Po Marittimo Italia Francia, il lancio del bando il 20 aprile a Lucca

Po Marittimo Italia Francia, il lancio del bando il 20 aprile a Lucca 
 
FIRENZE - Tutela del patrimonio naturale e culturale, aumento delle opportunità di impiego, sicurezza della navigazione. Questi i temi al centro del terzo avviso del Programma Italia-Francia Marittimo 2014-2020, che sarà lanciato a Lucca il 20 aprile prossimo, a Palazzo Ducale, a partire dalle 9.30.
 
Nella stessa giornata si terranno due workshop tematici sui finanziamenti disponibili per incentivare l'impiego e la mobilità e per promuovere e tutelare il patrimonio naturale e culturale. La partecipazione è gratuita.
 
Per l'attuale fase di programmazione, il Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020 ha una dotazione finanziaria di  199.649.898 euro, di cui 169.702.411 di FESR. Il bando è aperto a progetti semplici e strategici integrati sui temi: rischio incendi, sicurezza della navigazione, aumento delle opportunità di impiego, tutela e promozione del patrimonio naturale e culturale.  
 
Le domande da porre durante l'incontro possono essere inviate in anticipo via mail entro il 16 aprile 2018 a marittimo1420@regione.toscana.it.
 
Negli altri territori che beneficiano degli interventi del Programma Italia-Francia Marittimo 2014-2020 (Liguria, Sardegna, Corsica, Paca) sono previsti altri eventi di presentazione, con diversi focus tematici.
 
Nella fase di programmazione precedente (2007-2013), il Programma ha finanziato 87 progetti negli ambiti relativi all'accessibilità, alla competitività e innovazione, alla valorizzazione e protezione delle risorse naturali e culturali, al monitoraggio ambientale e marino.
 
 

Ue post 2020, Rossi: “Più risorse ma anche più entrate, che non gravino su Stati e consumatori”

FIRENZE - Il bilancio dell'Unione europea post 2020 non può essere visto al ribasso: sarebbe un pessimo segnale da trasmettere ai cittadini. Così il presidente della Toscana Enrico Rossi si dice d'accordo con il rapporto di Jan Mariam Olbrycht, parlamentare europeo polacco che, da vice presidente della commissione per lo sviluppo regionale, chiede agli stati membri di portare il tetto di spesa all'1,3 per cento del Pil, finalizzato alle politiche di coesione. Oggi è lo 0,9.

"Ma le nuove sfide europee richiedono non solo più risorse – ribadisce Rossi – ma anche nuove entrate". "Ed allora – propone - sarebbe il caso di prendere in esame la Tobin tax, ovvero una tassa sulle transazioni finanziarie, oppure una sulla plastica o anche una tassa sulle grandi piattaforme digitali e grandi multinazionali del settore digitale, che potrebbe essere qualcosa in più del 3 per cento del fatturato e potrebbe garantire risorse consistenti: entrate che non graverebbero né sugli Stati membri né sui consumatori".

Rossi lo ha sottolineato intervenendo stamani  durante i lavori della sessione plenaria, la 128eima,  del Comitato delle Regioni a Bruxelles, ovvero l'organo consultivo creato nel 1994 dopo Maastrich e che raggruppa i rappresentanti delle autorità regionali e locali dell'Unione europea. Anche ieri Rossi era intervenuto in aula, sul potenziamento di Fesr e Fse per tradurre sui territori le politiche di integrazione dei migranti e denunciando il rischio di una nazionalizzazione del Fse o addirittura di tagli a entrambi i fondi.

Non è la prima volta che il presidente della Toscana rilancia l'idea di una Tobin Tax. L'esigenza di nuove entrate è del resto una idea già da tempo su tavoli dell'Unione. Suggerita in passato dal gruppo di Mario Monti e lo scorso ottobre da un rapporto dello stesso Comitato delle Regioni, è stata confermata da un recentissimo parere del Parlamento europeo.

"Con politiche al ribasso – spiega a margine Rossi – si alimentano solo i populismi, dando ancora più strumenti in mano ai partiti euroscettici, che vanno invece contrastati con argomenti convincenti e fatti concreti. E non trascuriamo i vantaggi collettivi dell'appartenenza al più grande mercato unico del mondo, forte di 500 milioni di consumatori".

Immigrazione, Rossi a Bruxelles: “Fondamentale coinvolgere i territori”

FIRENZE – Potenziare FESR e FSE, strumenti che consentono di attuare politiche per l'integrazione, impedire che la politica di coesione attuale venga svilita in favore dell'innalzamento dei muri e del controllo delle frontiere, evitare una gestione esclusivamente nazionale del fenomeno  ma coinvolgere enti regionali e locali, un po' come è stato fatto in Toscana. Questi i punti salienti dell'intervento del presidente della Regione Enrico Rossi, oggi pomeriggio a Bruxelles, ai lavori della 128esima sessione plenaria del Comitato delle Regioni, nella parte dedicata all'immigrazione.

"L'agenda europea sulla migrazione 2015 – ha esordito Rossi - riconosce un ruolo importante alle regioni, sicuramente nell'accoglienza di secondo grado, quella che riguarda l'integrazione. Ma in alcuni paesi le regioni svolgono un ruolo importante anche nella gestione e nel controllo dei flussi migratori. C'è una contraddizione però. La comunicazione sul futuro Quadro Finanziario Pluriennale propone agli Stati di assegnare più risorse alla difesa, alla sicurezza, all'immigrazione. A mio avviso invece, se vogliamo davvero attuare nei nostri territori una politica di integrazione degli immigrati, occorre finanziare ulteriormente FESR ed FSE, strumenti con i quali si possono attuare molteplici politiche per l'integrazione, anche in sinergia con il FAMI, il Fondo asilo migrazione e integrazione. Sono fondi che garantiscono crescita e sviluppo e quindi anche una migliore convivenza tra i nuovi arrivati e le popolazioni locali".

"Si vogliono attribuire a Frontex – ha proseguito Rossi - fino a 150 miliardi, quasi la metà della politica di coesione attuale. Eventualità che dà il segno del cambio di priorità che si vuole imprimere all'Europa del futuro: si tolgono risorse alla solidarietà e allo sviluppo dei territori, si innalzano invece muri e si finanzia un capillare sistema di controllo delle frontiere, dando ascolto solo alla voce dei partiti populisti che vogliono un'Europa costruita sulla paura e sull'esclusione".

Rossi ha quindi concluso spiegando che "oggi i flussi migratori sono strutturali e non più emergenziali, elemento che ci dovrebbe indurre a considerare il fenomeno come una realtà ordinaria, da governare attraverso politiche pubbliche che coinvolgano tutti i livelli di governance. E affinché il sistema sia sostenibile occorre evitare una eccessiva concentrazione di migranti su uno stesso territorio e favorirne una ‘diffusione' attraverso il coinvolgimento di enti regionali e locali. In Toscana l'abbiamo fatto. Una gestione soltanto nazionale andrebbe a discapito di solidarietà e nuova coesione sociale. Non faciliterebbe l'integrazione dei migranti e non supererebbe l'approccio emergenziale al fenomeno migratorio, trascurando la rete degli attori che storicamente rappresentano il tessuto sociale di un territorio, come associazioni di volontariato, terzo settore, associazioni di categoria, Università".

Al Bardo le antichità romane di Tunisia conservate a Firenze, conferenza stampa il 15 marzo

FIRENZE – La Toscana chiama Tunisi e il museo del Bardo. A tre anni dall'attentato del 18 marzo 2015 si inaugura domenica una mostra, che proseguirà fino al 30 settembre, dedicata alle antichità romane provenienti dalla Tunisia presenti nelle collezioni e depositi degli Uffizi e dell'Archeologico di Firenze. Sarà la prima volta che i reperti, raccolti dal medico Giovanni Pagni di Pisa, saranno esposti insieme nella quasi loro totalità.

L'iniziativa vede tra i promotori la Regione Toscana, il Ministero  dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministero degli Affari esteri  e della Cooperazione internazionale, l'Ambasciata italiana a Tunisi e l'istituto italiano di Cultura a Tunisi, oltre naturalmente agli Uffizi.

Per presentare la mostra è convocata una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione in piazza del Duomo 10, giovedì 15 marzo alle ore 12.30.

Interverranno per la Regione la vice presidente ed assessore alla cultura Monica Barni,  il direttore delle Gallerie degli Uffizi  Eike Schmidt, il direttore del Museo delle grafica dell'Università di Pisa, Alessandro Tosi,  che ha collaborato all'iniziativa, il curatore della mostra Fabrizio Paolucci,  il console tunisino a Firenze Gualziero Zamperini e il sovrintendente Lorenzo Cinatti della Scuola di Musica di Fiesole, che a Tunisi accompagnerà l'inaugurazione con un concerto di un loro quartetto.

La missione a Tunisi, dal 17 al 19 marzo, sarà per la vice presidente della Toscana anche un'occasione per fare il punto sulle prospettive di sviluppo dei sistemi museali tra Italia e Tunisia.  

Via al bando per il complesso di San Gimignano, Barni: “Il frutto di un grande lavoro di squadra”

FIRENZE  – Da convento prima e carcere poi, a luogo aperto alla fruizione pubblica. Un’operazione dal forte valore simbolico e frutto di un grande lavoro di squadra. E una grande opportunità di investimento per tutto il territorio, per la Toscana e per l’Italia. 

Con queste parole la vicepresidente e assessore alla cultura Monica Barni ha presentato il bando di gara che permetterà di realizzare il recupero e la valorizzazione dell’ex convento ed ex carcere di San Domenico, di proprietà del Comune di San Gimignano e della Regione Toscana.

La procedura di gara pubblica di concessione in project financing per la selezione del partner privato è pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea. Il termine per la presentazione delle offerte è il 31 Maggio 2018.

Primo caso in Toscana di un bene che viene immesso sul mercato per una valorizzazione anche del territorio, l’operazione è stata illustrata stamani in sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, dalla vicepresidente Barni insieme al sindaco di San Gimignano Giacomo Bassi e al direttore dell’Agenzia del Demanio per Toscana e Umbria, Giuseppe Pisciotta.

“Questo accordo di valorizzazione, grazie a una procedura di federalismo demaniale – ha detto Barni – ci ha visto impegnati per anni, dal 2011. Ma questo lungo lavoro ci ha permesso di arrivare oggi a presentare un progetto di recupero e valorizzazione di un bene straordinario che si trova nel centro di una città altrettanto straordinaria e che sarà riaperto dopo mille anni alla pubblica fruizione”.

Un’operazione innanzitutto dal forte valore simbolico, perché questo complesso che è stato prima un convento e poi un carcere, adesso si trasforma da luogo chiuso per pochi a luogo aperto al pubblico, venendo restituito alla fruizione attraverso temi prettamente culturali. Ma un’operazione anche frutto di grande lavoro di squadra della regione Toscana, del Comune di San Gimignano, delll’Agenzia del Demanio, della Sorpintendenza di Siena Grosseto e Arezzo e del Mibac, che ci ha fatto arrivare a un progetto pronto, senza più quelle trafile di autorizzazioni che molto spesso possono disincentivare un privato a investire. Siamo quindi molto soddisfatti e convinti di presentare una grande opportunità di investimento per chi ha interesse ma anche per tutto il territorio, la Toscana e l’Italia.

Soddisfatto anche il sindaco del Comune di San Gimignano, che ringraziando tutti i soggetti che hanno supportato il Comune, ha ricordato come questa operazione possa cambiare davvero la città, implementare l’offerta culturale e turistica e diventare un’esperienza che può assurgere a modello replicabile.

Il progetto

Il San Domenico, situato nel centro storico su 9mila metri quadrati di superficie e risalente al XIV secolo, ha svolto funzioni di convento fino al 1787, per poi essere destinato a carcere fino al 1995, data dalla quale è rimasto per lo più inutilizzato. La valorizzazione dovrà garantire una riqualificazione in sintonia con le peculiarità storico-artistiche di San Gimignano, Sito Unesco dal 1990 e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. La durata della concessione non potrà superare i 70 anni e, per tale periodo, il business plan prevede un impegno per il concessionario di 59 milioni e ricavi per quasi 200 milioni.