Menarini: corte d’appello assolve fratelli Aleotti

Menarini: corte d’appello assolve fratelli Aleotti

La corte di appello di Firenze, riformando la sentenza di primo grado, ha assolto i fratelli Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti, figli del patron Sergio Aleotti nel processo Menarini dove erano imputati di riciclaggio

“Siamo felici di questa decisione della Corte d’Appello di Firenze che ha assolto Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti rispetto a tutti i capi d’imputazione. Sono trascorsi moltissimi anni dall’inizio di questa dolorosa vicenda, ma finalmente il Giudice ha riconosciuto l’estraneità degli azionisti di Menarini dai fatti per cui erano accusati ingiustamente”. E’ quanto si legge in una nota della Menarini diffusa subito dopo l’assoluzione decisa dalla corte d’appello di Firenze. “Ora Lucia e Alberto Giovanni Aleotti potranno continuare a dedicarsi alla crescita del Gruppo Menarini che conta più di 17.000 dipendenti e che, sebbene non sia stato coinvolto direttamente nel processo, ha subito certamente contraccolpi e gravi danni d’immagine, anche a livello internazionale, a causa di questa inchiesta”, conclude la nota.

Lucia Aleotti è stata assolta dalla corte di appello di Firenze ‘per non aver commesso il fatto’ rispetto all’accusa di riciclaggio delle somme di denaro provenienti da dichiarazioni fraudolente ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti, nonché dall’aver strumentalmente costituito e patrimonializzato, a fini di riciclaggio, le fondazioni Nipote e Nipote bis. Inoltre sempre Lucia Aleotti è stata assolta ‘perché il fatto non sussiste’ riguardo all’adesione allo scudo fiscale, per il riciclaggio, tramite le stesse fondazioni.

Il fratello Giovanni Alberto Aleotti è stato assolto dall’accusa di riciclaggio ‘perché il fatto non sussiste’ anche rispetto all’accusa di aver concorso in reati presupposti di evasione fiscale. Assolto, come la sorella, dall’accusa di aver costituito le fondazioni Nipote e Nipote bis a fini di riciclaggio, così come per l’accusa di aver usato lo scudo fiscale come strumento di riciclaggio.
La corte di appello ha rigettato il ricorso dei pm in merito all’accusa di riciclaggio di denaro provento di truffa continuata e gli appelli delle parti civili.
In primo grado Lucia Aleotti era stata condannata a 10 anni e 6 mesi e il fratello Giovanni Alberto a 7 anni e 6 mesi.
Confermata nelle altre parti la sentenza di primo grado, quindi restano assolti Massimiliana Landini, e dei manager Licia Proietti e Sandro Casini. Motivazioni fra 90 giorni.

La corte di appello di Firenze ha disposto la restituzione agli Aleotti di tutte le somme sequestrate a fini di confisca nell’inchiesta. Furono all’inizio 1,2 miliardi di euro di cui oggi, chiuse tutte le pendenze tributarie, residuavano circa 700 milioni di euro.

“Vittoria piena, assoluzioni integrali. Sono state accolte in pieno le richieste difensive”.
Così l’avvocato Alessandro Traversi, difensore degli Aleotti nel processo Menarini insieme a Franco Coppi e Roberto Cordeiro Guerra, commenta la sentenza della corte di appello di Firenze.

“Per Lucia Aleotti doppia formula di assoluzione – dice Traversi dopo la lettura del dispositivo – per alcuni episodi per non avere commesso il fatto, come peraltro come avevamo chiesto noi, per altri episodi perché i fatti contestati non sussistono, quindi la formula più ampia”. “Il fratello Giovanni Alberto – prosegue Traversi – è stato dichiarato non punibile per concorso nel reato presupposto fiscale, quindi è un’assoluzione anche per lui”.

Lucia Aleotti e Giovanni Alberto Aleotti hanno seguito tutte le udienze dell’appello e anche stamani alla riapertura del processo erano presenti, poi però hanno deciso di non essere presenti alla lettura della sentenza. “L’emozione era grossa e hanno preferito così, li abbiamo avvisati via cellulare”, ha detto il difensore. Poi l’avvocato Traversi si concede una citazione dal centenario della vittoria nella Prima Guerra Mondiale: “I nostri avversari dialettici risalgono le valli dalle quali erano discesi con orgogliosa sicurezza”.

“Abbiamo accolto con soddisfazione la decisione della corte d’appello di Firenze. In linea con quanto già deciso dal tribunale di primo grado, ha riconosciuto la completa insussistenza dell’ipotesi di truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. È stato quindi nuovamente confermato che i prezzi dei farmaci Menarini non sono mai stati “gonfiati”, riconoscendo così all’azienda la totale correttezza del proprio operato”. Lo dice in una nota Carlo Colombini, consigliere di amministrazione del Gruppo Menarini.

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