L’NHS ha provato a vaccinare un uomo di Liverpool pensando fosse alto 6.2 centimetri

L’NHS ha provato a vaccinare un uomo di Liverpool pensando fosse alto 6.2 centimetri

Un goffo errore del sistema sanitario inglese stava portando alla vaccinazione di un uomo di Liverpool completamente sano ma classificato come obeso a causa della sua altezza: 6.2 centimetri.

Liam Thorp, redattore politico del Liverpool Echo, ha scritto un tweet a riguardo del fraintendimento con l’NHS (il Sistema Sanitario Nazionale inglese) e ha poi elaborato la storia in un articolo uscito sul giornale per cui lavora. Nell’articolo spiega che, no, non è alto 6.2 centimetri ma che l’NHS ha commesso un errore nell’inserimento delle sue informazioni nel sistema di elaborazione dei dati.

Thorp ha rivelato di essere stato sorpreso nel ricevere un messaggio che lo invitava a sottoporsi alla somministrazione della prima dose di vaccino accordata dal Sistema Sanitario inglese alle persone con patologie, come l’obesità, esposte a un maggior rischio di contrarre la Covid-19 con sintomi gravi. Nonostante sia per sua stessa ammissione in leggero sovrappeso, il messaggio ha fatto insospettire Thorp, che stando al protocollo di vaccinazione inglese dovrebbe trovarsi tra gli ultimi a ricevere la prima dose essendo un uomo sano di 32 anni.

La sua reazione è stata quella di contattare il suo medico di base, la persona incaricata di somministrare il vaccino ai cittadini britannici. Thorp ha comunicato di essere stato inserito in uno dei gruppi prioritari e una serie di domande spontanee hanno fatto sorgere dei dubbi nel suo medico. La mattina seguente Thorp è stato ricontattato dal suo dottore che, nervosamente, gli spiegava che c’era stato un errore.

I dati di Thorp erano stati inseriti erroneamente nel sistema di gestione dei pazienti. Anzichè registrarlo con il sistema imperiale britannico, il paziente era stato registrato con quello metrico-decimale, quindi era passato dall’essere alto 6.2 piedi (1.89 m) a misurare soltanto 6.2 centimetri. Questo dato errato, combinato con il suo peso, aveva portato il suo indice di massa grassa (una relazione tra peso e altezza) a un inusuale valore di 28000. Come termine di paragone, una persona con un indice di massa grassa superiore a 40 è considerata obesa. La conversazione si è conclusa con una risata tra i due, con Thorp che scherzava sul fatto di aver perso un sacco di centimetri durante il lockdown.

Questa notizia ha portato alcuni membri del sistema sanitario inglese a invitare le persone entrate in lista di attesa a controllare che non ci siano errori nelle loro cartelle e che quindi non stiano inconsapevolmente passando avanti a persone più bisognose. A differenza di altri Paesi, la campagna vaccinale nel Regno Unito sta avanzando molto velocemente. Gli alti volumi nella somministrazione dei vaccini possono portare a errori e incongruenze per il riconoscimento dei quali c’è bisogno dell’aiuto dei cittadini.

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L’apprezzamento per l’Unione europea cresce tra i suoi abitanti

L’apprezzamento per l’Unione europea cresce tra i suoi abitanti

I cittadini dell’Unione Europea si sentono più tutelati e ottimisti all’interno della comunità che nel proprio Paese, questo ha rivelato l’ultimo sondaggio del Parlamento Europeo.

Secondo un report del Parlamento Europeo, la risposta alla pandemia e le misure intraprese dalla Commissione Europea hanno convinto un numero crescente di cittadini europei che l’Unione Europea sia il luogo giusto in cui trovarsi nel 2021 e hanno aumentato la fiducia nei confronti dell’Unione.

Il 66% è ottimista sul futuro dell’Unione Europea e il 72% è convinto che il Recovery Plan, l’enorme piano di investimenti destinato alla ripresa delle economie nazionali colpite dalla pandemia, sarà molto più efficace di qualunque piano possa essere implementato autonomamente dai singoli Paesi membri. Sembra quindi che la reazione dell’UE alla pandemia si rivelerà un’occasione di rafforzamento per il legame tra l’Unione e i suoi cittadini.

Ovviamente l’aumento della fiducia verso il Governo Europeo non nasconde la situazione di crisi della popolazione. I cittadini si trovano a fronteggiare un mercato del lavoro caratterizzato da un calo dei tassi di occupazione che realisticamente continuerà fino alla fine del 2021 e da un’economia stagnante e priva di investimenti, il Recovery Plan è la misura indicata a far fronte a questa serie di problemi.

Il sondaggio ha messo in evidenza come, benchè grati di farne parte, i cittadini europei si aspettino un miglioramento nelle riforme del Parlamento Europeo. Tra le priorità indicate dalla cittadinanza risultano la povertà e l’ineguaglianza sociale, entrambi ambiti dove l’UE si è dimostrata timida a intervenire. Questo dato ha anche un aspetto incoraggiante: significa che la solidarietà tra i Paesi membri sta diventando un valore dei cittadini europei, come dimostrato dalla risposta strategia comunitaria di approvvigionamento dei vaccini.

Al netto degli ampi margini di miglioramento dell’operato dell’UE, resta un punto saldo: Dopo Brexit e l’elezioni presidenziali statunitensi del 2016, l’Unione Europea si afferma come la forza globale incaricata di indirizzare le politiche e le priorità dei prossimi anni.

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Il supermercato Marks & Spencer di Parigi chiude in seguito a Brexit

Il supermercato Marks & Spencer di Parigi chiude in seguito a Brexit

RegnoLa catena di supermercati Marks & Spencer ha chiuso uno dei suoi negozi parigini dopo settimane in cui gli scaffali erano rimasti vuoti.

I protocolli Brexit entrati in vigore il primo gennaio 2021 hanno imposto rigide limitazioni e costi aggiuntivi alle importazioni di cibo e bevande provenienti dal Regno Unito e destinate ai paesi europei. Tra le conseguenze del drastico calo delle esportazioni c’è stata la mancanza di offerta di prodotti alimentari nei supermercati della catena Marks & Spencer.

Uno di questi, il negozio Marks & Spencer che si trova in Chaussée d’Antin nel nono arrondissement di Parigi, ha già chiuso l’attività. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che la chiusura non è conseguenza di Brexit ma le foto scattate agli scaffali vuoti nelle ultime settimane non lasciano molti dubbi.

La presenza dei supermercati Marks & Spencer aveva rappresentato una storia di successo nel territorio. I 21 negozi, di cui 20 solo a Parigi e uno a Lille, erano frequentati da Britannici residenti in Francia ma anche dagli stessi francesi. La chiusura del negozio di Chaussée d’Antin fa sospettare che la stessa sorte possa toccare anche ad altre filiali della catena.

Interrogato precedentemente alla chiusura del negozio sulla carenza di prodotti, un portavoce dell’azienda aveva commentato: “A causa della transizione alcuni prodotti sono diventati più difficili da reperire ma stiamo lavorando con i nostri partner, fornitori e agenzie governative per migliorare la situazione”. Il 10 febbraio un altro portavoce dell’azienda ha aggiunto che non sono in grado di definire un orizzonte temporale affinchè il problema venga risolto.

Spostare la produzione alimentare sul territorio europeo non è un’opzione percorribile e le prospettive dell’azienda passano dalla capacità o meno di trovare un accordo particolare con le agenzie governative della Dogana. Visti i recenti sviluppi nel rapporto tra Regno Unito e Unione Europea sembra difficile che a breve si possa giungere a una soluzione efficace.

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L’Irlanda del Nord contro Brexit

L’Irlanda del Nord contro Brexit

Gli accordi su Brexit e i recenti contrasti tra Regno Unito e Unione Europea sulle forniture di vaccini stanno facendo aumentare il malcontento dei cittadini dell’Irlanda del Nord.

Gli effetti di Brexit si stanno facendo vedere nel Regno Unito e anche l’Irlanda del Nord non ne è indenne. Le tensioni tra Unione Europea e Regno Unito si sono aggravate in seguito alla questione vaccini. Astra Zeneca, azienda inglese che però possiede stabilimenti in cui produce il vaccino che si trovano nei Paesi Europei, è stata accusata di aver aggirato i controlli dell’Unione Europea per riportare delle forniture nel Regno Unito. Tra le ritorsioni che L’UE ha minacciato di applicare c’era anche quella che prevedeva limitazioni al libero scambio tra l’Irlanda del Nord e gli altri Paesi.

Nonostante Brexit, L’irlanda del Nord è rimasta parte del mercato unico. Per evitare che i vaccini attraversino Irlanda e Irlanda del Nord e poi finiscano in Gran Bretagna, l’Unione Europea sarebbe disposta a rescindere la clausola che garantisce il libero scambio all’Irlanda del Nord. Dopo le proteste dei cittadini e politici britannici l’UE ha ritirato la minaccia ma il gesto aveva già innescato delle conseguenze.
La disapprovazione per le intenzioni dell’Unione Europea e i reali effetti degli accordi su Brexit stipulati da Boris Johnson hanno accentuato il malcontento già presente nella popolazione irlandese. Il paese è caratterizzato da una fragile stabilità politica che nei giorni successivi alle dichiarazioni poco diplomatiche di Ursula Von Der Leyen è sfociata in proteste accese.
L’Irlanda del Nord è divisa tra uno spirito identitario pro-britannico e uno pro-irlandese che, dati gli sviluppi successivi a Brexit, si traducono in sostegni a favore dell’UE o del Governo Britannico. L’attuale situazione tuttavia non conviene neanche a chi si era dichiarato a favore di Brexit e alcuni politici hanno dichiarato persino l’intenzione di annullarla. Su questo punto, l’Unione Europea si conferma inamovibile.

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Brexit e i tour europei dei musicisti britannici

Brexit e i tour europei dei musicisti britannici

Tra le conseguenze meno discusse di Brexit c’è anche quella di limitare gli spostamenti degli artisti britannici e complicare la gestione dei tour europei.

Con l’entrata in vigore dei protocolli Brexit, i tour europei previsti dagli artisti britannici subiranno delle modifiche. Dal primo gennaio 2021 anche gli artisti provenienti dal Regno Unito avranno bisogno di richiedere il visto in ogni paese in cui desiderano esibirsi e, nel caso di tour europei che prevedono date a distanza ravvicinata in decine di nazioni diverse, la situazione diventa molto complicata.

Gli accordi sulla Brexit su cui il Governo britannico e l’Unione Europea hanno lavorato per quattro anni non prevedono una normativa specifica per gli artisti inglesi che devono esibirsi all’estero. Il Regno Unito è uno dei primi paesi a livello di esportazione di spettacoli musicali, un settore con ricadute economiche sul PIL inglese che si sono avvicinate ai sei miliardi di sterline nel 2019. Dal 2020 però lo scenario è cambiato drasticamente, prima a causa delle restrizioni dovute alla pandemia e poi del vuoto normativo sulla questione dei tour.

Al momento per gli artisti britannici non esiste un permesso speciale che consenta di fare i tour dopo Brexit. La normativa attuale prevede che ogni artista richieda e ottenga un visto lavorativo da ogni singolo Paese dei 27 appartenenti all’Unione Europea nel quale intende esibirsi con le scadenze previste dal tour, solitamente date distanti pochi giorni e in città diverse che prevedono l’attraversamento dei confini da parte di artisti ed entourage. Chiaramente, oltre alle difficoltà organizzative, la nuova situazione presenta dei costi che potrebbero scoraggiare gli artisti minori e conseguentemente limitare la crescita del settore musicale britannico nei paesi dell’Unione Europea, che rappresenta uno dei mercati principali.

Non sono mancate le proteste degli addetti ai lavori verso il Governo britannico. Artisti come Sting, Elton John e Thom Yorke hanno condannato i dirigenti politici britannici di non aver inserito negli accordi ratificati un lasciapassare europeo per gli artisti in tour. La risposta è stata un reciproco scambio di accuse tra il Governo britannico e L’Unione Europea che hanno attribuito le responsabilità del mancato accordo alla controparte. In seguito alle proteste e alla realizzazione dello scenario poco incoraggiante che si prospetta nel prossimo futuro, le due parti hanno aperto alla possibilità di introdurre delle facilitazioni nell’ottenimento dei permessi necessari ma hanno escluso l’introduzione di un lasciapassare.

L’attuale situazione e le restrizioni impediscono la realizzazione dei concerti, anche quelli per cui erano già stati venduti i biglietti e che continuano a essere rimandati. I grandi festival estivi, che solitamente accolgono grandi numeri di artisti minori provenienti da vari paesi, hanno già iniziato ad annullare anche le date previste per il 2021. Resta del tempo per trovare una soluzione ma attualmente non sembra esserci un punto di contatto. Date anche le numerose complicazioni post brexit che si stanno verificando anche in altri settori, il tema rischia di essere trascurato dal Governo britannico. Sicuramente questa situazione influirà anche sullo svolgimento dei concerti sospesi prima dell’entrata in vigore di Brexit e che si sarebbero dovuti svolgere in tutta Europa.

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