Ken Loach, una retrospettiva al cinema Odeon

Ken Loach, una retrospettiva al cinema Odeon

Per le feste di Natale arrivano sulla piattaforma del Cinema Odeon di Firenze, MioCinema, due appuntamenti imperdibili. Una retrospettiva dedicata al regista  Ken Loach e la rassegna Merry Cinema con alcune grandi commedie d’autore.

Autentico, emozionante, lucidissimo. Da oltre 50 anni Ken Loach porta sul grande schermo la working class, raccontando le vite degli ultimi, dei dimenticati e dei più vulnerabili. Storie di dignità e riscatto umano che entrano nel cuore per non uscirne mai più. La scelta costante di temi sociali e politici è il segno distintivo che lo ha reso uno dei registi più riconoscibili e amati in tutto il mondo, oltre ad essere uno dei cineasti europei più apprezzati dalla critica. Sono innumerevoli i riconoscimenti che Ken Loach ha avuto nel corso della sua carriera.

Due volte Palma d’oro,  Leone alla carriera ricevuto dalla Mostra del Cinema di Venezia, l’Orso d’oro alla carriera ricevuto al Festival di Berlino, il Pardo d’onore dal Festival di Locarno e il Premio alla carriera dei prestigiosi EFA.

L’Odeon, su MioCinema, presenta al suo pubblico una retrospettiva di alcuni suoi film più celebri. Terra e libertà, Sweet Sixteen, Il vento che accarezza l’erba (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2006), Il mio amico Eric, La parte degli angeli e Io, Daniel Blake (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2016). Insieme ad altri titoli, tutti espressione di un cinema impegnato, attento all’attualità e carico di umanità.

INFO ODEON

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Merry Cinema, sulla piattaforma web MioCinema le grandi commedia d’autore

Merry Cinema, sulla piattaforma web MioCinema le grandi commedia d’autore

Da venerdì 11 dicembre arriva sulla piattaforma web del Cinema Odeon di Firenze la rassegna Merry Cinema. Una selezione speciale di film pensata appositamente per i giorni delle festività natalizie!

Una selezione di commedie di qualità, dirette da grandi registi, sono il regalo che l’Odeon ha pensato di fare al suo pubblico. Di seguito i titoli:

Juliet Naked – Tutta un’altra musica di Jesse Peretz(2018): Duncan e Annie vivono una relazione abitudinaria da 15 anni: lui è ossessionato da un musicista ritiratosi misteriosamente dalle scene, Tucker Crowe, mentre lei vorrebbe un figlio ma non osa insistere. Quando emerge un album inedito di Crowe e il musicista entra di fatto nelle loro vite, le crepe tra i due diventano insanabili

La truffa dei Logan di Steven Soderbergh (2017): Jimmy Logan, ex quarterback con una gamba offesa, e Clyde Logan, veterano dell’Iraq senza un braccio, decidono di organizzare una rapina. Separato dalla consorte e licenziato dal boss l’uno, single con pub l’altro, i Logan vivono nell’America rurale, collezionano una sfortuna eterna e perpetuano una maledizione familiare. Ma quella superstizione, esemplificata dal corso disastroso delle loro esistenze, diventa la loro chance: una buona copertura (chi accuserebbe mai due storpi?) e una buona occasione (giunti a questo punto, i Logan non hanno niente da perdere).

Florence di Stephen Frears (2016): New York, 1944. Florence Foster Jenkins è una melomane facoltosa che si crede dotata per il canto. Fiaccata da una malattia che cova dietro le perle e nella penombra della sua stanza, Florence decide di perfezionare il suo ‘talento’ con un maestro compiacente. Perché marito ed entourage hanno deciso di tacitare la sua mediocrità. Cantare per Florence non è un capriccio ma una terapia che le permette di vivere pienamente, ricacciando i fantasmi. Ma quello che doveva essere un trastullo colto per apprendere il repertorio classico, diventa il desiderio incontenibile di trovare un palcoscenico. Maestro e consorte si prestano al gioco e l’accompagnano, uno al piano, l’altro in attesa dietro le quinte, sulle tavole celebri della Carnegie Hall.  Nella speranza che il concerto non volga in fiasco.

Sing Street di John Carney (2016): Conor vive nella Dublino di metà anni ’80, ha 16 anni e un talento nella scrittura di canzoni. L’incontro con l’aspirante modella Raphina, di cui s’innamora perdutamente, lo spinge a fondare una pop band per attirare la ragazza come attrice di videoclip. Nel frattempo il matrimonio dei genitori va in frantumi: saranno la musica, l’amore e l’inossidabile rapporto col fratello maggiore a dare al ragazzo un coraggio che non credeva possibile.

È arrivata mia figlia di Anna Muylaert (2015): Val lavora come cameriera a tempo pieno nella villa di una famiglia bene di San Paolo. Sono più di dieci anni che non vede la figlia Jessica, che ha affidato ad una parente nel Nord del paese. Un giorno, però, la ragazza si presenta in città per l’esame di ammissione alla facoltà di architettura. Il suo ingresso nella casa di Donna Barbara, del marito e del figlio, suo coetaneo, sovverte ogni regola non scritta di comportamento e mette sua madre di fronte alle domande che non si è mai posta.

Gigolò per caso di John Turturro (2013): Fioravante è un gentiluomo di mezza età che svolge svariate mansioni. Elettricista, idraulico, artista floreale e in tempi di magra gigolò, Fioravante attrae le donne con la sua dignità e la sua costanza. Factotum cortese passeggia tra i borough di New York in compagnia di Murray, amico di vecchia data che gli procura i contatti con donne in cerca di avventure erotiche o carezze amorevoli. Condiviso da due ricche signore di Park Avenue, Fioravante le ascolta e le celebra in lunghe sedute in cui sfoggia la naturale sensibilità, l’arte della danza e del massaggio. Se Murray tiene il conto degli affari, Fioravante non ha messo in conto di innamorarsi. Incontrata Avigal, giovane vedova di un Rabbino, il nostro cede armi e cuore. Contro di lui si solleva una comunità chassidica e Dovi, ebreo ortodosso invaghito da sempre di Avigal. Tra erotismo ed ebraismo, Fioravante muoverà nella vita e nei sentimenti con la delicatezza delle sue composizioni floreali.

Moonrise Kingdom di Wes Anderson (2012): Estate 1965. Su un’isola del New England vive la dodicenne Suzy, preadolescente incompresa dai genitori. Sulla stessa isola si trova in campeggio scout il coetaneo Sam, orfano affidato a una famiglia che lo considera troppo ‘difficile’ per continuare ad occuparsene. I due si sono conosciuti casualmente, si sono innamorati e hanno deciso di fuggire insieme seguendo un antico sentiero tracciato dai nativi nei boschi. Gli adulti, ivi compreso lo sceriffo Sharp, si mettono alla loro ricerca anche perché è in arrivo una devastante tempesta.

Il mio miglior amico di Salvatore Allocca (2012): François (Daniel Auteuil) è un antiquario, ha una socia nel business, e ha quindici appuntamenti al giorno. Ha un solo problema: non ha un amico. Per provare il contrario fa una scommessa: entro dieci giorni dovrà presentare alla sua socia il suo migliore amico.

Racconto di Natale di Arnaud Desplechin (2008): Abel e Junon Vuillard avevano due figli: Joseph ed Elizabeth. Joseph si ammalò e si rese necessario un trapianto di midollo osseo. Né i genitori né Elizabeth erano compatibili. Abel e Junon decisero allora di mettere al mondo un altro figlio sperando nella possibilità di una donazione. Ma anche il piccolo Henri non era compatibile e Joseph morì a 7 anni. Con la nascita del quarto figlio, Ivan, progressivamente il lutto per la perdita di Joseph sembrò essere rielaborato. Anni dopo Elizabeth, scrittrice teatrale di successo aiutò il fratello Henri, sull’orlo della bancarotta, ma a un patto: non avrebbe dovuto mai più presentarsi davanti a lei. Sono trascorsi altri anni e si avvicina il Natale, Junon apprende di essere stata colpita dallo stesso male di Joseph. Va cercato un donatore in famiglia: uno potrebbe essere Paul, il tormentato figlio adolescente di Elizabeth e l’altro proprio Henri che ha fatto la sua ricomparsa (invitato da Paul) insieme alla sua compagna del momento, l’ebrea Faunia. La famiglia si ritrova nella città di origine, Roubaix, ed Henri dovrà decidere se mettersi a disposizione per un trapianto che potrebbe salvare (ma anche uccidere) una madre che non ha mai amato.

Banchetto di nozze di Ang Lee (1993): Il taiwanese Wai-tung, manager di successo, vive da anni a New York con il compagno Simon nascondendo la propria omosessualità ai genitori: questi ultimi, benché a chilometri di distanza, tentano di combinare il matrimonio di Wai-tung, ma lui rifiuta costantemente. Un giorno Simon pensa di simulare un matrimonio di convenienza tra Wai-tung e la sua affittuaria Wei-wei per far felici i genitori di Wai-tung, ma questi ultimi decidono di volare a New York per conoscere la nuora, obbligando i tre a un’improbabile messinscena.

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Nomad – In cammino con Bruce Chatwin

Nomad – In cammino con Bruce Chatwin

Lunedì 19 e mercoledì 21 ottobre un evento speciale all’Odeon di Firenze. In esclusiva assoluta il nuovo straordinario film documentario del grande regista tedesco Werner Herzog: Nomad – In cammino con Bruce Chatwin

Un viaggio intimo che Herzog intraprende idealmente con il viaggiatore-scrittore inglese Bruce Chatwin, uno dei più grandi autori del Novecento. La proiezione di lunedì 19 (alle ore 21) sarà introdotta da Antonio Gonnella (camminatore e autore del libro “Passaggio a Sud”), quella di mercoledì 21 (alle ore 21) dalla prof.ssa Sabrina Tosi Cambini (antropologa presso l’Università di Firenze).

Durante gli ultimi anni della vita di Bruce Chatwin il regista Werner Herzog ha collaborato con lo scrittore inglese ad alcuni progetti e fra i due è nata un’amicizia istintiva e profonda. In Nomad Herzog ripercorre le tracce dei pellegrinaggi che Chatwin ha compiuto alla ricerca dell’anima del mondo, attraversando continenti con l’inseparabile zaino di pelle sulle spalle: quello zaino che ora appartiene a Herzog, e che diventa il terzo protagonista del film. Nomad ci porta con sé alla ricerca del brontosauro, in Patagonia, davanti al relitto di una nave “fitzcarraldiana” a Punta Arenas, a Silbury Hill, nell’entroterra australiano e dentro caverne preistoriche o cimiteri indigeni: “luoghi in cui i nostri percorsi si sono incrociati, o che avevamo esplorato indipendentemente l’uno dall’altro”, come ricorda il regista.

Cinema Odeon

Biglietto: euro 10 (ridotto euro 8 per soci CAI e Feltrinelli)

Tel. 055-214068

www.odeonfirenze.com

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Honeyland il regno delle api. All’Odeon di Firenze

Honeyland il regno delle api. All’Odeon di Firenze

Uno dei film più sorprendenti dell’anno, vincitore al Sundance Film Festival lo scorso 2019, dove ha vinto i tre premi principali. “Honeyland: il regno delle api”. Sabato 10 (ore 21) e domenica 11 (ore 16.30)

Girato nel nord della Macedonia, Honeyland ci fa conoscere la straordinaria storia di Hatidze. Una delle ultime donne cacciatrici di api in Europa che riesce a mantenere il delicato equilibrio con la natura seguendo una semplice regola d’oro: prendi pure metà del miele ma lasciane sempre metà per loro. Un film sorprendente che lascia a bocca aperta per la meravigliosa narrazione e per le immagini di fortissimo impatto. Girato solo in condizioni di luce naturale e a lume di candela e lampade a petrolio è un ritratto affascinante di solitudine, sopravvivenza, dedizione, povertà.

Lungometraggio di debutto dei documentaristi Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, Honeyland è stato girato in tre anni da una ridotta troupe impegnata in un’intima collaborazione tra i registi e la protagonista. Un ritratto duro e tenero sul delicato equilibrio tra uomo e natura, uno sguardo su un modo di vivere che sta rapidamente scomparendo, e un indimenticabile testamento sulla straordinaria resilienza di una donna.

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Honeyland il regno delle api. All’Odeon di Firenze

Honeyland il regno delle api. All’Odeon di Firenze

Uno dei film più sorprendenti dell’anno, vincitore al Sundance Film Festival lo scorso 2019, dove ha vinto i tre premi principali. “Honeyland: il regno delle api”. Sabato 10 (ore 21) e domenica 11 (ore 16.30)

Girato nel nord della Macedonia, Honeyland ci fa conoscere la straordinaria storia di Hatidze. Una delle ultime donne cacciatrici di api in Europa che riesce a mantenere il delicato equilibrio con la natura seguendo una semplice regola d’oro: prendi pure metà del miele ma lasciane sempre metà per loro. Un film sorprendente che lascia a bocca aperta per la meravigliosa narrazione e per le immagini di fortissimo impatto. Girato solo in condizioni di luce naturale e a lume di candela e lampade a petrolio è un ritratto affascinante di solitudine, sopravvivenza, dedizione, povertà.

Lungometraggio di debutto dei documentaristi Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, Honeyland è stato girato in tre anni da una ridotta troupe impegnata in un’intima collaborazione tra i registi e la protagonista. Un ritratto duro e tenero sul delicato equilibrio tra uomo e natura, uno sguardo su un modo di vivere che sta rapidamente scomparendo, e un indimenticabile testamento sulla straordinaria resilienza di una donna.

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