25 novembre: #Noallaviolenzasulledonne, da Artemisia appello alla politica

25 novembre: #Noallaviolenzasulledonne, da Artemisia appello alla politica

Di seguito il comunicato che riceviamo e pubblichiamo del centro antiviolenza di Firenze Artemisia, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra nella giornata di oggi.

“Oggi vogliamo richiamare l’attenzione sulla dovuta diligenza che lo Stato e le sue Istituzioni e gli Enti Locali sono chiamati ad esercitare rispetto alle convenzioni internazionali e alle leggi della nostra Repubblica. La dovuta diligenza richiede una responsabilità che non si limita all’applicazione delle leggi e dei mandati istituzionali ma investe la capacità di programmare i servizi locali, di applicare i principi della sussidiarietà orizzontale ed esercitare un pensiero competente e complesso riguardo all’articolazione delle politiche nazionali e territoriali, un pensiero che, partendo da conoscenze scientifiche aggiornate, deve essere in grado di riconoscere la specificità degli interventi nei casi di violenza.

Oggi si parla molto di violenza e assistiamo a una moda alimentata da tuttologi e brave persone animate da buona volontà che si improvvisano attori competenti a trattare l’argomento. Tutto questo non aiuta chi da oltre 30 anni, nel settore privato e pubblico ha messo in atto, giorno dopo giorno, azioni e interventi che hanno portato all’emersione del fenomeno e alla creazione di reti territoriali di aiuto e protezione per le sopravvissute alla violenza e i loro figli e figlie. Nella nostra regione abbiamo esempi di buone prassi e di un impegno che è stato testimoniato, per esempio, nella presentazione del decimo rapporto dell’Osservatorio Sociale Regionale sulla Violenza di Genere in Toscana il 22 Novembre. Un rapporto che mostra l’impegno delle reti di contrasto alla violenza verso le donne, i bambini e le bambine.

Abbiamo bisogno di potenziare queste reti competenti per renderle ancora più efficienti. Abbiamo bisogno di non disperdere le poche risorse a disposizione in progetti dell’ultima ora che possono essere rassicuranti, ma non portano risposte concrete ai reali bisogni delle donne, dei bambini e delle bambine che vivono nella violenza. Abbiamo bisogno di dare continuità ai servizi costruiti attraverso la collaborazione fra Istituzioni e Centri Antiviolenza che hanno l’obiettivo di creare risposte coerenti e di continuità fra gli interventi sanitari in emergenza, come il Codice Rosa, e quelli di lungo periodo che accompagnano le donne e i nuclei madre bambini nei territori di appartenenza.

Abbiamo bisogno, in attuazione degli articoli 8 e 9 della Convenzione di Istanbul, di uno stanziamento di risorse finanziarie e umane appropriate per un’adeguata attuazione di politiche integrate, di misure e di programmi destinati a prevenire e combattere ogni forma di violenza rientrante nel campo di applicazione della presente Convenzione, ivi compresi quelli realizzati dalle ONG e dalla società civile. Di incoraggiare e sostenere a tutti i livelli il lavoro delle ONG pertinenti e delle associazioni della società civile attive nella lotta alla violenza contro le donne e instaurare un’efficace cooperazione con tali organizzazioni. I Centri Antiviolenza sono le ONG che hanno sviluppato in tutto il mondo metodologie di risposta al problema quando ancora a livello istituzionale non era rappresentato, se non negato nella sua entità e pervasività. Non dimentichiamo che, in Italia, la prima ricerca interamente dedicata alla violenza verso le donne è del 2006.

Resta forte, nonostante ciò, una mentalità diffusa che vede nei Centri Antiviolenza una risposta utile ma non professionale, in quanto la professionalità sembra risiedere esclusivamente in luoghi istituzionali, nonostante pochi siano quelli che hanno approfondite conoscenze in materia. In Toscana, dal 1 luglio 2017 al 30 giugno 2018 sono state 4.322 le donne che hanno usufruito dei servizi dei Centri Antiviolenza presenti nella Regione, di cui 888 si sono rivolte ad Artemisia. Dal luglio 2009 al giugno 2018 sono in tutto 22.437, di cui 7.081 si sono rivolte al Centro Artemisia. Considerando per le 4.332 donne dell’ultimo anno, la media di figli 1.3, possiamo ipotizzare essere stati 5.618 i bambini e le bambine che hanno assistito alle violenze. Per questi bambini purtroppo abbiamo ancora risposte incoerenti e insufficienti sia per quanto riguarda la protezione sia per la valutazione del danno e la cura dello stesso. Sono 106 le donne uccise nei primi 10 mesi di quest’anno (EURES). Dall’1 gennaio al 31 ottobre 2018, rispetto al totale degli omicidi commessi in Italia i femminicidi sono saliti al 37,6 per cento rispetto al 2017, quando erano al 34,8 per cento. I dati mostrano che le violenze avvengono in famiglia (il 70,2 per cento) e in coppia (il 65,2 per cento nel 2017). Negli omicidi commessi in ambito familiare/affettivo, le donne sono vittime nell’89,6% di quelli del partner, dell’85,7% di quelli dell’ex partner e nel 58,6% di quelli di un altro familiare. Sappiamo che questi sono esiti fatali di un continuum di violenze e quindi possiamo affinare, nelle reti territoriali di contrasto, le nostre capacità per intervenire in tempo ad evitarli.

C’è ancora molto da fare, facciamolo con competenza per evitare di dover leggere sui giornali queste lunghe liste di donne e bambini uccisi da partner e padri. Liste che purtroppo sono parziali.

Lin Suqing (4 gennaio). Trovata legata al letto, con il volto coperto da nastro adesivo, un colpo alla testa. Esther Eghianruwa (20 gennaio). Uccisa con un colpo di pistola alla nuca. Arietta Mata (21 gennaio). Rapinata e strangolata, poi buttata sui binari per simulare un suicidio. Anna Carusone (22 gennaio). Uccisa a colpi di fucile dal marito davanti alla figlia quindicenne. Nunzia Maiorano (22 gennaio). Uccisa con 47 coltellate dal marito. Chen Aizhu (24 gennaio). Massacrata a colpi di mannaia dal marito, che uccide anche il bambino di tre anni cui lei faceva la baby sitter. Pamela Mastropietro (31 gennaio). Lasciata morire di overdose da uno o più spacciatori. Il suo corpo viene smembrato e occultato. Jessica Valentina Faoro (7 febbraio). Uccisa con 85 coltellate e poi bruciata. Francesca Citi (13 febbraio). Uccisa a coltellate dall’ex marito. Federica Ventura (16 febbraio). Uccisa a coltellate dal marito. Alessia e Martina (28 febbraio). Uccise a colpi di pistola dal padre, che ferisce anche la moglie. Claudia Priami (4 marzo). Uccisa a colpi di cacciavite dal marito, che poi si suicida. Laura Petrolito (18 marzo). Uccisa a coltellate e buttata in un pozzo dal marito. Immacolata Villani (19 marzo). Uccisa con un colpo di pistola davanti alla scuola di sua figlia dal marito. Leila Gakhirovan (2 aprile). Soffocata dal marito. Roberta Felici (4 aprile). Uccisa a coltellate dal marito. Fulvia Maria Baroni (6 aprile). Soffocata dal marito. Angela Jenny Reyes Coello (7 aprile). Uccisa a coltellate dal marito. Valeria Bufo (19 aprile). Uccisa a colpi di pistola dal marito. Monika Gruber (20 aprile). Uccisa a coltellate dal marito. Antonietta Ciancio (28 aprile). Uccisa a colpi di pistola dal marito. Maria Clara Cornelli (7 maggio). Uccisa con un colpo di pistola dal marito. Maryna Novozhylova (8 maggio). Uccisa con due colpi di pistola dal marito. Marina Angrilli (20 maggio). Buttata giù dal balcone dal marito, che poi prende la figlia di dieci anni, Ludovica, la porta via e la butta dal cavalcavia dell’autostrada. Silvana Marchionni (21 maggio). Uccisa a colpi di fucile dal marito. Elisa Amato (26 maggio). Uccisa a colpi di pistola dall’ex fidanzato. Elca Tereziu (27 maggio). Uccisa a coltellate dal marito. Fjoralba Nonaj (30 maggio). Uccisa a coltellate dal marito davanti al figlio di cinque anni, dopo anni di maltrattamenti. Allou Suad (3 giugno). Uccisa dal marito. Sorina Monea (4 giugno). Uccisa con cinque coltellate dal marito. Fernanda Paoletti (4 giugno). Strangolata dall’uomo sposato con cui aveva una relazione. Sara Luciani (8 giugno). Trovata morta in un canale, presumibilmente uccisa dal fidanzato. Mora Alvarez Alexandra del Rocio (10 giugno). Accoltellata a morte dal fidanzato. Donatella Briosi (13 giugno). Uccisa a colpi di pistola dal marito. Nicoleta Loredana Grigoras (22 giugno). Accoltellata dal marito. Roberta Perosino (26 giugno). Soffocata dal marito. Ines Sandra Augusta Sanchez (5 luglio). Soffocata con un cuscino dal marito. Maria Carmela Isgrò (6 luglio). Strangolata dall’ex marito. Paola Sechi (6 luglio). Strangolata dal marito. Adele Crosetto (12 luglio). Uccisa a martellate dal genero. Sabrina Malipiero (14 luglio). Uccisa a coltellate. Teresa Russo (16 luglio). Uccisa a coltellate dal marito. Zeneb Badid (22 luglio). Picchiata per ore e massacrata. Immacolata Stabile (22 luglio). Strangolata dal marito. Giustina Diomede (24 luglio). Uccisa con un colpo di pistola dal marito. Manuela Bailo (29 luglio). Uccisa dall’uomo sposato con cui aveva una relazione. Maria Dolores Della Bella (5 agosto). Strangolata dal marito. Elena Panetta (6 agosto). Uccisa a colpi di piccozza da un amico. Maila Beccarello (8 agosto). Uccisa a calci e pugni dal marito. Rita Pissarotti (14 agosto). Uccisa con 19 coltellate dal marito. Rosa Maria Schiaffino (27 agosto). Uccisa con un colpo di pistola dal marito. Tanja Dugalic (7 settembre). Uccisa a colpi di pistola dal marito. Paola Bosa (7 settembre). Sedata, imbavagliata e impiccata dal marito. Angela Ferrara (15 settembre). Uccisa a colpi di pistola dal marito. Alexandra Riffeser (24 settembre). Uccisa con 43 coltellate dal marito. Loredana Lopiano (27 settembre). Uccisa con cinque coltellate. Dina Mapelli (1 ottobre). Uccisa a coltellate dal marito. Maria Tanina Momilia (7 ottobre). Trovata in un canale, uccisa dall’uomo con cui aveva una relazione. Maria Zarba (11 ottobre). Trovata morta in casa con il cranio fracassato. Desirée Mariottini (19 ottobre). Violentata e uccisa da un gruppo di spacciatori. 14 settembre 2018 un bimbo di un anno è morto colpito dal padre con un coltello il padre avrebbe cercato di colpire anche la figlia di 7 anni ma la bimba è stata salvata dalla madre che si è messa in mezzo venendo ferita. 21 agosto 2018 padre uccide figli di 19 e 27 anni. 7 ottobre 2018 – separato, ha scaraventato giù dal balcone del terzo piano la figlia più piccola, di sei anni, e ha accoltellato al collo il più grande, un 14enne. 28 febbraio 2018 spara con l’arma di ordinanza alla moglie da cui si stava separando, ferendola gravemente, uccide le sue due figlie. 22 novembre 2018, dà fuoco alla casa e uccide uno dei tre figli, aveva il divieto di avvicinamento per maltrattamenti in famiglia.

L’elenco non è sicuramente completo, manca una raccolta dei dati che riguardano i figli e le figlie uccise in situazioni di violenza verso le madri, questi figlicidi avvengono di solito quando la madre decide di allontanarsi dal partner, padre violento. Così come manca un monitoraggio del numero degli orfani speciali le cui madri sono state uccise dal loro padre. Diamoci da fare. All’impegno del 25 novembre deve seguire un lavoro costante, determinato e consapevole. Ci rendiamo conto che i tempi e gli interessi della dimensione politica e istituzionale sono diversi da quelli dei singoli, ma tanto maggiore è la contraddittorietà e l’ambiguità delle azioni messe in campo, tanto maggiore sarà il rischio e il danno a breve e a lungo termine sulle donne, le bambine e i bambini vittime di violenza domestica. E’ importante saperlo, le vittime vivono questo danno tutti i giorni, i CAV lo vedono, la ricerca lo ha provato”.

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Infanzia: Artemisia, il maltrattamento di Stato rende invisibili i minori

Infanzia: Artemisia, il maltrattamento di Stato rende invisibili i minori

In occasione della Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e Adolescenza riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Centro Antiviolenza Artemisia di Firenze che ben sintetizza e spiega tutte le problematiche e le priorità che riguardano la tutela dei minori.

In questo 20 Novembre 2018, Giornata Internazionale che celebra i Diritti delle bambine e dei bambini, vogliamo  provare a riflettere sul lavoro che svolgiamo da 25 anni accanto a donne, bambine e bambini, ragazze e ragazzi vittime di violenza intrafamiliare e ad  adulti vittime di violenze durante l’infanzia o l’adolescenza. Vogliamo riconoscere come troppo spesso questo lavoro prenda la forma di uno slalom tra le follie istituzionali e ingiustizie compulsive che costituiscono forme di vero maltrattamento istituzionale quando lo Stato, che interviene (o tarda a intervenire) a proteggere, finisce per danneggiare ancora una volta. Come il persecutore fa con la sua vittima, l’Istituzione nel maltrattamento Istituzionale conferma la sensazione delle vittime, in particolare i minorenni, di essere trasparenti e invisibili.

Le scorse settimane ci hanno visto in piazza insieme alle tante donne e ai tanti uomini che ritengono il Ddl Pillon, documento  indegno di un paese civile e gravemente lesivo dei diritti di donne, bambini e uomini perbene. Le norme proposte violano la Convenzione sui Diritti del Fanciullo ratificata dal nostro paese sin dal 1991 perché negano di fatto il diritto di ogni bambino a essere protetto da ogni forma di violenza, allorché, ad esempio, il Ddl modifica  il significato del reato di maltrattamenti familiari rendendo quasi impossibile dimostrare la natura continuativa dello stesso e impone indiscriminatamente la mediazione a tutte le coppie in separazione senza tenere conto dell’inappropriatezza dello strumento nelle situazioni caratterizzate da violenza domestica, come sancito peraltro dalla convenzione di Istanbul, anche questa ratificata dall’Italia.  Un Ddl che annienta il diritto del bambino ad essere ascoltato quando fa riferimento a quelle situazioni in cui il figlio manifesta il rifiuto di vedere un genitore, le legge in automatico come il frutto di una manipolazione da parte dell’altro genitore per il quale prevede sanzioni senza appello, “pur in assenza di evidenti condotte”.

E nel farci parte delle celebrazioni per la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, vogliamo ricordare i tanti bambini uccisi con le loro madri o orfani di femminicidio. Ogni o

micidio testimonia la debolezza  della rete formale di aiuto, lo scarso sostegno che le donne ricev

ono  nel loro ambiente di vita e anche da parte dei servizi, l’incapacità a rilevare tempestivamente i segnali della violenza domestica nei comportamenti dei bambini, e a intervenire correttamente per proteggere.

Vogliamo ricordare le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi vittime di violenza sessuale, che ancora oggi devono attraversare le forche caudine di procedure e procedimenti ben poco adatti a loro e nei quali sono esposti ad ascolti ripetuti, alla lunghezza dei procedimenti e alla difficoltà di poter avere accesso a cure psicologiche per provare ad avviare la rielaborazione del trauma.

Il nostro impegno ci porta da sempre anche ad affiancare adulti sopravvissuti a gravi e prolungate violenze durante l’infanzia e l’adolescenza: un lavoro importante che ci aiuta a vedere gli esiti a lungo termine dei traumi infantili e a migliorare gli interventi diretti con i bambini/e. Vogliamo oggi ricordare l’incontro con quei bambini e quelle bambine, oggi adulti, collocati e abbandonati dentro la setta Forteto proprio da quelle Istituzioni che erano intervenute a proteggerli. Questo incontro ci ha consentito di essere testimoni privilegiate di incredibili forme di resilienza individuale e ci richiama con forza tutti a riconoscere le molte e diverse responsabilità.

Al suo interno il sistema della setta ha prodotto un’ampia e complessa gamma di ruoli per gli adulti che ne furono coinvolti: molti di coloro che contribuirono a costruire quel sistema, ne fecero parte e vi collusero attivamente, oggi hanno aperto gli occhi e hanno iniziato a riconoscere il loro errore, le loro responsabilità e a prendere le distanze; altri invece ancora oggi non hanno preso le distanze dalle dinamiche coercitive e di manipolazione, oltre che di maltrattamenti e abusi, che hanno caratterizzato la setta fin dal suo inizio.

All’esterno, come abbiamo detto e scritto tante volte, la vicenda de Il Forteto si costruisce su un cumulo di  complicità, connivenze e menzogne, che in parte persistono anche oggi, e sulle quali il sistema delle Istituzioni e dei Servizi dovrebbe ancora interrogarsi, per assumersi adeguatamente le proprie responsabilità. Rimangono poi i silenti, quei tanti soggetti che furono attivamente complici, ma sono rimasti nell’ombra e, in assenza di elaborazione consapevole, potrebbero essere ad alto rischio di commettere ancora maltrattamento istituzionale e compiere i medesimi errori professionali e umani con i bambini con i quali ancora oggi lavorano. 

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Michela Noli, uccisa dall’ex marito: la corsa per ricordarla

Michela Noli, uccisa dall’ex marito: la corsa per ricordarla

Domenica 13 maggio, dal Giardino Michela Noli in via Torcicoda (Firenze), partirà la Corsa per Michela: una corsa podistico non competitiva di 7 km o una passeggiata ludico-motoria di 5 km, a cui potranno partecipare tutti, adulti e bambini.

L’iniziativa, in programma per domenica, in occasione della Festa della Mamma, è stata promossa dall’associazione Artemisia, che devolverà l’intero incasso della manifestazione, derivante dalla quota di iscrizione alla corsa di 5 €, al suo Centro Antiviolenza, per le attività di sostegno delle donne e delle bambine e bambini vittime di violenza.

“E’ una corsa per Michela e per tutte quelle ‘Michela’ che purtroppo hanno avuto una terribile fine, che dovrebbe non esistere mai”, così parla la Signora Paola Alberti, madre di Michela, ricordando l’importanza dell’evento.

Michela era un’hostess di 31 anni che nel 2016 fu uccisa con più di 40 coltellate dall’ex marito, Mattia di Teodoro, che poi si suicidò.

L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla madre di Michela, Paola Alberti, il papà Alessandro Noli, con il sostegno di Matteo Conti e Toscana Areoporti.

“I genitori di Michela Noli hanno saputo trasformare il dolore in una grande forza di cambiamento – racconta Artemisia in una nota –  inventando con noi il Progetto per Michela, che mette al centro il bisogno di favorire un cambiamento culturale, quello di facilitare le richieste di aiuto sul luogo di lavoro e il sostegno concreto ai percorsi di uscita dalla violenza delle donne e dei nuclei madre-bambino.”

 

 

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