Edilizia, CGIL Toscana: con lock down salari giù dell’80%

Edilizia, CGIL Toscana: con lock down salari giù dell’80%

85% di ore lavorate in meno, 80% di massa salari in meno, meno 47% del valore dei nuovi cantieri, boom di ammortizzatori sociali (nel solo mese di aprile 2020, quasi le stesse ore di Cassa integrazione richieste dell’intero 2013, annus horribilis per il settore): sono gli effetti del Covid sul sistema delle costruzioni in Toscana.

Il settore delle costruzioni nel suo insieme ha vissuto dal 2008 un periodo di crisi pesantissima con il crollo del numero degli occupati, degli investimenti pubblici e privati e con la riduzione consistente della media addetti per impresa, aumentando quella frammentazione già caratteristica del settore edile. Nei numeri in Toscana: da circa 65mila addetti edili iscritti in Cassa edile nel 2008 si passa a poco meno di 39mila addetti nel 2019 con una perdita di quasi 28mila lavoratori, da 12.500 imprese a circa 8.500.
Nel 2019 e fino al lockdown da Covid si era registrata finalmente un’inversione di tendenza, un trend che vedeva aumentare gli addetti e le imprese ma risultavano positivi anche altri valori di mercato come i bandi di gara (in euro) e le compravendite, seppur in misura minore. Poi da marzo 2020 si è fermato quasi l’intero settore delle costruzioni. Nel mese di aprile la situazione peggiore: 85% in meno delle ore lavorate rispetto a gennaio, 80% in meno della massa salari e più di 6 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria richieste, il dato peggiore a Firenze con 1,7 milioni di ore e Pisa con quasi 745 mila (mentre in tutto il 2013, anno peggiore per l’edilizia, in Toscana, per tutte le tipologie di ammortizzatori sociali sono state richieste meno di 8 milioni di ore). Il dato è confermato dalle notifiche preliminari per apertura di nuovi cantieri: nell’aprile 2019 sono state 1433 per 235 milioni di euro di valore, nell’aprile 2020 solo 489. Se si confrontano i valori in euro dei nuovi lavori di marzo ed aprile 2020 con lo stesso periodo 2019 c’è un calo del 47%. E, dai dati di Banca d’Italia, gli impieghi risultano calati di più di 500 milioni (aprile 2019 su aprile 2020), stesso valore in riduzione registrato da tutta l’industria nel suo complesso. Nel settore del legno, altro pesantemente colpito dalla crisi nel pre Covid, sempre ad aprile sono state registrate dall’Inps più di 1,7 milioni di ore di ammortizzatori sociali richieste, con il dato peggiore a Pisa con più di 350mila ore e ancora Firenze con poco più di 300 mila. Oggi possiamo dire che siamo usciti dall’emergenza? In parte sì, anche non siamo ritornati ancora ai numeri pre Covid dei lavoratori in attività, aumentano gli appalti pubblici e i lavori sia nel numero assoluto che nell’importo complessivo (con circa 150 milioni di euro in più dello stesso mese di maggio dell’anno precedente). Nel manifatturiero invece ci sono molti ordini precedenti al fermo Covid che le imprese cercano di evadere, ma se non arrivano nuovi ordini sarà dura, soprattutto per i settori non edili e che si rivolgono molto all’export ad oggi quasi fermo. Occorre cambiare paradigma e ciò vuol dire anche cambiare la capacità per le imprese di adattarsi al mercato: l’assioma che un mercato flessibile deve avere un lavoro flessibile (precario) è totalmente sbagliato anzi, alla flessibilità del mercato va risposto con la capacità produttiva di adattarsi, innovazione nei macchinari e nei processi, formazione. Se servono 1,5 milioni di banchi per riaprire le scuole e in pochi li producono, le aziende devono essere in grado di rispondere adattando la produzione. Molte aziende in Toscana sarebbero in grado di farlo, come ad esempio chi produce arredamenti per ufficio o per negozi. L’auspicio è che provino a partecipare al bando previsto.

LE PROPOSTE DELLA FILLEA CGIL TOSCANA

Intervenire per bloccare i licenziamenti e stanziare cifre considerevoli per gli ammortizzatori sociali è stato decisivo per evitare una ricaduta sociale devastante. Ovvio che questi interventi hanno permesso di affrontare l’emergenza, ma adesso occorre affiancare una prospettiva per contrastare possibili tracolli nei posti di lavoro, ripensare il modello di sviluppo che ha mostrato tutte le sue contraddizioni e creare lavoro, che è l’unico modo per guardare al futuro. Che non torneremo alle condizioni pre Covid è certo, non è però indifferente quale strada decidiamo di prendere e dove indirizziamo il cambiamento. Che l’edilizia sia un motore per la ripresa del paese non c’è dubbio, non è legata all’export e produce velocemente un effetto moltiplicatore su tutti gli altri settori.
La Toscana può essere da esempio e apripista per un nuovo modello di sviluppo, e quelli che la Fillea Cgil pone sono alcuni temi che possono dare questa sterzata: chiediamo a chi si appresta a governare questa regione di farsene carico. Cambiare modello di sviluppo per noi significa passare da quello basato su ulteriore consumo di suolo, e cementificazione selvaggia, ad una visione diversa che trova i suoi fondamenti nella rigenerazione urbana (la legge regionale Marson sul governo del territorio 65/14 va in questa direzione e va salvaguardata), una scelta ambientale e ambientalmente sostenibile che riqualifichi il patrimonio esistente, che punti sull’efficientamento energetico sia degli immobili pubblici che privati, a cui fra l’altro è legato il 35% degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Attendiamo di leggere i decreti attuativi per il superbonus al 110%, due già varati dal Mise, dopodiché un ruolo importante per il funzionamento delle nuove misure sarà giocato dalle banche, cioè dagli enti che dovranno ‘acquistare’ il credito d’imposta. E qui bisognerà capire come si comporteranno e quali strumenti adotteranno. Rigenerazione significa anche riqualificare le periferie e/o le aree delle nostre città, recuperare aree dismesse, i piccoli centri storici, le aree interne e le isole per ridare dignità a quelle collettività che ancora le abitano, e che spesso vivono in condizioni di disagio abitativo o di lontananza da servizi anche essenziali. Cambiare modello di sviluppo significa anche abbandonare l’idea che la ripresa passi dalla deregolamentazione, e che non è accettabile che le regole siano viste come un freno allo sviluppo. Procedure più semplici e soprattutto tempi certi possono invece essere d’aiuto. Partendo dalla riduzione dei tempi di progettazione e autorizzazione. Il nodo fondamentale, non affrontato dal Dl semplificazione, è la qualificazione e la riduzione delle stazioni appaltanti. La perdita di molte figure tecniche anche a causa del blocco del turnover dei dipendenti pubblici ha aggravato la situazione. Adottare il Durc di congruità per appalti pubblici e privati al fine di garantire la corretta applicazione dei contratti e delle norme, e un sistema telematico di rilevazione delle ore lavorate diffuso, sarebbero invece un modo per combattere le irregolarità nei rapporti di lavoro e una garanzia per le committenze.

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Turismo, CGIL: a Firenze 80% strutture chiuse, 10% camere occupate in quelle aperte

Turismo, CGIL: a Firenze 80% strutture chiuse, 10% camere occupate in quelle aperte

Stamani biciclettata nelle vie del centro della città per ripercorrere le tappe del turismo che non c’è più.  Cgil e la Filcams Cgil Firenze chiedono “il prolungamento degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti” e di “cambiare radicalmente modello di offerta, verso uno più sostenibile”.

Attraverso una iniziativa itinerante nelle strade del centro di Firenze con oltre 50 biciclette, promossa dalla Cgil Firenze e dalla Filcams Cgil Firenze, le lavoratrici e i lavoratori di bar, ristoranti, alberghi e musei hanno ripercorso stamani le tappe del turismo che non c’è più, per raccontare i danni del Covid al settore, chiedere “il prolungamento degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti” ed affermare ancora una volta che “occorre cambiare radicalmente modello di turismo.

Oggi solo il 20% delle strutture ricettive (alberghiere e extraalberghiere) di Firenze e provincia sono aperte, per l’80% sono chiuse. Nelle strutture aperte, l’occupazione delle camere è al 10%. Tra Firenze e provincia ci sono nel turismo circa 30mila addetti: la metà nel sistema ricettizio (per il 50% circa si tratta di dipendenti diretti, per il resto si tratta di dipendenti indiretti, terziarizzati, a chiamata, stagionali), l’altra metà tra pubblici esercizi e sistema museale. Nell’emergenza Covid, la Filcams Cgil fiorentina ha siglato circa un migliaio di accordi con le aziende locali per gli ammortizzatori sociali. Questi ultimi, legati al Covid, in alcuni casi sono terminati, in altri casi stanno finendo e già diverse aziende stanno chiedendo di attivare l’uso di quelli ordinari.

Riguardo alle politiche per un  turismo ‘diverso’ Cgil e Filcams Cgil di Firenze chiedono: diffusione dei flussi turistici, policentrismo culturale, riconversione produttiva del centro storico, argine agli affitti turistici e lotta alla rendita, il tutto in una visione realmente metropolitana, sono infatti temi che potranno essere realmente affrontati solo se cambia il modo di lavorare nell’industria turistica. Occorre risolvere la precarietà figlia prima di tutto di lavoro a chiamata, tirocini e contratti a tempo determinato; affrontare il tema del lavoro povero prodotto dalla diffusione dei contratti part time, delle esternalizzazioni e della mancata applicazione dei contratti nazionali di riferimento; lottare contro l’illegalità e il lavoro nero o grigio; sostenere tutti quei lavori legati al turismo.

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Stamani biciclettata nelle vie del centro della città per ripercorrere le tappe del turismo che non c’è più.  Cgil e la Filcams Cgil Firenze chiedono “il prolungamento degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti” e di “cambiare radicalmente modello di offerta, verso uno più sostenibile”.

Attraverso una iniziativa itinerante nelle strade del centro di Firenze con oltre 50 biciclette, promossa dalla Cgil Firenze e dalla Filcams Cgil Firenze, le lavoratrici e i lavoratori di bar, ristoranti, alberghi e musei hanno ripercorso stamani le tappe del turismo che non c’è più, per raccontare i danni del Covid al settore, chiedere “il prolungamento degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti” ed affermare ancora una volta che “occorre cambiare radicalmente modello di turismo.

Oggi solo il 20% delle strutture ricettive (alberghiere e extraalberghiere) di Firenze e provincia sono aperte, per l’80% sono chiuse. Nelle strutture aperte, l’occupazione delle camere è al 10%. Tra Firenze e provincia ci sono nel turismo circa 30mila addetti: la metà nel sistema ricettizio (per il 50% circa si tratta di dipendenti diretti, per il resto si tratta di dipendenti indiretti, terziarizzati, a chiamata, stagionali), l’altra metà tra pubblici esercizi e sistema museale. Nell’emergenza Covid, la Filcams Cgil fiorentina ha siglato circa un migliaio di accordi con le aziende locali per gli ammortizzatori sociali. Questi ultimi, legati al Covid, in alcuni casi sono terminati, in altri casi stanno finendo e già diverse aziende stanno chiedendo di attivare l’uso di quelli ordinari.

Riguardo alle politiche per un  turismo ‘diverso’ Cgil e Filcams Cgil di Firenze chiedono: diffusione dei flussi turistici, policentrismo culturale, riconversione produttiva del centro storico, argine agli affitti turistici e lotta alla rendita, il tutto in una visione realmente metropolitana, sono infatti temi che potranno essere realmente affrontati solo se cambia il modo di lavorare nell’industria turistica. Occorre risolvere la precarietà figlia prima di tutto di lavoro a chiamata, tirocini e contratti a tempo determinato; affrontare il tema del lavoro povero prodotto dalla diffusione dei contratti part time, delle esternalizzazioni e della mancata applicazione dei contratti nazionali di riferimento; lottare contro l’illegalità e il lavoro nero o grigio; sostenere tutti quei lavori legati al turismo.

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Imbrattato il murale per ricordare il partigiano Silvano Sarti a Firenze

Imbrattato il murale per ricordare il partigiano Silvano Sarti a Firenze

Lo denuncia la Cgil: “Fatto grave, sia rapidamente ripristinato”

“Durante il fine settimana il Murale fatto per ricordare Silvano Sarti nel Quartiere 4 di Firenze è stato imbrattato con della vernice bianca.
Non sappiamo se il gesto sia frutto di organizzazioni fasciste o della semplice ignoranza di qualcuno che neanche conosce la propria storia e la storia della nostra città.
Si tratta in ogni caso – denuncia la Cgil in un comunicato diffuso in queste ore –  di un fatto grave che deve essere condannato da tutti coloro che si riconoscono nei valori antifascisti. Chiediamo al Quartiere 4 che il murale venga rapidamente ripristinato”, conclude il sindacato.

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Cgil, governo ignora tribunale Prato, scatta agitazione

Cgil, governo ignora tribunale Prato, scatta agitazione

Prato, il sindacato ‘Funzione pubblica’ della Cgil di Prato denuncia le “gravi carenze di organico” degli uffici giudiziari pratesi e proclama lo stato di agitazione, inoltre ha inviato una lettera ai parlamentari del territorio, che sono i deputati Giovanni Donzelli, Yana Chiara Ehm, Antonello Giacomelli, Erica Mazzetti, Giorgio Silli, e il senatore Patrizio La Pietra.

La lettera della Cgil firmata dal segretario generale Sandro Malucchi rileva come tra le assunzioni previste per la giustizia dal decreto Rilancio (2700 cancellieri, 400 direttori, 150 funzionari giudiziari specificatamente assunti per i distretti di Venezia, Bologna, Torino, Milano, Brescia), “ancora una volta il Palazzo di Giustizia di Prato viene dimenticato dal governo nazionale”.

“Eppure – scrive ancora Malucchi – la carenza d’organico che incontrovertibilmente e in più di una circostanza, abbiamo dimostrato essere il problema del Tribunale di Prato, si manifesta nei numeri che la Corte d’Appello di Firenze ha inviato al ministero della Giustizia: 100% per il dirigente amministrativo, 60% per il direttore amministrativo, nel 35,3% per il funzionario giudiziario e nel 70% per il cancelliere”.

Una situazione che si ripete per la procura della Repubblica, fotografata nella relazione annuale del giugno 2019 in “una carenza del 100% della figura del dirigente, del 50% del direttore amministrativo, del 75% del funzionario giudiziario, del 66,67% del cancelliere”, e per gli uffici di notificazione, esecuzione e protesti (Unep) e del giudice di pace.

La carenza negli organici, peraltro, scrive ancora Malucchi, “si inserisce in un contesto distrettuale dove nessun altro tribunale soffre di tale discrasia organizzativa, anche e soprattutto in relazione ai carichi di lavoro: in via esemplificativa e nella logica della analisi comparativa infra distrettuale, il personale amministrativo del tribunale pratese ha assegnati, mediamente, più fascicoli di ogni altro tribunale toscano”.

A detta della Funzione pubblica Cgil il Tribunale pratese dovrebbe contare su 112 operatori, mentre ne ha soltanto 44. Da qui la proclamazione dello stato di agitazione, in prossimità della conversione in legge del decreto Rilancio, che, ricorda Malucchi, è “iniziativa prodromica alla proclamazione dello sciopero”. Invece la richiesta di “intervento” ai parlamentari pratesi è per “determinare il raggiungimento dell’obiettivo della prossima assegnazione di personale in via di assunzione”.

Per la Cgil il tribunale pratese dovrebbe contare su 112 operatori, mentre ne ha invece soltanto 44. Inoltre, la carenza negli organici a Prato “si inserisce in un contesto distrettuale dove nessun altro tribunale soffre di tale discrasia organizzativa, anche e soprattutto in relazione ai carichi di lavoro: in via esemplificativa e nella logica della analisi comparativa infra distrettuale, il personale amministrativo del tribunale pratese ha assegnati, mediamente, più fascicoli di ogni altro tribunale toscano”.

Da qui la proclamazione dello stato di agitazione “iniziativa prodromica alla proclamazione dello sciopero”.

 

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