Cas Prato: arrestato presidente consorzio

Cas Prato: arrestato presidente consorzio

Cas Prato (centro accoglienza straordinaria): nessun servizio di pulizia, un pasto al giorno al posto dei tre previsti dalla convezione e altre irregolarità. Queste le accuse che hanno fatto scattare gli arresti domiciliari per la presidente del consorzio Astir Loretta Giuntoli.

Inchiesta Cas Prato: arresti domiciliari per il presidente del Consorzio, Astir Loretta Giuntoli, e l’interdizione dalla professione per 9 mesi per i due legali rappresentanti della cooperativa Humanitas, Roberto Baldini e Alberto Pintus, che fa capo allo stesso consorzio, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Prato nella gestione di 8 Cas per richiedenti asilo, situati a Prato, Carmignano e Poggio a Caiano. Frode nelle pubbliche forniture l’ipotesi di reato al centro dell’inchiesta condotta dalla digos di Prato e che ha portato all’emissione delle misure cautelari nei confronti della presidente di Astir e dei due legali rappresentanti della coop Humanitas. A Giuntoli contestata anche l’accusa di minacce nei confronti di tre dipendenti del consorzio.

L’inchiesta era partita all’inizio dell’estate scorsa in seguito alle segnalazioni di alcuni cittadini di Poggio a Caiano.

Secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica Giuseppe Nicolosi, che sovraintende le indagini coordinate dai pm Laura Canovai e Egidio Celano, alcuni dei profughi ospiti delle strutture sarebbero stati “costretti a recuperare dalla spazzatura le lenzuola per coprirsi, oltre che “a accendere fuochi in giardino per poter cucinare”.

La polizia ha documentato le irregolarità con immagini fotografiche e video.
Nell’ambito degli stessi accertamenti a luglio scorso era scattato il sequestro probatorio, per violazione urbanistiche, di cinque appartamenti adibiti all’accoglienza per migranti gestiti a Prato e nella provincia dal consorzio Astir.

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Studenti in piazza contro il razzismo a Firenze, “Impariamo ad amarci”

Studenti in piazza contro il razzismo a Firenze, “Impariamo ad amarci”

E’ uno degli slogan sui cartelli portati a mano dagli studenti  delle superiori di Firenze oggi  in piazza per dire “no al razzismo e per denunciare le politiche del ministro dell’Interno”.

Oltre 600 manifestanti, in larga parte giovani studenti, sono partiti alle 9.45 da piazza San Marco a Firenze per il corteo, ”contro il razzismo e il sessismo”, organizzato da Sì Cobas, Collettivo antagonista studentesco e collettivo femminista studentesco Spine nel fianco, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base. Il corteo, che ha sfilato per le vie del centro storico fino a piazza Ognissanti, ha intonato cori come  “Siamo tutti clandestini”. Il vicepremier e ministro degli Interni è  oggetto di molti cartelli esposti dai manifestanti.

Per ora tutto si svolge senza alcun problema.  “Chi non si schiera e’ complice”, spiegano i promotori dell’iniziativa. “Scendiamo in piazza- sottolineano- perche’ ogni giorno con le politiche del ministro Salvini le persone muoiono in mare. Le sue sono politiche razziste, sessiste e autoritarie, scagliate contro i migranti e chiunque provi ad opporsi”. In questo contesto, aggiungono, “e’ assurdo che il mondo dell’accademia abbia denunciato le leggi razziali, ma non le politiche che stanno attuando il governo e la Lega”.

Nel corso del corteo inoltre, un fantoccio con il volto di Matteo Salvini e una felpa con la scritta ‘Italia’ è stato calato in Arno a bordo di un gommone. Il gommone, fra cori contro il ministro degli Interni, è stato calato da ponte Vespucci, dove poi i manifestanti si sono momentaneamente fermati in ricordo di Idy Diene, il cittadino senegalese ucciso là lo scorso 5 marzo.

Alcuni manifestanti, su ponte Vespucci, hanno strappato pubblicamente i fogli di denunce ricevute per i disordini della manifestazione seguita all’omicidio di Idy Diene lo scorso 5 marzo. Secondo quando affermato dai manifestanti, nelle denunce sarebbero contestati i reati di violenza a pubblico ufficiale, minacce a pubblico ufficiale, e corteo non autorizzato.
“Queste denunce non ci spaventano”, ha affermato al megafono Luca Toscano (Si Cobas): “Siamo oggi in piazza, saremo domani in piazza – ha aggiunto -, se vogliono farci paura hanno sbagliato. Questo è un invito a tutti a non avere paura: se pensiamo che quello che sta succedendo non è accettabile non basta scriverlo su facebook, bisogna essere in piazza, ed essere vicini a tutti quelli che si ribellano”.

Al momento non sono segnalati disordini o tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine. Il corteo sta procedendo regolarmente.

La manifestazione è stata indetta nell’ambito della giornata di sciopero generale promossa dal sindacato di base.

La diretta e le interviste di Gimmy Tranquillo

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Migranti: ex deputato Gelli, “a Firenze limitati diritti”

Migranti: ex deputato Gelli, “a Firenze limitati diritti”

“Firenze ha deciso di limitare i diritti e le libertà di alcune persone in base alla loro condizione di richiedenti asilo o protezione umanitaria”. Ha commentato così in una nota l’ex deputato Federico Gelli

“In galera ci devono andare le persone che hanno commesso reati e che, come stabilisce la nostra Costituzione, sono stati riconosciuti colpevoli con una sentenza passata in giudicato. Questo è il principio base di ogni Stato di diritto. Nessuno può essere privato della libertà personale sulla base della propria condizione. La Prefettura di Firenze, invece, ha deciso di limitare i diritti e le libertà di alcune persone proprio in base alla loro condizione di richiedenti asilo o protezione umanitaria. Si sta apertamente violando ogni norma, a partire dalla nostra Costituzione”.

Lo ha detto Federico Gelli, già deputato e già presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema d’accoglienza dei migranti nella XVII legislatura, commentando, in una nota, la decisione della Prefettura di Firenze di vietare ai richiedenti protezione ospitati nei Cas di uscire dopo le 20 e di far controllare i pacchi che ricevono.

“Ha fatto bene la Cgil a denunciare questa palese violazione dello Stato di diritto – spiega Gelli – perché si tratta di un precedente pericoloso, che va subito fermato. Non è possibile pensare che quei migranti siano persone di serie B e quindi dotate di diritti inferiori a quelli di tutti noi”. Secondo Gelli “lungo questa strada si crea marginalità ed esclusione e si alimenta un clima di paura e quindi di odio, che non potrà mai farci fare passi in avanti verso l’obiettivo di una convivenza pacifica e serena fra persone diverse”.

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Vicofaro: “Il centro non è chiuso. Noi non ci fermiamo”

Vicofaro:  “Il centro non è chiuso. Noi non ci fermiamo”

“Il centro non è chiuso. Stia tranquillo Salvini. Noi non ci fermiamo” queste la parole di don Massimo Biancalani ai microfoni di Radio Capital, sono in atto le verifiche per l’inizio dei lavori e  “l’accoglienza ai migranti e agli italiani senza fissa dimora prosegue”, sottolinea il sacerdote.

“Il centro non è chiuso. Stia tranquillo Salvini. Noi non ci fermiamo”. Lo ha detto don Massimo Biancalani, parroco e direttore del centro Vicofaro per i migranti a Pistoia, ai microfoni di Radio Capital.

“Abbiamo avuto un’ ingiunzione da parte della prefettura per la messa a norma del locale cucine del centro, dopo alcuni controlli dei vigili del fuoco”, ha precisato don Biancalani. 

“Per il rischio incendi abbiamo trasferito 12 ragazzi in un’altra parte della struttura”, continua Biancalani “Ma il centro non è chiuso, noi continuiamo con il nostro progetto”. Alla domanda, se è casuale che il ministro Salvini abbia detto ‘tempi duri per il prete che ama circondarsi di clandestini africani’, il sacerdote ha risposto: “Salvini è solito dire stupidaggini. Faremo i lavori di messa in sicurezza della cucina e ripartiremo con più forza. Stia tranquillo Salvini. Noi non ci fermiamo”.

Successivamente don Biancalani ha spiegato che “la parrocchia non chiude, i locali rimangono aperti e continuano le attività” e che “l’accoglienza ai migranti e agli italiani senza fissa dimora prosegue”.

“Dopo le indicazioni dei vigili del fuoco abbiamo solo dovuto trasferire 12 migranti del programma Cas nella parrocchia di Ramini in raccordo con la prefettura di Pistoia”, ha precisato il sacerdote. “Sono i 12 che alloggiavano al primo piano, sopra la cucina a pianterreno che è da mettere a norma: secondo i vigili del fuoco c’è una condizione di pericolo di incendio”.

A Vicofaro adesso continuano a vivere una decina di homeless italiani e circa 75 migranti, in Italia a vario titolo e fuori dal programma Cas. “Sono ospitati nelle stanze del catechismo, ho anche aperto un corridoio del chiostro per alloggiarli”, ha ancora detto don Biancalani”. “C’è stato fatto un rilievo perché alcuni dormono su materassi a terra, ma ho finanziatori pronti ad acquistare arredi più efficienti come letti a castello”.

Sui lavori il parroco di Vicofaro ha riferito che “stiamo facendo verifiche con gli uffici tecnici competenti, credo che ci vorranno un paio di mesi per portarli a termine”. I vigili del fuoco non solo hanno rilevato l’inidoneità, per pericolo di incendio, della cucina e della caldaia, ma hanno anche segnalato che in una parte dell’ex convento “l’impianto elettrico non è completamente a norma, i solai non sono ignifughi in corrispondenza della sala grande, anche la scala per la chiesa vecchia non è a norma”.

Don Biancalani è in collegamento diretto con la diocesi di Pistoia mentre, ha detto lui stesso, “mi sarei aspettato maggiore attenzione da parte della Caritas diocesana, che più volte ho invitato qui ma di cui finora non ho visto nessuno”.

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25 Aprile: contestazione a Firenze, scarcerati i 4 arrestati

25 Aprile: contestazione a Firenze, scarcerati i 4 arrestati

Il giudice di Firenze Franco Attinà ha scarcerato i quattro manifestanti del corteo antifascista che a Firenze ieri mattina, 25 aprile, aveva tentato di raggiungere le due cerimonie ufficiali per la Liberazione in programma in piazza Santa Croce e in piazza della Signoria senza autorizzazione.

Nell’udienza il giudice ha convalidato tre arresti su quattro e ha rigettato la richiesta di obbligo di firma tre volte la settimana presso uffici di polizia chiesta dal pm Giovanni Solinas. Inoltre, il giudice ha fissato al prossimo 28 maggio la data del processo in cui i quattro imputati risponderanno delle accuse di violenza, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, e lesioni dopo che tre agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti nei contatti di via Verdi.

Al termine dell’udienza i quattrosono tornati subito in libertà. Sempre il giudice Attinà, riferisce il difensore, avvocato Tiziano Checcoli di Pisa, ha disposto la trasmissione degli atti del procedimento alla procura di Firenze per una valutazione del comportamento delle forze dell’ordine del 25 aprile. In udienza la difesa ha mostrato dei video girati in strada. Fuori dal tribunale di Firenze i compagni degli arrestati hanno tenuto un presidio di solidarietà durante il quale hanno chiesto la loro scarcerazione.

Il corteo ”antifascista” era stato realizzato dalla nuova sigla Inziativa antagonista metropolitana (Iam), e dal Collettivo universitario autonomo (Cua) e Collettivo antagonista studentesco (Cas).

“Sono stati tutti liberati i giovani arrestati durante la manifestazione del 25 aprile. Si tratta di Aida, receptionist in un B&B, Luca, operaio della logistica, Franco, ricercatore, Simone, edicolante. Tutti liberati dall’ordinanza del giudice dopo la visione dei filmati che provano la realtà dei fatti: la polizia ha aggredito i manifestanti gratuitamente, in particolare chi aveva in mano megafono e amplificazione”. Lo scrivono in una nota le sigle fiorentine Iniziativa Antagonista Metropolitana, Collettivo Universitario Autonomo e Collettivo Antagonista Studentesco. “Togliere la voce ai manifestanti: così durante l’udienza di oggi la polizia ha descritto sfacciatamente l’obiettivo del proprio intervento violento”, scrivono ancora nella nota diffusa. “Evidentemente a 73 anni dalla Liberazione dal fascismo, in questo paese c’è ancora una polizia che pretende di decidere su chi ha diritto di parola, su cosa è lecito dire e cosa no. Abbiamo provato a raggiungere la celebrazione istituzionale per denunciare un ipocrisia intollerabile: da Renzi a Nardella, chi presenziava a quella celebrazione fa parte dello stesso partito e della stessa classe politica dei campi di concentramento in Libia e del razzismo istituzionale. Non sono loro a poter rappresentare né la resistenza partigiana né tanto meno l’antifascismo.  Siamo noi i nuovi partigiani. E oggi come ieri, essere la parte della ragione vuol dire essere trattati da criminali”.

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