola, come previsto dal Piano regionale della prevenzione 2020-2025.

Favorire  proposte educative continuative e integrate lungo tutto il percorso scolastico, affinché il rapporto tra i due sistemi, quello della scuola e quello sanitario, possa prevedere e operare attraverso una programmazione congiunta e partecipata, rispondere ai bisogni manifestati dalle scuole, prevenire comportamenti non salutari; adottare azioni volte all’equità nella salute.

Sono questi gli obiettivi del protocollo firmato oggi tra Regione toscana e Ufficio Scolastico Regionale.

Partendo, inoltre, dall’analisi condivisa dei bisogni, saranno garantiti gli elementi essenziali per una programmazione partecipata che consenta il superamento delle singole progettualità a favore di azioni concordate e attivabili in 6 macro aree di intervento: relazioni, accoglienza ed emozioni per star bene a scuola; affettività e sessualità consapevole; prevenzione delle dipendenze e comportamento a rischio; cultura della sicurezza; cultura della donazione e della cittadinanza consapevole; alimentazione e movimento.

Per condividere attività ed esperienze sarà realizzata una pagina web dedicata alla “Rete delle Scuole che promuovono Salute” e sarà adottato un apposito logo per le scuole che entreranno a far parte di questo percorso.

Soddisfatto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani,  che ha sottolineato come per i prossimi cinque anni l’accordo consentirà di rafforzare ulteriormente la stretta alleanza tra la Regione e l’Ufficio scolastico della Toscana, per fare prevenzione e per promuovere salute a scuola, ma anche nei luoghi di aggregazione giovanile, contesti dove si acquisiscono adeguate competenze di vita, attraverso il confronto fra pari e l’interazione con gli adulti di riferimento. Le evidenze scientifiche mostrano, peraltro, come salute e rendimento scolastico siano fortemente connessi, ha aggiunto il presidente. Lavorare insieme, in rete, non solo è indispensabile, ma anche la nuova modalità per raggiungere obiettivi duraturi e di qualità.

Per l’assessore regionale al diritto alla salute la scuola rappresenta il luogo di confronto imprescindibile per il mondo sanitario in quanto, più di qualsiasi altra Istituzione, può istruire e formare per vivere in modo più sano, rendere possibile un’efficace attività di promozione della salute a beneficio delle studentesse, degli studenti e di tutto il personale che in essa opera. La collaborazione tra sanità e scuola attraverso l’Ufficio scolastico regionale è fondamentale per fare sempre più rete.

La scuola, ha commentato l’assessora regionale all’istruzione nel ringraziare l’Ufficio scolastico regionale e l’assessorato alla sanità per la preziosa collaborazione, ha la capacità di costruire reti e connessioni e la sua missione educativa deve mirare a obiettivi comuni per il raggiungimento di un migliore stato di salute e di qualità della vita, e per la promozione della salute e dell’equità nella salute, che necessitano di interventi lungo tutto il corso della vita, secondo un approccio life course, per assicurare a ogni bambina e bambino un buon inizio, ma anche per prevenire comportamenti non salutari, che si instaurano spesso nell’infanzia e nell’adolescenza e, quindi, per consolidare uno stile di vita sano.

Per Roberto Curtolo dell’Ufficio scolastico regionale la firma dell’accordo di collaborazione tra Usr Toscana e Regione è il primo passo di un susseguirsi di alleanze e sinergie intersettoriali che intendono condividere una progettualità mirata alla promozione della salute. Questo accordo sigla l’impegno delle istituzioni e della Scuola in riferimento a un diritto fondamentale il cui valore sociale racchiude l’essenza del benessere di un territorio. La salute è responsabilità di tutti, ha ricordato ricorda Curtolo, e non può essere declinata in maniera settoriale e riduttiva agli interventi da mettere in atto una volta che si evidenza il malessere o la malattia. Nelle azioni concrete che la rete di Scuole che promuovono salute intraprenderà a partire dalla firma di questo protocollo si evidenzierà la duplice accezione del concetto di salute. Da una parte le istituzioni scolastiche si adopereranno per educare i giovani alla difesa della salute nella sua dimensione individuale. Dall’altra, la scuola diventerà l’attore principale nella costruzione di una comunità consapevole dell’importanza della prevenzione, che si riflette sui comportamenti e sulle scelte salutari e che favorisce il miglioramento della qualità della vita.

Il richiamo a partecipare alla rete Scuola che promuove salute rivolto dall’Usr alle istituzioni scolastiche toscane si articolerà in diversi step programmatici che si svilupperanno in sequenza, con l’auspicio di Curtolo che la durata quinquennale dell’attuale Accordo diventi un volano che stimoli verso un autentico cambio di mentalità e che veda coinvolte sempre un numero maggiore di studenti e di istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

NELL’AUDIO- il presidente Giani e l’assessora Nardini

 

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L’Università di Pisa inaugura bagni genderless, senza distinzione di genere

L’Università di Pisa inaugura bagni genderless, senza distinzione di genere

Passo avanti per l’Università di Pisa: oggi al Polo Piagge sono stati inaugurati due degli 86 bagni ‘genderless’, ovvero senza distinzione di genere, distribuiti in tutto l’ateneo pisano. Una scelta inclusiva che punta a eliminare le discriminazioni.

Quella dei bagni genderless è una battaglia che molti studenti nei vari atenei di tutta Italia stanno portando avanti: una necessità che all’Università di Pisa è stata ascoltata e accolta e che ha portato all’inaugurazione che si è tenuta oggi. Il rettore Paolo Mancarella ha sottolineato che l’ateneo “è il primo in Toscana e tra i primi in Italia a fare questa scelta di civiltà per dichiarare con fermezza che nella nostra università non troveranno spazio le discriminazioni”. “Le rivoluzioni culturali iniziano, molto spesso, con un piccolo gesto – ha aggiunto Mancarella – e la targhetta che da oggi compare su circa un centinaio dei bagni del nostro ateneo rientra in questa categoria”.

Presente alla cerimonia inaugurale anche l’assessore regionale all’università e alle pari opportunità Alessandra Nardini che ha definito quel dell’ateneo pisano “una decisione

di grande civiltà e coraggio in un Paese dov’è certe azioni sono purtroppo ancora troppo difficili d compiere”. Nardini ha inoltre ricordato che “la Toscana è stata la prima regione a dotarsi di una legge regionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere e di questo siamo orgogliosi: siamo stati, siamo e vogliamo essere sempre più, terra di diritti e pari opportunità e l’Università di Pisa ne è un ottimo esempio, anche grazie a un regolamento per le carriere alias tra i più all’avanguardia”.

Non sono tuttavia mancate le critiche: il rappresentante degli studenti, Luca Giannoccaro ha criticato il gesto dell’ateneo, definendo questa scelta “solo di facciata e per accaparrarsi qualche titolo di giornale: perché in questo percorso le persone non binarie e trans sono state completamente ignorate e, a solo titolo esemplificativo, infatti, è stato utilizzato un simbolo che è comunemente usato per usare l’orientamento bisessuale e che nulla ha a che vedere con l’identità di genere”.

Il simbolo scelto per indicare il bagno genderless è uno tra quelli che viene riconosciuto a livello internazionale per indicare il genere neutro e che graficamente vuole dare l’idea di fluidità e superamento del binarismo: “La scelta di creare dei bagni genderless utilizzabili da chiunque, indipendentemente dalla propria identità o espressione di genere – afferma il delegato del rettore alle pari opportunità e questioni di genere, Arturo Marzano – recepisce una richiesta proveniente dalla componente studentesca per garantire uno spazio a chi non si identifica in un genere specifico, a soggetti non binari, a persone transgender, confermando lo spirito di inclusività e rispetto che ha plasmato l’intero mandato rettorale di Mancarella che si sta concludendo”.

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🎧 Sanità: col covid peggiorate condizioni lavoro (e vita) delle donne

🎧 Sanità: col covid peggiorate condizioni lavoro (e vita) delle donne

Le tre ondate della pandemia (aprile e novembre 2020, aprile 2021) hanno aggravato il carico di cura dei figli e dei familiari non autosufficienti in capo alle donne, anche tra le lavoratrici del Servizio sanitario regionale.Sono le considerazioni principali emerse dall’indagine realizzata nei primi mesi del 2022 dall’Irpet

Sono  il 72,3% dei lavoratori nel Servizio sanitario della Toscana, ma hanno patito più dei colleghi maschi di quanto accaduto in questi ultimi anni. Soprattutto perché il peso della cura sanitaria, nel caso delle donne, si accompagna a quello della cura sanitaria. Un aggravio che  ha costituito ulteriore fattore di stress e ampliato i divari di genere rendendo ancora più urgente l’attivazione di azioni di welfare non solo per agevolare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, ma soprattutto per consentire una redistribuzione dello stesso carico tra uomini e donne.

Secondo l’indagine, le donne occupate nel Servizio sanitario regionale e in particolare di quelle in prima linea – infermiere, medici, operatrici sanitarie, ecc. – rimangono, così come tutte le altre lavoratrici, depositarie dell’organizzazione della cura, in particolare di quella dei figli piccoli, nonostante il tipo di mestiere impegnativo. La principale distinzione di genere emerge nella percezione della gestione dei bambini: per i padri essa avviene innanzitutto grazie alla condivisione dei compiti tra genitori, mentre per le madri l’appoggio essenziale si ritrova all’esterno del nucleo familiare, soprattutto grazie ai nonni, e in misura assai minore si nomina la coppia come fulcro della cura, dando per scontato il ruolo primario della donna.

L’indagine  è stata realizzata nei primi mesi del 2022 dall’Irpet, grazie alle risorse del programma operativo regionale del Fondo sociale europeo, sul personale della sanità toscana ed  è stata oggetto di confronto questa mattina a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della giunta regionale Toscana. Si tratta di uno dei tre focus dell’ultimo rapporto con cui Irpet ogni due anni fotografa la condizione economica e lavorativa delle donne in Toscana e si affianca agli altri due che hanno indagato con uno sguardo più ampio sul lavoro di cura delle madri con figli minori di 14 anni e caregiver di familiari non autosufficienti.

“I risultati delle indagini – afferma l’assessora al lavoro e alle pari opportunità Alessandra Nardini – mostrano ancora una volta quanto sia necessario potenziare il nostro impegno per superare le disuguaglianze esistenti tra donne e uomini“. “La cura – spiega l’assessora – non può essere ricondotta esclusivamente dentro la famiglia e ricadere quasi tutta sulle donne, ma è una grande tema sociale e culturale, che deve diventare un punto centrale dell’agenda politica con l’obbiettivo imprescindibile di consentire alle donne di poter conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, sia grazie politiche di welfare e politiche educative che lo consentano, che grazie ad una piu’ equa distribuzione all’interno della coppia, 😛 iniziando a parlare finalmente di condivisione e non solo di conciliazione al femminile”.

“Le donne – commenta il presidente Eugenio Giani – costituiscono una risorsa decisiva per far compiere alla nostra regione un significativo passo avanti lungo il sentiero della crescita e dell’innovazione che non potranno compiutamente realizzarsi senza la piena valorizzazione del loro talento. Attraverso, il piano regionale per le donne proposto con il programma di legislatura, il progetto ATI, e la nuova programmazione europea, saranno potenziate politiche di incentivi per innovazioni organizzative del lavoro, la gestione flessibile dei tempi e degli orari del lavoro retribuito di uomini e donne, e per la più ampia diffusione di un welfare aziendale, territoriale e di prossimità in grado di liberare il tempo delle donne e di promuovere la condivisione della genitorialità e della cura”.

 

 

 

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Toscana Pride, in 30mila sfilano a Livorno

Toscana Pride, in 30mila sfilano a Livorno

Livorno, “Oggi a Livorno eravamo 30 mila. Dopo tre anni di stop a causa della pandemia, è esplosa la nostra voglia di Pride. Non ci aspettavamo una partecipazione così ampia. Abbiamo scritto una pagina di storia di questa città e della nostra Toscana”. Così il comitato Toscana Pride commenta il successo della manifestazione.

Il corteo del Toscana Pride ha sfilato da piazza della Repubblica al lungomare fino alla Terrazza Mascagni ma nel consueto ‘balletto’ delle presenze alle manifestazioni, sarebbero 15 mila i partecipanti per la questura.

La parata, spiegano da Toscana Pride, ha confermato che c’è una parte del mondo “che non si arrende all’odio e alla violenza, che non si rassegna alle ingiustizie, che vuole restare umana e combatterà al nostro fianco, contro l’emergere di vecchi e nuovi fascismi”.

Coloratissima e festosa la ‘Livorno Arcobaleno’ che ha ospitato il Toscana Pride ha risposto in massa all’appello del Comitato organizzatore: “Grazie a tutte le persone – sottolineano dal comitato – che con la loro presenza hanno voluto testimoniare l’impegno quotidiano nella lotta alle discriminazioni e all’odio. Insieme alla società civile alleata e presente in massa, la comunità arcobaleno ha dato una risposta colorata e pacifica ai venti d’odio che soffiano già da qualche tempo sul nostro Paese”.

“A chi vuol farci indietreggiare sulla strada dei diritti – concludono da Toscana Pride – a chi applaude per aver affossato una legge di civiltà, a chi costruisce la propria politica sui No e sui muri, abbiamo fatto sentire la nostra voce forte ed unita. Chi ci descrive come una minaccia all’ordine pubblico e al pubblico decoro, chi ci vorrebbe silenti e conformi, oggi ha perso. Veniamo al Pride per portare avanti il sogno di libertà di Sylvia, Marsha e di tutte le altre ragazze di Stonewall e per rivendicare diritti e tutele per chi non ne ha o ne ha solo a metà. Per Cloe Bianco e per tutte le persone che come lei, hanno pagato a caro prezzo la propria libertà”.

Alla manifestazione anche l’assessora regionale Alessandra Nardini che ha la delega alle Pari opportunità e all’attuazione della legge regionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, accompagnata dal Gonfalone della Regione. “Per le istituzioni e’ un dovere essere qua – commenta l’assessora – la Regione ha dato il suo patrocinio a questa manifestazione con grande convinzione e oggi siamo a Livorno, finalmente di nuovo in presenza alla grande parata, per testimoniare il nostro impegno al fianco della comunità Lgbtqia+. La Toscana, come andiamo ripetendo, è da sempre terra di diritti, è da sempre in prima linea nella lotta contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Dopo essere stata la prima regione a dotarsi di una legge in questo senso, oggi chiediamo, insieme a tante amministrazioni comunali e provinciali in tutta la Toscana, che il Parlamento approvi finalmente una legge nazionale”.

“Il Pride non è soltanto un’occasione per celebrare la diversità, ma è anche un momento tutto politico che richiama l’attenzione della società sul tema della parità dei diritti – Così, in una nota, la vicepresidente dei senatori Pd Caterina Biti – I valori di uguaglianza e lotta a ogni forma di discriminazione alla base di questo evento sono nel Dna del Partito Democratico e per questa ragione non ci stancheremo di stare al fianco di chi oggi è in piazza per chiedere una società più aperta e più giusta”.

“È una bella giornata. Una giornata di festa che dimostra come la Toscana è stata e resterà sempre dalla parte giusta della storia – ha detto il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo – La nostra regione sia sempre stata terra di diritti, inclusione e accoglienza. Non possono esserci differenze sulla base dell’orientamento di genere. Il mondo Lgbtqia+ è il mondo di tutti, è il nostro mondo e il tema dei diritti civili deve essere fra i primi nell’agenda politica italiana. Essere parte dell’Unione Europea significa anche mettersi in pari su tutti questi temi con gli altri paesi del nostro continente che hanno già fatto passi in avanti”.

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Scuola: la Toscanafinanzia tre progetti per Istruzione e formazione tecnica superiore

Scuola: la Toscanafinanzia tre progetti per Istruzione e formazione tecnica superiore

Due riguardano la filiera dell’Information e communication technology, uno la filiera della meccanica. Offriranno corsi, della durata di due semestri (circa 800-1000 ore), per l’inserimento professionale dopo la formazione della scuola secondaria.

Si tratta di tre progetti ammessi nella graduatoria dell’avviso 2020 (avviso filiere agribusiness, chimica-farmaceutica, meccanica, moda, Ict) per la formazione e l’impiego di tecnici in imprese attive nei settori della transizione tecnologica e della green economy. Fino ad ora erano rimasti esclusi dal finanziamento a causa dell’indisponibilità di risorse. Ognuno dei tre progetti sarà finanziato per un massimo di 119.980 euro di risorse del Por Fse 2014-2020.

Sono corsi gratuiti e destinati a giovani e adulti, non occupati o occupati in possesso del diploma di scuola secondaria superiore; a chi è in possesso dell’ammissione al quinto anno dei percorsi liceali; a chi non è in possesso del diploma di scuola secondaria superiore, previo accreditamento delle competenze acquisite in precedenti percorsi di istruzione, formazione e lavoro successivi all’assolvimento dell’obbligo di istruzione; giovani e adulti, non occupati o occupati in possesso del diploma professionale di tecnico.

Complessivamente, la Regione ha destinato ai progetti presentati nell’ambito dell’avviso 2020 circa 3 milioni e 600mila euro di fondi Fse.

Gli Ifts mirano all’inserimento professionale dei giovani e alla formazione tecnica superiore di adulti occupati, inoccupati e disoccupati. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Toscana questo tipo di corsi ha consentito al 64 per cento di coloro che li hanno frequentati di inserirsi nel mondo del lavoro entro sei mesi dalla loro conclusione.

“Con questo stanziamento – spiega l’assessora a istruzione, formazione e lavoro Alessandra Nardini – diventano trenta i progetti Ifts finanziati nell’ambito dell’avviso 2020, a dimostrazione della nostra volontà di investire su questo segmento formativo. Vogliamo infatti rafforzare le politiche di formazione per un’occupazione di qualità, anche a sostegno dei processi di transizione del sistema economico produttivo”.

 

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