S. Caterina di Gentileschi, forse ‘mash-up’ autoritratto pittrice e figlia Medici

S. Caterina di Gentileschi, forse ‘mash-up’ autoritratto pittrice e figlia Medici

La S.Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi come risultato dell’unione tra l’autoritratto della pittrice e il ritratto di Caterina, figlia del granduca Ferdinando de’ Medici, realizzato durante la permanenza alla corte dei signori toscani.

È l’ipotesi emersa dalle analisi svolte dall’Opificio delle pietre dure di Firenze sulla tela della pittrice custodita agli Uffizi di Firenze: lo studio ha mostrato che sotto la superficie dell’opera esiste una versione preesistente della Santa Caterina, senza corona e con un turbante, ed il volto più rivolto verso l’osservatore, anziché di tre quarti e con lo sguardo rivolto verso l’alto, in contemplazione, come appare nel dipinto finito.
Dall’analisi i restauratori hanno notato come la versione precedente della martire ritratta con il turbante sia praticamente identica all’opera della Gentileschi acquistata alcuni mesi fa dalla National Gallery di Londra.

È stato quindi ipotizzato che entrambe le tele, quella degli Uffizi e quella del museo inglese, derivino dallo stesso disegno.

“Quest’anno potremo celebrare la Festa della Donna – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – con queste importanti rivelazioni, che cambiano ciò che sappiamo riguardo ad Artemisia, una delle pittrici più importanti di tutta la storia dell’arte. La maestria degli specialisti dell’Opificio ha permesso di scoprire i segreti della nostra bellissima Santa Caterina: e ora, grazie al loro lavoro, siamo felici di poter affermare che oltre ai cinque capolavori dell’artista di proprietà delle Gallerie, gli Uffizi ne conservano un altro aggiuntivo, fino ad oggi nascosto sotto la pittura visibile della Martire d’Alessandria”.

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Artemisia e la sua forza con Pamela Villoresi al Puccini

Artemisia e la sua forza con Pamela Villoresi al Puccini

La figura e la forza di Artemisia Gentileschi in scena a Firenze nell’ambito del festival dei Diritti ed alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne.  La forza del dolore è lo spettacolo promosso da Comune di Firenze e Menarini Group che vedrà sul palco del Teatro Puccini, Pamela Villoresi nelle figura della storica pittrice seicentesca simbolo  della denuncia dei soprusi e dell’autodeterminazione femminile. Giovedì 22 novembre alle 21 ad ingresso libero. Oggi la presentazione in Palazzo Vecchio.

L’assessora del Comune di Firenze, Sara Funaro e Maria Federica Giuliani, presidente della commissione Pari Opportunità ai microfoni di Chiara Brilli.

Foto della conferenza stampa di presentazione in Palazzo Vecchio

Lo spettacolo consiste in una rievocazione drammaturgica della figura di Artemisia Gentileschi – pittrice del ‘600 – che subì uno stupro per il quale fu celebrato un processo conclusosi con la condanna dell’autore, il pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre di Artemisia, Orazio Gentileschi. Il testo, montato da Gaetano Pacchi attingendo dagli atti della causa e da brani di alcune versioni romanzesche della sua vita, vede al centro Artemisia, la quale si confronta con tre figure, che ebbero un ruolo importante sia nella vicenda processuale, sia nella sua esistenza, in generale: con il padre Orazio che, in quella circostanza, tenne un comportamento ambiguo, con Tuzia, donna sulla cui parte nella storia sussistono molti dubbi (ci si è, infatti, chiesti se, abitando nello stesso palazzo in cui dimoravano Orazio e Artemisia, essa sia stata complice di Agostino, avendo favorito – secondo la versione fornita dall’imputato – gli incontri di quest’ultimo con la ragazza, oppure – come la stessa Tuzia dichiarò al Tribunale – “vittima” del violentatore, che ne avrebbe carpito la buona fede per introdursi in casa della ragazza o, infine, “succube” della imperiosa volontà di Artemisia che le avrebbe dichiarato il suo amore per Agostino) e con Agostino Tassi, il suo “carnefice”, il quale si difese, negando di aver compiuto alcuna violenza.

Durante questa lettura “a quattro voci” immagini di cui Artemisia non è l’autrice, ma, comunque, la protagonista, si susseguono in dissolvenza a dipinti in cui Artemisia ha trasfuso il vissuto della violenza subìta. All’inizio, Artemisia – oramai in età matura – si trova, avvolta dalla penombra, nel “Casino delle Muse” di Palazzo Pallavicini a Roma, le cui volte sono decorate con l’affresco “Concerto musicale con Apollo e le Muse”, creato da Orazio Gentileschi e Agostino Tassi. In tale opera – essendovi Artemisia ritratta per mano del padre – sono idealmente riuniti i tre protagonisti di questa vicenda e costituisce il contesto in cui maturò lo stupro. Infatti, Agostino Tassi, condividendo con Orazio il compito di eseguire tale dipinto, ebbe la possibilità di venire a più stretto contatto con Artemisia e, dunque, di consumare l’abuso. Poi, le quattro figure vanno ad incastonarsi in uno sfondo composto di immagini che, di volta in volta, pongono in risalto le espressioni dei personaggi rappresentati: da “Susanna e i vecchioni” si passa in sequenza a particolari tratti dai quadri, realizzati in anni diversi, nei quali domina il personaggio di Giuditta e quello della sua ancella nell’atto di tagliare la testa di Oloforne. Invero, da più parti, è stato ritenuto che in queste ultime tele Artemisia abbia inteso rappresentare in modo catartico la vendetta e la punizione inflitta dalla donna sull’uomo che le ha inferto la violenza.

A fianco di Pamela Villoresi, nei panni di Artemisia Gentileschi, Gaetano Pacchi indossa la “scomoda” veste di Agostino Tassi. Completano il cast Grazia Doni e Alessandro Cambi, che ricoprono i ruoli, rispettivamente, di Tuzia e di Orazio Gentileschi. La direzione artistica è di Gaetano Pacchi, che ha curato altresì la selezione e il montaggio delle immagini.

Valeria Speroni Cardi, responsabile comunicazione Menarini Group

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