Regionali Toscana: appello ANPI per unità centrosinistra

Regionali Toscana: appello ANPI per unità centrosinistra

In vista delle prossime elezioni regionali consegnato un documento-appello alle forze politiche democratiche toscane. INTERVISTA CON VANIA BAGNI, presidente ANPI Firenze

DI SEGUITO IL TESTO DELL’APPELLO

Il Coordinamento dei Comitati provinciali Anpi della Toscana rileva come l’attuale fase politica presenti motivi di fondata preoccupazione: un consolidato consenso alle forze sovraniste e illiberali che si sono qualificate per una convergente azione di sdoganamento delle componenti più estreme della destre neofascista, un asserito bisogno di personalità forti e di svolta autoritaria, come risulta dall’ultimo rapporto Censis, l’emersione sempre più frequente di frammenti di una rete neofascista che non si limita più alla propaganda verbale, ma intensifica le aggressioni e si dota di veri e propri arsenali.

Allo stesso tempo, e a compensare parzialmente questi motivi di preoccupazione, si registra la crescente mobilitazione della cittadinanza che si riconosce nei valori costituzionali e nell’antifascismo, riempiendo le piazze del Paese, chiamata a testimoniare da un nuovo movimento, sotto molti aspetti inedito ed inatteso. Il successo di questo movimento dovrebbe suggerire alle forze politiche che si richiamano ai medesimi valori, di interrogarsi circa l’esaurimento della loro forza attrattiva e circa la necessità di trovare soluzioni capaci di tenere unito, anche nel momento dell’espressione elettorale, il popolo che si ritrova sotto le insegne dell’antifascismo, dell’antirazzismo, del diritto al lavoro, all’inclusione, all’eguaglianza e alla libertà.

A breve anche la Toscana sarà chiamata a rinnovare i propri organi di governo e molti indicatori danno come possibile il rischio di consegnare alla destra sovranista la nostra Regione.

L’Anpi ritiene che le forze politiche democratiche interessate a difendere il patrimonio di esperienza di governo e di valori antifascisti condivisi fino ad ora, debbano prendere atto della necessità di un supplemento di riflessione.

Sappiamo fin troppo bene che il disagio sociale, la precarizzazione del lavoro e la conseguente ricattabilità a cui sono soggette le generazioni più giovani, alimentano un diffuso senso di insoddisfazione non accolto né politicamente orientato dalle forze politiche di area democratica, per la perdita di consenso e anche per essere venute meno le loro strutture capillari e di elaborazione politica; quegli elementi di disagio, pertanto, rischiano di restare irrisolti e allo stesso tempo di essere incanalati – come da parte della destra si proverà a fare – verso la richiesta dell’ ‘uomo forte’.

Riteniamo a questo punto necessario che le forze politiche democratiche facciano un tentativo serio di superare divisioni, particolarismi, personalizzazioni e posizionamenti tattici e ritrovino un metodo di elaborazione politica che parta dall’analisi delle necessità e dei rischi, dandosi degli obiettivi comuni e riconoscendo la priorità di fare argine alla marea di una destra sempre più connivente con il neofascismo montante.

A noi è caro il modello del Cln, che riuscì a mediare posizioni anche molto diverse in nome di un’azione comune che non avrebbe potuto fallire, pena la sconfitta di tutti. L’Anpi ravvisa la necessità di mettere in chiaro alcuni valori comuni, da cui desumere punti programmatici condivisi e riconducibili ai fondamenti costituzionali: rispondere al paese con un impegno progettuale chiaro, rinnovando linguaggi e rappresentanza politica e lasciando emergere soggettività nuove, sia per genere che per generazione, che possano ristabilire quella relazione di rappresentatività andata smarrita.

L’Anpi chiede di tenere come ‘stella polare’ quel modello, e di provare a progettare un rinnovamento rilevante, partendo, per la nostra Regione, dalla riscrittura di un progetto politico che ci sembra necessario debba partire dai valori costituzionali fondamentali: il lavoro su tutti, e l’uguaglianza. Occorrerà riprendere il percorso di recupero dei beni comuni, difendere il diritto alla salute e il diritto allo studio, occorrerà dare spazio a politiche inclusive e di accoglienza di nuove cittadinanze, occorrerà rafforzare le scelte a tutela dell’ambiente e a recupero degli sprechi ambientali che possono essere stati compiuti. Occorrerà difendere i diritti civili, senza cadere nella trappola identitaria e senza contrapporli ai diritti sociali. Sarà sufficiente muoversi nel solco dei valori della Costituzione e non solo nel rispetto formale dei suoi principi.

Solo a fronte di un programma costituzionalmente orientato e politicamente condiviso, sarà possibile rappresentare quel soggetto sociale nuovo che si sta raccogliendo nelle piazze e che non obbedisce, né obbedirebbe, a logiche di partito.

Se la politica non sarà in grado di rispondere a questa sfida, riconducendo bisogni concreti a concreti programmi, e ricomponendo il quadro di tutte le forze democratiche e antifasciste, dovrà anche assumersi la responsabilità di una possibile sconfitta, sapendo che in tal caso non avranno perso i partiti: avremo perso tutte e tutti noi, cittadine e cittadini toscani. Avranno perso, soprattutto, i cittadini economicamente e socialmente più deboli, avranno perso coloro che stanno attendendo il riconoscimento di diritti sostanziali e formali, avremo perso tutti noi che teniamo alla difesa dell’identità antifascista delle nostre città e dei nostri territori.

C’è ancora tempo per scongiurare l’ascesa della destra revanscista: occorre una mossa di buona volontà e un impegno all’elaborazione comune e condivisa, in modo da avvicinarsi alla competizione elettorale accumulando un potenziale di trascinamento e di recupero alla politica di quei tanti che se ne sono allontanati, e di quei tanti che non ci hanno mai creduto: si vince allargando il cerchio del protagonismo politico, non invocando la delega; si vince per essere migliori, e non i meno peggio; si vince per quello che si vuole essere, non solo per quello che si può essere stati; si vince se uniti nei valori condivisi della Costituzione nata dalla Resistenza.
Comitati provinciali Anpi della Toscana

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Cena per commemorare marcia su Roma, polemiche nel Grossetano

Cena per commemorare marcia su Roma, polemiche nel Grossetano

Una bandiera con l’immagine di Benito Mussolini affiancato dai fasci littori e sotto il tricolore, tutto sistemato su un pannello divisorio in un locale di Castel del Piano sull’Amiata in provincia di Grosseto, per una cena di “commemorazione della Marcia su Roma” svoltasi il 28 ottobre scorso, in occasione del 97/o anniversario. A riferirlo su Fb, con tanto di foto sulla ‘scenografia’ nel ristorante, Federico Badini, segretario dell’unione comunale del Pd del paese amiatino.

La foto postata sui social da Badini

“Non è semplicemente una vergogna, è qualcosa di più grave che ancora oggi qualcuno pensi di dover ‘festeggiare’ l’inizio del ventennio più buio della storia d’Italia”, commenta Badini che parla di “onta per un paese come Castel del Piano, dove la nostra sezione porta il nome di un partigiano ucciso dai fascisti e dove la comunità non ha bisogno dell’odio e dell’intolleranza fascista”.  L’esponente del Pd vuole anche risposte. Afferma che alla cena avrebbero “partecipato esponenti della Lega, ma anche di Forza Italia e rappresentanti della destra provinciale. Qualora ne fosse confermata la presenza, è un ulteriore elemento per chiedere le dimissioni di quegli amministratori locali che hanno fieramente partecipato”.
Parole di condanna per la commemorazione sono state espresse dal segretario provinciale del Pd Giacomo Termine, che parla di “iniziativa vile” e di “vergogna”, e dalla sezione Amiata dell’Anpi attraverso Carlo Balducci. Secondo quest’ultimo non è stata “una manifestazione goliardica o un ritrovo di nostalgici” ma “un fatto politico grave e preoccupante, da condannare senza appello, di fronte al quale chiediamo con forza che le autorità preposte si attivino immediatamente per verificare se si è prodotto un reato, per perseguire i responsabili in base alle leggi vigenti. Basta sfregi alla nostra memoria”.

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Morto Dario Del Sordo, il partigiano ‘Fischio’

Morto Dario Del Sordo, il partigiano ‘Fischio’

Empoli, nella serata di ieri, all’età di 90 anni, se n’è andato Dario Del Sordo, partigiano e cavaliere al merito della Repubblica italiana nominato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Del Sordo, che aveva come nome di battaglia ‘Fischio’, fu uno dei 500 volontari che il 13 febbraio 1945 lasciarono Empoli per contribuire alla Liberazione. Allora quindicenne, aveva combattuto come partigiano nella 23esima Brigata Garibaldi ‘Guido Boscaglia’ tra Siena, Grosseto e Volterra. Nel dopoguerra una ventennale carriera nella guardia di finanza, che gli consegnò la Croce d’argento al merito per il servizio.

Del Sordo è stato presidente per 29 anni della Toscana Atletica Empoli con incarichi anche nell’Empoli Giovani, la società di scuola calcio legata al club cittadino, oggi militante in serie B. Nel 2008, per il suo impegno sportivo, ha ricevuto la Stella d’oro al merito, massimo riconoscimento nazionale del Coni, di cui è stato per venti anni fiduciario per la zona dell’Empolese.

Cordoglio dell’Ampi di Empoli, per la scomparsa di Del Sordo. Domani l’ultimo saluto al partigiano Fischio presso la cappella del commiato dell’ospedale di Empoli, che sarà poi sepolto nel cimitero di Fontanella.

“È un risveglio molto amaro quello di stamani – spiega l’Anpi empolese in una nota -. Ieri sera ci ha lasciati Dario Del Sordo, il partigiano Fischio, presidente onorario della nostra sezione. È quasi superfluo dire chi era. Dario fa parte di quella nostra migliore gioventù che da Empoli partì per la guerra di Liberazione nazionale dal nazifascismo. Appena quindicenne, si unì ad altri 530 volontari che il 13 febbraio 1945 partirono da piazza del Popolo”.

Ai giovani, prosegue l’associazione partigiani, “ripeteva in maniera ossessiva ‘studiate, mi raccomando studiate’. Quando il 17 gennaio 2018 a Empoli fu conferita la medaglia d’oro al merito civile, Dario dal palco disse: ‘Essere partigiano mi ha fatto diventare uomo, perché ero un ragazzo di 15 anni quando sono partito. È un orgoglio scoprire che la nostra città ha ottenuto questa medaglia’. Con lui se ne va un pezzo importante della storia empolese, ma quello che ha fatto per la città non morirà mai”.

Cordoglio anche dal Pd dell’Empolese Valdelsa: “Questo 2019 è un anno triste, se ne sono andati tanti uomini e donne dai quali abbiamo imparato tanto – sottolinea in una nota Jacopo Mazzantini a nome del partito -. Prima Silvano Sarti, Liliana Pacini e Ugo Morchi, adesso dobbiamo salutare il nostro Dario Del Sordo. Quando se ne va un partigiano il dolore è doppio, perché muore l’uomo che ha lottato per la libertà, che ha tenacemente raccontato la crudeltà della guerra e combattuto contro le ingiustizie e atrocità del fascismo, ma se ne va anche l’amico che avresti sempre voluto accanto. Grazie Dario per quello che hai fatto per ciò che ci lasci in eredità”.

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Migliaia al corteo per i Curdi, tafferugli con la polizia a SMN

Migliaia al corteo per i Curdi, tafferugli con la polizia a SMN

Firenze, circa 5000 persone hanno sfilato in corteo in occasione della manifestazione regionale a sostegno del Popolo Curdo, contro l’aggressione della Turchia nel nord della Siria.

Il corteo partito nel pomeriggio da Piazza Santa Maria Novella, indetto dall’Assemblea toscana per il Kurdistan, ha visto la partecipazione di numerose realtà e sigle, dai centri sociali alla comunità turca passando per l’Anpi, la Cgil, forze di sinistra e anche istituzioni.

Presente infatti il presidente del Consiglio toscano Eugenio Giani che ha annunciato che l’Assemblea regionale approverà “una mozione che esprime solidarietà e propone di sottoscrivere un legato di amicizia con i popoli curdi. Stiamo prendendo in considerazione l’idea che una volta approvato il legato di amicizia qualcuno di noi vada a portarlo direttamente a Kobane”.

In corteo anche i genitori di Lorenzo Orsetti, il 33enne fiorentino ucciso il 18 marzo dall’Isis mentre militava come volontario con le milizie curde in Rojava, a cui è stato dedicato uno striscione e un momento di ricordo al passaggio della manifestazione in San Lorenzo.

In serata però, alla fine della manifestazione, momenti di tensione con la Polizia, si sono verificati in Piazza della Stazione, quando qualche centinaio di partecipanti, indicati come appartenenti a vari Collettivi, che avevano preso parte hanno dato vita a un corteo improvvisato, cercando di entrare nella stazione ferroviaria di Santa Maria Novella per continuare la protesta.

Questa ultima azione è stata però fisicamente impedita dalla Polizia di Stato che prima ha impedito ai manifestanti di entrare in stazione schierandosi agli ingressi, ed arrivando a fare anche qualche “carica di alleggerimento”  dopo che i manifestanti avevano bloccato i binari della tramvia all’esterno della stazione.

Quel che restava del corteo ha poi ripiegato in piazza Santa Maria Novella, dove prima di scioglierlo i manifestanti hanno annunciato per martedì prossimo, 22 ottobre, un presidio in piazza San Marco davanti al rettorato, in occasione della riunione del Senato accademico, per chiedere che l’Università interrompa i rapporti con Leonardo spa (ex Finmeccanica). Proprio ieri infatti, c’era stato un presidio di protesta davanti allo stabilimento di Leonardo a Campi Bisenzio, comune alle porte di Firenze, per chiedere lo stop dell’export di armi alla Turchia.

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Livorno: Cgil e Anpi appello contro destra al ballottaggio

Livorno: Cgil e Anpi appello contro destra al ballottaggio

Sbarrare la strada a una destra pericolosa, reazionaria e illiberale, “è un dovere etico e politico”.

E’ l’appello agli elettori e ai militanti di forze politiche, movimenti, liste civiche, “e a quanti si riconoscono nei valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e nei principi fondativi della nostra Carta Costituzionale a votare e far votare, in occasione dei ballottaggi del 9 giugno, le candidate sindaco e i candidati sindaco della provincia di Livorno che da sempre si riconoscono in questi principi”. A lanciarlo sono Anpi, Anppia, Arci e Cgil della provincia di Livorno. In una nota le associazioni e il sindacato ricordano le difficoltà spesso registrate anche con giunte di sinistra, e per questo, spiegano “ai sindaci eletti chiederemo che si apra una nuova stagione di confronto e partecipazione dei cittadini, vigileremo perchè le scelte che si vengono a compiere nelle amministrazioni trovino il più ampio coinvolgimento delle comunità locali”. Ma il 9 giugno, quando oltre che a Livorno si voterà per il ballottaggio a Piombino, Cecina, Rosignano Marittimo e Collesalvetti, la scelta non può essere che per i candidati, concludono, che si oppongono alla destra.

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