L’OraBlu: incontri collaterali alla mostra Donne fuori catalogo

L’OraBlu: incontri collaterali alla mostra Donne fuori catalogo

In occasione della mostra Donne fuori catalogo, la libreria L’OraBlu di Andrea Mello, all’interno di una cornice di libri selezionati in base ai temi trattati, ospiterà, oltre che le opere, tre incontri di approfondimento e dibattito: Maria Pia Giuffrida, Eirené. Mediazione penale e giustizia riparativa (2 ottobre); Silvia Fardella e Marcello Faletra, Atalanta. Memoria ribelle: la Comune di Terrasini (9 ottobre); Porpora Marcasciano, Tiresia. LGBTQ: una Rivoluzione favolosa (16 ottobre).

(Il progetto senza finalità di lucro è interamente autofinanziato e rientra negli eventi off del Festival L’eredità delle donne – Firenze 21-23 settembre.)

Il mito, il mýthos greco, va oltre la semplice favola che lo riveste in superficie, possiede una forza oggettiva dell’azione tanto incisiva da mantenersi costante nell’attualità di epoche diverse. Ricollocato nel suo sistema di significazione, in questo caso la rappresentazione dell’agire femminile, il mito è cosa viva nella nostra quotidianità, si pone in essere per atti e parole, è Pensiero e Azione di donne in carne ed ossa. Donne indipendenti e ‘scomode’. Donne ANTIGONE, donne ANDROMACA, PANDORA, ADRÁSTEIA, PENELOPE, TIRESIA, ATALANTA, EUROPA, ALÉTHEIA, MNEMOSÝNE, EIRENÉ. Donne che affrontano i conflitti e non fanno sconti, mettendo ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Donne fuori catalogo, fuori da luoghi comuni. Donne del passato che incontriamo, identiche, nel nostro presente mentre portano avanti il processo della rivendicazione e dell’affermazione del sé, lottano per ripristinare la pace, la memoria, la verità, la giustizia, donne emarginate per avere infranto dei tabù, donne vittime: FRANCA VIOLA, RITA ATRIA, TERESA MERONI, WELELA, SPARTA TRIVELLA, PORPORA MARCASCIANO, SILVIA FARDELLA, JACQUELINE MORINEAU, DONATELLA DI CESARE. 10 donne, 10 artisti urbani, capaci di interrogarsi e di interpretare, oltre che su muro su supporti tradizionali, in forma astratta o figurativa, con stile e indole diversi, poetici, ironici, a volte caustici: RMOGRL8120, COLLETTIVO FX, EX-VOTO FECIT, GUERRILLA SPAM, LEO BORRI, NICOLA ALESSANDRINI, FRENOPERSCIACALLI, HOPNN, ANDREA CASCIU, BUE2530.

 

Incontro 2 ottobre, dalle 18.00 alle 19.30

Libreria L’Ora Blu, Viale dei Mille 27 R

MARIA PIA GIUFFRIDA. EIRÉNE. MEDIAZIONE PENALE E GIUSTIZIA RIPARATIVA

EIRÉNE, la Pace

JACQUELINE MORINEAU Agli inizi degli anni ’80, Jacqueline Morineau, sviluppa un modello di mediazione penale su base umanistica. Prendendo spunto dalla tragedia greca e dalla sua ripartizione in theoria (esposizione dell’accaduto in base ai fatti oggettivi senza giudizi di merito), krisis (presa di coscienza della portata delle azioni compiute) e katarsis(purificazione, in greco è la ricomposizione del dolore, dell’angoscia, delle contraddizioni), la mediazione opera ad un livello altro rispetto al modello di giustizia retributiva (individuazione responsabile del reato, processo, pena e sua esecuzione), perseguendo la via della giustizia riparativa che, agendo ad un livello più profondo, ha come obiettivi il rinsaldare il patto di cittadinanza e  la gestione del conflitto attraverso lo stabilirsi della relazione reo-vittima, sostenendo il reo nella riflessione sul reato commesso e nel processo di responsabilizzazione nei confronti di chi lo ha subito, della sfera familiare della vittima, e, infine, della collettività nel suo complesso. “La giustizia riparativa assume – in termini più ampi nell’ambito dell’esecuzione della pena dei condannati adulti, il senso e la funzione di misura dinamica di contrasto alla criminalità, quale occasione al delinquente di prendere coscienza degli effetti del suo comportamento e di assumersi le sue responsabilità in maniera costruttiva, alla vittima di ottenere una riparazione e di recuperare il senso di sicurezza e di benessere perso con il reato, alla Comunità di comprendere appieno le cause profonde della criminalità e di promuovere azioni di prevenzione primaria e secondaria della criminalitàstessa.” (Maria Pia Giuffrida)

 

ANDREA CASCIU (1983): il volto di Eiréne, la Pace, è sovrapposto ad una mappa topografica le cui quote di livello rappresentano l’interiorità dell’individuo, il suo modo di pensare ed agire attraverso picchi e strapiombi, dislivelli colmabili attraverso la presa di coscienza di sé in relazione all’altro. Casciu, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Sassari, vive e lavora a Bologna. I suoi autoritratti, riflessione sull’ego individuale e collettivo, sono sparsi in tutta Italia.

Incontro 9 ottobre, dalle 18.00 alle 19.30

Libreria L’Ora Blu, Viale dei Mille 27 R

SILVIA FARDELLA E MARCELLO FALETRA. ATALANTA. MEMORIA RIBELLE: LA COMUNE DI TERRASINI

ATALANTA combatte per mantenere l’indipendenza e la libertà, rifiutando le consuetudini e le norme sociali che le impongono il matrimonio.

Protagonista della terza puntata di “Le ragazze del ‘68”, andata in onda su RAI3SILVIA FARDELLA nel ’68 ha vent’anni. È l’epoca della Beat Generation, della cultura hippie underground e Silvia prende la sua decisione:  “Nel ‘68 mi sono detta: la mia vita la prendo in mano io, quello che sarà non lo so. Ma avevo chiaro in mente che per vivere una mia libertà e vivere la vita, dovevo tagliare i ponti con un modo di vivere molto comodo, molto carino, molto infantile.”

Attrice e collaboratrice del Living Theatre di Julian Beck, nel 1970 fonda a Terrasini,  con il suo compagno Carlo Silvestro, la prima grande Comune italiana. La cultura hippie e underground, bollata come perversa dall’ottuso moralismo dei media dell’epoca,  arrivò in Sicilia con le idee molto chiare: “Si tratta – disse Silvia Fardella – di cambiare i rapporti tra se stessi e gli altri, si tratta di sostituire la collaborazione alla competizione, la tolleranza all’aggressività, si tratta di non parlare di amore ma di praticarlo, si tratta di non parlare di rivoluzione sociale prima di aver fatto la propria rivoluzione personale, si tratta di non parlare di socialismo vivendo entro schemi competitivi e monopolistici, ma di tentare il socialismo sin d’ora, sulla propria pelle…” (in M. Faletra, Memoria ribelle. Breve storia della Comune di Terrasini e Radio Aut nel ’77, Navarra editore, p. 14). Si trattava di compiere delle scelte politiche e culturali radicali contro il modello di una società dei padri ipocrita e fallimentare, di proporre un agire e un pensare alternativo e fattibile. Sono gli anni di Radio Aut di Peppino Impastato, di Radio Libera Partinico di Danilo Dolci. Voci fuori dal coro, voci Anti-Conformiste e coraggiose.

HOPNN – YURI ROMAGNOLI (1981) si firma anche + BC = – CO2, più bici, meno anidride carbonica. Le sue opere in bianco e rosso, ben presenti a Firenze, si trovano sparse in Italia ed Europa. Attualizzando la ribellione che, oggi come ieri, si oppone a schemi e valori imposti dalla società capitalistica, Hopnn ha trasposto il mito di Atalanta nella Comunità Agripunk, che ha sede ad Ambra nell’aretino. Il cinghiale caledonio qui ha un nome, Pedro. Colpito in un occhio e reso orfano da un cacciatore, Pedro ha trovato rifugio all’interno della Comunità che ha trasformato in asilo e luogo di libertà, per animali umani e non, i capannoni un tempo sede di un allevamento intensivo di tacchini.

Incontro 16 ottobre, dalle 18.00 alle 19.30

Libreria L’Ora Blu, Viale dei Mille 27 R

PORPORA MARCASCIANO. TIRESIA. LGBTQ: UNA RIVOLUZIONE FAVOLOSA

 

TIRESIA, l’indovino cieco, fu donna per sette anni, secondo una variante del mito per sette volte.

 

PORPORA MARCASCIANO Internazionale del 4 aprile 2018: “l’esperienza di Porpora è anzitutto politica e rivoluzionaria.” Sociologa, attivista, scrittrice, presidente del Movimento Identità Transessuale (MIT), combatte da sempre la discriminazione basata sull’identità di genere. Il suo ultimo libro è L’aurora delle trans cattive. Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender, ed. Alegre 2018. Quest’anno, insieme a Letizia Battaglia, è stata madrina del Palermo Pride.

 

frenopersciacalli (1980) tutto attaccato, minuscolo, è l’anagramma del suo nome. Vince il primo premio a 4 anni in un concorso di pittura organizzato dal campeggio abusivo dove aveva un terreno la sua famiglia. Da quel momento, qualsiasi sia il supporto, carta, muri, pelle, non ha più smesso di dipingere. Il suo lavoro acquista forza da un criterio di analisi dell’individuo che va al di là della forma esteriore. Ad un’iniziale ricerca caratterizzata da segni pieni a grandi pennellate nere su fondo bianco, se ne è affiancata un’altra di linee sottili, essenziali, intime, che si fissano con l’estrema delicatezza di chi sa sempre cogliere il non detto e immedesimarsi nell’altro.

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