Notti dell’archeologia 2016

A luglio quattro appuntamenti tra Palazzo Vecchio e Museo Bardini 

Arriva l’edizione 2016 de le “Notti dell’Archeologia”, l’iniziativa promossa dalla Regione Toscana a partire dal 2000 e ideata per promuovere e valorizzare il patrimonio archeologico regionale,  ormai attesa dagli operatori di settore e dal pubblico. Anche quest’anno i Musei Civici Fiorentini e l’Associazione Mus.e aderiscono alla rassegna, proponendo due attività per giovani e adulti in quattro diverse date, che si svolgeranno presso gli scavi archeologici del Museo di Palazzo Vecchio e presso il Museo Stefano Bardini.
Inoltre dal 1 luglio le statue di Pothos, Hermes, Apollo e Bacco, opere del I-II sec. d.C., torneranno nel Salone dei Cinquecento dopo un anno di restauro, con un allestimento che permetterà di osservarle e conoscerle da vicino. Per l’accesso al Salone non è necessaria la prenotazione, è sufficiente il biglietto di ingresso del Museo di Palazzo Vecchio.
Tutti gli appuntamenti delle Notti dell’Archeologia possono essere consultati sul sito della Regione.
Seguono i dettagli delle iniziative di Palazzo Vecchio e Museo Stefano Bardini. 

 

  • NEL VENTRE DI PALAZZO VECCHIO
    A Palazzo Vecchio soggiace uno straordinario percorso archeologico, che consente di entrarne nelle viscere e comprendere la storia millenaria che ne ha preceduto la costruzione: si comincia con l’antico teatro romano, costruito verso la fine del I secolo a.C. e ampliato in età adrianea, per proseguire con i secoli di spoglio e di interro e giungere alla ripresa medievale, età in cui prendono vita strade cittadine, palazzi signorili ed edifici privati. La visita condurrà il pubblico alla lettura della ricca e complessa stratigrafia archeologica rievocandone, secolo dopo secolo, i tratti salienti.
    Per chi: per giovani e adulti
    Dove: Museo di Palazzo Vecchio
    Quando: mercoledì 6 e mercoledì 20 luglio h20.30, h21.15 e h22.00
    Durata: 40’
    Costo: €2,00 cad. (residenti in città metropolitana) / 4,00 cad. (non residenti in città metropolitana)

 

  • UN INCREDIBILE NEGOZIO DI ANTICHITA’
    Il Museo Stefano Bardini, nato come straordinario luogo di esposizione delle opere dell’antiquario Stefano Bardini e destinato a rapire collezionisti e amatori di tutto il mondo, esercita tuttora un grande fascino sul pubblico: sale seducenti, nelle quali i pezzi diventano protagonisti e raccontano al meglio la propria storia, seppure di reimpiego o di reinvenzione. Fra questi numerose antichità, che la visita consentirà di individuare e apprezzare: colonne e capitelli, urne, sarcofagi, frammenti classici e reperti altomedievali, fino alla monumentale vasca in porfido di età romana.
    Per chi: per giovani e adulti
    Dove: Museo Stefano Bardini
    Quando: mercoledì 13 e mercoledì 27 luglio h21 e h22
    Durata: 50’
    Costo: €2,00 cad. (residenti in città metropolitana) / 4,00 cad. (non residenti in città metropolitana)

 

  • MARMI ANTICHI IN PALAZZO VECCHIO: LE STATUE DEL SALONE DEI CINQUECENTO RESTAURATE
    Museo di Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, dal 1° luglio al 2 ottobre 2016
    Dopo oltre un anno di restauro, tornano visibili le monumentali statue antiche di Apollo, Pothos, Bacco e Hermes (I-II sec. d.C.) che dalla fine del Settecento ornano le nicchie del prospetto meridionale del Salone dei Cinquecento. Un allestimento temporaneo consente di ripercorrerne la storia, di ammirarle da vicino e da ogni lato e di apprezzare i risultati del restauro e le scoperte compiute in corso d’opera, prima che vengano ricollocate al loro posto, a quasi tre metri di altezza. Gli affascinanti particolari del retro e dei fianchi delle sculture, nascosti dalla collocazione entro nicchie sia in Palazzo Vecchio che precedentemente nella Villa Medici a Roma, finora non erano mai stati esaminati e documentati. La visione che oggi ne viene proposta è un’assoluta novità.
    Per chi: tutti
    Dove: Museo di Palazzo Vecchio
    Quando: orario estivo di apertura al pubblico del Salone dei 500
    Durata: libera
    Costo: biglietto del museo

Giornata dell’archeologia, del patrimonio e del restauro

Visite gratuite per famiglie alla mostra di Tosi per la “Giornata dell’archeologia,del patrimonio e del restauro” .Domenica 7 dicembre 2014, in occasione della “Giornata Nazionale dell’archeologia, del patrimonio artistico e del restauro” promossa dal MiBACT, la Sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino e la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, propongono due visite per famiglie alla mostra “Omaggio al maestro Piero Tosi. L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”.

http://www.polomuseale.firenze.it/areastampa/files/546b1213296445380e000099/Locandina%20per%20il%207%20dicembre.jpgL’occasione offrirà la possibilità di partecipare a un percorso alla scoperta degli abiti creati per attori di cinema e teatro dalle abili mani di Piero Tosi, costumista, artista e poeta che con la sua arte riuscì a “vestire i sogni”. Per questa iniziativa si ringrazia la Fondazione sistema Toscana-Mediateca per la gentile collaborazione.
Queste le specifiche degli appuntamenti: le visite si terranno alle ore 10.30 e alle ore 11.45 con accompagnamento didattico gratuito con l’ausilio del personale interno; l’ingresso è con il biglietto d’accesso alla Galleria del Costume. Gli adulti usufruiranno della gratuità del biglietto, grazie alla coincidenza con la prima domenica del mese, giorno di ingresso gratuito in tutti i luoghi della cultura statali. Si ricorda che per i minori l’ingresso è sempre gratuito.
Prenotazione obbligatoria a partire da mercoledì 19 novembre presso: Sezione Didattica, via della Ninna 5, tel. 055-284272 – didattica@polomuseale.firenze.it in orario d’ufficio, ore 9-13. Non verranno accettate prenotazioni (sia telefoniche, sia attraverso mail) arrivate fuori dai termini indicati.  Per ogni visita è previsto un numero massimo di 15 bambini.

Estate Fiesolana numero 67

Estate Fiesolana numero 67. La 67esima edizione  dell’Estate Fiesolana – il cui cartellone si sviluppa dal 16 giugno al 24 luglio, per protrarsi fino al 2 agosto con un’ultima ospitalità – è un’edizione di gradite conferme e grandi novità. La rassegna che ha come suo fulcro il Teatro Romano di Fiesole continua a caratterizzarsi per il dialogo, aperto oramai da anni, tra classico e contemporaneo, con particolare predilezione per la contaminazione tra i generi all’insegna della qualità. Nella musica, il programma di questa edizione si arricchisce del ritorno della produzione operistica. Si parlerà di opera a tutto tondo, con una proposta che spazia dal repertorio classico, passando per una produzione contemporanea rivolta ai più giovani, fino ad una vera e propria opera rock.

La partecipazione della Scuola di Musica di Fiesole al cartellone dell’Estate Fiesolana 2014 ben rappresenta le sue multiformi attività: da un lato l’eccellenza dei risultati formativi raggiunti dall’Orchestra Giovanile Italiana, dall’altro la diffusione della musica presso i piccoli, con progetti mirati a coniugare il divertimento con la conoscenza del meraviglioso patrimonio artistico che la musica rappresenta. Ecco dunque da una parte la prima nazionale de La clemenza di Tito (11 e 12 luglio), ultima opera del catalogo mozartiano. Frutto della collaborazione con l’Universität Mozarteum Salzburg, questo progetto vede gli austriaci responsabili del cast vocale, delle scene e della regia (firmata da Eike Gramss), mentre la parte orchestrale è affidata all’Orchestra Giovanile Italiana, sotto la direzione di Josef Wallnig. Spassosa e nello stesso tempo formativa è poi la proposta di Opera Bestiale, scherzo musicale per cinque cantanti e pianoforte (17 giugno). Testo, musica e regia sono di Aldo Tarabella, che mette la sua fantasia e competenza al servizio della divulgazione musicale per i bambini. Famose arie, tratte dal repertorio lirico italiano e non solo, fanno da cornice ad una godibile storia i cui personaggi – gli animali/cantanti interpretati dagli allievi delle classi di canto della Scuola – riproducono i caratteri dei tipi consacrati dall’opera buffa. I costumi sono disegnati da Francesco Tullio Altan.
Per quel che concerne il jazz, il cartellone 2014 di Music Pool – Vivere Jazz propone una serie di appuntamenti di grande rilievo: l’apertura è affidata al nuovo progetto musicale di Pat Metheny, l’Unity Group con musicisti del calibro di Chris Potter o Antonio Sanchez (16 giugno). A seguire il più straordinario gruppo africano, i maliani Amadou & Mariam (26 giugno), acclamati ambasciatori nel mondo della musica del loro Paese. E non da meno Paolo Fresu con il suo quintetto in una serata contrassegnata da numerosi ospiti (18 luglio).
Il ritorno del festival all’opera era occasione troppo ghiotta per non collegarla al percorso che da anni la NEM – Nuovi Eventi Musicali porta avanti con l’Estate Fiesolana. Produzioni, giovani, qualità nel segno della creazione del repertorio del futuro, che dovrà per forza comprendere la cosiddetta musica rock, o prog, o pop che sia. Ecco che la scelta è ricaduta su una delle opere rock che hanno fatto storia: Tommy – The Who (24 luglio). Cristina Donà ne sarà ospite speciale. Per seguire invece l’altro filone programmatico di questi anni (la grande classica con forti contenuti di innovazione e legami con la musica e la cultura dei nostri tempi) NEM propone il progetto Do ut Des (30 giugno), dove il Quartetto Klimt, una delle migliori formazioni da camera del nostro Paese, si cimenterà con Schumann. Ma non finisce qui: oltre al concerto vero e proprio, una messa in scena presso la biglietteria suggerirà al pubblico una riflessione su cosa vuol dire ai nostri tempi “dare” qualcosa alla cultura, “ricevere” qualcosa dalla cultura.
Un nuovo viaggio nel teatro d’autore è quello in cui ci accompagna il Teatro Solare, con le sue Alchimie. Confermata la presenza di Marta Cuscunà, con un nuovo capitolo della sua ricerca sulle “resistenze femminili” – La semplicità ingannata (16 luglio) – a fianco di due novità: Leopardi Shock della realtà torinese indipendente Teatro della Caduta (15 luglio), con la vulcanica interpretazione dell’attrice Lorena Senestro, e Una tazza di mare in tempesta (17 e 18 luglio), allestimento delicato e sorprendente del Moby Dick di Melville che vede Roberto Abbiati accogliere 20 spettatori all’interno della stiva di una nave in miniatura.
Il Premio Fiesole Maestri del cinema porterà al Teatro Romano un altro grande protagonista, che il pubblico potrà incontrare. E come di consueto alla serata di premiazione seguirà una preziosa retrospettiva di pellicole: il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani sta lavorando dentro e fuori i confini nazionali alla ricerca del nuovo nome.
Arricchiscono il cartellone della 67esima Estate Fiesolana due concerti di forte richiamo: gli Eels di Mr. E, direttamente dagli anni Novanta (17 luglio), e Pippo Pollina, tra vecchi e nuovi successi (2 agosto). Restando in tema musicale, le corde del X Festival Internazionale Chitarrae incrociano la propria strada con Fiesole, regalando il concerto Orient Express del Take Four Guitar Quartet (29 luglio), mentre il Coro Desiderio da Settignano ha scelto il Teatro Romano per festeggiare i suoi 25 anni di attività con una prestigiosa esecuzione che vede sul podio la carismatica fondatrice Johanna Knauf (28 giugno). Sul territorio ha lavorato con dedizione Claudio Ascoli con i suoi Chille de la balanza: sua la regia dello spettacolo di storytelling La terra, il colore – Storie fiesolane incentrato su due fiesolani molto particolari, che con le loro piccole storie hanno contribuito alla Storia (23 giugno). Lo spettacolo sarà preceduto da un happening in piazza Mino sabato 21 alle 10 di mattina.
E l’Estate Fiesolana dedica uno sguardo anche all’arte ed alla storia. Tra gli eventi di quest’anno figura infatti la mostra Fiesole e i Longobardi organizzata in occasione del centenario del Museo Civico Archeologico di Fiesole dai Musei di Fiesole in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Orecchini, collane, antiche spade, lance, frecce, scudi ed altre armi – provenienti da trenta tombe longobarde del settimo secolo dopo Cristo scoperte nell’ultima vasta campagna di scavi nell’Area Garibaldi – saranno esposte per le prima volta proprio in occasione dell’esposizione in programma da aprile a ottobre.

Fiesole e i Longobardi

Fiesole e i Longobardi  è la mostra che,dal 9 aprile al 30 ottobre 2014,sarà ospitata dal Museo Archeologico di Fiesole nell’anno del suo centenario.L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, vede esposti per la prima volta i corredi funerari longobardi rinvenuti nel corso degli scavi condotti dalla stessa Soprintendenza nell’Area Garibaldi a Fiesole.

Le scoperte di questi ultimi anni hanno, infatti, portato Fiesole alla ribalta dell’archeologia longobarda: qui è stato scoperto un esteso insediamento fortificato – al momento più di 40 le sepolture rinvenute che, se sommate a quelle già note, portano a più di cento le tombe portate alla luce dalla fine dell’Ottocento – di grande importanza strategica nel controllo delle vie di transito dell’Italia centrale e assolutamente dominante sulla Firenze del periodo. Proprio per l’importanza di Fiesole nella storia longobarda, nel contesto della mostra è prevista anche una giornata di studio per aggiornare lo stato dell’arte dell’archeologia longobarda in Toscana e, più diffusamente in Italia, data la consistenza di quanto finora rinvenuto.

Scavi archeologici sotto gli Uffizi

Scavi archeologici sotto gli Uffizi. Nell’ambito del progetto Nuovi Uffizi, proseguono i lavori nell’area sottostante il salone di lettura della Biblioteca degli Uffizi, attigua a Piazza del Grano, che vedono impegnate ben tre soprintendenze (Polo Museale, Beni architettonici e Beni archeologici). Negli ultimi mesi sono emerse numerose novità sia di tipo archeologico, sia antropologico, relative a un cimitero risalente al V-VI secolo d.C. nel quale è stata individuata una sessantina di scheletri.

Nell’ambito dei lavori nel complesso monumentale degli Uffizi, sono emerse numerose testimonianze relative a varie fasi della storia di questa porzione della città, dall’età tardo romana fino all’impianto architettonico vasariano della seconda metà del XVI secolo.
Il rinvenimento, in tutti i saggi in profondità realizzati nel corso delle varie campagne, di limi e sabbie fluviali è indizio di come quest’area, a sud del circuito murario romano, fosse periodicamente occupata dal fiume che vi depositava i sedimenti.
Da quanto emerge dalle indagini fino ad oggi condotte sono state rinvenute soltanto tracce di frequentazioni sporadiche pertinenti ad attività di scarico, come testimoniato dal rinvenimento di accumuli di materiali edilizi e lapidei relativi alla fase di ampliamento urbano della fine del I – inizi II secolo d.C.
Questa frequentazione, verosimilmente legata alle fasi di “secca” dell’Arno e caratterizzata da scarichi di materiali di risulta, si interrompe nel momento in cui l’area viene utilizzata come necropoli (inizi V – metà VI secolo). L’arco temporale deve essere meglio inquadrato a seguito di approfondimenti di studio e di analisi.
La collocazione del cimitero sopra un rilievo nei pressi del fiume, in una zona comunque oggetto di inondazione nelle fasi di maggiore portata, e la posizione, talvolta scomposta, degli inumati deposti affiancati testa-piedi, sono chiari indizi di inumazioni realizzate in fretta probabilmente in concomitanza con l’insorgenza di un’epidemia.
Altri elementi che concorrono a rendere realistica l’ipotesi dell’epidemia sono la vicinanza delle fosse tra loro e l’orientamento non omogeneo degli inumati, indizi di un’attività cimiteriale concentrata in un arco temporale molto limitato e tesa al massimo sfruttamento dello spazio disponibile per le sepolture.
Appare verosimile che l’evento drammatico che ha determinato la realizzazione di questo cimitero d’emergenza sia da collocare nella stagione calda, quando il fiume in secca si ritirava nella parte sud dell’alveo rendendo praticabile il suolo formato dai suoi sedimenti, depositati durante le fasi di piena invernale in sponda destra.
Le indagini antropologiche, palinologiche e paleobotaniche intraprese col rinvenimento della necropoli potranno fare luce sulle reali cause della ‘moria’ e sugli aspetti socio ambientali di questo ampio campione di popolazione.
Nei secoli successivi l’area, persa oramai la memoria del cimitero, viene nuovamente utilizzata come zona di scarico dei materiali di risulta. La stratigrafia archeologica soprastante le sepolture risulta, infatti, essere un articolato e massiccio accumulo di materiali di riporto la cui formazione data a partire dal VII fino al XII-XIII secolo.
Tra XII e XIII secolo l’area, a seguito della necessità di nuovi spazi, viene edificata ed urbanizzata. Riferibile alla fase basso medievale, nell’ambito della zona interessata dalle sepolture, sono alcune fondazioni murarie e soprattutto pozzi di smaltimento per liquami e acque reflue pertinenti ai cortili retrostanti edifici residenziali individuati nello scavo degli scantinati degli Uffizi di Levante.
Con l’intervento vasariano il quartiere medievale viene in gran parte sventrato per far posto al nuovo corpo di fabbrica destinato ad accogliere le Magistrature Granducali.
Dagli scavi archeologici nell’area di Levante degli Uffizi è emerso un documento eccezionale: la fotografia istantanea di una catastrofe di proporzioni immani che ha colpito Firenze in età altomedievale. Una catastrofe che ha sicuramente contribuito al noto lungo periodo di decadenza della città e alla sua quasi scomparsa dalla storia, ma forse anche da sola sarebbe sufficiente a spiegarlo.
Quella che oggi è visibile è solo una piccola porzione di un’area cimiteriale vasta, costituita da numerose tombe a fossa multiple, stipate una accanto all’altra. In ognuna di esse i defunti furono deposti pressoché simultaneamente, o in un brevissimo arco temporale.
Questa tipologia di inumazione è spesso la testimonianza di avvenimenti disastrosi per la popolazione, come un massacro o un’epidemia. Le fosse comuni, che ospitavano ognuna almeno quattro–cinque cadaveri ma anche più di dieci, e scavate dovunque vi fosse spazio disponibile, esprimono la necessità di seppellire rapidamente ogni giorno un gran numero di morti.
Anche la posizione e la disposizione dei defunti all’interno delle fosse attestano inequivocabilmente una situazione di emergenza.
Si osservano infatti caratteristiche di sepoltura frettolosa, spesso senza atti di composizione del cadavere in atteggiamento rituale; sembra piuttosto che i defunti siano stati, se non proprio buttati giù, calati e sistemati di taglio, uno accanto all’altro, con il solo obiettivo di occupare meno spazio possibile. Una caratteristica peculiare di questa necropoli è l’orientamento cranio-caudale alternato dei corpi, sempre allo scopo di guadagnare spazio. I bambini venivano in genere incastrati nei ristretti spazi liberi tra gli adulti.
Esclusa l’ipotesi di un eccidio collegabile con le varie invasioni barbariche per l’assenza di traumi mortali da ferita e per l’aspetto delle giaciture (più fosse comuni a luogo di una sola fossa) ed esclusa la morte per fame in fase d’assedio o per malattie lungo decorso, rimane solo la possibilità di una moria imponente e rapida, quale si verifica nel corso di un’epidemia ad alto contagio e ad evoluzione acuta e mortale, come ad esempio la peste, il colera, la dissenteria, l’influenza.
La cronologia della necropoli, una volta precisata con i criteri archeologici e attraverso la datazione assoluta con il Radiocarbonio, potrebbe risultare compatibile con quella della Peste giustinianea. In questo caso di apre una prospettiva intrigante: identificare l’agente patogeno responsabile della Peste (Yersinia pestis) da ossa o denti.
A questo proposito, siamo già in contatto con un laboratorio di paleogenetica dell’Università di Mainz, dove un’equipe svolge una ricerca specializzata in questo campo.
Ma a parte l’epidemia e le sue cause, che pure è il tema di maggiore interesse per gli studiosi e per il pubblico, questo gruppo di una sessantina di scheletri è per noi antropologi di estrema importanza scientifica perché rappresenta un campione di dimensioni notevoli della popolazione fiorentina tra tardo antico e altomedievo. Finora avevamo a disposizione solo piccoli nuclei racimolati da altri scavi urbani di modesta ampiezza realizzati nel corso degli anni a seguito di lavori urbanistici in diverse zone della città. Invece adesso disponiamo di un campione consistente che permette di disegnare un quadro della popolazione fiorentina e delle sue condizioni di vita, di salute, di alimentazione, di attività lavorative.