Beni confiscati alle mafie, Bugli: “Accelerare assegnazioni”

Beni confiscati alle mafie, Bugli: “Accelerare assegnazioni”

Oggi  palazzo Strozzi Sacrati  incontro con il prefetto Frattasi, direttore dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. “L’obiettivo i – spiega l’assessore Bugli – è migliorare ancora di più quello che stiamo facendo e  definire strumenti nuovi per questo obiettivo”.

E’ passato un anno dall’assegnazione alla Regione, che la gestisce attraverso l’Ente Terre, della tenuta di Suvignano tra Monteroni d’Arbia e Murlo, il bene simbolo delle confis che alla criminalità organizzata in Toscana, diciassette edifici rurali e 21 mila metri quadri tra immobili e magazzini, una chiesetta di fianco all’edificio principale, una colonica di pregio e 713 ettari di terreno, a due passi dalla via Francigena.

A Suvignano, assegnato alla Regione undici anni dopo la sentenza passata in giudicato, durante la scorsa estate sono stati organizzati una festa della legalità con enti locali ed associazioni e due campi di lavoro con i ragazzi, come quelli che fino ad oggi si svolgevano in Sicilia e dove i giovani toscani non sono mai mancati. “Iniziative dal forte valore simbolico che vogliamo riproporre” annuncia l’assessore toscano Vittorio Bugli. La Regione ha anche stanziato 1 milione e 514 mila euro in due anni per il recupero degli immobili, tra cui la palazzina dove abitava il boss Vincenzo Piazza, da trasformare in casa della legalità, e sta mettendo a punto il piano industriale per la gestione dell’attività agricola che punti sulla riconversione biologica .

Ma gli immobili confiscati nella regione a mafia, camorra, ‘ndrangheta ed altri gruppi criminali sono molti di più. Una buona parte sono confische definitive, solo però 135 sono gli immobili assegnati (a cui si aggiungono 11 aziende). Almeno altrettanti potrebbero essere da subito assegnati. L’obiettivo condiviso è accelerare nelle procedure di destinazione definitiva, che negli ultimi anni si sono comunque un po’ sveltite, proponendo la firma tra tutti i soggetti di un protocollo d’intesa. La riunione convocata oggi dalla Regione serviva giusto a fare il punto e a determinare i principali contenuti di un accordo.

“Non vogliamo lasciare da solo nessuno – assicura il prefetto Bruno Frattasi, direttore da un anno dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – Insieme possiamo trovare le risposte giuste a tutte le difficoltà”.

“L’obiettivo di oggi – spiega l’assessore Bugli – è migliorare ancora di più quello che stiamo facendo e dar vita all’ulteriore strutturazione di un sistema regionale, ipotizzando eventualmente un protocollo d’intesa, per accelerare il più possibile la messa a disposizione dei beni alle realtà locali e per definire strumenti nuovi per questo obiettivo”. Bugli elenca già i punti al centro del del lavoro da fare. “Occorre valutare – dice – se ci siano possibilità di utilizzo temporaneo dopo il sequestro iniziale individuando, con il coinvolgimento di Regione e Comuni, quelle attività che rendano ovviamente possibile il poter tornare indietro nel caso in cui l’iter successivo non possa giungere all’assegnazione definitiva”.

C’è anche la necessità del maggior scambio di informazioni possibile sui beni, dal sequestro in poi. “Già esiste – ricorda l’assessore – una buona banca dati dei beni a livello nazionale, che è Open Regio. C’è già un supporto geolocalizzato della Regione. Un maggiore scambio di informazioni ci permetterebbe di seguire tutti i passaggi d ei beni con informazioni aggiornate”.

Per guadagnare tempo nelle fasi successive al sequestro e favorire un utilizzo tempestivo del bene Bugli propone di pensare alla possibilità di costruire il progetto di utilizzo definitivo già dopo la sentenza di secondo grado. “ L’esperienza ci insegna – dice – che a quel punto la possibilità che si arrivi alla confisca del bene è alta e poter progettare l’uso del bene prima dell’assegnazione definitiva consente di essere pronti non appena questa arrivi”. Un altro obiettivo, che riguarda le aziende sottratte alla criminalità organizzata, è avere accortezza affinché non vi siano perdite di posti di lavori e permettere ai dipendenti di disporre di adeguati percorsi formativi. La Regione propone pure, mettendosi a disposizione a questo scopo, di rafforzare la formazione per gli amministratori giudiziari dei beni sequestrati.

“La confisca – commenta Bugli – è uno strumento importante nella lotta alla criminalità organizzata. Ma occorre utilizzare e restituire alla collettività il primo possibile e con le progettualità migliori questi beni e poi garantirsi che il loro uso sia positivo in termini economici e sociali. L’obiettivo è questo”.

All’incontro di oggi a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, oltre all’assessore Bugli e al prefetto Frattasi, direttore dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, hanno partecipato la prefetta di Firenze Laura Lega, coordinatrice di tutte le prefetture toscane, Raffaele d’Isa per il tribunale di Firenze e la presidente della Corte di appello di Firenze Margherita Cassano, i sindacati e le associazioni che si occupano di antimafia. C’erano anche Anci Toscana e diversi sindaci ed amministratori dei territori interessati.

“L’aumento in Toscana dei sequestri apre problemi sulla gestione amministrativa e degli iter – sottolinea Cassano -. Bene dunque un protocollo per non trovarsi impreparati alla gestione del bene e bene la condivisione degli archivi elettronici tra agenzia, Regione e magistratura”. “Occorre uno scambio informativo ma anche operativo e già in fase di sequestro i beni possono essere concessi in comodato agli enti” aggiunge Raffaele d’Isa. D’accordo su un protocollo che fluidifichi i meccanismi anche la prefetta Lega. “Il rischio, nel caso non si veda l’uso concreto del bene – avverte -, è infatti quello di delegittimare l’intera operazione di confisca”. “Dobbiamo dimostrate di saper fare meglio di Vincenzo Piazza (il boss che era il proprietario della tenuta di Suvignano ndr) anche in ambito imprenditoriale” conclude il sindaco di Monteroni d’Arbia Gabrie le Berni, al tavolo in rappresentanza anche di Anci.

Il punto sui beni sequestrati
I beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana non sono pochi. Sono 135 in tutta la Toscana (fonte database Openregio) quelli già destinati e 11 le aziende. In gestione all’agenzia nazionale, ultimo dato disponibile, rimangono 43 aziende e 383 immobili, tra cui si contano una sessantina di appartamenti, ventisei case indipendenti, dieci ville. otto alberghi e pensioni, tredici fabbricati industriali e poi negozi, botteghe, stalle, fabbricati rurali, edifici dagli usi più vari e terreni. Di questi gli immobili confiscati definitivamente ma ancora in gestione all’agenzia, distribuiti in ventotto diversi comuni, sono 143 e 29 le aziende. Su questi ultimi la Regione Toscana chiede un’accelerazione.

A marzo nuova conferenza di servizi
Che le procedure per l’assegnazione definitiva dei beni possano ed anzi abbiano bisogno di essere ancora ottimizzate lo dimostra l’esito dell’ultima conferenza di servizi che si è svolta un anno e mezzo fa, a maggio 2018. Fu convocata per assegnare appunto 68 immobili situati in dieci diversi comuni, ma ad oggi solo 57 sono stati realmente consegnati ed undici mancano all’appello, tra cui l’albergo di Montecatini che dopo Suvignano è un altro simbolo del contrasto alla criminalità.

“Quanto prima, – dice Bugli – chiediamo venga organizzata una nuova conferenza servizi per l’assegnazione di una parte dei 143 beni e 29 aziende confiscati definitivamente ma ancora in gestione all’agenzia nazionale. E c’è la massima disponibilità della Regione e dei Comuni per aiutare a fare questo lavoro”.

La Regione, per sostenere concretamente le amministrazioni impegnate nell’uso di questi immobili a vantaggio dell’intera collettività, ha anche pubblicato l’anno scorso, per la prima volta, un bando da 200 mila euro. Una strada dunque, anche questa, già tracciata.

“La confisca – avverte Frattasi – è una sfida con un alto valore etico ma è molto complicata per le diversità dei casi. Abbiamo dovuto restituire tanti beni, addirittura un parco eolico in Sicilia. I beni confiscati vanno gestiti in una logica complessiva di sistema, non gestiti da solisti”. Occorre lavorare tutti assieme.

Immobili confiscati definitivamente, ancora in gestione a ANBSC

Comuni Numero beni

Altopascio 2

Arezzo 21

Bagno a Ripoli 2

Buggiano 8

Camaiore 1

Campi Bisenzio 2

Campiglia Marittima 5

Cascina 3

Castagneto Carducci 14

Cecina 6

Chiesina Uzzanese 3

Firenze 5

Massa 4

Montecatini Terme 9

Montemurlo 1

Montepulciano 6

Montignoso 3

Piombino 2

Pistoia 3

Poggio a Caiano 2

Prato 16

Quarrata 1

Rosignano Marittimo 2

San Vincenzo 4

Santa Maria a Monte 1

Serravalle Pistoiese 2

Sorano 3

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