Bonafede: Governo non rischia di cadere su tema prescrizione

Bonafede: Governo  non rischia di  cadere su tema prescrizione

Il ministro della Giustizia oggi ha Firenze. “Il voto sulla piattaforma  Rousseau non intacca il governo” , “smentisco qualsiasi presa di distanza tra me e Luigi Di Maio” ha precisato Bonafede

Il governo rischia di cadere per i contrasti in maggioranza sul tema della prescrizione? “Secondo me no, se lo si chiede a me, visto che mi dicono tutti che dobbiamo lavorare, e dobbiamo accelerare i tempi del processo”, ha detto ai cronisti il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a margine del convegno ‘Le Corti fiorentine: dialogo tra giurisprudenza e dottrina’ oggi a Firenze. Bonafede ha spiegato che ci sono “alcune distanze” sul tema: “Leggo le dichiarazioni – ha affermato – di alcuni esponenti del Partito Democratico, a seguito del nostro vertice, che hanno preferito prima parlare con i giornali e poi dare le risposte al sottoscritto: va benissimo, io ne prendo atto, dico semplicemente che a me non interessa la polemica politica”. Il ministro ha poi aggiunto che “è da ieri che mi chiedono chiarimenti sull’intervista di Andrea Orlando: li chiedano a Orlando, non ho niente da dire in più né da commentare, né credo che ai cittadini interessi questo tipo di diatribe”.

“Il Governo deve andare avanti sulle cose su cui chiaramente ha un margine di convergenza importante” ha aggiunto  Bonafede. “Tutti siamo d’accordo – ha proseguito – che dobbiamo accelerare i tempi del processo? Quello che dico io è ‘allora acceleriamo i tempi del processo e lavoriamo sulla riforma del processo penale’, preso atto che ci sono delle distanze importanti su altri istituti, che però non sono dentro la riforma del processo penale”. Proprio sulla riforma del processo penale, ha sottolineato il ministro, “c’è una grandissima convergenza in questi primi incontri che abbiamo fatto, in cui ho avuto modo di recepire diversi contributi che sono arrivati da altre forze politiche di maggioranza”.

E ancora “il voto di ieri sulla piattaforma Rousseau dei militanti M5s, a favore di una partecipazione del movimento alle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, “assolutamente” non intacca il governo”.  “Continuo a non capire – ha detto – perché in Italia sia impossibile pensare che il voto dato dai cittadini italiani a livello nazionale è il voto dato a livello nazionale, per il governo, per il parlamento, e il voto dato dai cittadini italiani in una singola regione è il voto dato per il governo di quella singola regione”.

Riguardo ai rapporti interni al M5S, Bonafede ha aggiunto: “Ogni mattina io leggo sui giornali che sono ‘dimaiano’, poi ‘contiano’, è dalla scorsa settimana che mi collocano come ‘contiano'”, ma “smentisco qualsiasi presa di distanza, che qualche giornalista inventa ad arte, tra me e Luigi Di Maio”.  “Lavoro con Luigi da quattro anni a stretto contatto – ha spiegato – considero un privilegio lavorare al suo fianco e continuo a pensarla così. Tutte le notizie che stanno uscendo, e che mi collocano di giorno in giorno in un’area diversa del M5s, sono totalmente infondate: e voglio chiarire che il dialogo e il confronto c’è all’interno del M5s come c’è sempre stato, ma abbiamo sempre dimostrato compattezza nelle scelte importanti, e continueremo a fare così”.

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Carceri: Osapp, agente aggredito da un detenuto a Massa

Carceri: Osapp, agente aggredito da un detenuto a Massa

Un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito ieri pomeriggio nel carcere di Massa da un detenuto italiano, ristretto nel reparto di infermeria.

Lo rende noto l’Osapp, organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, spiegando che il detenuto soffre di “evidenti problemi psichiatrici” ed era già stato “allontanato due mesi dal carcere di Massa per una precedente aggressione e poi riassegnato” nello stesso reparto. L’agente è stato medicato al pronto soccorso.

“Condizioni troppo critiche nelle carceri italiane – commenta il segretario generale Osapp Leo Benucci – per motivi di ordine e sicurezza e per l’incolumità fisica degli addetti del Corpo; per il detenuto in questione dovrebbero essere presi provvedimenti sia di ordine disciplinare, sia di ricollocamento in altre strutture”. Benucci si appella al Governo: “il ministro Bonafede, i sottosegretari Ferraresi e Giorgis e il nuovo capo del Dap, se ci sono diano un segnale di cambiamento intervenendo concretamente”.

L’Osapp rende inoltre noto che nel carcere di Prato è stato nuovamente rinvenuto un telefono cellulare, con carta sim funzionante, all’interno di una cella dove sono ristretti detenuti a regime di alta sicurezza: “La presenza di tali apparecchi di comunicazione tra interno ed esterno – osserva Benucci – comincia ad essere eccessiva e pericolosa per la sicurezza e la collettività esterna al carcere”.

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Regionali Toscana, Bonafede: non c’è un accordo col Pd

Regionali Toscana, Bonafede: non c’è un accordo col Pd

Per le regionali del 2020 “in Toscana non c’è nessun accordo col Pd di carattere generale”. Lo ha detto Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, a margine di un convegno all’Università di Firenze sulla class action.

“Noi abbiamo preso una decisione in Umbria – ha spiegato – e nel momento in cui ci saranno competizioni elettorali in altre regioni faremo le nostre valutazioni regione per regione”. Secondo Bonafede “il punto importante di quello che sta succedendo in Umbria” è quello di “sostenere un cittadino che senza esperienze politiche precedenti possa portare una vera innovazione: questa innovazione poi, nel caso in cui Bianconi andasse a governare l’Umbria, troverebbe concretezza nel momento in cui si facesse una giunta che al suo interno non avrebbe nessun componente politico. Non mi chiedete se questa cosa si replicherà o non si replicherà – ha concluso – né da parte mia c’è la volontà di fare nessun sottinteso riferimento alla Toscana o ad altre regioni”.

Alcuni cronisti hanno colto l’occasione per chiedere al ministro Bonafede delle considerazioni sulla Leopolda, che iniziera quest’oggi, e se questa possa essere un elemento destabilizzante per la compagine di Governo: “Ho rispetto degli incontri che fanno le singole forze politiche, e proprio per questo rispetto non faccio nessun commento, ma sicuramente non nutro nessun timore al riguardo”, è stata la risposta.

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Omicidio Niccolò: famiglia Ciatti da ministro, “pieno sostegno”

Omicidio Niccolò: famiglia Ciatti da ministro, “pieno sostegno”

“Dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede abbiamo ricevuto pieno sostegno per tutte le iniziative che abbiamo intrapreso e che andremo a intraprendere, ci ha dato piena solidarietà, vicinanza e disponibilità per tutto quello che il Governo potrà fare a livello politico nella nostra vicenda”. Così Luigi Ciatti, padre di Niccolò, il 22enne fiorentino ucciso dopo un pestaggio in una discoteca di Lloret de Mar (Spagna) il 12 agosto 2017 mentre era in vacanza con gli amici, riguardo all’incontro avuto ieri col ministro Bonafede, che aveva invitato la famiglia in via Arenula.

“Il ministro – prosegue Luigi Ciatti – ci ha detto che in ogni occasione di confronto che ci potranno essere con lo Stato spagnolo porterà all’attenzione delle autorità iberiche il caso di Niccolò e la vicenda che ci ha drammaticamente colpito. Inoltre si è detto d’accordo con le iniziative legali che abbiamo in corso, anche sul ricorso che faremo al tribunale di Girona contro le motivazioni della giudice di Blanes che ha rinviato a giudizio per omicidio un solo ceceno, archiviando gli altri due amici che lo spalleggiavano nell’uccisione di Niccolò”.
Nove pagine in cui il magistrato, dopo aver ricordato come si svolsero i fatti all’interno della discoteca  spiega il motivo per cui andrà a processo soltanto Rassoul Bissoultanov: perché, scrive Chova Martì, “non esistono indizi di colpevolezza che permettano di attribuire la partecipazione alla rissa anche di Khabiboul Koabatov e Movsar Magomadov, che, quindi, non possono essere processati per omicidio”. Anzi, per il Tribunale di Blanes,  i due ceceni assolti “non hanno mai aggredito, né prima né dopo, Ciatti e i suoi amici. Né tantomeno hanno contribuito a causare la morte del ragazzo ». Non solo. I due, sempre secondo il giudice istruttore, avrebbero perfino «evitato che Bissoultanov potesse riavvicinarsi a Niccolò, al suolo e incosciente, per colpirlo ancora”.
Il giudice – che afferma di aver accolto le richieste dell’accusa e di aver rigettato quelle della parte civile e dell’assicurazione, che invece volevano tutti e tre i ceceni a giudizio -, per arrivare alle sue determinazioni si sarebbe basata esclusivamente su due video: quello registrato dalle telecamere interne del locale e quello girato da un testimone nel momento in cui scoppia la rissa. Insomma, “partendo dalla rissa che è stata fortuita e inaspettata”, per Khabiboul Koabatov e Movsar Magomadov “non risulta neanche una partecipazione secondaria al delitto, come non risulta che si siano messi d’accordo preventivamente con l’autore materiale dell’omicidio”. Il giudice Mercé Chova Martì nel dispositivo scrive anche che “gli amici (di Niccolò, ndr) in nessun momento provano a evitare l’aggressione mortale mentre questa si sta producendo “, anche se dalle immagini del video della discoteca si vede chiaramente come il gruppo che accompagna Niccolò provi ad allontanare i tre ceceni senza riuscirci e facendo arrabbiare ancora di più Rassoul che, a un certo punto, gira attorno alla sua vittima, barcollando, per arrivare proprio dove ci sono Alessandro e Andrea. Mentre a terrà c’è il giovane di Scandicci con la testa poggiata sulle gambe di Filippo. “Su Bossoultanov gli indizi sono sufficienti—scrive ancora il giudice di Blanes — e poi è stato riconosciuto dagli amici di Ciatti, che lo indicano come autore materiale dell’omicidio, e anche da alcuni testimoni diretti. Come ci sono le dichiarazioni dei 3 Mossos d’Esquadra che lo identificheranno più tardi”.
Luigi Ciatti, venuto a conoscenza delle motivazioni della giudice di Blanes, le ha definite “molto, molto lacunose”, “non tengono conto dell’intero video, che va esaminato dall’inizio alla fine” e inoltre “non considerano la responsabilità della discoteca” che “assurdamente compare nel procedimento come parte civile quando invece dovrebbe essere, coi suoi rappresentanti, tra gli imputati”.
“Non avrò più pace e continuerò a sopravvivere a Niccolò con l’obiettivo di avere giustizia per mio figlio — si sfoga Luigi — Finché avrò vita farò di tutto per averla e per spedire quegli assassini in galera. Non sarà facile, basta leggere la sentenza di rinvio a giudizio del giudice di Blanes. Noi dobbiamo combattere per far punire quelle bestie perché in Spagna il senso di giustizia non è molto comprensibile. Perché ci hanno fatto aspettare due anni? Ma noi non ci arrenderemo mai”.

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Ciatti: un solo aggressore a processo, archiviati gli altri 2

Ciatti: un solo aggressore a processo, archiviati gli altri 2

Ieri sera il giudice istruttore del tribunale di Blanes ha sciolto la riserva sull’udienza istruttoria del 17 luglio. A processo andrà soltanto uno dei tre giovani ceceni che il 12 agosto 2017 aggredirono e causarono la morte del fiorentino Niccolò Ciatti, 22 anni, in una discoteca di Lloret de Mar (Spagna). Rassoul Bissultanov, 26 anni, sarà processato per omicidio volontario aggravato. 

Al momento il 26enne si trova in carcere. Archiviate invece le posizioni degli altri due ceceni che parteciparono al pestaggio con Bissultanov: Khabibul Kabatov, 22, e Movsar Magomedov, 24.

Nel frattempo il Guardasigilli Alfonso Bonafede riceverà al ministero, il prossimo 31 luglio, i familiari di Niccolò Ciatti, il fiorentino che morì in vacanza in Spagna dopo aver subito un pestaggio in una discoteca di Lloret de Mar. E’ quanto si apprende da fonti vicine alle famiglia Ciatti, che per fissare l’incontro è stata appositamente contattata dalla segreteria del ministro. Secondo la comunicazione formale inviata dal Ministero della Giustizia andranno all’incontro i genitori Luigi e Laura Ciatti accompagnati dall’avvocata Agnese Usai.

Sempre l’avvocata Usai ha annunciato di voler impugnare l’archiviazione. “Chiederemo un chiarimento sulla motivazione del giudice e impugneremo  la decisione, che è contraria alle prove evidenti che ci danno le immagini. Per noi – ha concluso il legale della famiglia – c’è un concorso degli altri due ceceni con Bissultanov nell’omicidio”

La famiglia Ciatti si è detta sconcertata per la decisione del giudice spagnolo e ha espresso il suo sfogo sulla pagina Facebook dedicata a Niccolò: “Non sappiamo ancora le motivazioni della sentenza emessa dal giudice spagnolo – spiegano i famialiari sul social – ma ci sembra assurdo non portare a processo nessuno dei due ceceni liberi”. “Speriamo veramente che un altro giudice con più esperienza legga gli atti e veda i filmati. Purtroppo le lacune da parte di questo giudice sono molto gravi ….”. “Non ci fermeremo mai Niccolò deve avere giustizia e verità – si legge ancora – e fino ad ora in Spagna non c’è tutta la verità e c’è poca giustizia… Noi pretendiamo e vogliamo giustizia, non ci fermiamo davanti all’incompetenza di un giudice…”. Nello stesso spazio Fb viene anche ricordato che ieri Niccolò Ciatti avrebbe compiuto 24 anni.

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