Abbazia di San Salvatore (Badia a Settimo)

BadiaNew.jpg (36889 bytes)L’Abbazia si trova nei pressi della riva sinistra dell’Arno a circa 7 miglia dal centro di Firenze, fu fondata verso la fine del primo millennio su iniziativa della famiglia feudale dei conti Cadolingi, signori di Borgonuovo (l’odierno Fucecchio), ma una forma di presenza monastica esisteva in quel luogo fin dalla tarda epoca longobarda, in un’isola fra gli acquitrini, un tempo sede di culto pagano. Nell’epoca romanica i Cadolingi vi chiamarono i monaci Cluniacensi dalla Francia e nell’XI sec. vi fu la presenza dei Vallombrosani di S.Giovanni Gualberto richiesti da Guglielmo detto Bulgaro della famiglia dei Cadolingi, feudatari della zona. Fu proprio sotto l’abbaziato del Gualberto che si svolse la famosa “Prova del Fuoco” di Pietro Igneo (13 febbraio 1068), che decretò la sconfitta della simonia e l’affermazione della linea riformista del papato di Gregorio VII, (lldebrando da Soana).
L’Abbazia raggiunse il massimo splendore nei secoli XIII-XVII per opera dei monaci cistercensi provenienti da San Galgano di Siena, ai quali il pontefice Gregorio IX l’aveva affidata fin dal 1236. Da Settimo essi diffusero in tutta l’area fiorentina la loro conoscenza in ogni campo del sapere e dell’attività umana, secondo il più genuino stile benedettino, portando nella zona anche i primi tratti della nascente architettura gotica. Gli abati di Settimo furono dei principi feudali illuminati e dei mecenati senza precedenti, promuovendo le arti ed i mestieri e intrecciando legami importanti sia religiosi sia economici in ambito europeo, e in particolare con la Repubblica Fiorentina, dalla quale per secoli i Cistercensi ebbero in custodia il Sigillo e l’Amministrazione del Tesoro.

Nel XIV sec. il monastero fu munito di possenti fortificazioni proprio con il contributo del Comune di Firenze, che lo riteneva punto strategico e snodo fondamentale fra la via Pisana, l’Asse Cadolingio della Francigena e l’Arno, fiume allora navigabile, su cui transitavano i beni necessari per la città. Fondamentale fu infatti l’opera dei monaci per la regimazione ed il controllo delle acque e il loro sfruttamento economico, e per la bonifica e messa a coltura di tutta la piana a sud-ovest di Firenze, compresa la forestazione di Monte Morello.
L’Abbazia attraversò momenti di decadenza a cavallo di vari periodi storici, subendo anche spaventosi assedi, come quello dei Lanzichenecchi di Carlo V alla fine del 1529, (gli imperiali dopo tanto assedio entreranno in Firenze il 12 agosto 1530).

Nel 1783, l’infausta soppressione operaia dal Granduca Pietro Leopoldo, in pieno clima pre rivoluzionario e di ostilità all’esperienza monastica, decretò lo smembramento in due proprietà del complesso monumentale e la vendita ai privati di quasi due terzi del monastero e di tutte le terre, l’esilio del monaci, con la conseguente dispersione di un patrimonio artistico immenso ed il trasferimento degli archivi in altre sedi. Le parte nord-orientale incorporò nel titolo abbaziale di S. Salvatore anche quello parrocchiale di S. Lorenzo e ricadde sotto la potestà dell’arcivescovo di Firenze che da allora ne nominò i priori. La parte sud-occidentale fu trasformata in fattoria e come tale fu utilizzata dai proprietari privati fino agli anni 80 del XX secolo.
Nel primo decennio del 1900 il Ministero dei Beni Culturali aveva iniziato ad effettuare alcuni interventi dl restauro nella speranza di una valorizzazione unitaria, ma la cosa non ebbe seguito a causa del precipitare della situazione internazionale, con la Seconda Guerra Mondiale. Nel dopoguerra vi fu una parziale ricostruzione di parti importanti degli edifici abbaziali andati distrutti, di cui sono ancora visibili i segni, insieme a quelli della devastazione procurata dall’alluvione del 1966.

Tra le principali opere presenti nel complesso monumentale della Badia è possibile visitare: l’abside rinascimentale realizzata dalle maestranze di Brunelleschi e decorata con gli angeli di terracotta invetriata del modello robbiano eseguite da Benedetto Buglioni (1401-1521) e i due tondi affrescati con l’Angelo e l’Annunziata di Domenico Ghirlandaio (1440-1494); l’altare monumentale realizzato nel 1639 dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, opera magistrale di Pietro Tacca (1577-1640), e il ciborio in bassorilievo di Giuliano da Maiano (1432-1490); la sacrestia, che custodisce tre tavole rinascimentali a tempera; l’Adorazione dei Magi del Ghirlandaio (nella foto) con le tre età dell’uomo; la deposizione nel sepolcro di Cosimo Rosselli, la Deposizione dalla Croce di Francesco Botticini, con il bacio della Maddalena; la tomba del poeta Dino Campana, morto a Castelpulci e qui sepolto dopo la sua esumazione dal cimitero di San Colombano, fortemente voluta da Piero Bargellini (1897-I980) ed altri insigni letterati.

Aperture Straordinarie del complesso di Santo Spirito

Crocifisso

Il percorso di visita include la basilica di Santo Spirito con i suoi capolavori, fra cui il Crocifisso
di Michelangelo,l’antico Cenacolo con la collezione della Fondazione Salvatore Romano e, per la prima volta, alcuni spazi del convento normalmente non accessibili al pubblico,come il Chiostro dei Morti e il Refettorio Nuovo con le Tre Cene di Bernardino Poccetti.
Il lunedì sarà possibile visitare eccezionalmente anche il Chiostro Grande e altri ambienti della parte dell’antico convento che oggi ospita il Centro documentale dell’Esercito.

Un accordo speciale fra il Comune di Firenze, il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno (già impegnati sulla base del Protocollo di intesa del 19 aprile 2012 ad una più incisiva collaborazione per la valorizzazione delle Chiese del Fondo site in Firenze), i Padri Agostiniani del Convento di Santo Spirito e il Centro documentale dell’Esercito di Firenze consentirà infatti , nei prossimi tre mesi, di tornare a vedere il complesso monumentale di Santo Spirito nella sua originaria interezza, accedendo, con un ciclo di visite guidate, agli spazi di maggiore interesse storico e artistico e anche a zone mai aperte al pubblico dell’antico convento, come il Chiostro grande e il Refettorio nuovo. La prima visita è prevista sabato prossimo, 19 ottobre.

Il rinomato complesso, fondato dagli Agostiniani nella seconda metà del XIII secolo, si sviluppa a fianco della basilica di Santo Spirito, capolavoro di architettura rinascimentale, realizzato nel XV secolo su progetto di Filippo Brunelleschi, in sostituzione di una più modesta chiesa duecentesca. Già sede dello Studio Generale dell’Ordine e prestigioso centro della vita politica e culturale della città, il convento deve la sua moderna configurazione, articolata intorno a due chiostri monumentali, a una serie di importanti opere di rinnovamento e ampliamento compiute su progetto di Bartolomeo Ammannati, tra il XVI e il XVII secolo.
Dalla soppressione delle corporazioni religiose del 1866 discende l’attuale suddivisione dell’antico convento in aree di diversa proprietà e destinazione d’uso: gli spazi riservati alla comunità Agostiniana, il museo comunale Fondazione Salvatore Romano e il Centro documentale dell’Esercito.
Il lunedì sarà possibile visitare eccezionalmente anche gli ambienti della parte del complesso che oggi ospita il Centro documentale dell’Esercito, come il Chiostro Grande di Bartolomeo Ammannati e la trecentesca Cappella Corsini.
Si comincia sabato prossimo alle 15, e si prosegue fino a gennaio, ogni due settimane, tutti i sabati e domeniche (ore 15) e il lunedì (ore 14.30). Ogni visita dura un’ora e un quarto e costa 5 euro.  Per informazioni e prenotazioni: 055-2768224 055-2768558.

Badia Fiesolana

Grande e severa, fu cattedrale di Fiesole dall’Alto Medioevo al 1026. A partire dal 1456, per volere di Cosimo il Vecchio e con suoi interventi diretti nel progetto, si ricominciò a costruire la Badia assai più ampia. Secondo il Vasari, il modello sarebbe stato fornito dal Brunelleschi, ma questi era già morto da dieci anni quando fu dato inizio ai lavori, e lo stile della chiesa e del convento è quello dei suoi seguaci.
A destra della chiesa troviamo l’ex convento, dove Cosimo il Vecchio fece costruire un quartiere dove abitò spesso e raccolse libri rari e codici.
Nel 1025-1028 nel luogo dove in passato sorgeva un oratorio dedicato ai santi Pietro e Romolo fu costruito un monastero intitolato a san Bartolomeo. Fra il 1456 e il 1467 il complesso venne portato allo stato attuale. La facciata della chiesa comprende al centro quella romanica in marmo bianco e verde risalente al XII sec. L’interno è a navata unica voltata a botte, aperta lateralmente in cappelle a pianta quadrata. Di notevole qualità l’altar maggiore eseguito nel 1610 da Giovan Battista Cennini su disegno di Pietro Tacca. A destra si trova l’ex convento, oggi sede dell’Università Europea. Dal chiostro rinascimentale si accede al refettorio con un affresco di Giovanni di San Giovanni, raffigurante “Cristo nutrito dagli angeli” (1629).

San Lorenzo

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L’attuale costruzione, realizzata per la maggior parte a spese dei Medici, fu iniziata nel 1419, sospesa e ripresa dal Brunelleschi nel 1442 secondo il suo progetto del 1420, ed ultimata dopo la sua morte dall’allievo Antonio Manetti. Nel 1518 Michelangelo si impegnò ad attuare entro otto anni un suo progetto per il compimento della facciata, ma la costruzione non ebbe seguito.
L’interno, a croce latina e diviso in tre navate da colonne con capitelli corinzi su cui si impostano arcate a tutto sesto, è una delle prime splendide creazioni del Rinascimento fiorentino.
La balconata sulla facciata interna è di Michelangelo.
Tra le opere spiccano i due pulpiti con bassorilievi bronzei disegnati da Donatello che li modellò di sua mano solo in parte, e l’Annunciazione di Filippo Lippi.
Dal transetto sinistro si entra nella Sagrestia Vecchia il cui disegno architettonico appartiene al Brunelleschi (1420-1429), mentre di Donatello ed allievi sono i quattro medaglioni in stucco policromo e i quattro tondi in terracotta policroma. Sempre di Donatello sono i battenti bronzei delle due porte che fiancheggiano l’abside. Il Monumento funebre di Piero e Giovanni de’ Medici è del Verrocchio.
Dall’interno della chiesa si accede al brunelleschiano Chiostro di S. Lorenzo (1427), dove si trova l’ingresso alla Biblioteca Mediceo-Laurenziana. La biblioteca, fondata da Cosimo il Vecchio ed accresciuta da Lorenzo il Magnifico, fu ordinata a Michelangelo nel 1524 da Clemente VII, ma fu ultimata solo nel 1578. Nel vestibolo hanno collaborato il Vasari e l’Ammannati. A quest’ultimo appartiene la realizzazione dello scalone, eseguito su disegno inviato da Michelangelo (1559). La scala conduce alla sala rettangolare, anch’essa disegnata da Michelangelo insieme al soffitto ligneo e ai banchi con leggio .

Chiesa di Santa Felicita

Eretta sul luogo di un edificio e di un cimitero paleocristiani, fu rinnovata nei secoli XI e XIV, e rifatta completamente da F. Ruggieri nel 1736, che conservò il portico del Vasari (dove furono trasportate diverse opere d’arte), con il soprastante corridoio che unisce gli Uffizi a Palazzo Pitti.
L’interno è a navata unica divisa da coppie di alte lesene scanalate, fra le quali si aprono le cappelle laterali.
La Cappella Capponi, edificata dal Brunelleschi per la famiglia Barbadori, e manomessa nel ’500 (nel 1936 furono scoperti resti brunelleschiani), ospita notevoli dipinti del Pontormo come ad esempio la Deposizione e l’Annunciazione che un recente restauro ha rivelato essere il massimo capolavori di quest’artista e uno dei capolavori del ’500.