Banca Etruria: anche dal Veneto alla manifestazione di Arezzo

Banca Etruria: anche dal Veneto alla manifestazione di Arezzo

Sono arrivati anche da Vicenza con lo striscione ‘Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza’ per sostenere i risparmiatori di Banca Etruria

“Siamo in attesa di conoscere se arriveranno i soldi per i rimborsi, quello che conta è che sia fatta giustizia”, ha detto Luigi Ugone dell’associazione ‘Noi credevamo in Banca Popolare di Vicenza’. “Quello che è più clamoroso – ha puntualizzato Letizia Giorgianni del Comitato vittime salvabanche – è che purtroppo quello che è accaduto a noi può ancora succedere dal momento che nel processo non sono state coinvolte Consob e Bankitalia. Se anche arriverà giustizia dal tribunale cambierà poco”. Il corteo, con il drappello di manifestanti muniti di cartelli di protesta su cui si legge ‘assolto, prosciolto, prescritto, tutti santi’, ‘banchiere delinque giustizia connivente’, è partito dal centro di Arezzo, dove si trova la sede storica della ex Banca Etruria fino al palazzo di giustizia dove si sta svolgendo l’ udienza per il filone bancarotta. Oggi sono in corso le arringhe degli avvocati difensori degli imputati.

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Toscana e Lazio: assalti in banche, arrestato a Catania

Toscana e Lazio: assalti in banche, arrestato a Catania

Arrestato Sebastiano Chiarenza, dopo una condanna dovuta ad assalti in banche della Toscana e  del Lazio, era un componente di una banda di rapinatori

Sebastiano Chiarenza, 53 anni, è stato condannato dal Tribunale di Cassino (Fr) a 8 anni e 4 mesi di reclusione per rapine commesse da una banda in banche della Toscana e del Lazio tra il 2008 e il 2011.

Lo ha catturato il personale del commissariato di San Cristoforo a Catania, in esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso lo scorso 24 settembre, dalla Procura di Cassino per danneggiamento, furto aggravato e rapina aggravata.

Tra i colpi messi a segno dalla banda spicca quello ai danni della filiale di Grosseto della Banca Etruria che fruttò un bottino di circa 300.000 euro.

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Chiesta archiviazione, ma resta indagato, Pierluigi Boschi

Chiesta archiviazione, ma resta indagato, Pierluigi Boschi

Arezzo, alcuni quotidiani riportano oggi la richiesta dell’archiviazione, per quanto riguarda il filone delle indagini del falso in prospetto, per gli ex componenti del CDA di Banca Etruria, tra cui Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena.

Sempre per il filone relativo all’accusa di falso in prospetto nell’ambito dell’inchiesta sul crac di Banca Etruria per il quale era indagato Boschi, la procura di Arezzo ha invece chiesto il processo per l’ex presidente dell’istituto Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi e l’ex dirigente Davide Canestri, l’udienza preliminare è prevista per il 6 dicembre.

Ma il padre dell’ex ministra Boschi resta ancora indagato per bancarotta, nel filone sul crac di Banca Etruria, secondo l’accusa infatti, sarebbero state applicate delle ‘condotte distrattive’, per almeno 300 milioni, solo negli ultimi anni di vita della banca, da parte degli amministratori dell’istituto bancario.

Tra le ‘distrazioni’ ricordiamo il caso, che fece scalpore, del finanziamento alla ‘Privilege Yard’, per un fantomatico yacht, da 30 milioni, che avrebbe dovuto essere già in costruzione a Civitavecchia, che però non venne mai realizzato.

 

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Banca Etruria: azione per risarcimenti Consob a vittime salvabanche 

Banca Etruria: azione per risarcimenti Consob a vittime salvabanche 

L’ Associazione Vittime del Salvabanche ha preannunciato con un comunicato che promuoverà “una causa risarcitoria contro Consob, e la società di revisione di Banca Etruria, alla quale potranno aderire i risparmiatori che detenevano titoli di Banca Etruria”.

Questo è avvenuto dopo che “la sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha annullato le multe inviate dalla Consob ad alcuni ex amministratori di Banca Etruria e dimostrato con evidenza il cattivo operato della Consob”.

“Adesso non sarà più possibile ignorare il nesso tra il cattivo operato di Consob e le perdite economiche subite dai risparmiatori di Banca Etruria” sottolinea nel comunicato la presidente dell’associazione, Letizia Giorgianni.

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Banca Etruria: Corte Appello, crisi nota a Consob a fine 2013

Banca Etruria: Corte Appello, crisi nota a Consob a fine 2013

La Consob sapeva fin dal dicembre del 2013 della gravissima situazione in cui si trovava Banca Etruria, grazie ai documenti e alle informazioni ricevute da Bankitalia, e dunque le sanzioni comminate ad amministratori e sindaci per le supposte mancate informazioni contenute nel prospetto dell’aumento di capitale di fine 2013 sono frutto di un procedimento avviato tardivamente. Con questa motivazione la Corte d’Appello di Firenze ha annullato alcune sanzioni emesse dall’authority di Borsa nel 2017 in relazione alla vicenda Banca Etruria.

La decisione riguarda l’appello presentato dagli ex sindaci di Banca Etruria (Tezzon Massimo, Cerini Paolo, Neri Gianfranco, Polci Carlo) e l’ex amministratore Andrea Orlandi, tutti difesi dall’avvocato Renzo Ristuccia, contro le sanzioni emesse da Consob nel luglio del 2017. E segue una sentenza del tutto analoga con cui lo stesso Tribunale ha annullato un’analoga sanzione verso un altro ex consigliere, Alberto Bonaiuti. La Corte d’Appello ha accolto la tesi di amministratori e sindaci secondo cui la Consob avrebbe esercitato tardivamente il suo potere sanzionatorio, oltre il termine di 180 giorni. Nel motivare la decisione i giudici esaminano le interlocuzioni tra le due authority e contestano la tesi secondo cui la Consob avrebbe avuto solo nel maggio del 2016 “la disponibilità di tre fondamentali documenti” di Bankitalia relativi alla situazione di Banca Etruria (la nota rivolta alla banca del 24 luglio 2012, i rilievi dell’ispezione formulati il 5 dicembre 2013 e la nota inviata direttamente al Presidente Etruria il 5 dicembre 2013). Anche se è vero che Consob non ha ricevuto la nota del 24 luglio 2012 è “documentalmente dimostrato che, ben prima di tale momento” l’authority “era sicuramente venuta a conoscenza di documenti di Banca d’Italia” sullo stato di Etruria “ben più pregnanti e significativi” e dunque tali “da dover costituire il presupposto per le verifiche di sua competenza”.

Inoltre il rapporto ispettivo di Banca d’Italia su Bpel “era sicuramente conosciuto da Consob quantomeno a febbraio 2014” e “Banca d’Italia ha sicuramente trasmesso a Consob i risultati dei propri accertamenti ispettivi del 2013” a inizio dicembre 2013. “Ancora più significativa” è la nota riservata di Bankitalia a Consob del 6 dicembre 2013 in cui Bankitalia dice chiaramente che Etruria non è “più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento”, imponendone l’aggregazione con un altro istituto e riservandosi “ogni ulteriore iniziativa ritenuta necessaria ad assicurare condizioni di sana e prudente gestione e a tutelare i depositanti della banca”.

“Di più Banca d’Italia non poteva dire a Consob”, affermano i giudici: “Non era abbastanza per Consob – si chiedono – per cominciare ad indagare sulla trasparenza e veridicità del prospetto dell”offerta al pubblico delle azioni in aumento di capitale che si era avuta nei mesi precedenti?”. Sapendo Consob dal 6 dicembre 2013 che Etruria “era sull’orlo del commissariamento a meno che non si fondesse con una banca più grande – concludono i giudici -, delle due l’una”: se l’authority sospettava che il prospetto dell’aumento di luglio 2013 fosse stato “falso e fuorviante”, avrebbe dovuto “cominciare subito l’indagine”. Se invece avesse accertato che era veritiero “non si poteva irrogare alcuna sanzione”.

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