Santa Trinità

santa trinità

Nonostante la facciata in pietra di gusto tardo cinquecentesco, dovuta a B. Buontalenti, la chiesa di S. Trinita è, per il suo interno trecentesco a croce egizia, fra le più belle realizzazioni gotiche della città.
L’interno è a tre navate divise da pilastri su cui poggiano archi a sesto acuto e volte a crociera. I restauri compiuti in seguito ai danni provocati dall’alluvione, hanno eliminito i falsi decorativi del principio del secolo, riportando alla bellezza originaria gli affreschi delle cappelle. Vi si trovano fra l’altro, un’Annunciazione di Lorenzo Monaco, la tomba Federighi, marmorea creazione di Luca della Robbia, mentre del Ghirlandaio sono gli affreschi della Cappella Sassetti e l’Adorazione dei pastori sull’altare.

 

SANTO STEFANO AL PONTE

La chiesa si trova nella piazza omonima a due èpassi da Ponte Vecchio.Esistente già nel 1116, presenta una facciata romanica dove la parte inferiore è quella più antica, con semplici porte architravate e archi di scarico a tutto sesto. Il portale, contornato da un rivestimento marmoreo bicolore, è della fine del duecento. La chiesa fu totalmente restaurata dopo i danni subiti durante la seconda guerra mondiale, per soffrire in seguito nuovi danni a causa dell’alluvione del 1966.
L’interno rettangolare, in origine a tre navate, fu rimaneggiato e portato ad un’unica ampia navata da F. Tacca fra il 1649 ed il 1655. Il tetto è a capriate in vista, a due altezze differenti. La metà anteriore della chiesa è fiancheggiata da altari cinquecenteschi, mentre la seconda metà presenta una partizione architettonica su due ordini aperta verso il presbiterio. Quest’ultimo è preceduto da una singolare scalinata marmorea a balaustri, già disegnata nel 1574 dal Buontalenti in Santa Trinita.

SANTA MARIA MAGGIORE

File:Santa maria maggiore, 33.JPG

La chiesa si trova sull’angolo della piazza di Santa Maria Maggiore ed è costeggiata da via Cerretani. La chiesa esisteva, sia pure con una diversa struttura, forse già in epoca longobarda nell’VIII secolo ed è già documentata nel 931, prima dunque che venissero erette intorno alla città le mura matildine (1078), il cui tratto nord passava in corrispondenza di via de’ Cerretani. Nel 1179 divenne collegiata e fu una delle dodici antiche priorie. Passata ai cistercensi, venne ricostruita in forme gotiche nel XIII secolo, forse mantenendo in piedi le mura esterne e le volte originarie. La struttura cistercense è riconoscibile dalle tre navate divise da arcate a sesto acuto su pilastri quadrangolari, con tre absidiole a fondo piano. Non è dato sapere chi sia quel “maestro Buono” che, secondo il Vasari, avrebbe diretto i lavori di rinnovamento dell’edificio. Sopravvive, della struttura romanica, la torre campanaria, sia pure mozzata, dove è murata una testa muliebre di epoca tardoromana, la cosiddetta “Berta”. Sono molte le leggende che tentano di dare una spiegazione alla misteriosa scultura: si racconta, per esempio, che sia la testa pietrificata di una donna che, avendo canzonato un condannato al suo passaggio, sarebbe stata colpita dalla maledizione di questi. Fra i vari affreschi trecenteschi che un tempo la ornavano, rimangono quelli che rappresentano le Storie di Erode e la strage degli Innocenti, nella cappella maggiore, attribuiti a Jacopo di Cione e a Mariotto di Nardo. Passato ai Carmelitani riformati della congregazione di Mantova (1521), il complesso venne ristrutturato. Fu Gherardo Silvani a rinnovare, nella prima metà del XVII secolo, l’interno della chiesa, forse sulla base di un precedente disegno di Bernardo Buontalenti. Furono inserite opere del Poccetti (nella volta affreschi della Vita di San Zanobi), del Cigoli, di Pier Dandini, del Passignano, del Volterrano, di Matteo Rosselli (la Vergine che accoglie il Bambino e San Francesco) e di Vincenzo Meucci. Nel Settecento l’aula venne dotata di altri altari, pale, stucchi e affreschi. Fu anche costruito l’altare marmoreo nella cappella di sinistra del transetto che conserva come una preziosa reliquia il bassorilievo ligneo policromo e dorato del XIII secolo, raffigurante la Madonna col Bambino, riferito a Coppo da Marcovaldo; nella stessa cappella venne individuata nel 1751 l’iscrizione su una colonna che segnala la tomba di Brunetto Latini, letterato e cancelliere fiorentino, ben noto come ‘maestro’ di Dante; alla parete sinistra si trova un sarcofago con statua giacente, riferibile all’ambito di Tino di Camaino (inizio XIV secolo). Alfonso Parigi progettò una facciata marmorea che però non venne mai realizzata; la facciata in pietra grezza fu coperta da una semplice intonacatura, poi rimossa nel restauro del 1912-1913 insieme a vari arredi barocchi all’interno. Dietro la chiesa è il chiostro cinquecentesco dell’antico convento.