Aperture Straordinarie del complesso di Santo Spirito

Crocifisso

Il percorso di visita include la basilica di Santo Spirito con i suoi capolavori, fra cui il Crocifisso
di Michelangelo,l’antico Cenacolo con la collezione della Fondazione Salvatore Romano e, per la prima volta, alcuni spazi del convento normalmente non accessibili al pubblico,come il Chiostro dei Morti e il Refettorio Nuovo con le Tre Cene di Bernardino Poccetti.
Il lunedì sarà possibile visitare eccezionalmente anche il Chiostro Grande e altri ambienti della parte dell’antico convento che oggi ospita il Centro documentale dell’Esercito.

Un accordo speciale fra il Comune di Firenze, il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno (già impegnati sulla base del Protocollo di intesa del 19 aprile 2012 ad una più incisiva collaborazione per la valorizzazione delle Chiese del Fondo site in Firenze), i Padri Agostiniani del Convento di Santo Spirito e il Centro documentale dell’Esercito di Firenze consentirà infatti , nei prossimi tre mesi, di tornare a vedere il complesso monumentale di Santo Spirito nella sua originaria interezza, accedendo, con un ciclo di visite guidate, agli spazi di maggiore interesse storico e artistico e anche a zone mai aperte al pubblico dell’antico convento, come il Chiostro grande e il Refettorio nuovo. La prima visita è prevista sabato prossimo, 19 ottobre.

Il rinomato complesso, fondato dagli Agostiniani nella seconda metà del XIII secolo, si sviluppa a fianco della basilica di Santo Spirito, capolavoro di architettura rinascimentale, realizzato nel XV secolo su progetto di Filippo Brunelleschi, in sostituzione di una più modesta chiesa duecentesca. Già sede dello Studio Generale dell’Ordine e prestigioso centro della vita politica e culturale della città, il convento deve la sua moderna configurazione, articolata intorno a due chiostri monumentali, a una serie di importanti opere di rinnovamento e ampliamento compiute su progetto di Bartolomeo Ammannati, tra il XVI e il XVII secolo.
Dalla soppressione delle corporazioni religiose del 1866 discende l’attuale suddivisione dell’antico convento in aree di diversa proprietà e destinazione d’uso: gli spazi riservati alla comunità Agostiniana, il museo comunale Fondazione Salvatore Romano e il Centro documentale dell’Esercito.
Il lunedì sarà possibile visitare eccezionalmente anche gli ambienti della parte del complesso che oggi ospita il Centro documentale dell’Esercito, come il Chiostro Grande di Bartolomeo Ammannati e la trecentesca Cappella Corsini.
Si comincia sabato prossimo alle 15, e si prosegue fino a gennaio, ogni due settimane, tutti i sabati e domeniche (ore 15) e il lunedì (ore 14.30). Ogni visita dura un’ora e un quarto e costa 5 euro.  Per informazioni e prenotazioni: 055-2768224 055-2768558.

Cappella Brancacci

 

All’interno della Chiesa del Carmine a Firenze,la Cappella Brancacci con gli affreschi di Masaccio e Masolino è una delle testimonianze più importanti della pittura del Rinascimento. Infatti gli affreschi della Cappella Brancacci sono considerati a livello internazionale un vero e proprio capolavoro di arte pittorica, Giorgio Vasari definì  la cappella  scuola del mondo”, punto di partenza per tutte quelle ricerche sulla luce, la prospettiva, il colore e la plasticità delle figure del rinnovamento artistico. Le opere di Masaccio e Masolino risalgono agli anni 1425-1427 e furono completate intorno al 1482 da Filippino Lippi. Sempre all’interno del complesso museale del Carmine si può visitare la Sala della Colonna dove al suo interno trovato posto numerosi affreschi staccati e sinopie raccolte da vari locali dell’allora convento.

La Chiesa del Carmine ed il relativo Convento del Carmine risalgono al XVII secolo. L’intero complesso fu realizzato da un gruppo di frati carmelitani di origini pisane. L’accesso alla Cappella Brancacci si trova nei pressi del chiostro della Chiesta del Carmine in Piazza del Carmine n. 14.

Chiesa dei Santi Apostoli

File:Santi Apostoli.JPG

Situata in piazza del Limbo, dove un tempo sorgeva un cimitero per bambini morti prima di essere battezzati, la chiesa, ricordata per la prima volta nel 1075, si trovava poco fuori dalle mura cittadine della ‘cerchia antica’. Sulla facciata un’iscrizione ricorda che la chiesa sarebbe stata fondata da Carlo Magno e consacrata dall’arcivescovo Turpino, ma non ci sono prove che suffraghino tale ipotesi. L’edificio ha una struttura romanica con impianto basilicale a tre navate, di cui quella centrale absidata, con colonne in marmo verde di Prato, capitelli corinzi, mura a filaretto in pietra e copertura a capriate lignee dipinte. Ricorda le pievi del contado fiorentino, ma a differenza di queste è un edificio solenne nei suoi ornamenti in marmi bicromi e nei suoi elementi architettonici classici. Nel Trecento, il priore Ugolotto fece rinnovare la chiesa nelle forme poi reintegrate nel Novecento. Fra XV e XVI secolo, alla chiesa vennero aggiunte le cappelle laterali, poste sotto il patronato di importanti famiglie del quartiere (Carducci, Altoviti, Del Bene) e da queste poi decorate e arredate. Intorno al 1515, Benedetto da Rovezzano, su disegno di Baccio d’Agnolo, realizzò il portale esterno con l’arme degli Altoviti che lo commissionarono. Lo stemma, scolpito dallo stesso Benedetto, torna anche a fianco della chiesa, all’esterno della canonica, fatta ristrutturare probabilmente da Bindo di Antonio Altoviti (1523-1524). Il monumento sepolcrale di Oddo Altoviti, priore della chiesa dal 1490 circa al 1507, realizzato dal medesimo scultore, è fra le opere più rilevanti custodite all’interno, in fondo alla navata sinistra. In prossimità dell’opera marmorea, nella testata della stessa navata, si trova il bellissimo tabernacolo del Sacramento in terracotta invetriata di Giovanni della Robbia. Gli Altoviti rimasero a lungo generosi benefattori della chiesa; ma quando il duca Cosimo I de’ Medici condannò all’esilio l’arcivescovo Alessandro Altoviti (1553) e fece dichiarare ‘ribelle’ Bindo (1554), della fazione antimedicea, il patronato della chiesa passò ai Capitani di Parte. Nel 1565 gli Altoviti furono riabilitati, tanto che Bindo venne sepolto in Santi Apostoli (1570) e la sua tomba si trova sopra la porta d’accesso alla sagrestia. Ma ormai Cosimo I aveva già sollecitato le altre famiglie patrone a rinnovare cappelle e arredi in linea con quei dettami della Controriforma già in corso di applicazione nelle maggiori chiese cittadine. Rientra in questo programmatico rinnovamento la decorazione a marmi policromi dell’abside realizzata fra il 1573 e il 1583 da Giovanni Antonio Dosio, ove è collocato il sepolcro del vescovo Antonio Altoviti. Nella navata di sinistra si trovano, nella prima cappella la sinopia della Madonna in trono col Bambino e angeli di Paolo Schiavo, nella terza la tavola con l’Arcangelo Michele che abbatte Lucifero di Alessandro Fei del Barbiere, nella quarta l’Adorazione dei pastori di Maso da San Friano. Nella navata destra, nella seconda cappella, monumento sepolcrale di Piero del Bene, nella terza l’Immacolata Concezione di Giorgio Vasari (1541), assai danneggiata dall’alluvione del 1966. Dopo gli aggiornamenti di singole cappelle e di alcuni altari, ai primi del Settecento venne rimaneggiata l’intera chiesa sia all’interno che all’esterno. Tali modifiche sono state eliminate perlopiù nel restauro degli anni trenta del Novecento, vòlto a ripristinare l’antico aspetto romanico della chiesa. Dalla soppressa chiesa di Santa Maria della Porta, alla fine del Settecento furono trasferite in Santi Apostoli le scaglie di pietra ritenute del Santo Sepolcro, portate a Firenze, secondo un’antica tradizione, da Pazzino de’ Pazzi al ritorno dalla prima crociata del 1096. La sacra reliquia veniva usata il Sabato Santo di ogni anno per accendere il fuoco, che viene portato con grande solennità in Battistero dentro un pregevole portafuoco in rame dorato e argento. Continuando la tradizione, la mattina di Pasqua un grande carro decorato, detto il ‘Brindellone’, viene portato sul sagrato di Santa Maria del Fiore, dove si tiene la cerimonia dello ‘Scoppio del Carro’.

Santa Croce

La basilica francescana di Santa Croce, attribuita tradizionalmente ad Arnolfo, fu iniziata sul finire del XIII sec., ma consacrata solo nel 1443. E’ una delle più belle chiese gotiche d’italia, sebbene la facciata, in marmo di Carrara con riquadrature di marmo verde, sia opera di Nicolò Matas (1853-1863) che si sarebbe avvalso di un preteso disegno del Cronaca.


L’interno gotico è a croce egizia diviso in tre navate da pilastri ottagonali che sorreggono grandiose arcate ogivali.
La chiesa ospita un gran numero di opere d’arte. Il rinascimentale pulpito marmoreo ottagonale di Benedetto da Maiano; la Tomba di Leonardo Bruni di B. Rossellino, che costituisce il prototipo delle tombe fiorentine quattrocentesche; due opere di Donatello: l’Annunciazione e il Crocifisso ligneo. Sono fra le più mature creazioni di Giotto gli affreschi della Cappella Peruzzi, imbiancati nel 1714 e riscoperti nel 1852, e quelli con Storie di S. Francesco nella Cappella Bardi.
Il Museo dell’Opera di S. Croce vanta alcuni dei maggiori capolavori dell’arte fiorentina, con opere di Cimabue, Orcagna, Donatello, Domenico Veneziano….Alcune di queste, come il Crocifisso di Cimabue sono state danneggiate dall’alluvione del 1966.

Sul fondo del chiostro, un bellissimo portale quattrocentesco di Giuliano da Maiano preceduto da un portico su sei colonne, introduce nella Cappella Pazzi originale creazione del Brunelleschi che la iniziò nel 1443 per Andrea de’ Pazzi, ma morì prima di ultimarne la facciata, che sebbene proseguita da altri, è rimasta incompiuta nella parte superiore. Sulle arcate è impostata la cupola a ombrello con 12 spicchi a vela, illuminata da piccoli occhi che si aprono nelle lunette. I tondi in ceramica bianca su fondo azzurro, che sormontano le finestre, sono di Luca della Robbia.

Il Duomo

Il Duomo o S.Maria del Fiore, la cui costruzione fu iniziata da Arnolfo di Cambio l’8 settembre 1296, è la quarta chiesa del mondo (dopo S.Pietro a  Roma, S.Paolo a Londra e il Duomo di Milano). Secondo alcuni studiosi il progetto di Arnolfo era notevolmente diverso dalla struttura attuale della chiesa, ma i muri perimetrali sono sicuramente quelli del progetto iniziale. Alla morte di Arnolfo, avvenuta intorno al 1310, i lavori subirono un rallentamento, per riprendere decisamente nel 1331 quando i magistrati dell’Arte della Lana si assunsero la cura della costruzione. Nel 1334 fu nominato capomastro dell’Opera Giotto che si occupò prevalentemente della costruzione del campanile, e morì tre anni dopo. I lavori proseguirono fra interruzioni e riprese fino a quando, in seguito al concorso bandito nel 1367, fu accettato il modello definitivo della chiesa proposto da quattro architetti e quattro pittori. Nel 1378 fu conclusa la volta della navata mediana, e nel 1380 vennero terminate le navate minori. Tra il 1380 ed il 1421 furono costruite le tribune e forse anche il tamburo della cupola. La cupola ottagonale, costituita da due calotte di forma ogivale tra loro collegate, fu compiuta nel 1434 secondo il progetto di Filippo Brunelleschi, presentato ad un concorso nel 1418 ed accettato dopo molti contrasti nel 1420. Il tempio, dedicato a S. Maria del Fiore (il fiore alludeva alla città di Firenze), fu consacrato il 25 marzo del 1436.
Il Duomo rivela nelle sue parti notevoli diversità di stile a testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo di tempo trascorso fra la sua fondazione ed il completamento. All’esterno, nel disegno delle fiancate con le arcate cieche a tutto sesto, si trovano reminescenze romaniche. La struttura interna, con le grandi arcate e volte ogivali, è gotica, insieme alle finestre ed alle porte. La cupola è rinascimentale. La facciata, anche se riprende lo stile gotico, è ottocentesca. Sul fianco sinistro del Duomo si trova la porta della Mandorla, XV sec., la cui composizione architettonica e l’ornamentazione sono ancora di gusto gotico.
L’interno è a croce latina diviso in tre navate da pilastri polistili sostenenti arcate e volte ogivali a costoloni.
Di Paolo Uccello e di Andrea del Castagno sono gli affreschi posti sulla navata sinistra, raffiguranti due condottieri a cavallo. Le terrecotte sulle lunette delle porte delle due sagrestie sono di Luca della Robbia. Di Lorenzo Ghiberti il disegno della vetrata del rosone.