San Valentino sulla Torre di Arnolfo

San Valentino sulla Torre di Arnolfo. In occasione della festa di San Valentino i Musei Civici Fiorentini e l’Associazione MUS.E, in collaborazione con la Caffetteria del Museo di Palazzo Vecchio, propongono un evento speciale per tutte le coppie: al costo di €14,00 sarà possibile visitare in esclusiva il camminamento di ronda e la torre di Palazzo Vecchio per comprendere la storia del nucleo medievale dell’edificio, godere di una meravigliosa vista sulla città e brindare in cima. Sulla sommità della Torre sarà infatti proposto un elegante brindisi con vista su Firenze.
San Valentino sulla torre di Arnolfo

Dove: accesso esclusivo alla Torre di Palazzo Vecchio con brindisi in cima alla torre.Quando: 14 febbraio 2014 dalle h18.30 alle h20.30 (ultimo accesso gruppi h20.00) Costo: €14,00 Posti limitati – massimo 35 persone per gruppo, prenotazione obbligatoria

Il Duomo

Il Duomo o S.Maria del Fiore, la cui costruzione fu iniziata da Arnolfo di Cambio l’8 settembre 1296, è la quarta chiesa del mondo (dopo S.Pietro a  Roma, S.Paolo a Londra e il Duomo di Milano). Secondo alcuni studiosi il progetto di Arnolfo era notevolmente diverso dalla struttura attuale della chiesa, ma i muri perimetrali sono sicuramente quelli del progetto iniziale. Alla morte di Arnolfo, avvenuta intorno al 1310, i lavori subirono un rallentamento, per riprendere decisamente nel 1331 quando i magistrati dell’Arte della Lana si assunsero la cura della costruzione. Nel 1334 fu nominato capomastro dell’Opera Giotto che si occupò prevalentemente della costruzione del campanile, e morì tre anni dopo. I lavori proseguirono fra interruzioni e riprese fino a quando, in seguito al concorso bandito nel 1367, fu accettato il modello definitivo della chiesa proposto da quattro architetti e quattro pittori. Nel 1378 fu conclusa la volta della navata mediana, e nel 1380 vennero terminate le navate minori. Tra il 1380 ed il 1421 furono costruite le tribune e forse anche il tamburo della cupola. La cupola ottagonale, costituita da due calotte di forma ogivale tra loro collegate, fu compiuta nel 1434 secondo il progetto di Filippo Brunelleschi, presentato ad un concorso nel 1418 ed accettato dopo molti contrasti nel 1420. Il tempio, dedicato a S. Maria del Fiore (il fiore alludeva alla città di Firenze), fu consacrato il 25 marzo del 1436.
Il Duomo rivela nelle sue parti notevoli diversità di stile a testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo di tempo trascorso fra la sua fondazione ed il completamento. All’esterno, nel disegno delle fiancate con le arcate cieche a tutto sesto, si trovano reminescenze romaniche. La struttura interna, con le grandi arcate e volte ogivali, è gotica, insieme alle finestre ed alle porte. La cupola è rinascimentale. La facciata, anche se riprende lo stile gotico, è ottocentesca. Sul fianco sinistro del Duomo si trova la porta della Mandorla, XV sec., la cui composizione architettonica e l’ornamentazione sono ancora di gusto gotico.
L’interno è a croce latina diviso in tre navate da pilastri polistili sostenenti arcate e volte ogivali a costoloni.
Di Paolo Uccello e di Andrea del Castagno sono gli affreschi posti sulla navata sinistra, raffiguranti due condottieri a cavallo. Le terrecotte sulle lunette delle porte delle due sagrestie sono di Luca della Robbia. Di Lorenzo Ghiberti il disegno della vetrata del rosone.

 

Chiesa di OrsanMichele

Le origini dell’edificio risalgono all’epoca longobarda, nell’VIII secolo, quando in questo luogo venne eretto l’oratorio di San Michele in Orto, citato per la prima volta nell’895 e abbattuto nel 1239. Al suo posto, verso il 1290, Arnolfo di Cambio costruì una loggia per la vendita del grano. Da luogo di mercato essa divenne presto luogo di devozione, poiché un’immagine della Vergine dipinta su un pilastro cominciò ad operare miracoli. Nel 1304, un incendio la danneggiò gravemente. Nel 1337, l’Arte della Seta commissionò agli architetti Neri di Fioravante, Benci di Cione e Francesco Talenti una nuova loggia che venne conclusa nel 1349. Nel frattempo, l’immagine della Vergine, ormai consunta, era stata sostituita dalla Madonna con il Bambino di Bernardo Daddi (1346), detta anche Madonna delle Grazie, tuttora in chiesa, davanti alla quale si tenevano giuramenti pubblici e privati. La devozione verso l’immagine si accrebbe, specie dopo che le vennero attribuite guarigioni prodigiose durante la terribile peste del 1348. Probabilmente concepito come un ex-voto, il monumentale altare in marmo, con Virtù e storie della Vergine a rilievo, fu commissionato un anno dopo la peste ad Andrea di Cione detto l’Orcagna e concluso solo nel 1359, quale degna cornice della Madonna delle Grazie. La loggia, ormai, non sembrava più un luogo consono al mercato, che fu trasferito altrove almeno dal 1357. Nel 1380 l’edificio – sin dal suo nascere luogo civico e nello stesso tempo luogo di culto mariano – venne sopraelevato di due piani, nei quali venne allestito il magazzino del grano, il cui uso è segnato ancora oggi dalle aperture ricavate nei pilastri, dalle quali veniva fatto scendere il frumento. Le dieci arcate della loggia vennero chiuse su progetto di Simone di Francesco Talenti, grazie a eleganti trifore in stile tardogotico e vetrate dipinte di Niccolò di Pietro Gerini con Storie e miracoli della Vergine (1395-1405). Conclusa nel 1404, la struttura venne dotata all’esterno di tabernacoli appartenenti alle Arti Maggiori (Mercatanti o Calimala, Giudici e Notai, Cambio, Lana, Vaiai e Pellicciai, Medici e Speziali, Seta), alle mediane (Beccai, Calzolai, Maestri di Pietra e Legname, Fabbri, Linaioli e Rigattieri) e in più l’Arte dei Corazzai e Spadai. Inoltre, il tabernacolo più importante al centro della facciata che dà su via de’ Calzaioli venne assegnato prima alla Parte Guelfa e poi al Tribunale di Mercatanzia. Tali istituzioni commissionarono per i loro tabernacoli sculture raffiguranti i propri santi protettori ai migliori artisti attivi a Firenze dai primi del Quattrocento (Nanni di Banco, Ghiberti, Donatello) fino all’inizio del Seicento (Giambologna). I protettori delle Arti, che si affacciano sui quattro lati dell’edificio, appaiono così i protettori della stessa chiesa di Orsanmichele. Queste statue sono in corso di progressivo restauro e vengono spostate nel piano superiore dell’edificio nell’ex-granaio, ora divenuto sede del Museo di Orsanmichele (accesso dal prospiciente palazzo dell’Arte della Lana), mentre al loro posto vengono collocate delle copie.

Nel museo manca il San Giorgio di Donatello (1417) del tabernacolo dei Corazzai e Spadai, trasferito al Museo del Bargello dal 1892 e sostituito da una copia in bronzo. Il San Ludovico dello stesso Donatello (1433), ora al Museo di Santa Croce fu sostituito dal gruppo con l’Incredulità di San Tommaso, capolavoro del Verrocchio (1467-1483), quando il tabernacolo passò al Tribunale di Mercatanzia. Le Arti che non ebbero il privilegio di possedere un tabernacolo all’esterno, ne ebbero uno all’interno della chiesa, ornato dell’immagine del proprio santo protettore. L’interno della chiesa mantiene pressoché intatto l’aspetto tardogotico attribuitole dalle decorazioni di fine Trecento; la pianta quadrangolare e la disposizione dei pilastri ricordano l’impianto originario a loggia. Ciò spiega la singolare collocazione dell’altare della Madonna delle Grazie non al centro, in corrispondenza di un altar maggiore, ma sulla destra. In fondo alla navata, a sinistra, si trova l’altare votivo di Sant’Anna edificato per ordine della Signoria nel 1379: qui si trova il gruppo marmoreo raffigurante Sant’Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo (1526 circa).