Chianti in cinese si dice “Shiandi”

Chianti in cinese si dice “Shiandi”

Firenze, il Chianti parla e scrive cinese, dopo una lunghissima trafila burocratica infatti, il marchio vino Chianti docg è stato registrato in caratteri cinesi e verrà utilizzato per le etichette esportate in Oriente.

La traslitterazione ha una fonetica molto simile all’originale, il nome Chianti si pronuncia si pronuncia quindi “Shiandi”.

Un risultato importante ottenuto dopo un lungo lavoro sul posto e dopo una difficile fase istruttoria legata alla particolare complessità amministrativa delle istituzioni cinesi.

Il marchio, nella sua traduzione, ha un significato molto positivo, soprattutto per le sensazioni che riesce a evocare: il primo carattere è utilizzato per indicare una attività a favore di terzi, il secondo è la pace e il terzo carattere è quello utilizzato per indicare le radici di un fiore.

“E’ un passo epocale per il marchio – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – che sancisce il radicamento nel mercato cinese. Grazie ad un inteso lavoro di promozione, il vino Chianti Docg è amato e da oggi sarà ancora più apprezzato in un paese che conta 1,3 miliardi di persone, con un mercato dalle potenzialità enormi. Con questa registrazione abbiamo realizzato uno step importante del nostro progetto a lungo termine di internazionalizzazione a favore delle imprese toscane. Le aziende associate interessate all’utilizzo sulle proprie etichette ne potranno fare richiesta direttamente al Consorzio Vino Chianti Docg”

Il mercato cinese si conferma un terreno favorevole per il vino. Secondo i dati Nomisma si parla di una crescita del 3,3% rispetto allo scorso anno dell’export del vino italiano. Per i rossi Dop della Toscana l’aumento è addirittura dell’11,3%.

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Mafia cinese a Prato, arrestato ‘capo dei capi’

Mafia cinese a Prato, arrestato ‘capo dei capi’

🔈Prato, un’organizzazione, che gli inquirenti non hanno dubbi nel definire ‘mafiosa’ che aveva imposto la propria egemonia con la violenza intimidendo le aziende cinesi in Italia e in Europa, è stata sgominata dalla Polizia con un’operazione che ha portato all’arresto di decine di persone.

L’associazione era composta da soggetti originari di due regioni della Cina, lo Zhejiang e il Fujian, ed operava oltre che in Italia anche a Parigi, Neuss, in Germania ed a Madrid.

Complessivamente sono 54 gli indagati: 33 destinatari della misura cautelare in carcere emessa dal Gip di Firenze Alessandro Moneti, con l’accusa di 416 bis e altri reati, e 21 indagati a piede libero, di cui 10 sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso e 11 per altri reati.

La maggior parte dei provvedimenti sono scattati a Prato: 25 indagati, di cui 16 arrestati e 9 denunciati a piede libero mentre sono otto gli arrestati a Roma (dove sono 10 gli indagati).

A Milano e Padova sono state arrestate due persone mentre tra Firenze e Pisa gli indagati a piede libero sono 7. Altre 4 persone si trovavano invece già in carcere per altri motivi e due sono i soggetti di origine cinese arrestati in Francia (dove ci sono anche altri due indagati). Infine, due destinatari del provvedimento si trovano attualmente in Cina.

Nell’ambito dell’indagine è anche stato disposto il sequestro di 8 società, 8 veicoli, due immobili e una sessantina tra conti correnti e deposito titoli per un valore di diversi milioni.

Zhang Nai Zong, 57 anni, il ‘capo dei capi’ della potentissima organizzazione mafiosa cinese è stato invece arrestato a Roma, in un condominio di viale Marconi.

Zhang Nai Zong aveva scalato il vertice della mafia cinese in Italia, imponendo la ‘pace’ a Prato dopo una sanguinosa guerra fra bande, costata numerosi morti ammazzati in città nel corso degli anni 2000.

La sua organizzazione ha potuto così dedicarsi a promuovere infiltrazioni nell’economia legale e a controllare attività criminali in usura, prostituzione, droga, estorsioni, racket. Tanto era il suo carisma criminale che appena ieri la polizia nell’ultimo pedinamento lo ha visto ricevere in un ristorante a Prato numerosi cinesi che lo hanno onorato anche con inchini.

“L’operatività di questa organizzazione mafiosa sconvolge, da un lato controlla locali notturni, prostituzione, spaccio, usura ed estorsioni, dall’altro con i metodi della violenza si accaparrava aziende nei trasporti infiltrando l’economia pulita legale”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho in conferenza stampa a Firenze per illustrare l’operazione che tra l’Italia e l’Europa ha messo in luce un potente sodalizio criminale cinese.

“E’ un’operazione eccezionale – ha proseguito Cafiero De Raho – che identifica la composizione dell’associazione mafiosa cinese e ricostruire la sua operatività, riconoscendovi i caratteri della mafiosità. Tutto ciò è frutto di una indagine di altissimo livello”.

“La criminalità cinese, come quelle albanesi e romene cominciano a profilarsi come organizzazioni criminali sul territorio italiano”, ha anche osservato il procuratore nazionale antimafia.

Mentre il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha così commentato l’operazione: “Inchieste di questo spessore dimostrano come l’attenzione sia alta da parte di tutti”.

Operazioni come questa, spiega Biffoni in una nota, sono “un esempio evidente dell’impegno di tutte le istituzioni e le forze dell’ordine nel tutelare la legalità. Abbiamo ribadito in ogni occasione che chi sceglie Prato per il proprio futuro trova qui una città aperta e inclusiva, ma solo nel massimo rispetto delle regole”.

Secondo il sindaco, “la forza di questa città sta nei suoi anticorpi, nella capacità di contrastare ogni forma di illegalità per ribadire sempre l’indiscutibile necessità del rispetto delle regole”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho:


e Giuseppe Creazzo, Procuratore Capo della Procura di Firenze:

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