Cava di Paterno: tutti prosciolti e rifiuti dissequestrati

Cava di Paterno: tutti prosciolti e rifiuti dissequestrati

Colpo di scena nella vicenda ambientale che da anni tiene con il fiato sospeso la comunità mugellana e che Controradio è stata tra le prime testate a documentare con sopralluoghi e videoIl Tribunale di Genova ha prosciolto i gestori della ex cava e fornace  nel comune di Vaglia, il legale rappresentante della Med Link di Aulla e altre quattro persone  accusate di traffico di rifiuti. Deciso anche il dissequestro completo di una quantità ingente di polverino ”500 Mesh”, rifiuto finissimo che è scarto di lavorazioni industriali.

Si conosceranno tra 30 giorni le motivazioni della sentenza di Genova che ha dichiarato il non luogo a procedere, prosciogliendo Lanciotto e Tullia Ottaviani, gestori dell’ex cava e fornace di Paterno a Vaglia, il legale rappresentante della Med Link di Aulla Piero Raciti e altre quattro persone tutte accusate di traffico di rifiuti nell’inchiesta delle centinaia di sacchi contenenti polverino 500 Mesh. Intanto cittadini ed amministrazione di Vaglia si chiedono a chi credere e come procedere.

“Il magistrato ha completamente invertito ciò che era stato detto da Arpat e che era stato trovato a seguito dei campionamenti. Mi chiedo  cosa l’Amministrazione debba fare adesso”,si domanda l’assessore comunale all’Ambiente Riccardo Impallomeni.

Il gup  non solo ha prosciolto tutti i sette imputati dall’accusa di traffico di rifiuti ”perché il fatto non sussiste” ma ha  deciso anche il dissequestro completo di tonnellate e tonnellate di polverino ”500 Mesh”, rifiuto finissimo che è scarto di lavorazioni industriali, tipo sabbiature o taglio di metalli con tecnica ”water-jet”.

Il giudice ha basato la sua sentenza di non luogo a procedere su una perizia secondo cui il polverino ”500 Mesh” non sarebbe un rifiuto né un materiale pericoloso, né per le persone né per l’ambiente. La conseguenza, adesso, è che i sacchi sequestrati nell’inchiesta in vari siti tornano nella disponibilità dei titolari dei luoghi dove furono trovati. Proprietari che, però, devono smaltire questo materiale secondo quanto previsto dalle normative ambientali.

Nella ex cava di Paterno nel Mugello (Firenze) risultano ora dissequestrati oltre mille sacchi (”big bails”) di polverino 500 mesh per circa 1400 tonnellate. E altre 1300 tonnellate dello stesso materiale ci sono in un sito ad Avenza (Massa Carrara). Nell’udienza preliminare è stata liberata da ogni accusa anche la Med Link, società di Aulla,  su cui si era concentrata l’attenzione della Dda di Genova e da cui si erano mosse le indagini.

La decisione del Tribunale ligure potrebbe pesare anche sulle sorti del filone fiorentino del processo sulla discarica di Paterno dove sono imputati gli stessi gestori  della cava, Lanciotto e Tullia Ottaviani, la quale ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato con l’acquisizione della perizia di Genova. Per il padre invece  il dibattimento ordinario è fissato per il prossimo 8 marzo.

Il processo fiorentino che vede Regione e Comune di Vaglia come parte civile non riguarda i sacconi, su cui era competente la procura di Genova perché l’azienda Med Link è di Aulla, ma i rifiuti che sono emersi quando gli investigatori dei carabinieri forestali, che con l’Arpat hanno avviato l’inchiesta a Firenze, hanno scavato nella cava di Paterno. Controradio con il nostro inviato Gimmy Tranquillo andò nel 2014 a video documentare la presenza di  fanghi di conceria, scarti delle salamoie della Solvay, rifiuti di demolizione, asfalto, plastiche e pneumatici.

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