Investimenti esteri in Toscana, lunedì 9 convegno in Regione

FIRENZE - Perché investire in Toscana e il ruolo delle imprese estere in Toscana è il tema portante del convegno organizzato lunedì 9 dicembre da Regione e Confindustria dal titolo "Why investing in Tuscany & Italy? Retention and attractiveness". Appuntamento dalle 9.30 alle 12.30 nella Sala Pegaso della presidenza in Piazza Duomo 10 a Firenze. Il convegno è aperto ai giornalisti.

Durante i lavori sarà affrontato il tema della rilevanza economica delle imprese estere nel nostro paese e degli strumenti di attrazione degli investimenti. Irpet presenterà un'indagine conoscitiva sul ruolo delle multinazionali in Toscana e saranno confrontate le esperienze nel campo della moda, della farmaceutica, della chimica, della meccanica e delle acque minerali.

Nell'ultima sessione saranno discussi i risultati, le criticità e gli spunti dell'esperienza toscana a 10 anni dall'avvio di Invest in Tuscany, considerata da diversi osservatori e dalle stesse imprese come un esempio di buona pratica nello scenario nazionale.

Al termine del convegno, alle 12.30, si terrà un incontro con la stampa sui contenuti affrontati durante la mattinana. Vi parteciperanno il presidente Enrico Rossi, Gian Paolo Manzella, sottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico; Licia Mattioli, vicepresidente Confindustria e Presidente ABIE; Fabrizio Monsani, coordinatore commissione multinazionali e investitori esteri Confindustria Toscana.

A questo link l'invito con il programma e i relatori.

Investimenti esteri in Toscana, lunedì 9 convegno in Regione

FIRENZE - Perché investire in Toscana e il ruolo delle imprese estere in Toscana è il tema portante del convegno organizzato per oggi, lunedì 9 dicembre, da Regione e Confindustria dal titolo "Why investing in Tuscany & Italy? Retention and attractiveness". Appuntamento dalle 9.30 alle 12.30 nella Sala Pegaso della presidenza in Piazza Duomo 10 a Firenze. Il convegno è aperto ai giornalisti.

Durante i lavori sarà affrontato il tema della rilevanza economica delle imprese estere nel nostro paese e degli strumenti di attrazione degli investimenti. Irpet presenterà un'indagine conoscitiva sul ruolo delle multinazionali in Toscana e saranno confrontate le esperienze nel campo della moda, della farmaceutica, della chimica, della meccanica e delle acque minerali.

Nell'ultima sessione saranno discussi i risultati, le criticità e gli spunti dell'esperienza toscana a 10 anni dall'avvio di Invest in Tuscany, considerata da diversi osservatori e dalle stesse imprese come un esempio di buona pratica nello scenario nazionale.

Al termine del convegno, alle 12.30, si terrà un incontro con la stampa sui contenuti affrontati durante la mattinana. Vi parteciperanno il presidente Enrico Rossi, Gian Paolo Manzella, sottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico; Licia Mattioli, vicepresidente Confindustria e Presidente ABIE; Fabrizio Monsani, coordinatore commissione multinazionali e investitori esteri Confindustria Toscana.

A questo link l'invito con il programma e i relatori.

 

Il presidente Rossi: “A Bruxelles anche per Piombino”

BRUXELLES - "Le aree di crisi, come quella di Piombino, sono destinatarie non solo di finanziamenti statali, ma anche di fondi europei come il Fesr e il Fondo Sociale. La siderurgia è un settore chiave sia per l'Italia sia per l'Unione europea e in queste settimane a Bruxelles, al Comitato delle Regioni, sono in corso importanti dibattimenti che riguardano le nuove strategie politiche della appena insediata Commissione Von der Leyen che avranno delle conseguenze dirette sulla prossima programmazione dei fondi di coesione. Per questo motivo ho considerato necessario non mancare alla sessione plenaria del Comitato delle Regioni a Bruxelles, la prima dopo l'insediamento della nuova Commissione Europea e alla presenza del Parlamento Europeo David Sassoli".

Lo ha detto a Bruxelles il presidente della Regione Enrico Rossi partecipando alla sessione plenaria del Comitato delle Regioni.

"La Presidenza finlandese – ha aggiunto - presenterà al prossimo Consiglio europeo un documento al ribasso che propone tagli alle regioni e non apre verso nuove risorse per finanziare il Just Transition Fund, destinato proprio all'ammodernamento dell'industria pesante, tra cui la metallurgia. Sono partite importanti che si stanno giocando in questi giorni a Bruxelles e le Regioni rischiano di essere tagliate fuori. Francamente non comprendo tutte queste polemiche per un rinvio richiesto già venerdì scorso. Con il Ministero dello sviluppo economico stiamo concordando una data utile a breve".

“La ricerca va in scena”, a Firenze. Barni: “Creare un ecosistema favorevole”. Il ministro: “Toscana un modello”

FIRENZE - "La ricerca va anche saputa raccontare" ricorda dal maxischermo Ilaria Capua, direttrice del One Health Center of Excellence dell'Università della Florida. La ricerca è importante: "fondamentale per lo sviluppo dei territori e perché le imprese possano innovare e stare sul mercato" spiega l'assessore e vice presidente della Toscana, Monica Barni. "La ricerca – ritorna sul concetto il ministro dell'istruzione Lorenzo Fioramonti - è il segreto dello sviluppo e senza ricerca in un'economica moderna, estremamente avanzata e sempre più in accelerazione e legata all'innovazione non ci può essere sviluppo". "La ricerca integrata – prosegue - lo è ancora di più. Lo è soprattutto quando si riesce a costruire modelli di sistema, quando si mettono tutte le risorse insieme a si riesce a fare squadra e la Toscana può essere in questo sicuramente un punto di riferimento per il Paese".

Di ricerca si è parlato oggi per tutto il giorno al Teatro "La Compagnia" a Firenze, regista dell'evento la Regione: lo si è fatto per spiegare anzitutto le ragioni dell'investimento pubblico in R&S, per presentare (in concreto anche, con venti progetti e prototipi in mostra) i frutti di quell'investimento, per raccontare un modello, per premiare due ricercatori particolari con un premio alla carriera, Leonardo Masotti e a Rino Rappuoli. Il primo è il presidente e fondatore di El.En, azienda di Calenzano nata nel 1981 per occuparsi dello sviluppo e della produzione di sistemi laser usati per restaurare e ripulire opere d'arte ma anche in medicina per controllare ad esempio lo sviluppo del feto o per realizzare operazioni chirurgiche altrimenti impossibili. La sua azienda oggi conta mille e quattrocento occupati: l'esempio che la ricerca genera sviluppo. Rino Rappuoli, microbiologo, è invece il direttore scientifico e responsabile dell'attività di ricerca e sviluppo esterna presso Gsk Vaccines di Siena, altra azienda conosciutissima nel mondo..

Venti progetti innovativi
I frutti del sostegno pubblico alla ricerca si potevano ammirare nell'atrio del teatro fiorentino: dall'eolico che sfrutta lo spostamento d'aria prodotto da auto e treni al loro passaggio ai droni autonomi per monitorare il territorio, da un nuovo sistema che aiuti a verificare le condizioni di ponti e viadotti a traghetti a propulsione elettrica più competitivi o facciate smart di edifici che integrano fotovoltaico e nanotecnologia per essere più sostenibili da un punto di vista ambientale.

"C'è molto interesse verso l'ambiente e ne parleremo di nuovo  – anticipa Monica Barni – tra qualche giorno, il 10 dicembre, al consueto meeting annuale sui diritti umani che si svolgerà al Mandela Forum di Firenze con ottomila ragazzi delle scuole superiori di tutta la regione. La sostenibilità in fondo è anzitutto una questione di educazione".

Tra i progetti in mostra e finanziati in questi anni dalla Regione Toscana grazie al bando Far Fas c'è anche una app per le donne in premenopausa, un magazzino virtuale per l'ottimizzazione delle gestione dei farmaci, startup che producono biocombustibili da rifiuti organici e fanghi di depurazione, robot naturalmente e sistemi per migliorare le previsioni del tempo.  E' la scienza che aiuta a vivere meglio e che fa muovere l'economia. A questi venti progetti e ai giovani ricercatori che li hanno sviluppati era dedicato tutto il pomeriggio, che si è concluso da una mini cine-maratona a ingresso gratuito con proiezioni non-stop di film e documentari sul tema.

Un'alta formazione che attrae
I numeri della ricerca in Toscana (e del sostegno pubblico alla ricerca) li aveva invece dati di prima mattina la vice presidente ed assessore alla cultura della Regione, Monica Barni: oltre 1500 milioni di euro investiti in dieci anni, con un aumento del 41 per cento dal 2006 al 2016, pongono la Toscana all'ottavo posto tra le regioni d'Italia, ben al di sopra della media nazionale.  Un investimento che alimenta e si riverbera su sette atenei, 43 sedi di enti di ricerca e quattro aziende universitarie ospedaliere.

Dall'affresco rappresentato dall'assessore - e che il disegnatore Alberto Bonaccorsi trasforma in tempo reale in vignette, come per tutto il resto del dibattito - emerge una regione dinamica e che sa attrarre: se il 6 per cento degli italiani abitano in Toscana, qui si realizzano il 12 per cento delle pubblicazioni, il 13 per cento dei progetti finanziati dal consiglio per la ricerca europeo e il 15 per cento dei progetti europei. In Toscana  sorge anche un istituto universitario europeo e un osservatorio gravitazionale.  Ricercatori e docenti sono 4.130 e gli assegnisti 1.530, sei su dieci sono uomini. Si contano 115 mila studenti: il 67 per cento toscani (solo dieci su cento se ne vanno a studiare fuori), il 30 per cento che arriva dal resto d'Italia e il 2,6 per cento dall'estero. Una Toscana insomma, quanto a ricerca ed alta formazione, decisamente attraente. Capace di attrarre cervelli.  

"Abbiamo investito molto  - commenta Barni – e l'abbiamo fatto soprattutto per creare un ecosistema favorevole alla ricerca, dall'orientamento alla scelta universitaria al diritto allo studio: per offrire servizi e sostenere in questo modo l'accesso all'alta formazione, per far capire ai ragazzi che studiare serve e che è importante per loro e per creare opportunità di lavoro".  Lo si è fattocomunicando la scienza appunto, come consigliava in apertura Ilaria Capua. "Investendo sulle borse di studio, tant'è che da anni in Regione nessun avente diritto rimane senza" ricorda ancora Barni. Lavorando ad esempio sui bandi per la ricerca, dall'anno scorso allargati anche al mondo della cultura umanistica. Promuovendo la creazione di un ufficio regionale per il trasferimento tecnologico e aiutando la nascita di un'associazione di università toscane a Bruxelles, per favorire il dialogo con l'Europa e la costruzione di progetti di ricerca con reti internazionali. Inventandosi anche un portale sulla ricerca, Toscana Open Research di recente ulteriormente migliorato, che offre open data certificati frutto dell'incrocio di banche dati regionali, nazionali ed europee, pensato per orientare chi ha bisogno di innovazione e chi di ricerca si occupa, cercando in questo modo di facilitare il dialogo tra imprese, università e centri di ricerca.

Importante fare squadra
Due tecnici della Commissione europea stamani l'hanno ribadito in maniera chiara durante la mattina. "Non possiamo più permetterci di disperdere risorse in mille rivoli – avevano detto - : dobbiamo quindi fare sistema, sia pur continuando ad incentivare le eccellenze nelle singole regioni ma indirizzando ad investire piccole e medie imprese in campi di applicazione strategici e dove c'è maggiore bisogno di innovazione".  Una strada che in Toscana si è già iniziato a percorrere, lodato anche dal ministro come un modello da prendere ad esempio. Un percorso, conclude la vice presidente Barni, dove la Regione riveste un ruolo complementare e di facilitatore. 

Pignedoli, fisico e costituente, l'aveva già auspicato nel 1947: la nascente repubblica avrebbe dovuto occuparsi  di più di ricercatori e scienziati, che fuggivano all'estero per lavorare. Ma in fondo già lo scriveva Socrate che una vita senza ricerca non è degna per l'uomo di essere vissuta.

Cooperazione decentrata toscana, all’istituto agronomico si tracciano le linee per il futuro

FIRENZE.  Quali le sfide della cooperazione internazionale decentrata per i prossimi anni? Se n'è parlato oggi all'Istituto agronomico d'oltremare di Firenze, ampio palazzo dall'impronta razionalista non troppo distante dal centro della città che con il suo giardino interno racconta oltre un secolo di formazione agricola non solo ai tropici, prima nelle ex colonie e poi per gli italiani emigrati in America Latina, oggi sede tecnica dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo che fa capo al Ministero degli Esteri.

All'Istituto d'oltremare si è svolta infatti la Conferenza regionale della cooperazione. L'ha organizzata la giunta regionale e c'erano associazioni, dirigenti della Commissione europea, altre Regioni e rappresentanti del mondo delle imprese, perché anche il mondo profit negli ultimi anni ha fatto il suo ingresso e pure in Toscana è partito un progetto.  Pienissima l'aula magna al primo piano.   
 
Ebbene, ci si è chiesti fin dalla mattina, quali saranno le frontiere dei prossimi anni per la cooperazione internazionale? "Sicuramente il cosviluppo, ovvero il coinvolgimento delle associazioni dei migranti in Italia nella gestione dei progetti" riflette la vice presidente ed assessore alla cooperazione internazionale della Toscana Monica Barni, ma "anche il recupero di un ruolo attivo per Regioni in qualità di coordinatori dei vari soggetti territoriali". "Utilizzateci e caricateci di responsabilità" si sofferma non casualmente, a nome dei Comuni, il presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni. "Parlare a livello comunale di cooperazione, così come di immigrazione, è oggi impopolare, ma non farlo costituisce un arretramento culturale" gli fa eco il primo cittadino di Capannori.

"Dobbiamo capitalizzare quando di buono è stato realizzato in questi anni – riprende ancora Barni –. Ci stiamo muovendo in continuità con il passato investendo molto e creando reti, ma dobbiamo aprirci pure ed allargare il coinvolgimento nei confronti di nuovi attori, spesso portatori di nuove idee ed esperienze". Anche le imprese, ad esempio.

La Toscana lavora da tempo in particolare sull'Africa del Nord e subsahariana, ma anche in Libano, in Israele e in Palestina, sullo sviluppo economico locale, la democratizzazione e il decentramento. Qualche dato? Oltre due milioni di euro erogati nel corso di questa legislatura, 35 progetti cofinanziati alle associazioni, sette interventi strategici, quattordici micro progetti di cosviluppo. E poi altri 8 milioni di euro investiti nella cooperazione sanitaria, costanti anche quelli nel corso della  legislatura. 

La sfida, in sintesi, è quella alla fine di coniugare idealità e concretezza: serve una visione, un'impalcatura di valori, ma anche il fare. "Occorre rispondere con i fatti  e i risultati – chiosa di nuovo Barni – ad una narrazione ‘tossica' e negativa che si fa in questi ultimi tempi del mondo della cooperazione, attaccandolo".  Ed una sfida riguarda anche l'accoglienza di chi arriva. 

Cooperazione ed accoglienza, cambiare i decreti Salvini
Sfatiamo anzitutto un falso. "Non c'è alcuna invasione – ribatte l'assessore all'immigrazione della Toscana, Vittorio Bugli – La crescita degli stranieri in Toscana si è fermata già da qualche tempo  e le circa cinquemila presenze in più l'anno che si registrano sono sostanzialmente i figli dei residenti che nascono nella regione".

I numeri, quelli dell'Osservatorio a cui la Regione ha dato di recente vita, aiutano a fare chiarezza. Su tre milioni e 700 mila abitanti della Toscana, gli stranieri sono il 12 per cento: 455 mila persone, per il 90 per cento residenti e per oltre il 93 con un regolare permesso di soggiorno. Lavorano qui, pagano le tasse e versano più contributi di quanti ne riscuotano e godono di aiuti in maniera non maggiore degli italiani.  "E non sono certo arrivati sui barconi" sottolinea Bugli.  Con i richiedenti asilo che erano stati accolti nei centri toscani, diecimilacinquecento l'anno scorso, si è creato però un problema  

Tremilacinquecento almeno, dopo i decreti sicurezza Salvini, sono usciti dai Cas. I dati sono quelli del Ministero. "Meno di mille sono stati regolarizzati  - spiega Bugli – ma almeno duemilacinquecento sono stati spinti nella nube nera dell'illegalità. Sono diventati invisibili e creato maggiori insicurezza, quando invece se integrati e formati, anche quelli che subito fossero tornati nei paesi di origine, avrebbero aiutato percorsi di cosviluppo".  

L'assessore l'aveva sottolineato la mattina, prima di arrivare all'Istituto d'Oltremare per la conferenza della cooperazione, già all'iniziativa «Cittadinanza che fatica» organizzata dai sindacati al Fuligno di Firenze.  "I decreti Salvini hanno fatto solo danni, dal punto di vista dell'accoglienza ma anche della sicurezza, ed è necessario superarli e renderli inefficaci in tempi brevi" aveva detto.  "Nelle nostre campagne – ha lanciato l'allarme -  la criminalità sta usando i migranti come schiavitù a costo zero. Se invece si riescono a costruire degli strumenti che permettono ai centri per l'impiego e alle aziende agricole di trovare la manodopera di cui hanno bisogno e se riusciamo a far entrare i migranti nel circuito del lavoro, allora davvero si combatte l'illegalità  e si respinge l'attacco della criminalità". Così come, ha aggiunto poi, occorre aprire corridoi legali di ingresso controllato in Europa togliendo queste persone dalle mani degli scafisti criminali.

"Il lavoro – aveva concluso - deve essere la chiave privilegiata per l'integrazione. Ogni anno in Toscana ci  sono 30 mila posti  di lavoro per cui sono si trova offerta:  la regolarizzazione degli stranieri può essere un contributo importante per ridurre questo sbilanciamento".

Sull'accoglienza e nella gestione dei servizi alla persona per gli stranieri la Toscana ha chiesto anche più autonomia, nell'ambito del regionalismo differenziato.  "Intanto stiamo valutando in questi giorni – annuncia -  47  progetti che ci sono stati presentati da Comuni, società della Salute, Unioni di Comuni, Asl e associazioni del Terzo settore che riguardano l'integrazione lavorativa e sociale, l'insegnamento della lingua italiana, il potenziamento dei servizi, per i quali abbiamo stanziato 4 milioni di euro".