Firenze: giochi luce su facciata San Miniato a Monte

Firenze: giochi luce su  facciata  San Miniato a Monte

Lo show di luce colorata dinamica, della durata di circa 3 minuti, si ripeterà ogni 5 minuti per tutto il periodo delle festività natalizie e del F-Light Festival, fino al 6 gennaio 2019. Potrà poi ‘andare in scena’ in occasioni speciali anche durante tutto il resto dell’anno

Uno spettacolo di luci colorate sulla facciata della basilica di San Miniato al Monte grazie a un nuovo impianto di illuminazione a led che vuol valorizzare ancor di più il volto notturno del complesso.

Lo show di luce colorata dinamica, della durata di circa 3 minuti, si ripeterà ogni 5 minuti per tutto il periodo delle festività natalizie e del F-Light Festival, fino al 6 gennaio 2019. Potrà poi ‘andare in scena’ in occasioni speciali anche durante tutto il resto dell’anno.
La nuova illuminazione permanente della facciata della Basilica di San Miniato, che quest’anno celebra il millenario, e del suo campanile, è stata elaborato da Silfispa in collaborazione con i servizi tecnici del Comune di Firenze, adottando soluzioni condivise e approvate anche dalla Soprintendenza. L’impianto è costituito da 17 apparecchi di illuminazione, controllati da un sistema intelligente che ne
consente la gestione dell’intensità e delle diverse scenografie.
L’inaugurazione della nuova illuminazione ha aperto la nuova edizione di F-Light, il festival promosso dal Comune di Firenze e organizzato da Mus.e, che per un mese rivestirà di una nuova luce monumenti e piazze della città. “Da dieci secoli illumina
la nostra città col ‘sogno profetico di pace’ custodito dai suoi monaci – ha detto l’assessore allo sviluppo economico e turismo Cecilia Del Re -. Perché quella luce di fede e speranza continui a essere la nostra stella polare, in occasione del suo
millenario abbiamo portato una nuova luce all’abbazia di San Miniato al Monte”. “L’illuminazione della facciata contribuisce ad esaltare e sottolineare la bellezza artistica di San Miniato – commenta l’abate padre Bernardo Gianni -, le sue geometrie e i suoi simboli. Un progetto questo che si accompagna perfettamente
alla realizzazione della nuova illuminazione all’interno della basilica che abbiamo inaugurato appena due mesi fa”.

 

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Millenario San Miniato: “Pontormo. Felicità Turbate” di Mario Luzi

Millenario San Miniato: “Pontormo. Felicità Turbate” di Mario Luzi

In occasione del Millenario di San Miniato al Monte, va in scena all’abbazia il 6 e il 7 dicembre lo spettacolo “Pontormo. Felicità Turbate” di Mario Luzi, regia di Federico Tiezzi

Torna alla luce in occasione del Millenario di San Miniato al Monte, dopo 23 anni dalla sua prima rappresentazioneil testo che Mario Luzi scrisse su richiesta di Federico Tiezzi attorno alla figura del grande pittore manierista Jacopo da Pontormo. 

Lo spettacolo che ne nacque – andato in scena al Maggio Musicale Fiorentino nel 1995 – costituì un tassello importante della lunga collaborazione tra il poeta di Castello e il regista della Compagnia Lombardi. Quello spettacolo fu per Tiezzi l’occasione di coinvolgere in una triangolazione ideale anche il compositore Giacomo Manzoni cui fu affidata la scrittura di una serie di brani per quartetto d’archi.

L’opera incentrata sulla figura di grande fascino e tuttavia sfuggente, come sospesa tra storia e leggenda, del Pontormo (“Pontormo. Felicità Turbate”), uomo “fantastico e solitario”, come lo definiva il Vasari, viene riproposta il 6 e il 7 dicembre 2018 (ore 21) nell’abbazia di San Miniato al Monte. Il concerto per voci e archi vede la partecipazione di interpreti come Elena Ghiaurov, David Riondino, Pierluigi Corallo, Sandro Lombardi, Francesca Breschi, Valentina Elia e Fonte Fantasia e del quartetto d’archi del Maggio Musicale Fiorentino: Lorenzo Fuoco, Andrea Tavani, violini; Dezi Herber alla viola; Elida Pali al violoncello. 


Una produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi, Teatro Laboratorio della Toscana, in collaborazione con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Confidava Mario Luzi commentando la composizione del dramma: “Avventurarsi in quella voragine prese a eccitare la mia immaginazione. Ritrovare lungo quella vaghezza di tracce e di segni il profilo di un artista e la sostanza di una vita mi sembrò la posta di una scommessa assai fascinosa”.
“A distanza di più di un ventennio dalla prima rappresentazione dello spettacolo, riproporre questa sorta di ritratto d’artista da vecchio che restituisce vita ed emozioni a un genio smarrito,  – spiegano dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi – consente una riflessione sui dolorosi enigmi e sulle folgorazioni della creazione artistica e, insieme, getta uno sguardo impietoso sull’incontro-scontro tra questa e il potere politico”.

“Nient’altro ci ha ispirato nella programmazione di iniziative artistiche e culturali che, nell’arco di un intero anno celebrativo restituissero alla cittadinanza intera la consapevole percezione della bellezza e nondimeno dell’urgenza di una ritrovata e condivisa responsabilità nel propiziare una speranza per tutti più affidabile – commenta l’abate padre Bernardo Gianni – Non poteva mancare la voce di Mario Luzi che con i versi del 1997 dedicati all’abbazia (che si concludono con la frase: Stringiamoci la mano/sugli spalti di pace, nel segno di San Miniato) aveva perfettamente anticipato contenuti, metodo e ispirazione delle celebrazioni del millenario tuttora in corso. Non potevano mancare l’estro, la bravura e la raffinata signoria artistica di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, in una parola non poteva mancare una delle invenzioni più belle dell’umanità intera: il teatro”.

Continua padre Bernardo: “Certamente non stupirà che in uno spazio immaginato e generato per quella speciale esperienza performativa qual è la liturgia, mille anni dopo vi si possa perfettamente situare un’azione prettamente drammatica, vero com’è vero che il teatro è certamente arte, stupore, mestiere, prodigio, politica, ma il teatro è anche, e forse soprattutto, mistero, così come indicibile e inesplicabile mistero resta la bellezza di una basilica abitata da mille anni di storia”.

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Schmidt, Uffizi: “nessun prestito a Louvre per mostra Leonardo”

Schmidt, Uffizi: “nessun prestito a Louvre per mostra Leonardo”

Nel 2018 le Gallerie degli Uffizi superano, per la prima volta, i 4 milioni complessivi di visitatori. Nel 2019 riapre  la cinquecentesca delle Carte  Geografiche, collocata al secondo piano della Galleria, tra la tribuna del Buontalenti e la sala di Botticelli: e’ chiusa da quasi trent’anni

“Per la sua mostra su Leonardo il Louvre ci ha richiesto sia dipinti che disegni: noi non daremo nessun quadro, ma siamo assolutamente aperti al prestito di disegni di Leonardo da Vinci” lo ha dichiarato oggi il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt.  Del resto, ha aggiunto , “il Louvre giustamente non fa viaggiare la Gioconda: a questo principio ci sono state due uniche eccezioni, con prestiti a Usa e Russia nel dopoguerra. Credo dunque di trovare l’appoggio dei colleghi francesi del Louvre, quando applichiamo la stessa regola ai tre capolavori di Leonardo che custodiamo in Galleria tra l’altro inseriti dal 2009 in una lista di opere inamovibili dal museo. Questo diniego non è un ghiribizzo del direttore degli Uffizi”.

“Gli Uffizi e l’Italia sono stati i primi ad aver dato il via con la grande mostra sul codice Leicester del Genio di Vinci. E’ stato, in questo senso, il primo evento a livello globale: è partita ad ottobre, terminerà a gennaio ed al momento è già stata visitata da oltre 165 mila persone”: dunque “la Francia arriva sicuramente dopo di noi” ha aggiunto Schmidt che ha parlato ad un incontro nella sede dell’Associazione Stampa Estera a Roma, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano delle polemiche tra Italia e Francia sull’ipotesi di alcuni prestiti per le mostre da organizzare nell’ambito della ricorrenza.

“L’esposizione su Leonardo che verrà curata dal Louvre – ha aggiunto Schmidt – inizierà il prossimo ottobre e terminerà l’anno successivo. Sarà dunque un grande evento di chiusura di queste celebrazioni, mentre noi le abbiamo aperte”. Parlando del Codice Leicester in mostra agli Uffizi, il direttore ha sottolineato che si tratta di un “evento unico, dedicato a Leonardo scienziato e ingegnere, e raccoglie, oltre al Codice nella sua interezza, ben altri 40 fogli scientifici del Genio di Vinci. Una rassegna così completa su questo aspetto di Leonardo non la vedremo mai più nelle nostre vite. Quella del Louvre sarà sicuramente una splendida mostra, ma molto diversa, su Leonardo artista”.

Schmidt ha poi rivelato che nel giro di alcuni mesi riapriranno “la bellissima sala cinquecentesca delle Carte Geografiche, collocata al secondo piano della Galleria, tra la tribuna del Buontalenti e la sala di Botticelli: e’ chiusa da quasi trent’anni, da poco dopo che vi fu girato La sindrome di Stendhal di Dario Argento. E’ tempo che torni di nuovo accessibile ai visitatori’. ‘Al suo interno contiene meraviglie che meritano senz’altro di essere ammirate da tutti – ha aggiunto Schmidt – gli splendidi affreschi del territorio toscano, dell’isola d’Elba edello Stato di Siena realizzati da Ludovico Buti ed i dipinti con le allegorie di Jacopo Zucchi commissionati da Ferdinando I de’ Medici. Abbiamo gia’ pronto un progetto e sto parlando con potenziali donatori. Presto entreremo nella fase operativa’.

infine i dati della stagione che si avvia alla cinclusione.  “Nel 2018 le Gallerie degli Uffizi superano, per la prima volta, i 4 milioni complessivi di visitatori”ha detto Schmidt.
“Vorrei sottolineare in particolare l’ottimo risultato del giardino mediceo di Boboli, quest’anno ben oltre il milione di visitatori – ha aggiunto – e soprattutto, per Palazzo Pitti l’aumento più rilevante, più del 25% di visitatori rispetto al 2017. Abbiamo alzato la media di Palazzo Pitti dai circa 400 mila visitatori di qualche anno fa ad oltre 700 mila. E questo perché abbiamo cercato di accendere l’interesse verso la reggia medicea, organizzandovi tante mostre e concerti inclusi nel biglietto, valorizzandone le gallerie, penso al museo della moda e del costume, riaprendone spazi chiusi da decenni. E’ stato un lavoro doveroso, perché Palazzo Pitti trabocca di tesori: non solo i suoi celebri Raffaello, ma tantissima arte di tanti paesi diversi ed una gamma quasi infinita di sculture e oggetti preziosi, dal valore inestimabile”.

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Botticelli sorprende ancora, la melagrana nasconde un cuore

Botticelli sorprende ancora, la melagrana nasconde un cuore

Da uno studio è emerso che il capolavoro ‘La Madonna della melagrana’ di Botticelli nasconde la raffigurazione dell’anatomia del cuore

A cinque secoli di distanza, Botticelli continua a stupire. Nel suo capolavoro ‘La Madonna della melagrana’, oggi agli Uffizi di Firenze, l’artista avrebbe raffigurato l’anatomia del cuore. Questo all’interno del frutto tenuto in mano da Gesù bambino, proprio davanti la parte sinistra del torace. Lo rivela lo studio pubblicato su Interactive CardioVascular and Thoracic Surgery dal gruppo del chirurgo ed esperto di medicina nell’arte Davide Lazzeri.
“La disposizione dei semi e dei setti nel frutto sbucciato disegna i due atri del cuore, i due ventricoli e il tronco polmonare principale”, spiega Lazzeri all’ANSA. “Perfino la corona della melagrana è separata in due parti che mimano la vena cava superiore e l’arco dell’aorta con le sue tre branche”.
Secondo i ricercatori, è possibile che l’ispirazione sia nata dai disegni anatomici dell’amico Leonardo da Vinci. Studi precedenti avevano già suggerito che Botticelli avesse nascosto i dettagli anatomici dei polmoni nelle sue due opere più celebri, La Primavera e la Nascita di Venere.

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Space equal to itself, fotografie di Baerbel Reinhard

Space equal to itself, fotografie di Baerbel Reinhard

Space equal to itself è la nuova mostra della fotografa Bärbel Reinhard presso Lo Spazio a Pistoia.

 

Bärbel Reinhard, tedesca di Stoccarda che da anni vive e lavora in Toscana,  presenta in space equal to itself vari cluster poetici: raggruppamenti di fotografie di varie dimensioni  e soggetti che giocano sui rimandi e le associazioni mentali.

 

Tutto il lavoro in mostra si muove tra analogie e ambiguità. Le immagini evocano, suggeriscono, stimolano, ispirano.  Lo sguardo è soggetto a un movimento continuo: tra vicino e lontano, forme naturali e artificiali, paesaggi e corpi, dolcezza e asprezza.

 

Il titolo della mostra viene da Mallarmè – “Lo spazio a sé identico, s’accresca o si neghi” – ed è citato in inglese perché, come mi ha detto l’artista “L’espace à soi pareil qu’il s’accroisse ou se nie” mi piace molto ma non sarei in grado di pronunciarlo con nonchalance. E mi sembrava più interessante di vedere anche la “trasformazione” nelle traduzioni dall’originale”.

Quello della trasformazione infatti è un concetto chiave: questi bei lavori di Baerbel Reinhard evocano un costante movimento. Giustapponendo corpi e natura, i clusters esposti in space equal to itself fanno sprizzare scintille di intuizione e suggeriscono frammenti di invisibile nel visibile.

Sono “immagini e immaginazioni di nuove cartografie visive”, come dice lei stessa, “che liberano le immagini dalla loro appartenenza, e da un ordine storico, gerarchico, geografico”.

Da dove vengono questi lavori? “Mi ha sempre affascinato” mi ha risposto l’artista “il fatto di poter mettersi in nuovi contesti, ricominciare e riconnettersi, trovare parallelismi e contrasti che possono stuonare, stupire, diventare qualcosa di nuovo. E un po’ un il file rouge in diversi lavori miei è il chiedersi cosa nasce di nuovo, nei dubbi e nelle nostre sicurezze di appartenenze e categorie, accostando oppure talvolta anche fondendo elementi estranei”.

E l’interesse a liberare le immagini dal loro contesto?

“La liberazione dalla provenienza e da un collocamento preciso mi sembrano molto liberatorie in generale. Quando la mia lingua preferita è diventata la fotografia sono passata da un primo approccio più documentario e “illustrativo”, dove di una storia viene testimoniato luogo, tempo, e avvenimento, a un approccio più aperto.

All’inizio avevo anche da combattere con gli stereotipi di come deve fotografare una tedesca (fredda distaccata alla Duesseldorfer Schule oppure romantica)”.

“Non mi piacciono le etichette che vengono applicate per facilitare la categorizzazione, le tassonomie, significato e significante, ma che alla fine tralasciano il potenziale espressivo fuori da essi. Tutto il mio lavoro si basa sulla ricerca di liberarsi dalle costrizioni.”

Così sono nati i clusters. Da dove vengono le immagini? Sono tue o riutilizzi fotografie di altri?

“Le immagini sono tutte composte da fotografie mie. Anche nel caso delle cartografie si tratta di fotografie che ho fatto a delle mappe. Alcune immagini provengono dal mio archivio e la maggior parte sono state scattate come una forma di richiamo reciproco in giro per paesaggi e musei, soprattutto in Italia.”

In space equal to itself i bei lavori di Baerbel Reinhard toccano le corde della poesia e suggeriscono strade originali per racconti in continua trasformazione.

Margherita Abbozzo. Tutte le immagini courtesy dell’artista. La mostra rimane aperta fino al 8 dicembre 2018.

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