Ustica 40 anni dopo: Nino Migliori, Stragedia.

Ustica 40 anni dopo: Nino Migliori, Stragedia.

Quarant’anni. Il 27 giugno 2020 sono quarant’anni da quando è successa la tragedia-strage di Ustica. E siamo sempre senza risposte.

Ustica è una delle più grandi, terribili e offensive tragedie della storia moderna italiana. Lo è per quello che successe e per come siamo stati tutti presi in giro da quarant’anni.

Ustica: il nome è diventato l’abbreviazione per un evento terribile. Per i più giovani, ecco cosa successe. La sera del 27 giugno 1980 un DC9 decolla da Bologna con 69 adulti e 12 bambini a bordo. Non arriva mai a Palermo. Esplode in volo sopra l’isola di Ustica.

Com’è possibile? Per anni ci hanno raccontato la favola del “cedimento strutturale”. Ovvero sia, quella di un aereo che esplode in volo, da solo.

Poi ci sono stati anni di depistaggi, di insabbiamenti e di sparizioni delle prove. Insomma, i tentativi di far luce su quanto successo rimbalzano su un vero e proprio muro di gomma (titolo del film su Ustica di Marco Risi). Ma grazie al lavoro costante dell’Associazione dei parenti delle vittime di Ustica guidata da Daria Bonfietti, e a quello del magistrato Rosario Priore, oggi sappiamo come andarono le cose.

Oggi sappiamo che quella notte sui cieli italiani si svolse una “guerra non dichiarata”.  Sappiamo che quella guerra impegnava 21 aerei militari di diverse nazionalità. E che uno di loro sparò a un bersaglio (ancora sconosciuto) “nascosto” nella scia del DC9.

 

Ci sono tanti libri che parlano di questa vergogna nazionale. E adesso c’è un lavoro d’arte.

Infatti apre al pubblico a Bologna l’istallazione immerisiva Nino Migliori. Stragedia. Nino Migliori, classe 1926,  è uno dei decani della fotografia italiana.

 

Ha ideato questo progetto, curato da Lorenzo Balbi, lavorando a stretto contatto con artisti molto più giovani: Aurelio Zarrelli per i suoni e le musiche, Elide Blind e Simone Tacconelli per i montaggi e la sceneggiatura dei video.

Ma andiamo con ordine. Nel 2007 poco prima che i frammenti ripescati in mare al largo di Ustica venissero ricomposti nel museo bolognese dedicato alla tragedia e al DC9, Nino Migliori decide di fotografarne i miseri resti. E produce così 81 fotografie in bianco e nero, tante quante le vittime.

 

Sono immagini emotivamente fortissime. Migliori ha scattato a lume di candela, “perchè la luce della candela è una luce con tempi diversi da quella elettrica, è una luce da meditazione, e volevo che rendesse l’emozione davanti a quella tragedia”.

Quando nel 2007 seppi che si stava allestendo un Museo per la Memoria di Ustica sentii la necessità di fare un omaggio alle 81 vittime di quella stragedia. Poiché fin dall’antichità la luce e la fiamma che la produce, oltre che illuminare, hanno anche un significato di protezione, decisi di realizzare a lume di candela 81 fotografie di frammenti dell’aereo come fossero ceri votivi vibranti contro le tenebre in senso lato”.

Stragedia è un titolo che vuole far capire che si tratta di una strage nella tragedia“.

Per questo coinvolgimento emotivo Nino Migliori però non vuole in nessun modo pensare a quei lavori come a delle stampe. Vuole al contrario che l’opera rimanga aperta. E viva, come deve essere la nostra memoria. Da questo suo intento nasce quindi l’istallazione immersiva ospitata adesso nella ex chiesa di San Mattia a Bologna fino al 7 febbraio 2021.

7 schermi di grandi dimensioni posizionati ad altezze e angolature diverse avvolgono lo spettatore. Il tutto è immerso in un buio pesto. La colonna sonora utilizza brani composti per l’occasione e materiali originali. Il lavoro prende alla gola.

Perchè le fotografie di Migliori parlano da sole. Anzi, urlano da sole.

Grazie a lui, quindi, grazie al suo team, grazie alla città di Bologna e grazie all’associazione dei parenti delle vittime di Ustica, che mantengono accesa la luce nelle tenebre che purtroppo avvolgono la nostra storia recente.

@Margherita Abbozzo

Nino Migliori. Stragedia, a cura di Lorenzo Balbi, è a Bologna, alla Ex Chiesa di San Mattia, dal 27 giugno al 7 febbraio 2021. L’ingresso è libero, con prenotazione allo 051 6496611
 o a questo link.

Nino Migliori. Stragedia.  Promossa da Comune di Bologna, Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Museo per la Memoria di Ustica, Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, in collaborazione con Fondazione Nino Migliori, MiBACT – Direzione Regionale Musei Emilia Romagna, Cronopios e con il sostegno di Fondazione MAST.

 

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Legambiente: Firenze nella top ten delle città a Emissioni Zero

Legambiente: Firenze nella top ten delle città a Emissioni Zero

In cinque grandi città italiane – Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze – più di un terzo degli spostamenti – tra il 34 e il 58% – si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici, dal monopattino all’auto, privati o in condivisione.

Nello specifico, secondo i parametri di valutazione sintetica, Firenze presenta il 27% di accessibilità (la somma in percentuale sul totale degli spostamenti con TPL, bici e una stima di quelli in sharing mobility); il 34% della mobilità zero emissioni (è la somma degli spostamenti ciclo-pedonali ed elettrici calcolata come quota dei mezzi pubblici e privati elettrici, per i mezzi di sharing mobility è stato supposto un uso 4 volte superiore ai mezzi privati); e il massimo: 5! sulle politiche integrate (il voto, attribuito da Legambiente, tiene conto: 1- della redazione del PUMS, 2- delle pedonalizzazioni, 3- dell’istituzione di aree a pedaggio, 4- del ridisegno complessivo degli spazi pubblici, 5- dell’esistenza di zone a basse emissioni, Low Emission Zones o LEZ).

Una pattuglia di città di medie dimensioni anche in Toscana dimostra, poi, con numeri timidi ma interessanti, come sia possibile la transizione verso un futuro senza inquinamento e con traffico ridotto. Pisa, infatti, per quanto riguarda i dati si trova in medio/alta classifica con il 28% di accessibilità e un lusinghiero 48% di mobilità zero emissioni (2 invece il dato sulle politiche). Meno performante Arezzo, che in classifica si presenta con il 19% di coefficiente di accessibilità, il 14% di mobilità zero emissioni e solo 2 sulle politiche.

La buona notizia che ci offre Città MEZ, il rapporto di Legambiente sulla mobilità a emissioni zero, che ha fotografato prima del lockdown i cambiamenti in corso nei nostri capoluoghi di provincia, attraverso indicatori che evidenziano le forme di mobilità che non producono inquinamento, è che gli stili di vita dei cittadini stanno cambiando. I dati dimostrano, infatti, una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a “emissioni zero”. Ad aprile, il comprensibile timore della promiscuità sui mezzi pubblici ha indotto tante persone a usare l’automobile, ma sono sempre di più quelle che scelgono invece la bicicletta, specialmente nelle città più grandi; e nella nuova normalità post-covid19, le politiche adottate dai Comuni e dal governo saranno davvero determinanti.

“Firenze si conferma la città leader della Toscana nella smart mobility; – dichiarano Fabio Tognetti, responsabile mobilità di Legambiente Toscana e Lorenzo Cecchi, presidente di Legambiente Firenze – questa performance, però, non può farci dimenticare che molti altri nostri capoluoghi sono indietro in questo settore. La mobilità a emissioni zero diventerà infatti nel prossimo decennio uno degli assi strategici di riferimento per ridurre le pressioni sulla matrice aria e quindi per migliorare la qualità della vita nelle nostre città”.

Nella nostra regione non mancano esempi eccellenti di “Elettrostorie”: Firenze, la Tramvia! La T1, la nuova tranvia di Firenze compie oggi appena 10 anni. Pochi per una linea ferroviaria, ancor meno per una città, ma sufficienti per vedere il cambiamento negli stili di mobilità degli abitanti e nella vita urbana: 142 milioni di passeggeri trasportati e tanti km percorsi quanti ne occorrono per compiere 300 volte il giro del mondo. 25 milioni di passeggeri l’anno scorso. Nel 2019 Firenze ha iniziato il raddoppio con la T2, la nuova tramvia dall’aeroporto alla stazione: 400 mila passeggeri a gennaio, un milione al mese a dicembre. Poi il lockdown. Che ha fermato anche lo sviluppo delle altre 3 linee di tram i cui cantieri avrebbero dovuto aprire proprio ad aprile 2020. E allora? Il rinvio di qualche mese dovrebbe essere compensato dall’accelerazione dei progetti per il lancio di nuovi servizi di sharing mobility elettrici: scooter elettrici (candidatura di Mimoto, il servizio già attivo a Milano, Torino e Genova) e monopattini per tutto il centro storico. L’idea nuova sulla quale si sta lavorando: le fermate delle tranvie, non solo quelle terminali, come luoghi in cui si concentreranno prelievi e rilasci dei servizi di sharing mobility, come nuovi hub di mobilità sostenibile urbane.

Alcune città già puntano con decisione all’elettrificazione dei mezzi entro il 2030. In tutta Italia, nel corso del 2019 le auto elettriche e i mezzi elettrici targati (ciclomotori) sono passati da 36 a 61 mila, soprattutto immatricolati nelle città capoluogo. Sono raddoppiati (a marzo 2020 rispetto a gennaio 2019) anche i punti di ricarica pubblici. In Toscana il totale delle infrastrutture è di 763, mentre è di oltre 1420 il totale dei punti di ricarica.

A livello nazionale le e-bike e i “personal transporter elettrici” (come i monopattini) in circolazione nel Paese sono ormai ben oltre il milione (purtroppo, non essendo targati, non abbiamo i dati ufficiali nelle varie città). E anche dopo la crisi che abbiamo vissuto, pochi pensano di cambiare l’auto ma, tra coloro che debbono acquistarsi un mezzo nuovo (anche flotte di mezzi condivisi), i mezzi elettrici continuano a crescere nelle vendite: auto elettriche, scooter, ma soprattutto ebike e monopattini, ulteriormente incentivati dall’eco-bonus mentre fino a 2 anni fa erano osteggiati e talvolta multati, una vittoria politica per Legambiente: 200 mila mezzi venduti nel solo mese di maggio! Se adesso ci muoviamo ancora poco, a settembre le città dovranno farsi trovare pronte a ripartire multimodali e sostenibili. Si deve agire subito: meno spazio stradale per le auto (sosta e carreggiate) e più corsie preferenziali per mezzi pubblici e percorsi ciclabili aperti anche a mezzi di micro-mobilità, 30 all’ora, stazioni e fermate di interscambio tra mezzi pubblici e sharing mobility, acquistare bus elettrici e veicoli di servizio elettrici (consegne, raccolta rifiuti, pulizia urbana…). Mezzi pubblici elettrici, ma soprattutto ammodernati, puliti, efficienti, adatti all’intermodalità (bici + treno, bus + monopattino), e stazioni e fermate che diventano centro di interscambio, di noleggio, di servizi di sharing mobility. Costruire localmente un nuovo welfare che comprende anche la mobilità dei singoli, nelle comunità, con le stesse scuole, le università, le aziende, gli enti pubblici, le comunità (quartieri, condomini) che diventano luoghi dove si organizza la mobilità ambientalmente e socialmente sostenibile. A zero emissioni.

A questo link è possibile visualizzare le principali tabelle del rapporto CittàMEZ:

https://drive.google.com/drive/folders/1CcLzqPNYTyo39eM3Oue22W3tEXVRVFuH?usp=sharing

Per scaricare l’intero dossier in PDF vai sul sito: www.legambiente.it

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Petizione: “Salviamo Radio Città del Capo”

Petizione: “Salviamo Radio Città del Capo”

“Vogliamo impedire che Radio Città del Capo si trasformi in una delle tante frequenze radiofoniche fantasma che nessuno ascolta e nessuno ricorda” si legge in una petizione su change.org, che fa seguito ad un articolo pubblicato sul sito dell’emittente di cui ci siamo occupati qualche giorno fa nel nostro articolo “Vogliono zittire Radio Città del Capo del Popolare Network”:

“Vogliono zittire” ‘Radio Città del Capo’ del ‘Popolare Network’

“Da 32 anni Radio Città del Capo racconta Bologna e il mondo. Lo fa in maniera libera, all’interno del Network di Radio Popolare, senza bandiere o schieramenti ma sempre dalla parte dei diritti e dei più deboli. Politica, cultura, musica. Radio Città del Capo è diventata nel tempo un punto di riferimento per la città di Bologna, e non solo – si legge sempre sul testo della Petizione – Faremo tutto quel che serve per fare in modo che Radio Città del Capo continui a vivere, e resti punto di riferimento per la città di Bologna”.

La petizione ai conclude lanciando un appello: “Chiediamo a voi, ascoltatrici e ascoltatori, un segno di vicinanza e di sostegno. L’adesione a questa petizione è un primo passo. Tutti gli altri contiamo di farli assieme”.

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