Manifesta a Palermo, 4° puntata

Manifesta a Palermo, 4° puntata

Continuando il racconto di come Manifesta 12 coinvolga Palermo, dopo i palazzi nobiliari e privati della puntata precedente adesso andiamo per luoghi pubblici: e il primo deve essere il Giardino Botanico, cuore pulsante di tutta la biennale, nonché luogo primigenio dove è sbocciata (eh si) l’idea originaria.

 

L’Orto Botanico è gestito dall’università ed è normalmente sempre aperto, anche senza Manifesta. E’ un posto meraviglioso, pieno di piante, alberi, fiori, serre e angoli incantevoli.

E non serve essere botanici per capire quanto sia bello. Adesso ospita i lavori di 8 artisti diversi, tra i quali c’è anche il fiorentino Leone Contini, che con Foreign farmers ha costruito un orto basato sulle coltivazioni avviate dalle diverse comunità di migranti in Italia: dai contadini cinesi in Toscana a quelli bengalesi vicino a Palermo.

Un altro luogo emblematico aperto per Manifesta è la Casa del Mutilato, perfetto esemplare di architettura fascista (è targato 1939), una sorta di gelidissimo sacrario dalle forme iper-razionaliste.

Normalmente chiuso e non visitabile adesso ospita un lavoro molto interessante di Cristina Lucas, Unending Lightning.

Si tratta di una video istallazione a tre canali che elenca e mostra tutti i bombardamenti aerei che hanno avuto luogo in aree civili da quando l’uomo ha realizzato il sogno di volare. Questo avvenne nel 1903. Il primo bombardamento è di soli sei anni dopo.  Che brutta bestia, l’uomo.

Il lavoro è completato da un ricamo di una sorta di cartina europea di tutti i luoghi bombardati, e dalla possibilità di controllare su un grande database le informazioni su chi ha ucciso chi, dove, quando. Il tutto è molto potente ed insieme agghiacciante, perfettamente installato in un luogo pomposamente dedicato proprio alla guerra.

Manifesta ci porta anche nel cuore dell’Archivio di Stato: cioè nella Sala delle Capriate, per la quale i Masbedo (Niccolò Massazza e Iacopo Bedogni) hanno creato Protocol no.90/6, una istallazione video site-specific.

Il lavoro è ispirato a un faldone di documenti ritrovato in loco. Questo faldone redatto dai carabinieri di Petralia Sottana nel 1956 – puro Sciascia! –  dettagliava denunce ad artisti, registi, scrittori e giornalisti, ed è stato dai Masbedo collegato alle vicissitudini patite dal regista Vittorio De Seta, più volte nella sua carriera spiato e sospettato di essere simpatizzante comunista. Dunque, un grandissimo schermo a led in fondo all’enorme sala mostra un pupo, costruito e animato dal celebre puparo palermitano Mimmo Cuticchio, che ci guarda, muovendosi silente e attonito. Come attoniti rimaniamo noi visitatori che penetriamo in questo luogo, davvero – come scrivono i Masbedo – “di assoluto mistero e silenzio deputato alla conservazione di una memoria non organizzabile, un archivio accatastato secondo le non regole del tempo e del caso. Migliaia e migliaia di documenti non catalogati che il tempo ha trasformato in materia stratificata, fossili di carta, polvere e inchiostro rattrappito.”

Manifesta 12 ci fa ragionare anche sul valore della memoria e sui limiti del controllo, della censura, e del potere.

 

Margherita Abbozzo (4, continua).  Tutte le fotografie sono mie.

Info su Manifesta 12 qui 

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