Arezzo: fiamme in ditta smaltimento rifiuti tecnologici

Arezzo: fiamme in ditta smaltimento rifiuti tecnologici

Notte di paura per un incendio che ha gravemente danneggiato l’azienda Raetech, specializzata nello smaltimento di rifiuti tecnologici, nella zona industriale tra Cesa e Foiano della Chiana (Arezzo). Non sono segnalati feriti e nessun intossicato tra quanti abitano nelle case vicine.

A scopo precauzionale il sindaco di Foiano Francesco Sonnati, che ha seguito sul posto le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco, ha comunque invitato, entro un raggio di un chilometro dall’azienda, a limitare la permanenza all’aperto allo stretto necessario e di tenere le finestre delle abitazioni e degli ambienti di lavoro chiuse per l’intera giornata.
Per domare le fiamme i vigili del fuoco sono intervenuti in forze, con sei mezzi. Sul posto anche i sanitari del 118, i carabinieri e Arpat.
Da chiarire le cause del rogo. La stessa azienda aveva subito un altro grave incendio nel luglio 2016.

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Stia: trattore con rimorchio cade da ponte su Arno

Stia: trattore con rimorchio cade da ponte su Arno

I vigili del fuoco del Comando di Arezzo e dei distaccamenti di Bibbiena e Pratovecchio sono intervenuti a Stia, Via Fiorentina, per un incidente stradale che ha coinvolto un trattore con rimorchio caduto dal ponte che attraversa l’Arno.

Dopo un volo di diversi metri il mezzo è finito sul greto del fiume e il conducente è stato preso in carico dal personale sanitario del 118, per il successivo trasporto in ospedale con Pegaso. La squadra VF ha provveduto poi al recupero del mezzo con una autogru’. Sul posto anche i Carabineri e personale ARPAT.
I vigili del fuoco hanno posizionato anche delle barriere di contenimento nell’acqua, per evitare che i liquidi fuoriusciti dal mezzo si propagassero lungo il fiume.

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Arpat: diminuiti servizi e personale, sindacati denunciano

Arpat: diminuiti servizi e personale, sindacati denunciano

Arpat sull’orlo del collasso: controlli su acque, emissioni in atmosfera e rifiuti calati dal 12 al 30%, personale diminuito del 17% (e con Quota 100 si perderanno altre professionalità senza sostituirle). La denuncia di Rsu e sindacati che proclamano lo Stato di agitazione: “Tutti si mobilitino per tutelare un soggetto fondamentale per garantire il diritto alla salute ed un futuro sostenibile ai cittadini toscani”

La RSU di ARPAT insieme a CGIL, CISL e UIL di categoria e con l’appoggio anche della RSA della dirigenza, ha dichiarato lo stato di agitazione di tutto il personale di comparto di ARPAT.
Nel corso degli ultimi anni più volte i sindacati hanno denunciato pubblicamente il progressivo deteriorarsi della situazione di ARPAT ed il pericolo che questo stato delle cose costituisce per l’ambiente della Toscana, per la salute dei suoi cittadini e anche per lo sviluppo economico che, per essere sostenibile, deve fondarsi sulla conoscenza dell’ambiente e delle sue dinamiche, la mission dell’Agenzia.

Oggi ARPAT è sull’orlo del collasso, a causa di un quadro nazionale incerto, ma soprattutto per politiche regionali miopi e scelte aziendali incomprensibili, che hanno determinato un progressivo depauperamento di risorse umane e strumentali e disastri sotto l’aspetto organizzativo ed operativo.

Da anni, in un contesto già difficile per le politiche nazionali di rigore verso le pubbliche amministrazioni, la Regione impone ad ARPAT ulteriori vincoli di bilancio, che hanno pesantemente inciso sulla spesa di personale e che ancora limitano la possibilità di assumere: tra 2010 e 2018 il personale è diminuito del 17% (da 771 a 637 dipendenti); nei prossimi mesi, anche per effetto di “Quota 100”, la situazione si aggraverà ulteriormente visto che, nell’impossibilità di garantire un adeguato turn-over, sarà inevitabile l’ulteriore perdita di professionalità e competenze indispensabili per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’Agenzia e continueremo ad assistere all’inesorabile incremento dell’età media dei lavoratori, già superiore ai 50 anni.

Critica è anche la carenza di dirigenti, il cui numero è ormai insufficiente per coprire la direzione di tutte le strutture e per garantire le funzioni tecnico-professionali caratteristiche della figura dirigenziale all’interno delle Agenzie di protezione ambientale.
Ogni anno il bilancio di ARPAT si chiude con attivi milionari che, magicamente, vanno a rimpolpare le casse della Regione invece di essere reinvestiti in attrezzature e nelle strutture, sempre più vetuste. I finanziamenti regionali, per giunta, diminuiscono (-4 milioni di euro negli ultimi 5 anni).
Senza un radicale cambiamento nelle politiche regionali, risulterà impossibile anche il mantenimento dell’attuale livello qualitativo e/o quantitativo delle attività.

Solo nell’ultimo anno (confronto 2017-18), i controlli sono così diminuiti:

  • acque di scarico (depuratori civili e industriali, ecc.): -18%,

  • analisi alle emissioni in atmosfera di impianti industriali: -30%,

  • controlli sull’inquinamento acustico (strade, aeroporti, esercizi pubblici, ecc.) -38%,

  • controlli elettromagnetismo (stazioni radio, TV e telefonia; elettrodotti; ecc.) -10%,

  • controlli su impianti di gestione rifiuti (discariche, inceneritoti etc.) -12%

I pareri tecnici (per autorizzazioni e valutazioni ambientali) resi alle amministrazioni locali segnano quasi -8% e, su recente decisione della Regione, vengono rimpiazzati da un “contributo” rilasciato agli Uffici regionali, liberi di decidere come recepirlo (posizione unica regionale), privando i Comuni e gli altri Enti locali del supporto specialistico garantito dall’Agenzia nelle Conferenze dei Servizi.

Tutto questo è possibile perché ARPAT non ha una reale autonomia, ma rimane un ente dipendente della Regione, che non solo impartisce indirizzi programmatici, ma interviene direttamente sull’organizzazione e ultimamente anche sull’operatività. Peraltro al contrario di quanto prevederebbe la recente Legge 132/2016, che ha potenziato il ruolo delle Agenzie Ambientali e che attende, invano, da oltre un anno e mezzo, di essere recepita dal legislatore regionale, forse intimorito dal regime di terzietà che dovrebbe riconoscere ad ARPAT.

Adesso la Regione ha deciso di tagliare anche una parte sostanziale delle risorse aggiuntive che servono per garantire lo stipendio dei dipendenti di ARPAT, disattendendo accordi consolidati da anni.

Infine, per completare l’opera, l’attuale Direzione di ARPAT si limita ad assistere al progressivo disastro, tentando di eludere il confronto sindacale, bloccando di fatto il processo di riorganizzazione ed evitando anche di procedere al rinnovo degli incarichi dirigenziali.

In questo contesto di fatto si scarica ogni responsabilità sui singoli lavoratori, sempre più soli e disorientati. E’ paradossale che tutto questo avvenga in un territorio che ha nell’ambiente la sua principale fonte di ricchezza: un’attrattiva che richiama visitatori da tutto il mondo e il presupposto che sorregge una filiera di straordinarie produzioni agro-alimentari. Lavoro e benessere anche per le generazioni future. Per non parlare dei positivi riflessi in campo sanitario – che sono anche economici – del poter vivere in un ambiente salubre ed armonioso.

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Fattori (Sì-Toscana a Sinistra): Agroecologia è possibile

Fattori (Sì-Toscana a Sinistra): Agroecologia è possibile

Presentata mozione in Consiglio regionale. Tommaso Fattori, capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra chiede incentivi economici mirati alla limitazione e all’eliminazione dei pesticidi e alla transizione verso l’agroecologia.

“L’ultimo report Arpat nel pistoiese dimostra l’inasprimento dell’inquinamento da glifosato e altre sostanze dannose per la salute e l’ambiente, che hanno ormai invaso le acque superficiali e stanno intaccando anche quelle sotterranee. Un’alternativa per rendere sostenibile il settore florovivaistico è possibile, per questo chiediamo alla Regione Toscana di intraprendere tutte le misure necessarie nell’interesse della nostra salute, dell’ambiente ma anche del futuro produttivo di queste imprese”. Il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori, illustra così la mozione, presentata in Consiglio regionale, che propone interventi e misure per favorire la transizione ad un florovivaismo sostenibile.

“Pensiamo – continua Fattori- a incentivi economici mirati alla limitazione e all’eliminazione dei pesticidi e alla transizione verso l’agroecologia. Chiediamo di incrementare l’azione di controllo delle disposizioni di salvaguardia previste nei regolamenti comunali. E devono essere promosse tutte le azioni finalizzate al recupero delle acque d’innaffiatura, ribadendo anche l’urgenza di modificare la disciplina delle acque di dilavamento della vasetteria su terreni diserbati o su superfici impermeabili”.

“Migliaia di residenti e centinaia di bambini, anche delle scuole elementari, vivono sotto l’assedio di un nemico purtroppo sottovalutato e spesso rimosso – conclude Fattori. In 9 stazioni delle 16 totali monitorate da Arpat, le acque superficiali contengono pesticidi totali oltre i livelli di standard di qualità ambientale. Vi sono diffuse quantità di glifosato e del suo metabolita Ampa in 14 casi su 16. Contribuiscono in modo preponderante al valore dei pesticidi totali vari erbicidi. Ma oltre agli erbicidi, il superamento degli standard di qualità per singolo principio attivo è stato determinato anche da svariati fungicidi e insetticidi”.

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Livorno: porti, siglato accordo per la sicurezza

Livorno: porti, siglato accordo per la sicurezza

Firmato oggi a Livorno nella sede dell’Autorità di sistema l’accordo per la sicurezza del lavoro nel porto e nelle industrie dell’area portuale

E’ stato firmato oggi a Livorno il ‘Protocollo per la promozione della sicurezza del lavoro nel porto di Livorno e negli stabilimenti industriali dell’area portuale’. L’accordo prevede una cabina di regia e un nucleo operativo tra le istituzioni per la periodica stesura e attuazione di un ‘Piano di attività’ per la sicurezza sul lavoro in ambito portuale.

Il protocollo è stato sottoscritto dal sindaco Filippo Nogarin insieme a Enrico Rossi governatore della Toscana, e i rappresentanti di Direzione marittima di Livorno, Autorità di sistema, Ispettorato del lavoro, Inail Toscana, vigili del fuoco, Comune di Collesalvetti, Arpat e Asl Toscana Nord Ovest.

“Il 28 marzo scorso – ha commentato Nogarin – Livorno ha pianto la morte di due operai della Labromare. Avevo detto allora che ai lavoratori che operano in ambiente portuale la politica doveva risposte coraggiose in materia di sicurezza e la firma di questo protocollo è un primo passo importante”.

“Con questo atto – ha aggiunto il sindaco – mettiamo insieme tutti gli attori che partecipano all’attività di prevenzione e controllo in materia di sicurezza sul lavoro, promuovendo il coordinamento delle attività e anche la formazione congiunta.Alzeremo così l’asticella di quantità e qualità della sicurezza nel porto e negli stabilimenti industriali che operano all’interno dell’area portuale, con un monitoraggio semestrale dei progressi ottenuti”.

“Tra le particolarità di questo atto voglio sottolinearne una – ha concluso Nogarin – l’organo di coordinamento dei soggetti sottoscrittori, la cabina di regia, potrà essere convocato anche su iniziativa delle associazioni di categoria, inclusi sindacati confederali e sindacati autonomi. Un aspetto sul quale la nostra amministrazione ha voluto puntare”.

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