Due mostre al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Due mostre al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

🔈Prato, presentate oggi, al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, due mostre per la primavera 2019.

La prima delle due mostre, dal titolo ‘Wiltshire Before Christ’, nasce dalla collaborazione tra l’artista Jeremy Deller, il marchio di streetwear Aries ed il fotografo di moda David Sims.

Mentre la seconda, ‘Tomorrow Is the Question’, presenta tre interventi di Rirkrit Tiravanija, artista noto internazionalmente per il coinvolgimento attivo del pubblico nei suoi progetti.

Prosegue così la linea definita dalla nuova direzione di Cristiana Perrella, in carica al Centro Pecci da un anno, aperta a linguaggi e punti di vista molteplici, che vede il museo come luogo accogliente di produzione, dibattito e promozione culturale impegnato nella ricerca artistica nel più ampio senso del termine, tra arte visiva, design e moda, performatività e teatro, con una particolare attenzione per la musica.

L’inaugurazione delle nuove mostre costituisce anche l’occasione per annunciare una nuova acquisizione nella collezione del Centro Pecci: Istogrammi d’architettura di Superstudio, installazione di 27 elementi ideata nel 1969, realizzata nel 2000.

L’opera è stata acquistata grazie al contributo di uno dei soci fondatori e va a incrementare la sezione della collezione del museo dedicata all’architettura radicale, che è una delle raccolte pubbliche più ricche su questo tema.

Gimmy Tranquillo ha intervistato la direttrice Cristiana Perrella:

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Prato: reading di e con Michele Serra al Pecci Books

Prato: reading di e con Michele Serra al Pecci Books

Continua al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Pecci Books. Dialoghi con gli scrittori di oggi, la nuova rassegna di eventi dedicati all’approfondimento della letteratura contemporanea attraverso i suoi protagonistiGiovedì 7 marzo alle ore 18.00 si terrà un reading di e con Michele Serra. Gli incontri proseguiranno il 14 marzo con Annalena Benini e il 21 con Tomaso Montanari.

Tema degli incontri con gli scrittori la presentazione dei loro ultimi libri appena pubblicati, occasione per approfondire i temi ricorrenti e le poetiche degli autori stessi. La forma fluida degli incontri si rimodulerà a seconda degli ospiti, diventando di volta in volta incontro, talk, lecture, reading, intervista e molto altro. 

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica”, “L’Espresso”, “Vanity Fair”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017) e La sinistra e altre parole strane (2017).

Beate le bestie. Considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca  tratto da La sinistra e altre parole strane. Postilla di 25 anni di amache, (Feltrinelli 2017)

Scrivere ogni giorno, per venticinque anni, la propria opinione sul giornale, è una forma di potere o una condanna? Un esercizio di stile o uno sfoggio maniacale, degno di un caso umano? Le parole, con la loro seduzione e le loro trappole, sono le protagoniste di questo monologo teatrale impudico e coinvolgente, comico e sentimentale. Tratto dal libro La sinistra e altre parole strane, nel quale Serra apre al lettore le porte della sua bottega di scrittura, Beate le bestie è un atto di amore nei confronti di un mestiere faticoso e fragile: scrivere. Le persone e le cose trattate nel corso degli anni – la politica, la società, i personaggi, la gente comune, il costume, la cultura – riemergono dal grande sacco delle parole scritte con intatta vitalità e qualche sorpresa. L’analisi del testo (text mining) aiuta Serra a dipanare la lunga matassa della propria scrittura. Il bandolo, come in ogni cosa, forse è nell’infanzia. Il finale è ancora da scrivere.

Giovedì 14 marzo, ore 18.00: incontro con Annalena Benini

Annalena Benini (Ferrara, 1975) è giornalista, editorialista e scrittrice. Dal 2001 scrive per «Il Foglio», occupandosi di cultura, storie, persone e libri, e ha fondato e cura l’inserto settimanale «Il Figlio». Ha pubblicato La scrittura o la vita. Dieci incontri dentro la letteratura (Rizzoli 2018). Per Einaudi ha curato l’antologia I Racconti delle donne, appena arrivato in libreria (2019). Vive a Roma.

I Racconti delle Donne (Einaudi, 2019)

Da Virginia Woolf a Chimamanda Ngozi Adichie, da Clarice Lispector a Patrizia Cavalli, le venti storie che animano questo libro sono prima di tutto meravigliose: con intelligenza, sincerità e ironia descrivono un mondo vivissimo e sempre in movimento. Annalena Benini compone un canone imprevisto e contemporaneo, in cui le donne riconosceranno molto di sé e gli uomini, oggetto d’amore e di guerra, potranno specchiarsi.

Giovedì 21 marzo, ore 18.00: incontro con Tomaso Montanari

Tomaso Montanari (1971) è professore ordinario di Storia dell’Arte moderna all’Università per Stranieri di Siena, dopo aver insegnato all’università della Tuscia, a Roma Tor Vergata e alla Federico II di Napoli. Si è sempre occupato della storia dell’arte del XVII secolo, cercando di rispondere alle domande poste dalle opere con tutti gli strumenti della disciplina: dalla filologia attributiva alla ricerca documentaria, dalla critica delle fonti testuali all’analisi dei significati, a una interpretazione storico-sociale. Per Einaudi ha scritto la postfazione ai due volumi de Le vite de’ pittori scultori e architetti moderni di Giovan Pietro Bellori (2009), A cosa serve Michelangelo? (2011), Il Barocco (2012), Costituzione incompiuta (2013, con Alice Leone, Paolo Maddalena e Salvatore Settis), Privati del patrimonio (2015), La libertà di Bernini (2016) con Vincenzo Trione, Contro le mostre (2017), Velázquez e il ritratto barocco(2018) e L’ora d’arte (2019).

L’ora d’arte (Einaudi, 2019)

L’ora d’arte, che in tanti vorrebbero cancellare dai programmi scolastici, dovrebbe invece essere la piú importante di tutte. Perché l’ora d’arte serve a diventare cittadini, a divertirci e commuoverci. Serve a imparare un alfabeto di conoscenze ed emozioni essenziali per abitare questo nostro mondo restando umani.

INFO:

www.centropecci.it

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Soggetto nomade, Identità femminile.

Soggetto nomade, Identità femminile.

Soggetto nomade, Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane, 1965-1985 ha inaugurato al Centro Pecci . Di cosa si tratta?

Soggetto nomade è il titolo della bella mostra curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini che raccoglie il lavoro di cinque bravissime fotografe italiane. Cinque donne che hanno lavorato nel corso del ventennio compreso tra il 1965 e il 1985.

I loro nomi: Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Marialba Russo.

La mostra rimane aperta fino all’8 marzo (bel tocco!) 2019. E’ bella ed intelligente, e si visita con grande piacere ed interesse.

Per molte ragioni. Intanto, perchè, halleluja, è la prima volta che si possono vedere raccolti insieme lavori di fotografe brave ma tenute ai margini del “canone”. Un canone costruito finora solo in funzione di signori fotografi maschi. Come del resto annuncia il titolo stesso della mostra, ispirato all’importante testo del 1995 Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità, della filosofa Rosi Braidotti.

C’è inoltre il fatto che la mostra è stata costruita elegantemente intorno al tema della soggettività femminile. In anni di enormi cambiamenti sociali.

Anni che hanno visto la conquista di diritti civili  fondamentali come il divorzio e la legalizzazione dell’aborto, e lo svilupparsi impetuoso del femminismo che ha formato la coscienza di donne giovani e meno giovani.

Soggetto nomade esplora come venisse intesa la femminilità tra questi cambiamenti profondi: passando dai ritratti glamour del bel mondo del cinema e della cultura realizzati da Elisabetta Catalano (Roma, 1941-2015), a quelli, straordinari, di travestiti genovesi realizzati da Lisetta Carmi (Genova, 1924).

Insieme a questi ci sono poi gli scatti commoventi sulle manifestazioni del movimento femminista di Paola Agosti (Torino, 1947), che ritraggono la vitalità della meglio gioventù femminile dell’epoca; e i portentosi ritratti di uomini che per un giorno assumono l’identità femminile nel carnevale di piccoli centri della Campania, di Marialba Russo (Napoli, 1947).

Infine, e non poteva essere altrimenti, arriva il pezzo da novanta: Letizia Battaglia (Palermo, 1935). Non ci si stanca mai di vedere le sue celeberrime fotografie di donne e bambine che vivono sulla loro pelle l’orrore della mafia. Donne che devono costruire la loro femminilità in un mondo dominato da ideali di forza bruta.

Quelli di Letizia Battaglia sono ritratti di donne così intensi da colpire veramente al cuore, ogni volta che si vedono. Alle sue donne bastano gli sguardi per chiamarci tutti in causa. Sono fotografie che rifiutano di essere ammansite da qualsiasi esposizione museale. Fotografie che continuano con forza inscalfibile a farci pensare a che cosa voglia dire essere donna in un mondo governato da uomini rozzi. Oggi.

Colonna sonora ideale di Soggetto nomade? Canzone di maggio di Frabrizio De Andrè:

“E se credete ora/che tutto sia come prima/perché avete votato ancora/la sicurezza, la disciplina,/convinti di allontanare/ la paura di cambiare,/verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte/ per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.”

Margherita Abbozzo.

Tutte le fotografie sono mie.

Quella in copertina è di Paola Agosti, Manifestazione femminista davanti al tribunale, Roma, aprile 1977.

Info pratiche sulla mostra qui.

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La Via della Cina: fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità

La Via della Cina: fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità

Tavola rotonda e presentazione dei risultati della campagna fotografica “La Via della Cina” sabato 17 novembre alle ore 15:30 presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci a Prato

La tavola rotonda Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità parte dai lavori prodotti durante la campagna fotografica La via della Cina per discutere insieme ad esperti di varie discipline sul ruolo che la fotografia può assumere nel raccontare fenomeni importanti come quelli delle trasformazioni delle città e delle moltitudini. Con Vittorio Iervese, sociologo, Giorgio Pizziolo, urbanista, Michele Smargiassi, giornalista, coordinati dal curatore del progetto Filippo Maggia andremo a parlare, nel pomeriggio di sabato 17 novembre nella sala incontri del Centro Pecci di Prato, della relazione fra fotografia e fenomeni migratori, dell’importanza delle immagini e di come si costruisce l’immaginario.

La campagna fotografica è stata realizzata dai quattro fotografi under 35, selezionati in seguito alla partecipazione ad un bando rivolto a giovani operanti in Toscana. Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Valentini hanno lavorato in residenza nel mese di ottobre nella cosiddetta “Chinatown pratese”, nella zona del Macrolotto Zero, dove abita la maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese e più precisamente in via Pistoiese denominata dalla comunità “Via della Cina”.

I quattro fotografi

Gli artisti sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, alcuni studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi che collaborano al progetto come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.

La via della Cina risponde al bisogno di offrire un’articolata lettura del complesso territorio di questa parte della città di Prato dove, in una piccola superficie, sono condensati costruzioni industriali, tipiche del modello pratese “città fabbrica”, un’ampia diversità di culture, ambienti socioeconomici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo. Ai giovani artisti è stato richiesto un lavoro che documenti e interpreti la storia della città, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

L’obiettivo della campagna non è stato quello di mappare e dare uno sguardo definitivo su un luogo che è, in effetti, in continua trasformazione, ma di inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo degli artisti e lasciare un segno di incontro e di interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con le generazioni più giovani.

Dryphoto arte contemporanea da anni realizza, attraverso lo strumento dell’arte, azioni volte a migliorare il quartiere dove ha sede, il Macrolotto Zero; negli anni i diversi interventi realizzati all’interno di questa area, hanno contribuito a produrre cambiamenti strutturali e sociali rilevanti nella direzione della costruzione di una città “convivenziale”.

La tavola rotonda è un momento importante per affinare una riflessione condivisa sul senso del lavoro svolto fino ad ora, anche alla luce dell’investimento politico che la Pubblica Amministrazione è intenzionata a fare, e già sta facendo, attraverso il Progetto di Innovazione Urbana.

Foto di Filippo Steven Ferrara

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“Looking for Oum Kulthum” al Pecci. Alla proiezione sarà presente la regista iraniana

“Looking for Oum Kulthum” al Pecci. Alla proiezione sarà presente la regista iraniana

Lunedì 29 ottobre ore 21.00 al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci  la proiezione di “Looking For Oum Kulthum” di Shirin Neshat. Sarà presente la regista iraniana, Leone d’Argento alla mostra del Cinema di Venezia nel 2009, che converserà con la direttrice del museo Cristiana Perrella e risponderà alle domande del pubblico.

L’opera di Neshat si colloca in un percorso artistico e fotografico incentrato sul tema del difficile ruolo delle donne all’interno del mondo islamico. L’universo femminile con la sua drammatica bellezza, i suoi drammi e le sue battaglie è magistralmente e finemente esplorato dalla regista attraverso la figura leggendaria della cantante egiziana Oum Kulthum. La proiezione si inserisce in un tour museale curato e distribuito da In Between Art Film e Vivo Film che toccherà diverse città italiane.

Il film: Mitra, un’artista ambiziosa, madre e moglie quarantenne, s’imbarca nel sogno di una vita: fare un film sulla sua eroina, la leggendaria cantante del mondo Arabo Oum Kulthum. Il suo obiettivo è esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo del successo di Oum Kulthum, un’artista donna che vive in una società conservatrice e dominata da uomini. Durante le riprese del film, tuttavia, l’improvvisa scomparsa di suo figlio adolescente e la crescente difficoltà di catturare l’essenza di Oum Kulthum come donna, come artista, come mito porteranno Mitra ad una profondissima crisi emotiva ed artistica.

Shirin Neshat è un’artista e regista iraniana, che vive a New York. Le sue prime opere fotografiche comprendono la serie Women of Allah (1993-97), che esplora questioni di genere in relazione al fondamentalismo e attivismo islamico. I suoi lavori seguenti di video art e cinema si discostano dal discorso politico per concentrarsi su immagini poetiche e storie che mostrano la complessità della vita umana. Shirin Neshat continua a lavorare e sperimentare con la fotografia, la video arte e il cinema. Nel 2017 ha diretto per la prima volta un’opera lirica, l’Aida, al Festival di Musica di Salisburgo. Le sue opere fotografiche e video sono state esposte nei musei di tutto il mondo, spesso in numerose mostre dedicate solamente al suo lavoro. Tra i tanti premi, nel 1999 ha vinto la Biennale d’Arte di Venezia per il suo lavoro visuale Turbulent and Rapture, mentre un’importante retrospettiva sarà presentata al Broad Museum di Los Angeles nell’autunno 2019. Con il suo primo film Donne Senza Uomini (Women Without Men), presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009 , ha vinto il Leone d’Argento per la migliore regia. Il suo film più recente, Looking for Oum Kulthum è stato presentato in molti festival nel 2017 e 2018 e sta ora venendo distribuito in tutto il mondo.

Ingresso: intero 6 euro, ridotto 4.50 INFO

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