Vaccini super fragili: Toscana Sud Est, dosi a domicilio a 1.200 persone

Vaccini super fragili: Toscana Sud Est, dosi a domicilio a 1.200 persone

“Dopo 28 giorni dalla prima dose effettuata a fine marzo con il vaccino Moderna, i team Usca hanno iniziato dal 23 aprile la somministrazione della seconda dose del vaccino alle persone super fragili a domicilio”

Sono la parte meno evidente della campagna di vaccinazione: gli estremamente vulnerabili; ma sono coloro che più di ogni altro hanno bisogno di attenzione e assistenza. Nella intera Asl Toscana Sud Est sono 1.200 (584 Arezzo, 278 Grosseto, 238 Siena) gli estremamente vulnerabili vaccinati a domicilio e sono seguiti costantemente dai propri medici ed in carico ai reparti specialistici degli ospedali. Lo riferisce la stessa Asl ricordando che “da più di un anno sono chiusi in casa per proteggersi, ma oggi iniziano a vedere la luce di una normalità semplice fatta di visite di figli, amici e di uscite in sicurezza”.

Come da programma, riferisce sempre la stessa Asl, “dopo 28 giorni dalla prima dose effettuata a fine marzo con il vaccino Moderna, i team Usca hanno iniziato dal 23 aprile la somministrazione della seconda dose del vaccino alle persone estremamente vulnerabili a domicilio. Questo programma terminerà il 9 maggio”. “Le squadre Usca – dichiara il direttore generale della Asl Antonio D’Urso -, si sono rivelate un’esperienza estremamente positiva, un nuovo ed efficace modello di assistenza sanitaria territoriale che vorremmo portarci anche nel futuro”. Un impegno che coinvolge decine di medici ed infermieri. Ogni squadra è composta da un medico ed un infermiere ed è in grado di somministrare a domicilio circa 25 vaccini al giorno in ambito urbano, circa 15 in zone rurali. La procedura è codificata e molto rigorosa. Il primo contatto con il paziente avviene tramite telefono qualche giorno prima, poi al momento della visita il medico dialoga con il paziente, e anche con il caregiver o convivente, per verificare le condizioni della persona, e capire se in queste settimane si sono presentati sintomi o si sono verificati problemi di salute. Poi si passa alla somministrazione, dopodiché i sanitari rimangono assieme al paziente per almeno 15 minuti per controllare eventuali reazioni alla somministrazione. La vaccinazione domiciliare è normata da una delibera della Giunta Regionale Toscana, la 268/22 marzo 2021, dove sono state indicate sia le indicazioni pratiche che la composizione delle squadre. Nella Asl Tse questo compito è svolto in toto dalle squadre Usca e dal personale medico dipendente appartenente alle cure primarie.

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La ASL Toscana Sud-Est ha pubblicato la lista d’attesa per le dosi avanzate

La ASL Toscana Sud-Est ha pubblicato la lista d’attesa per le dosi avanzate

La ASL Toscana Sud-Est, che coinvolge le province di Arezzo, Grosseto e Siena, ha pubblicato il modulo di prenotazione online per le dosi di vaccino avanzate.

Dopo che ieri sera il giornalista Andrea Scanzi aveva annunciato con un post su Facebook di essersi vaccinato con AstraZeneca grazie alle dosi avanzate e messe a disposizione dalla Asl Toscana Sud Est senza che la lista fosse ancora disponibile, la Asl ha finalmente pubblicato la pagina web.

Da questa mattina è finalmente disponibile online il modulo di prenotazione per i residenti nelle province di Arezzo, Grosseto e Siena. In caso di disponibilità di dosi avanzate a fine giornata si verrà contattati dalla Asl Toscana Sud-Est per recarsi in uno degli hub vaccinali per la somministrazione.

La notizia della vaccinazione di Scanzi aveva destato qualche sospetto dato che al momento della sua vaccinazione la lista di cui parlava non era ancora disponibile per i cittadini delle province prese in considerazione. Il Giornalista ha spiegato di essere stato contattato da uno degli operatori sanitari attivi nell’hub vaccinale del centro Affari di Arezzo.

L’accesso alla lista d’attesa per le dosi di vaccino AstraZeneca avanzate è attualmente limitato solo alle persone appartenenti alle categorie ritenute prioritarie: personale della scuola, delle forze dell’ordine, dei servizi del 118, delle associazioni di volontariato del trasporto sanitario e le persone nate fra il 1941 e il 1944. Andrea Scanzi è un giornalista 46enne e non rientra in nessuna di queste categorie, per questa ragione la notizia aveva generato un po’ di scalpore.

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Vaccini: Asl Toscana SE vara modulo per dosi avanzate

Vaccini: Asl Toscana SE vara modulo per dosi avanzate

Vaccini: l’Asl Toscana sud est ha messo online (https://www.uslsudest.toscana.it/adesione-vaccinazione-covid-do si-avanzate) il modulo con il quale è possibile segnalare la propria disponibilità alla vaccinazione anti Covid nel caso siano presenti dosi avanzate alla fine delle sedute di vaccinazione.

La disponibilità ad essere vaccinati non precostituisce alcun diritto alla vaccinazione, spiega una nota, e viene utilizzata solo ed esclusivamente nel caso di dosi disponibili a fine seduta. Asl Tse ha assunto questa decisione nel rispetto e nello spirito dell’ordinanza emessa dal generale Figliuolo.
Possono presentare la propria candidatura solo i soggetti appartenenti alle categorie ammesse alla vaccinazione in questa fase: personale docente e non docente della scuola, forze dell’ordine e forze armate, persone nate tra il 1941 (che non hanno ancora compiuto 80 anni) e il 1950, conviventi o care giver di persone estremamente vulnerabili. Coloro che propongono la candidatura devono essere in grado di recarsi presso il centro vaccinale entro 20 minuti dalla chiamata. Questo meccanismo di accesso alla ‘panchina’ vaccinale funzionerà fino a quando, nei prossimi giorni, sarà disponibile la funzione direttamente nel portale prenotavaccino.sanita.toscana.it.

Intanto a partire da martedì 23 marzo sono previste circa 120 mila prime somministrazioni agli over 80 entro Pasqua, per poi crescere ulteriormente nel mese di aprile e concludersi entro il 25. Ciò è consentito dalle nuove forniture di Pfizer e da una rete che ora è in grado di procedere a pieno regime.

“Questa accelerazione consentirà alla Toscana di concludere nella media nazionale”, spiega l’assessore Bezzini. “La formula della chiamata attiva da parte dei medici di medicina generale, che ringrazio, sta generando una risposta positiva che garantirà una copertura vaccinale diffusa della popolazione ultraottantenne, riducendo al minimo il rischio di rifiuti, di marginalità o esclusione, come confermano le prime rilevazioni in nostro possesso. La chiamata attiva da parte del medico di famiglia infatti garantisce le pari opportunità di accesso a tutti gli ultraottantenni, indipendentemente dal luogo dove vivono, grande città o piccolo centro periferico, e dalla possibilità di accesso ad internet”.

“Con le nuove forniture ogni medico di medicina generale avrà a disposizione, nelle prossime settimane, le dosi di cui necessita, potrà programmare la vaccinazione e definire il calendario degli appuntamenti, fornendo ai propri assistiti una data di riferimento per la somministrazione del vaccino”, aggiunge l’assessore. “Dalla prossima settimana molti medici di famiglia inizieranno a vaccinare anche nei fine settimana”.

“La Regione e le Asl stanno monitorando la situazione al fine di conseguire gli obiettivi stabiliti, pronti ad integrare la macchina organizzativa secondo le intese già intercorse qualora se ne ravveda la necessità”, conclude Bezzini.

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Ospedale Arezzo: Visita marito con foto e scritta’dentro tuta sono io’

Ospedale Arezzo: Visita marito con foto e scritta’dentro tuta sono io’

Ricoverato nel reparto covid dell’ospedale di Arezzo da 15 giorni. La moglie è tornata a trovarlo con una grande foto con scritto ‘Dentro la tuta ci sono io’ attaccata alla tuta

Ricoverato da 15 giorni nel reparto Covid dell’ospedale di Arezzo, col respiratore, Sergio non riusciva a riconoscere, neanche dalla voce, la moglie Patrizia: era andato a trovarlo indossando la tuta e gli altri dispositivi che le lasciavano visibili solo gli occhi. La donna è tornata allora con una grande foto con scritto ‘Dentro la tuta ci sono io’ attaccata alla tuta.

Così l’uomo ha capito chi fosse. La la vicenda è stata raccontata oggi dalla Asl Toscana sud est. “La prima cosa che ha fatto – racconta Patrizia – è stata di accarezzare la foto. Era ancora un po’ incerto su chi ci fosse dietro maschera e dentro la tuta ma nessun dubbio su chi fosse la donna della foto: sua moglie. Quando mi ha riconosciuta, siamo scoppiati a piangere: è stato veramente un ritrovarsi dopo un viaggio terribile che avevamo fatto in solitudine, uno lontano dall’altra”.

Marito e moglie, 52 anni, si sono entrambi ammalati di Covid. Patrizia, maestra di religione, è stata contagiata in forma lieve ed è rimasta in isolamento a casa. Sergio, istruttore di scuola guida, invece il 15 febbraio è entrato in ospedale: solo ieri è stato spostato nelle cure intermedie. La moglie, guarita, ha avuto la possibilità di andarlo a trovare: “Quando l’ho visto sul letto – spiega – ho avuto la conferma di quanto fragili e deboli si sia durante la malattia. Soprattutto se si tagliano tutti i fili con la famiglia e gli amici. Se poi il contatto visivo avviene attraverso camici, visiera, doppia mascherina si rischia addirittura di non riconoscersi anche dopo 30 anni di matrimonio”. Così è stato con Sergio. La donna ha poi avuto l’idea di confezionarsi una sorta di ‘tesserino’. “Medici e infermieri sono angeli – spiega ancora -. Ma agli occhi di chi è disteso su un letto, con il viso coperto dalla maschera del respiratore sono come tanti soldatini anonimi. Non sono riconoscibili. anche gli operatori potrebbero avere grandi foto sulle tute di protezione”.

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Ospedale Arezzo: Visita marito con foto e scritta’dentro tuta sono io’

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Ricoverato nel reparto covid dell’ospedale di Arezzo da 15 giorni. La moglie è tornata a trovarlo con una grande foto con scritto ‘Dentro la tuta ci sono io’ attaccata alla tuta

Ricoverato da 15 giorni nel reparto Covid dell’ospedale di Arezzo, col respiratore, Sergio non riusciva a riconoscere, neanche dalla voce, la moglie Patrizia: era andato a trovarlo indossando la tuta e gli altri dispositivi che le lasciavano visibili solo gli occhi. La donna è tornata allora con una grande foto con scritto ‘Dentro la tuta ci sono io’ attaccata alla tuta.

Così l’uomo ha capito chi fosse. La la vicenda è stata raccontata oggi dalla Asl Toscana sud est. “La prima cosa che ha fatto – racconta Patrizia – è stata di accarezzare la foto. Era ancora un po’ incerto su chi ci fosse dietro maschera e dentro la tuta ma nessun dubbio su chi fosse la donna della foto: sua moglie. Quando mi ha riconosciuta, siamo scoppiati a piangere: è stato veramente un ritrovarsi dopo un viaggio terribile che avevamo fatto in solitudine, uno lontano dall’altra”.

Marito e moglie, 52 anni, si sono entrambi ammalati di Covid. Patrizia, maestra di religione, è stata contagiata in forma lieve ed è rimasta in isolamento a casa. Sergio, istruttore di scuola guida, invece il 15 febbraio è entrato in ospedale: solo ieri è stato spostato nelle cure intermedie. La moglie, guarita, ha avuto la possibilità di andarlo a trovare: “Quando l’ho visto sul letto – spiega – ho avuto la conferma di quanto fragili e deboli si sia durante la malattia. Soprattutto se si tagliano tutti i fili con la famiglia e gli amici. Se poi il contatto visivo avviene attraverso camici, visiera, doppia mascherina si rischia addirittura di non riconoscersi anche dopo 30 anni di matrimonio”. Così è stato con Sergio. La donna ha poi avuto l’idea di confezionarsi una sorta di ‘tesserino’. “Medici e infermieri sono angeli – spiega ancora -. Ma agli occhi di chi è disteso su un letto, con il viso coperto dalla maschera del respiratore sono come tanti soldatini anonimi. Non sono riconoscibili. anche gli operatori potrebbero avere grandi foto sulle tute di protezione”.

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