Casal Bruciato: torniamo partigiani contro l’odio

Casal Bruciato: torniamo partigiani contro l’odio

Liberare l’Italia dal razzismo e dall’intolleranza. Questa è la chiamata che oggi nessuno dovrebbe sottovalutare. Il senso civico e la coscienza individuale dovrebbe portare al risorgere di una Resistenza che difenda la Costituzione e i valori democratici. Quello che sta accadendo a Casal Bruciato è la notte dello Stato di diritto e della tutela dei soggetti deboli.

“L’assessore porta cena e pastarelle ai rom, io porto l’amatriciana ai ragazzi di Casapound che se stanno a fa’ un mazzo così”. Questa frase ed azione di un’inquilina di via Satta, a Casal Bruciato, racchiude tutto l’orrore di un’umanità rinnegata.

Un’escalation vergognosa di minacce. Insulti, urla, frasi anche raccapriccianti come il “ti stupro, vi bruciamo” urlati da un abitante all’indirizzo di una donna che stava rientrando con la figlia nella casa popolare ottenuta legalmente. 

Ma c’è bisogno di dire le motivazioni, la provenienza, gli schieramenti politici. Di dare le coordinate di questa vegogna? C’è bisogno in tutta questa storia di interpretare, scandagliare, dissertare oppure quei fatti, quelle immagini dovrebbero bastare alle nostre coscienze per farci inorridire e dire Basta?

Da un lato abituati ad indagare su chi c’è dietro Greta e le sue battaglie, dove si annida l’ultimo complotto, dall’altro pronti a semplificare o etichettare tutto, ormai stiamo perdendo inesorabilmente la capacità e lucidità di ascoltare la nostra coscienza. Di seguire e fare rispettare valori universali come uguaglianza, pacifismo, tutela dei minori e di tutti i soggetti deboli.

Sta accadendo nelle periferia di Roma? No sta accadendo dentro ciascuno di noi e se ci tappiamo occhi ed orecchie, se crediamo che sia solo frutto di un’esasperazione popolare, che sia solo l’assenza dello Stato o  una strumentalizzazione di alcuni estremismi politici, sbagliamo. E’ qualcosa che sta crescendo  nel tessuto sociale, un’intolleranza sdoganata e foraggiata che calpesta ogni pudore ed ogni vergogna.

Gli occhi di un bambino che si rintana nelle braccia della madre per non vedere, minori con la febbre da choch per quello che non riusciranno mai a comprendere. E’ importante di fronte a questo, sapere di chi sono figli? Dove sono nati? Da che parte stanno? O dovrebbero essere risparmiati da questa violenza, da questo abbrutimento?

Inizialmente, quando i più piccoli hanno visto la gente assieparsi sotto la loro nuova abitazione hanno pensato si trattasse di una festa di benvenuto, ma così non è stato.

Quando diciamo fascismo purtroppo c’è chi prova la rassicurante illusione che appartenga al passato. Allora chiamiamoli come volete: criminali, razzisti, violenti, disumani. Limitiamoci a chiamarli così ma fermiamoli. Sia che si trovino in un movimento di estrema destra, sia che si trovino tra le gente, nel popolo. Anche nel salotto benpensante o nel quartiere degradato. Nessuno a uno straccio di giustificazione nell’essere disumano.

Lo Stato e la politica devono dare risposte che non esacerbino gli animi ma la piétas è un’altra cosa. Che tu abbia 2 euro in tasca o un milione, che tu viva con la fermata dell’autobus lontana 2 chilometri o che tu abbia il Suv, niente può farti arrivare agli orrori verbali e fisici di Casal bruciato. Non ci sono scusanti. E non ci sono talk show o dibattiti in tal senso.

Spaventare, minacciare di morte e di violenza per paura di una svalutazione del proprio immobile, perché tanto quelli rubano e hanno una brutta fama, perché non sono uguali a noi è il limite ultimo oltre il quale niente sarà più come prima.

Non siamo solo in un periodo transitorio di campagna elettorale, ma siamo in un sistema democratico creato con la perdita di vite umane e di lotte sociali e quello che sta avvenendo è anticostituzionale. Denunciarlo e contrastarlo è un dovere umano.

Chiara Brilli

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“Case popolari: il sociale che fa rete!” su Controradio

“Case popolari: il sociale che fa rete!” su Controradio

Su Controradio una nuova trasmissione radiofonica e in diretta Facebook dedicata all’abitare. Dal 25 marzo fino a a dicembre 2018, quattordici trasmissioni che andranno in onda il lunedì alle 9.35 (replica il sabato alle 13.30) con cadenza quindicinale, dedicate alla gestione sociale dell’inquilinato.

La trasmissione è promossa da Casa spa e condotta dalla giornalista Chiara Brilli con ospiti in diretta, in studio e con reportage dagli immobili di edilizia residenziale pubblica di Firenze. Un progetto di narrazione di servizi e storie per fare conoscere l’Ufficio gestione sociale, un nuovo strumento per fare emergere  i fenomeni di povertà, marginalità e disagio sociale all’interno del patrimonio di edilizia residenziale pubblica ed edilizia sociale.

L’attività sociale all’interno di questi Enti è diventata quanto mai necessaria ed è per questo che Casa Spa ha avviato un progetto su tutto il territorio del Lode Fiorentino che ha come obiettivo quello di strutturare una gestione e un controllo del patrimonio dal punto di vista sociale, ponendo l’attenzione su tutte le dimensioni e le specificità dell’utente che incidono sulla qualità di vita individuale e condominiale.

Si chiama Ufficio Gestione Sociale e ha tra gli obiettivi primari quello di incidere positivamente sul rapporto fiduciario tra inquilino ed Ente Gestore, attraverso l’attivazione e lo sviluppo di percorsi mirati al miglioramento della qualità sociale dell’abitare, alla prevenzione delle situazioni di potenziale disagio e conflittualità, alla promozione della pacifica convivenza tra gli inquilini nonché alla cura costante degli alloggi, sostenendo il rispetto delle regole e la partecipazione attiva degli inquilini.

È promosso da Casa Spa e prevede la partecipazione attiva dei Comuni, con i quali sono previste forme di collaborazione formalizzate da specifici protocolli d’intesa che avviano la cooperazione dei soggetti firmatari nella creazione di una rete strutturata che include il coinvolgimento di Servizi Sociali, Usl, Società della Salute, Forze dell’Ordine e soggetti del Terzo Settore.

“L’edilizia sociale italiana e in particolare i gestori di case popolari che rappresentano la quasi totalità di essa, hanno la necessità prioritaria di implementare nuove forme di gestione sociale della persona e dei nuclei familiari – afferma Luca Talluri, presidente di Casa SpA -. La sfida è la coesione sociale, la convivenza tra inquilini, la tutela del patrimonio, la sicurezza delle periferie e la lotta alle marginalità. Il progetto che stiamo avviando in tutto il Lode fiorentino rappresenta il primo passo di attuazione di questo progetto”.
Nella prima puntata di lunedì 25 marzo alle 9.35 ospiti in studio il presidente di Casa SpA Luca Talluri e il Sindaco di Firenze Dario Nardella

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La sinistra candida una sindaca a Firenze: Antonella Bundu “sono cittadina del mondo”

La sinistra candida una sindaca a Firenze: Antonella Bundu “sono cittadina del mondo”

E’ Antonella Bundu la candidata a sindaco a Firenze per una coalizione formata da Firenze città aperta, Rifondazione comunista, Possibile, Sinistra italiana e Mdp.

Nata 49 anni fa da madre italiana e padre della Sierra Leone, Antonella Bundu è tra l’altro sorella del pugile Leonard. “Il centrosinistra non fa che scimmiottare la destra – ha
spiegato la candidata sindaco in occasione stamani della sua presentazione a Firenze -. So che sarà una grande sfida ma sono pronta: voglio rappresentare la Firenze anche degli ultimi, di chi non ha lavoro, la Firenze delle donne, dell’uguaglianza e dell’integrazione. Una città culturalmente aperta e non una città vetrina”.

Rispetto a Nardella spiega che ci sono tante differenze: ad esempio sull’ampliamento dell’aeroporto e Tav “siamo contrari, presto presenteremo il nostro programma”. Bundu ha affermato di puntare “senz’altro a vincere” e, rispondendo ad una nostra  domanda sulle divisioni a sinistra, ha affermato che “la vera alternativa” è “questa coalizione” perché “non basta dire di essere di sinistra, devi dare anche delle proposte di sinistra”.

Intervista  e video a cura di Chiara Brilli

“Noi siamo la sinistra. Nardella, che fa il piccolo Salvini, no. E’ questa la differenza di fondo tra lui e noi”. Antonella Bundu, e’ dunque il volto della sinistra fiorentina che alle comunali del 26 maggio sfidera’ la Lega di Matteo Salvini e la coalizione di centrosinistra che sosterra’ il sindaco Dario Nardella.
“Essere donna secondo me e’ un valore aggiunto, perche’ in Italia il vero tema sicurezza sono i numeri che raccontano la violenza di genere: al di fuori della propaganda di destra, infatti, l’unico crimine in aumento e’ il femminicidio. Il fatto poi che sia nera, simbolicamente rappresenta un messaggio di apertura”, sottolinea nel corso della conferenza stampa di lancio. Inoltre “sono una cittadina del mondo: sono di Firenze,
fiorentina e fiera di esserlo, ma ho vissuto nel mondo”, facendo la spola con Freetown, il capoluogo toscano e Liverpool.

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Silvano, ti volevo eterno come i tuoi ideali

Silvano, ti volevo eterno come i tuoi ideali

Il telefono squillava, rispondevo e la tua inconfondibile voce risuonava potente: “Chiara c’è mica il Guarino?” e poi a prescindere dalla risposta, si ragionava di quello che stava succedendo: delle marce di Forza nuova annunciate a Roma, delle sedi di Casa Pound che spuntavano come funghi, del bisogno di esserci, dell’astensionismo, dell’importanza dell’informazione. Oggi più che mai.

Della scelta dell’Anpi di essersi aperta ai giovani. Un’associazione non solo di partigiani che prima o poi ci lasceranno come hai fatto tu stanotte, ma anche di giovani, donne e uomini che vogliono difendere i valori costituzionali e portare avanti quella resistenza contemporanea che oggi la politica, i partiti, la sinistra sembrano non sapere più rappresentare.

E questo tuo andare per scuole, irrefrenabile, instancabile. Magnetico difronte a migliaia e migliaia di studenti che solo con te improvvisamente ammutolivano. Riuscivi ad arrivare alle menti e al cuore di una generazione che è così difficile da intercettare e coinvolgere. Ma tu ci sei sempre riuscito. “Noi si va a tirare secchiate d’acqua, qualcuno tu vedrai si bagnerà” era la metafora che più mi è rimasta del perché tu andassi nelle scuole a raccontare la resistenza, la lotta di Liberazione, i pericoli dell’oggi. Gli anticorpi che non bastano mai perché la democrazia va difesa ogni giorno.

E poi le decine di presentazioni insieme. I Ribelli che con te abbiamo portato in giro, nei territori. Come Emma anche se piccola riconosceva in te il Partigiano. Il Sarti. Con quella imponenza e quella umanità che solo una bimba può sentire. Come quando te, Sugo e Saturno le feci quella foto a Borgo San Lorenzo e pensai che quando non ci sareste stati più tutti e tre, non avreste smesso di esserci dentro di lei e di noi.

“Se io sono nato nel 25 e l’affermazione del fascismo c’è stata nel ’22, noi siamo nati senza libertà e tu sapessi quanto ti manca addosso la libertà quando non ce l’hai”. Mi hai detto nell’ultima intervista due anni fa. Quella libertà e quei diritti che oggi sembrano così scontati. Sottovalutando pericoli, riflussi, e nuovi fascismi.

“Per essere fascisti bisogna prima essere sicuri di essere imbecilli e poi si diventa fascisti”, ripetevi sempre conquistandoti applausi e ovazioni ovunque tu andassi. Immancabile a San Niccolò per il 25 aprile con la tua Firenze resistente.

E allora caro Silvano, comandante Pillo: di imbecilli oggi ce ne sono tanti, troppi e in posti dove possono anche decidere. Di nuovo. E tu hai lasciato questo mondo sapendolo. Non te lo meritavi. Meritavi un Paese che ti desse dimostrazione di avere capito la vostra lotta, i vostri ideali. I nostri ideali.

Ma ribadivi anche sempre, fino all’ultimo la tua fiducia nei giovani. A noi il compito di mantenerla viva quella fiducia. Quell’acqua pulita, limpida con cui tu li hai bagnati con secchiate di umanità la dovremo adesso trovare anche in noi. Per onorare la tua memoria ma soprattutto mettere in pratica i valori che ci hai insegnato.

Ciao Silvano, chiamami ancora e non smettere di darci mano.

 

Chiara Brilli

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Violenza sulle donne: smettiamola di essere in-difesa. Passiamo all’attacco

Violenza sulle donne: smettiamola di essere in-difesa. Passiamo all’attacco

La violenza contro le donne e i loro figli, la cultura machista e la via dell’abuso per mettere a tacere autonomie e dignità sono il nuovo autoritarismo di questa società. Occorre fare nascere una Resistenza civile e negli organismi che costituiscono il sistema di presa in carico e dell’informazione. Occorre scegliere da che parte stare, come esseri umani e professionisti.

Aumentano le denunce, se ne parla di più, le piazze si riempiono e le reti si fortificano. Ma non basta, anzi sembra quasi che la ormai la violenza sulle donne e i loro figli sia diventata inarrestabile. Non ci sto ma sono piena di rabbia e sgomento. E piena di interrogativi su cosa sia più incisivo per arginare questo stillicidio.

Nessuno mi farà ricredere sul fatto che  l’educazione dei giovani al rispetto dell’altro (uomo o donna) sia il miglior anticorpo, ma gli uomi di oggi chi li ferma? mi appello a tutti i soggetti preposti nell’ambito della sicurezza, della giustizia, dell’assistenza sociale, siate un passo avanti agli iter, alla prassi, alle procedura, siate un passo più vicino alle donne.

Guardandovi allo specchio dovete vedere non voi stessi ma quelle donne che hanno chiesto aiuto, hanno avuto fiducia nel sistema e non devono essere deluse. Ne va della loro vita e di quella dei loro bimbi. E dovete vedere riflesse anche quelle donne che sono ancora in silenzio e ascoltando la cronaca si convincono ancora di più a non dire basta. Per paura del dopo.

Se la politica sta attraversando uno dei periodi più bui per l’autodeterminazione delle donne, la tutela dei minori, la difesa della dignità umana e il sostegno ai centri antiviolenza, non vuol dire che dobbiamo perdere lucidità. Le piazze sono importanti ma le aule di tribunale, i commissariati, le stanze degli assistenti sociali ancora di più. Sentite questa responsabilità prima ancora che come autorità ed operatori, come cittadini di un Paese (e non solo il nostro) che non crede alle donne, che per abusi, stupri o maltrattamenti prima punta il dito sulla vittima e poi (forse) punisce l’aggressore.

E anche noi giornalisti/e smettiamola di rincorrere ricostruzioni che strizzano l’occhio alle cronache pruriginose. “I futili motivi, la banale lite, il ci sono scappati insulti, la motivazione passionale, i raptus e la gelosia, il non sostenere la situazione, il sentirsi sottostimato come uomo, il non accettare il tradimento”… niente di questo è più ammissibile come linguaggio e resoconto delle violenze. Non prestiamo il fianco ad una deriva sociale che anche noi abbiamo il dovere di arginare per ricostruire una narrazione che; anche questa, renda giustizia, a chi uscendo dall’ombra è preda non solo di maltrattamenti fisici e psicologici ma anche sociali e pubblici. E vive da sopravvissuta (per quanto?) tutti i giorni.

Chiara Brilli

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