Pd: audio Renzi ad allievi, Gentiloni vuol far saltare intesa

Pd: audio Renzi ad allievi, Gentiloni vuol far saltare intesa

Paolo Gentiloni ha tentato di far deragliare la trattativa Pd-M5S, “passando a due giornali uno spin con una triplice richiesta di abiura ai cinquestelle”: è l’accusa al presidente dem di Matteo Renzi, durante una lezione a porte chiuse ieri agli allievi della sua scuola di politica in Garfagnana, in un audio online oggi sulle due testate citate dal senatore, Repubblica e Huffington Post.

Nella registrazione, avvenuta durante la sessione pomeridiana e prima della dichiarazione di Luigi Di Maio al Quirinale, Renzi dice anche “come uno spin fa saltare tutto, non è detto che il Pd arrivi tutto insieme alle elezioni”. “Fino alle ore 13 hanno detto ‘se oggi Di Maio viene su e dice ‘va bene, ci stiamo a parlare’, lascerò 5-6 giorni per poter verificare se questo accordo sta in piedi o no’ – dice Renzi -. E qui si è inserito uno ‘spin’, un pezzo di narrazione: due testate online, la Repubblica e Huffington Post, interessante notare che appartengono allo stesso editore, riportavano uno spin, che hanno individuato proveniente dal Nazareno, in realtà hanno un nome e un cognome, Paolo Gentiloni, per gli addetti ai lavori, poi ovviamente all’esterno non sarà così, è Paolo che ha fatto passare questo messaggio, una triplice richiesta di abiura ai cinquestelle”.

“‘Ci mettiamo a sedere solo se voi ritirate subito il decreto sicurezza bis’ – così Renzi sintetizza per i ragazzi -, che peraltro era nell’aria nella trattativa tra di noi, la legge di bilancio – il che è assolutamente logico -, ma soprattutto il taglio dei parlamentari. M5S dicono ‘noi ci stiamo se ci garantite di andare almeno al referendum sul taglio dei parlamentari’. L’ala trattativista guidata da Dario Franceschini ha detto ‘a noi va bene se ci garantite dei contrappesi” riguardanti la legge elettorale.

“Il modo con il quale lo spin è stato passato è un modo finalizzato a far saltare tutto – commenta Renzi -. E qui è una bellissima lezione di politica applicata: Gentiloni oggi era al Colle, ma non ha aperto bocca, non ha detto nella sede ufficiale quello che pensava o secondo lui andava fatto, ma lo ha detto tramite i giornali. A quel punto la parte del M5S che vuol far saltare la trattativa, guidata da Di Battista e Paragone, ha detto ‘Zingaretti è Giuda’. E in questo rilancio ovviamente il messaggio è ‘noi andremo alle 5 a Mattarella a dire mai con il Pd'”.

“Io sto facendo la cronaca come fossi un passante”, afferma il senatore di fronte agli allievi. Poi aggiunge: “Come uno spin fa saltare tutto, non è detto che il Pd arrivi tutto insieme alle elezioni (qui ferma un accenno di applauso, ndr), Una vicenda piccolina, non come la lezione sul Macchiavelli che avete avuto oggi, ma insomma evitiamo di ‘ingaglioffirci’ anche noi”.

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M5S: da Bibbona Grillo dà il benservito a Salvini

M5S: da Bibbona Grillo dà il benservito a Salvini

Con un vertice ristretto nella villa di Marina di Bibbona,  Beppe Grillo detta la linea al Movimento, allontanando  ulteriormente il Movimento dalla Lega di Matteo Salvini.

Grillo riunisce lo stato maggiore pentastellato a Marina Di Bibbina, nella sua villa estiva. Come ai bei tempi, intorno al tavolo tutte  le anime del Movimento: quella di governo, rappresentata oltre che dal vicepremier Di Maio, dai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva; quella ortodossa, che ha in Roberto Fico il suo volto; e quella della vecchia guardia, rappresentata da Alessandro Di Battista e Paola Taverna. Al centro della discussione naturalmente gli ultimi sviluppi della vicenda politica nazionale e le possibili vie d0’uscita per il Movimento. In particolare a tenere banco è il tema che riguarda il rapporto con i Democratici: se insomma andare a vedere le carte del Pd o meno.

Per  Di Maio, non sarà semplice convincere tutti i suoi parlamentari: tra di loro c’è chi professa ancora prudenza, come Stefano Buffagni, o chi in maniera ironica, come Gianluigi Paragone, su Facebook osserva come il Movimento, solo per il fatto che ci sia un’ipotesi di trattativa con il Pd, si sia trasformato da “rospo a Principe”. Il tema, tuttavia, è che, agli occhi di Di Maio, Salvini non è più un interlocutore credibile. Certo, il cambio di alleato fa inevitabilmente piombare l’ala ortodossa in prima fila e, in questo delicato gioco di equilibri interni Di Maio, domani in assemblea, sarà chiamato a trovare la quadra. Con un punto, sul quale ormai i dubbi sono ben pochi: l’attuale squadra di governo del M5S, a prescindere se ci sia un’alleanza con il Pd o un esecutivo di scopo a breve è termine, è destinata a decadere.

Da qui, i malumori di un Movimento nel quale correnti e ambizioni entrano spesso in conflitto. Non è escluso che domani Di Maio tornerà a vedere alcuni big del Movimento prima dell’assemblea prevista alle 14:30. E, nello schema di Grillo e del capo politico, i ruoli chiave nel M5S al momento restano inalterati: con Di Maio leader, Di Battista (tradizionalmente scettici nei confronti del Pd) battitore libero, e un mega rimpasto al governo che potrebbe vedere gli ortodossi in pole.

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