L’Italia ha bloccato 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca dirette in Australia

L’Italia ha bloccato 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca dirette in Australia

L’Italia, con l’approvazione dell’Unione Europea, ha bloccato il trasferimento di 250.000 dosi del vaccino prodotte da AstraZeneca sul territorio e destinate all’Australia. Quali sono le conseguenze?

L’Italia ha bloccato l’esportazione di 250.000 dosi del vaccino Oxford/AstraZeneca destinate all’Australia. La prassi dell’Unione Europea prevede l’approvazione esplicita da parte delle autorità del paese che esporta i vaccini. La Commissione Europea avrebbe la facoltà di imporre la distribuzione, il fatto che non abbia applicato questo potere è da interpretare come un’implicita approvazione.

La Commissione ha valutato l’intenzione dell’Italia di rifiutare il trasferimento e ha deciso di non interferire, concordando con quanto sostenuto dal Governo italiano, ovvero che la consegna delle dosi potesse rappresentare una violazione degli accordi di precedenza tra l’Unione Europea e AstraZeneca.

Alla fine dello scorso gennaio, la Commissione Europea ha implementato maggiori controlli sul traffico di vaccini. Dopo che AstraZeneca aveva consegnato 75 milioni di dosi in meno nel primo quadrimestre del 2021 rispetto a quanto concordato con l’Unione Europea, la Commissione ha accusato l’azienda britannica di aver spedito al Regno Unito le dosi realizzate sul territorio dell’Unione Europea.

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L’Australia ha confermato l’estinzione di 13 specie animali

L’Australia ha confermato l’estinzione di 13 specie animali

Il Governo australiano ha confermato l’estinzione di 13 ulteriori specie animali indigene, tra cui 12 mammiferi e un rettile.

L’estinzione di 13 specie animali indigene è stata ufficializzata dal Governo australiano. Tra queste, il rettile dell’Isola di Natale, il primo rettile australiano a estinguersi dai tempi della colonizzazione europea, e 12 mammiferi.

L’aggiunta di queste specie conferma il primato negativo dell’Australia come Paese con il maggior tasso di estinzione di mammiferi al mondo. Il conteggio aggiornato è di 34 specie di mammiferi completamente estinte. Suzanne Milthorpe, della Wilderness Society, ha detto che “non esiste alcun paese, ricco o povero, che si avvicina a questo record”. Al secondo posto di questa particolare classifica si trova Haiti, con un totale di 9 specie di mammiferi estinti.

John Woinarski, biologo della conservazione e professore alla Charles Darwin University che ha aiutato nel censimento delle specie animali estinte, ha detto: “Questo fatto è un’occasione di riflessione. L’estinzione è una possibilità realistica ogni volta che una specie viene inserita nella lista ‘a rischio’ se non viene fatto abbastanza per salvarla”.

Woinarski ha detto che la causa più plausibile della loro estinzione sono i felini selvatici, anche se le volpi introdotte dall’uomo, la distruzione degli habitat e gli incendi possono aver contribuito. Il professore ha però denunciato anche l’inattività del Governo, che nel caso dell’estinzione del pipistrello dell’Isola di Natale, ha ignorato gli indicatori del rapido declino della specie.

Il Governo si è difeso rivendicando di aver devoluto più di 535 milioni di dollari a progetti per le specie a rischio e alle comunità ecologiche dal 2014. Inoltre, ha ribadito l’impegno nel favorire il recupero dei territori colpiti dai recenti incendi.

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Facebook e l’Australia hanno una relazione complicata

Facebook e l’Australia hanno una relazione complicata

Dopo giorni in cui i contenuti dei siti di news australiani non erano visibili su Facebook, il Governo e la piattaforma hanno trovato un accordo.

Avevamo già parlato del piano del Governo australiano per imporre a Facebook l’obbligo di pagamento degli articoli dei siti di news ospitati sulla sua piattaforma, secondo il criterio che fossero gli stessi giornali a offrire un servizio a Facebook, e non il contrario. Dopo l’effettiva entrata in vigore delle leggi, Facebook ha deciso di bloccare la visione e la condivisione dei link che riconducevano ai siti di news, di fatto oscurando le testate australiane per alcuni giorni.

Lo stallo è durato pochi giorni. I rapporti di forza propendevano chiaramente verso Facebook e i dati sul traffico dei siti di news australiani in quei giorni hanno portato a conclusioni inequivocabili sulla natura della relazione tra Facebook e i siti di news. I pochi giorni di assenza dal social sono costati un calo del traffico del 30%, interamente riconducibile all’oscuramento da parte del social network. Infatti, per fare un confronto, sono stati usati i dati sul traffico coincidenti agli occasionali shutdown di Facebook in cui le persone che non possono accedere alla piattaforma cercano i link alle notizie tramite browser o direttamente sui siti dei giornali. In questi giorni non è andata così, l’utenza giornaliera su Facebook è rimasta invariata, inficiando esclusivamente il numero di utenti dei siti di news.

La conclusione immediata è una: sono i siti di news ad avere bisogno di Facebook più del contrario. Di questo si sono resi conto abbastanza presto tutte le parti coinvolte. Il Governo australiano, su richiesta dei gestori dei giornali, ha garantito il ripristino della situazione precedente. Successivamente, Facebook ha rilasciato un comunicato in cui ringraziava il Governo australiano per aver trovato un accordo che secondo loro “riconoscesse il valore che Facebook e i siti di news hanno reciprocamente”.

La questione non riguardava soltanto Facebook. Anche Google era stata chiamata a versare dei contributi ai siti di news e ha recentemente stretto un accordo con News Corp, una delle più grandi holding editoriali di proprietà di Rupert Murdoch. L’accordo prevede la condivisione delle notizie dei giornali appartenenti a News Corp nel servizio News Showcase di Google. La partnership è stata accolta positivamente da entrambe le parti con Robert Thompson, Amministratore Delegato di News Corp che ha commentato la vicenda definendola un risultato positivo grazie a cui “i contenuti di qualità sui giornali verranno premiati da una maggiore remunerazione”, omettendo che la remunerazione è rivolta esclusivamente ai giornali gestiti da lui.

Anche il Canada e l’Unione Europea avevano annunciato delle restrizioni all’autonomia di Facebook e delle grandi piattaforme straniere in generale. Dopo i recenti sviluppi, resta da vedere se decideranno di proseguire secondo quanto già proposto o se adegueranno le loro strategie.

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In Australia holding editoriale fa accordo con Google e Facebook

In Australia holding editoriale fa accordo con Google e Facebook

La più grande news media company d’Australia ha stipulato un accordo con Google e Facebook per l’utilizzo dei suoi contenuti ed è una notizia importante per il settore del giornalismo globale.

In Australia, il gruppo editoriale Seven West Media ha stipulato un accordo commerciale con Google. L’azienda statunitense ha avviato una partnership e pagherà direttamente i contenuti giornalistici prodotti da Seven West Media. Questo è avvenuto alla vigilia della discussione nel Parlamento Australiano della tanto discussa legge che obbligherebbe i giganti digitali a pagare per le notizie prodotte da terzi e diffuse sulle loro piattaforme.

Seven West Media è un’azienda quotata in borsa, possiede 21 pubblicazioni diverse e produce contenuti televisivi, cartacei e digitali. Kerry Stokes, l’amministratore delegato dell’azienda, ha ringraziato il Parlamento australiano per l’accordo. Infatti la partnership a lungo termine tra Seven West media e Google è stata propiziata dal Governo australiano che ha moderato un incontro tra i dirigenti del settore dei media, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg e Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, la holding che controlla Google.

Stokes ha riconosciuto i meriti del Governo e del garante della competizione per la stipulazione della legge che verrà discussa il prossimo martedì al Parlamento australiano. Il capo di Seven West Media ha dichiarato: “Il protocollo di contrattazione stabilito dal Governo ci ha consentito di negoziare con Google e Facebook degli accordi economici equi e garantire il sostentamento dell’informazione digitale”.

Per Google, l’accordo fa parte di News Showcase, il modello che l’azienda sta implementando con le pubblicazioni di tutto il mondo a partire dallo scorso ottobre per assicurarsi la presenza dei contenuti giornalistici sulla propria piattaforma. La stessa Google ha annunciato che anche altri siti di news in Australia beneficeranno dell’accordo.

Le cifre del contratto non sono state rivelate ma fonti vicine alle parti hanno fatto trapelare che superino i 30 milioni di dollari australiani (23 milioni di dollari USA) all’anno. Seven West Media ha dichiarato che rilascerà maggiori informazioni dopo l’ufficializzazione dei dettagli prevista tra trenta giorni.

Le conseguenze di questo accordo non sono soltanto confinate all’Australia. Google e Facebook sono preoccupate del precedente che questo modello comporterà negli accordi con gli altri Paesi. In Europa sono già state presentate delle iniziative per limitare l’abuso di potere da parte delle piattaforme digitali e un grosso tema da discutere resta l’uso dei contenuti giornalistici prodotti da terzi. Per adesso solo in Francia è stato stipulato un accordo tra Google e una pubblicazione locale ma anche gli altri Paesi si stanno mobilitando per far rispettare alle piattaforme digitali le stesse norme degli editori.

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