Padule di Fucecchio, nasce il tavolo unico. Fratoni: “Finalmente una grande cabina di regia per programmare e valorizzare”

 FIRENZE – E' stato istituito formalmente il tavolo consultivo del Padule di Fucecchio. Per la prima volta nasce un organismo unico rappresentativo di tutti i soggetti portatori di interesse che sono coinvolti a vario titolo sulla gestione di una realtà di elevato valore ambientale come il Padule di Fucecchio con le sue riserve e il Lago di Sibolla.

 

E' composto da una parte istituzionale (la Regione che partecipa con gli assessorati all'ambiente e all'agricoltura, i Comuni rivieraschi, le Province e la Città Metropolitana) e una forma più ampia alla quale partecipano le rappresentanze organizzate del mondo ambientalista, venatorio e agricolo. Viene anche prevista la partecipazione delle associazioni dei proprietari. In seno all'organizzazione viene richiesta la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato e dell'ATC competenti per territorio.

 

"Finalmente diamo avvio a una fase di profonda condivisione delle politiche inerenti l'ambiente del Padule e del Lago di Sibolla - ha detto l'assessore Federica Fratoni - che sono riconosciuti per il loro valore ambientale in ambito internazionale. In questo contesto verranno affrontate tutte le problematiche relative alla gestione delle riserve, le politiche ambientali e di governo del territorio e le discipline venatorie, lavoro per il quale chiediamo la collaborazione fattiva di tutti i soggetti coinvolti.

 

La Regione è depositaria oggi delle competenze su tutte queste materie, in collaborazione con Comuni, Province e Città Metropilitane e intende svolgere un ruolo fondamentale per la valorizzazione dell'area interna umida più grande d'Europa che costituisce un patrimonio insostituibile per tutta la Toscana".

Energia pulita e fertilizzanti da fanghi e rifiuti organici: presentato a Viareggio Bio2Energy

FIRENZE – Da fanghi e FORSU a energia pulita e fertilizzanti "rinnovabili". È stato presentato a Viareggio (Lu), il progetto "Bio2Energy", finanziato dalla Regione Toscana, che prevede la realizzazione, nell'area del depuratore di Viareggio, di un codigestore in grado di generare con un processo del tutto naturale, a partire da fanghi e frazione organica dei rifiuti (FORSU), bioidrogeno, biometano, energia elettrica e fertilizzanti per l'uso in agricoltura. Il digestato ottenuto dal processo di produzione di biocombustibili è infatti una fonte di carbonio, azoto e altri nutrienti, potenzialmente utilizzabili in sostituzione di fertilizzanti chimici convenzionali.

Bio2Energy è il progetto di ricerca industriale ideato da Sea Risorse S.p.A. e DIEF-UNIFI (Dipartimento di Ingegneria Industriale Università degli Studi di Firenze) e portato avanti con Publiambiente, Cavalzani Inox, ICCOM-CNR, PIN per realizzare in due anni il primo impianto regionale sperimentale di codigestione anaerobica di questo tipo.

I vantaggi del codigestore Bio2Energy nella gestione dei rifiuti sono il miglioramento dell'efficienza di impianti di pubblica utilità, il recupero dell'organico proveniente dalla raccolta differenziata, l'annullamento dei consumi energetici del processo di stabilizzazione dei fanghi e dei costi di trasporto su gomma, la produzione di energia elettrica da mettere in rete e di un fertilizzante organico che può sostituire quelli chimici.

Per dare un ordine di grandezza, per una tonnellata di rifiuti si presume si possano recuperare 450 KW/h di energia.

Il progetto, che ha un costo complessivo di circa 3 milioni di euro, ha ricevuto un contributo di oltre 1,5 milioni di euro ed è stato finanziato sul bando FAR FAS, realizzato in attuazione dell'Accordo di programma quadro stipulato nel corso del 2014 fra Regione Toscana, MIUR e Agenzia di coesione territoriale.

Bio2Energy è il primo progetto a livello internazionale che esporta a scala preindustriale il trattamento di rifiuti organici e la conseguente produzione di biocombustibili utilizzando gli impianti già esistenti dell'area del depuratore di Viareggio (Lucca). Il progetto prevede una time line di 2 anni all'interno della quale si collocano diverse fasi: dopo l'avvio dell'iter di gestione del progetto sperimentale con l'implementazione delle attrezzature e l'allestimento del pilota presso l'Università di Firenze (UNIFI/PIN), prende il via la prima fase dei lavori che è in scala pilota, e che precede la scala pre-industriale collocata nel sito del codigestore di Viareggio.

La produzione di bioidrogeno e biometano sarà monitorata in entrambe le fasi, per ottimizzarla. È prevista una disseminazione dei risultati al fine di definire le condizioni ottimali di produzione anche sotto forma di linee guida, per rendere replicabile il progetto in altri siti.

Ecoreati, confronto oggi a Firenze. Bugli: “Partiamo dell’esperienza dell’osservatorio sugli appalti”

FIRENZE - Per far diminuire i reati non bastano le parole. Ma parlarsi è importante e parlare degli ecoreati, come è successo stamani a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze nella sede della Regione, sicuramente è necessario. "Questo seminario pubblico è stata un'utile riunione di lavoro" commenta l'assessore alla legalità, Vittorio Bugli. C'erano infatti le istituzioni: l'Anci, la Regione e i Comuni. C'era l'Arpat, ovvero l'agenzia toscana per la protezione dell'ambiente. C'erano le forze dell'ordine e le procure. C'erano le associazioni: Libera, Legambiente, la Fondazione Caponnetto e i Centri di azione giuridica. Insomma, tutti gli attori più o meno coinvolti.

La Toscana è settima in Italia nella classifica poco invidiabile delle regioni più colpite dalla criminalità ambientale e con il maggior numero di infrazioni accertate (1832 nel 2015). Arriva dopo Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Sardegna. A lungo è stata sesta (e lo è ancora per molti reati), superata nel 2014 dalla Sardegna.  E' un dato che merita attenzione,  anche se esiste una possibile lettura positiva e l'accenna il presidente regionale di Legambiente Fausto Ferruzza: in Toscana l'azione di contrasto dei reati è forse più forte che altrove, maggiori dunque sono le denunce.

Cultura e strumenti per la legalità
Ma qualcosa per smuovere quella classifica si può tentare e fare. "C'è anzitutto un aspetto culturale, per cui è importante discuterne e parlarne: anche nei singoli territori – sottolinea l'assessore Bugli – Ci sono strumenti che la pubblica amministrazione e la Regione può mettere a disposizione: con l'osservatorio degli appalti abbiamo fatto un ottimo lavoro. Dobbiamo riunificare filiere e procedure, dobbiamo fare squadra, condividere le informazioni e incrociare le banche dati a disposizione utilizzando quella grande risorsa che è l'informatizzazione".

I reati ambientali, quelli almeno che hanno a che fare con il non corretto conferimento dei rifiuti, dei rottami o degli inerti (che sono poi una parte importante) si contrastano anche facendo funzionare l'economia circolare, ovvero l'economia basata sul riciclo. "Che però – conclude Bugli, – ha bisogno di grandi numeri e investimenti. Attenti dunque a contrastare i reati pensando che la ricetta giusta sia tornare indietro e rinchiudersi in gestioni di territori ristretti". Il riferimento è al dibattito vivo in alcuni comuni del grossetano. "Senza economia del riciclo – avverte l'assessore – si vanificano anche gli sforzi sul fronte della raccolta differenziata".

Non troppo lontana è la riflessione di Don Andrea Bigalli di Libera: di sicuro quella degli ecoreati "è un'emergenza – dice -, figlia di un tarlo culturale contemporaneo che è la massimizzazione del profitto ma a cui si può rispondere con un'azione ripetuta e 'ordinaria', riaffermando la cultura del bene comune, che certo ha bisogno di investimenti per diventare sostanza".

L'azione di Arpat
Il seminario è stato anche l'occasione per fare il punto sul progetto speciale di controlli ambientali messi in atto dal 2014 da parte di Arpat e che si concluderà a dicembre: numeri contenuti ma importanti, con un centinaio di situazioni controllate ogni anno, 333 dal 2014 ad oggi, più della metà nell'area vasta centro, concentrati nel settore del tessile, dei rottami, dei vivai e degli inerti ma anche il trattamento dei liquidi e gli impianti di depurazione. In tre anni sono state 262 le comunicazioni di reato, 69 i sequestri. Con una nota comunque positiva: almeno nel tessile si nota infatti una progressiva ed evidente tendenza alla regolarizzazione. 

Ecoreati, conoscerli e come contrastarli. Un confronto il 2 dicembre

FIRENZE. Un seminario pubblico sugli ecoreati: un confronto tra esperti, rappresentanti di istituzioni ed associazioni per conoscere più da vicino il fenomeno, le nuove  norme e come contrastare questa particolare forma di criminalità.

L'iniziativa animerà dalle 10 alle 13 di venerdì 2 dicembre 2016 la sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione in piazza del Duomo 10. A presiedere e a concludere i lavori sarà l'assessore alla sicurezza Vittorio Bugli. Interverranno il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza, il sindaco di Scandicci e responsabile per il settore rifiuti di Anci Sandro Fallani,  il sostituto procuratore della Repubblica di Firenze Vito Bertoni, il comandante regionale del Corpo forestale dello Stato Giuseppe Vadalà, il comandante del Noe dei carabinieri di Firenze Massimo Planera, Andrea Bigalli per Libera Toscana, il presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri e il presidente dei centri di azione giuridica di Legambiente David Zanforlini.

L'evento è organizzato dalla Regione, assieme ad Anci Toscana e Legambiente. 

Rosignano: Rossi visita il Fine messo in sicurezza

ROSIGNANO MARITTIMO - Il presidente Enrico Rossi, accompagnato dal sindaco di Rosignano Marittimo, Alessandro Franchi, ha visitato i cantieri sul fiume Fine nei pressi delle spiagge bianche verificando che le opere, per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro la metà dei quali da fondi della Regione Toscana, sono quasi ultimate e realizzate a tempo di record.
 
"Dopo troppi anni di attesa – ha dichiarato il presidente della Regione – sono felice di constatare che i lavori procedono spediti. Contiamo che siano terminati entro l'inizio del 2017. Per il momento incassiamo il risultato della messa in sicurezza del fiume. Non sarà più possibile che si ripeta un disastro come quello che si è verificato nell'ormai troppo lontano 1993. Da quando sono stato nominato commissario di governo per la realizzazione di quest'opera, le cose sono procedute speditamente e bene. E non abbiamo intenzione di fermarci qui. Saremo soddisfatti soltanto dopo che saremo riusciti a finanziare e completare anche gli interventi per dare completamento alla messa in sicurezza di Vada".
 
Non nasconde la sua soddisfazione, Enrico Rossi, che nel corso del sopralluogo ha avuto modo di ripercorrere la storia di questa zona costiera. A partire dal quel disastroso 8 ottobre 1993, giorno in cui il Fine straripò lungo tutto il suo corso, allagando gran parte dello stabilimento Solvay e tutto l'abitato di Vada, rompendo 200 metri di rilevato ferroviario e determinando una grave situazione di pericolo che portò all'evacuazione di numerose famiglie in località Fanfani.
 
Da quel giorno è iniziata una lunga attesa per ottenere finanziamenti e realizzare progetti. Il primo, preliminare e finalizzato alla regimazione idraulica, risale a dieci anni fa. L'accelerazione si é avuta nel 2014 con l'approvazione del progetto definitivo da parte del Comune e la nomina del presidente Rossi a Commissario di Governo. Non aopen nminato ha provveduto a individuare Rete ferroviaria italiana quale unico soggetto attuatore degli interventi. Che iniziano nel luglio 2016 per concludersi prima di un anno.
 
Sono consistiti nel consolidamento e nell'ampliamento della luce dei due ponti paralleli, quello ferroviario e quello sull'Aurelia e nel rifacimento per un tratto di circa 300 metri di arginatura in riva sinistra oltre allo spostamento delle quattro condutture di approvvigionamento della Solvay, della fognatura comunale e della condotta Aretusa, unite alla realizzazione di una più vasta area di golena. L'importo dei lavoro è pari ai 6,5 milioni di euro ai quali si devono aggiungere quasi 2 milioni per lo spostamento dei sottoservizi.
 
"L'intervento di regimazione idraulica del fiume Fine – spiega il sindaco di Rosignano Marittimo Alessandro Franchi - era atteso da anni ed era molto complesso sia nella definizione, perché comprendeva l'attraversamento della via Aurelia e della ferrovia, che nella realizzazione, infatti ha richiesto un investimento di 8 milioni di euro. Ci siamo adoperati molto per raggiungere questo risultato e siamo soddisfatti perché mette in sicurezza tutto l'abitato di Vada Nord, che nel 1993 era stato colpito da un abbondante alluvione, provocando danni ai cittadini e alle attività economiche. Ringraziamo la Regione Toscana e il commissario straordinario Enrico Rossi per aver fatto tutto quanto era nelle loro disponibilità per arrivare a questo risultato, ed anche Rete Ferroviaria Italiana che è si è fatta carico di attuare l'intervento per la propria parte oltre che di finanziare i lavori alla ferrovia".