Florence Bike Night nel segno di Bartali

Firenze vista da un’angolazione insolita, con una biciclettata notturna per le vie della città. Giovedì 10 torna la Florence Bike Night nel segno di Bartali nel centenario della nascita.

 

“Un appuntamento molto significativo che testimonia la voglia di scoprire gli spazi di Firenze in modo diverso e promuove il muoversi in bici con un’attenzione forte a chi ha bisogno – ha affermato l’ assessore alllo sport Andrea Vannucci -. Sport e solidarietà sono un binomio ricorrente che riesce ad aggregare attraverso iniziative in grado di fare comunità. La Florence Bike Night in questo caso apre anche la settimana delle iniziative dedicate alla memoria di Gino Bartali a cento anni dalla nascita. Un uomo unico che ha fatto la storia del ciclismo e non solo. Un personaggio di Firenze, dell’Italia e del mondo. Penso che questa festa di popolo sia il modo migliore per dare inizio alle celebrazioni in onore di questo nostro grande concittadino”.
La partenza è prevista alle 21.30, l’arrivo intorno alle 23.30. Obiettivo valorizzare un mezzo di trasporto urbano rispettoso dell’ambiente, unendo socialità, divertimento e solidarietà.
L’edizione di quest’anno è dedicata alla memoria di Gino Bartali, in occasione del centenario della nascita. Oltre al percorso esclusivamente cittadino, è quindi previsto un itinerario alternativo più impegnativo destinato ai più ‘allenati’, che arriva a Ponte a Ema al Museo del ciclismo intitolato a ‘Ginettaccio’.
Florence Byke Night è organizzata da Giglio Amico onlus, in collaborazione con Anaoai (Associazione nazionale atleti olimpici e azzurri d’Italia) e Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta). L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune, della Provincia di Firenze e della Regione Toscana.

Dalla Costa Giusto fra le Nazioni

Shoah, Dalla Costa Giusto fra le Nazioni per aver salvato centinaia di vite dallo sterminio nazista. Oggi nel Salone dei Cinquecento è stata  consegnata la medaglia alla memoria al cardinale, arcivescovo di Firenze durante la seconda guerra mondiale.


Salvò centinaia di ebrei fiorentini e non solo dalla persecuzione nazista, esplosa dopo l’occupazione dell’Italia nel settembre 1943. Ed ora Israele gli consegna la medaglia alla memoria di ‘Giusto fra le Nazioni’. È il cardinale arcivescovo Elia dalla Costa, scomparso nel 1961 dopo aver retto, dal 1933 fino all’anno della sua morte, la diocesi di Firenze. Questa mattina, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, l’ ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Zion Evrony lo ha insignito alla memoria con la medaglia dei Giusti consegnata nelle mani di un nipote che porta il suo stesso nome. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, l’assessora all’educazione Cristina Giachi, il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, la presidente della comunità ebraica di Firenze Sara Cividalli e il rabbino di Firenze Rav YosefLevi .
«Personaggi come Elia della Costa sono veri e propri fari che ci indicano la strada da seguire – ha sottolineato l’assessora Giachi nel suo saluto – il suo nome è scolpito nel cuore della memoria dolorosa della Shoa ed è scolpito come un punto di luce, uno dei tanti, che costellano il ‘Muro dei Giusti’. Questo ci riempie di orgoglio ma anche di responsabilità, soprattutto nei confronti dei più giovani. Dobbiamo essere all’altezza di figure come quella del cardinale Dalla Costa che hanno reso grande la nostra città».
«Sono onorata e grata – ha proseguito – che Firenze possa essere protagonista con una storia luminosa come quella di Elia della Costa, una storia luminosa nel buio dei valori che, in quegli anni, attraversava tutto il nostro continente. Grazie a uomini come lui, al loro coraggio e alla loro generosità è stato possibile non lasciare l’ultima parola al male, alla furia gratuita cieca che pure ci aveva sovrastati. Il suo esempio ci indica una strada chiara da seguire».
Il cardinale Dalla Costa organizzò una vera e propria rete clandestina di salvataggio della quale faceva parte anche Gino Bartali, il fuoriclasse che in quegli anni faceva da staffetta tra Firenze e Assisi, dove una tipografia stampava documenti falsi che nascondeva nella canna della bicicletta. Dopo il rastrellamento nel ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943, e la deportazione di 1.021 ebrei nei campi di sterminio (tornarono in 17), il vice del capitano Theodor Dannecker, Alvin Eisenkolb, aveva organizzato altri due rastrellamenti a Firenze, il 6 e il 26 novembre del ’43. Fu allora che il cardinale Dalla Costa incaricò il parroco di Varlungo, don Leto Casini, e il padre domenicano Cipriano Ricotti di coadiuvare il Comitato di assistenza ebraico (che agiva da terminale degli aiuti internazionali forniti dalla ‘Delegazione per l’assistenza degli emigranti ebrei, la Delasem’) per mettere al sicuro i profughi ebrei nei vari monasteri e istituti religiosi della diocesi. Dell’organizzazione, tra gli altri, facevano parte anche monsignor Giacomo Meneghello, Gino Bartali e, dalla parte ebraica, Raffaele Cantoni, Giuliano Treves e Matilde Cassin. A Firenze e dintorni, su ordine diretto dell’arcivescovo, si aprirono le porte di almeno ventuno conventi e istituti religiosi, più varie le parrocchie, per nascondere centinaia di ebrei braccati dai nazisti

Ricordare cantando

Ricordare cantando mercoledì 22 gennaio alle 17, all’auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ,via Folco Portinari 5.Ricordare la Shoah e l’eroismo del proprio padre durante la persecuzione antiebraica in Italia dal 1939 al 1944 cantando una serie canti yiddish, ebraici e della memoria attinti direttamente dall’infanzia e dalle radici familiari (la madre era un’ebrea lituana) e altri da lui stesso scritti e/o musicati. Come “Giorgio e Gino”, dedicato a suo padre e a Gino Bartali, entrambi attivi nella Resistenza civile al nazifascismo, oppure “Se questo è un uomo” sul noto testo di Primo Levi.

E’ il concerto “Ricordare cantando” che il musicista e celebre burattinaio Piero Nissim terrà nelle vesti di voce solista e chitarrista, affiancato dalla chitarra di Francesco Guarneri, mercoledì 22 gennaio alle 17, nell’auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (via Folco Portinari 5), in un evento organizzato per il Giorno della Memoria 2014 dalla Fondazione il Fiore di Firenze presieduta da Maria Giuseppina Caramella. Appuntamento che sarà presentato dallo storico medievale Michele Luzzati e a cui interverrà l’assessore alla cultura del Comune di Firenze, Sergio Givone. E che prevede come intermezzo la proiezione del documentario “Giorgio Nissim. Un eroe semplice”, realizzato dalla giornalista Rai Vera Paggi e trasmesso il 26 gennaio 2008 nel Tg3 Agenda del Mondo: un ricordo – attraverso interviste a parenti e sodali della Resistenza – del padre di Piero, Giorgio, ebreo di Pisa (1908 – 1976) che tra il 1943 e il 1944 fu il principale animatore in Toscana della rete clandestina di assistenza agli ebrei Delasem e con la sua azione salvò almeno 800 ebrei. Anche se, per il suo carattere schivo e la sua elevata cifra morale, non volle mai pubblicizzare in vita la coraggiosa e altruistica azione durante la guerra. Tanto che ricevette il Gonfalone d’argento della Regione Toscana alla memoria solo nel 2003 e poi la medaglia d’oro della Repubblica Italiana alla memoria al Valor Civile nel 2006, grazie anche all’autorizzazione della famiglia nel 2005 a pubblicare il diario da lui scritto nel 1961 – epoca del processo contro il criminale nazista Eichmann – per ricordare le vicende che l’avevano visto protagonista nella rete Delasem. Con la quale collaborò, appunto, anche il grande ciclista Gino Bartali, da non molto proclamato “Giusto fra le nazioni”. Fra i vari canti in programma nel concerto di Piero Nissim, “Dona Dona”, portata al successo nella versione inglese da Joan Baez; “Had Gadià”, da cui prese spunto Angelo Branduardi per la sua famosa “Fiera dell’Est”; “Tum Balalaika”, uno struggente canto d’amore; “Der Rebbe Elimelech”, che balla e canta al suono dei cembali e dei violini; “Oifn pripetchok”, ovvero il fuoco che scalda la scuola disadorna dei bambini, come in un quadro di Chagall o in un racconto da uno “Stättel” di Isaac B. Singer.