‘Cure a domicilio’, martedì allo Stensen il film sul senso della vita

‘Cure a domicilio’, martedì allo Stensen il film sul senso della vita

Martedì 7 novembre alle ore 21, verrà proiettato alla Fondazione Stensen  ‘Cure a domicilio’, un film alla ricerca del senso più profondo dell’esistere, diretto dal regista della Repubblica Ceca Slavek Horak. La proiezione è organizzata in collaborazione con File, l’associazione che organizza assistenza a domicilio ai malati gravi. A introdurre la proiezione sarà Mariella Orsi dell’associazione File.

Vlasta, la protagonista, è un’infermiera che effettua visite a domicilio in una cittadina della Moravia. È una donna generosa, che ha dedicato tutta la sua vital marito, alla figlia e ai pazienti. Un giorno però, a seguito di un incidente, scopre di essere anche lei ammalata di cancro. Vlasta inizia allora la ricerca di quell’amore che dà un senso pieno all’esserci e che deve innanzi tutto trovare in sé, prima ancora che negli altri (o per gli altri). Sarà tentata di trovare soluzioni in un gruppo che non crede nella medicina tradizionale ma non sarà quella la soluzione. Perlomeno non sul piano del decorso della malattia. Perché invece sul versante del prendere coscienza della necessità di volersi bene, di accettare di avere bisogno dell’affetto da ricevere e non solo dell’aiuto da dare un progresso inizia a manifestarsi.
Con un marito fondamentalmente buono ma incapace di esternare i propri sentimenti e con una figlia che non sopporta il suo costante altruismo che nei suoi confronti legge come iperprotettività, Vlasta sembrerebbe avere poche possibilità di avviarsi verso la fine riconciliata con se stessa. Questa è la scommessa che progressivamente si legge sul volto e sul corpo della Mihulová che sa offrire una sofferta verosimiglianza a una ricerca, seppur tardiva, di riconoscimento dei propri bisogni più essenziali…

Martedì 7 novembre alle ore 21, verrà proiettato alla Fondazione Stensen, Viale Don Minzoni 25, Firenze

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Festival Internazionale di Cinema e Donne dall’8 al 12 novembre.

Festival Internazionale di Cinema e Donne  dall’8 al 12 novembre.

La 39a edizione del Festival Internazionale di cinema e Donne si terrà quest’anno dall’8 al 12 novembre. “SEGNARE IL TEMPO”. Forse viviamo già nel tempo delle donne e del femminile che si afferma nella società, come arditamente si argomenta e bene. Di sicuro è possibile tracciare i momenti significativi di questa progressiva invasione attraverso la relazione tra donne e cinema. Segnare il tempo è questo. La relazione che diventa rivelazione di un mondo emergente. Cinema Teatro La Compagnia, Firenze

Autrici di lungo corso come Coline Serreau e Dominique Cabrera, maestre del cinema francese, che scelgono percorsi che raccontano momenti forti del nostro tempo: la nascita del femminismo e la sua evoluzione a critica della società globale (Serreau), la vita post-coloniale narrata in prima persona (Cabrera). Anche nuovi e formidabili arrivi come la svizzera di origine italiana Petra Volpe, che svela i retroscena dell’ultima conquista del voto del Novecento, in Svizzera nel 1971. Tutte lavorano con ironia tra storia e memoria, personale e collettiva, con l’occhio puntato all’attualità e alla necessità della trasmissione alle nuove generazioni, che chiedono riferimenti per segnare il tempo. La svizzera Mariann Lewinsky  una specialista di questo continuo lavorio nella memoria del cinema e la migliore sul campo. Produrre documentari come documenti, preziosi per esplorare un Paese e la sua storia è la specialità delle due grandi autrici che ci parlano della cultura berbera Amazigh, è il caso di Farida Benlyazid e di quella Arabo Giudaica, Izza Genini, in un tripudio di musica e danza, abiti e trucchi, con una ricerca musicale prodigiosa. E se da loro capiamo perché il Marocco sia la cinematografia più interessante del Nord Africa e la meta turistica che tutti bramano, dalle autrici  che vivono e lavorano in Sardegna apprendiamo più o meno le stesse cose. Una produzione orgogliosamente insulare che accoglie e fabbrica talenti e scalpita per raggiungere l’eccellenza: GabriellaRosalevaNicoletta Nessler e Marilisa Piga sono i nostri nomi.

La sezione Uma casa portuguesa conferma l’inclinazione alla fiction breve e al documentario delle giovani registe portoghesi, come la brava Margarida Leitão. La selezione di corti, molto accurata e rivelatrice di tendenze verso la grafica e l’animazione, tra narrazione e sperimentazione, tra Spagna, Polonia, Francia, Portogallo e Italia, prevalentemente l’Europa ma non mancano gli Usa. Ricordiamo la grande Anita Thacher, a pochi mesi dalla prematura scomparsa, con una delle sue numerosissime opere, stavolta dedicata al nostro festival, ambientata a Firenze e fotografata da Amalie Rothschild. E Sofia Scandurra, dalla pittura al film, figura centrale del grande cinema degli anni Sessanta, che sapeva trasmettere ai giovani l’arte del cinema. Testimonianze delle figlie Fiorenza e Ludovica. Sempre da Firenze, la “Advancing Women Artists Foundation”, presenta in anteprima l’inchiesta Noi siamo cultura, uno dei numerosi progetti della loro attività culturale. Per l’Italia, oltre a confermare le ottime Alessandra Pescetta ed Elisabetta Pandimiglio, si rende affettuoso omaggio a Dacia Maraini,  maestra della scrittura e dei personaggi femminili che segnano anche il tempo del cinema.  Come accade per l’esposizione di “Reperti etnografici dall’Antropocene” dell’antropologa Silvia Lelli e l’istallazione di videoritratti di Matilde Gagliardo “La fabbrica della bellezza”, che ferma nel tempo il popolo della manifattura di Doccia.  Una serie di anteprime firmate da Laura Cini, Sandra Vannucchi e Tatiana Forese, le prime due, toscane e la terza, romana trasmigrata a Casablanca, danno il segno dei tempi nuovi del cinema delle donne che, nonostante tutto, va avanti per la sua difficile eppure meravigliosa strada.  PROGRAMMA 8 NOVEMBRE 2017

 

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Arriva all’Odeon il film evento: Bosch il giardino delle delizie

Arriva all’Odeon il film evento: Bosch il giardino delle delizie

Martedì 7 e mercoledì 8 novembre arriva al Cinema Odeon di Firenze il documentario su uno dei pittori più visionari della storia dell’arte e sulla sua opera più celebre, Bosch il giardino delle delizie (versione italiana), con gli interventi esclusivi di Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Cees Nooteboom, Miquel Barceló, Ludovico Einaudi.

Nell’agosto del 1516 si spegneva Hieronymus Bosch. Questo è l’unico fatto riguardante l’autore de “Il Giardino delle Delizie Terrene” che possiamo datare con precisione. Nato nelle terre dei duchi di Borgogna, Bosch proviene da una famiglia originaria di Aquisgrana, sette secoli prima sede della corte di Carlo Magno. Ed è proprio Bosch l’artista che più di ogni altro riesce a fondere la cultura figurativa fantastica ed esotica del Medioevo e le nuove istanze del rinascimento fiammingo.

Il racconto di questa sua doppia anima diventa oggi il protagonista del film-evento diretto da José Luís López Linares su uno dei dipinti più iconici al mondo. Negli ultimi cinquant’anni sono state date molteplici interpretazioni relative ai quadri del pittore, che è stato presentato alternativamente come membro di una setta esoterica, come alchimista oppure come artista così raffinato da includere nelle sue opere messaggi complessi e giochi di parole visivi basati sui testi biblici e della tradizione.

Il Giardino delle Delizie Terrene” è un quadro che con sapiente eleganza si rivolge a tutti. È destinato a generare piacere e costernazione agli occhi dell’osservatore comune, ma contiene anche concetti più nascosti che un individuo acuto, impegnato in una ricerca interiore, riconoscerà certamente come simboli di più profondi livelli di significato, capaci di scavare nella coscienza, miscelando con maestria acrobatica mostruoso e macabro, fantastico e demoniaco.

Ci sono ancora molti misteri che circondano il trittico delle delizie, ma allo stesso tempo alcuni elementi rimangono inequivocabili: colori brillanti, un’azione complessa, la fusione tra commedia e tragedia, e ancora un mix di intrigo, suspense, peccato, vita, morte e, forse, anche redenzione. Questo documentario è dedicato ai misteri di un dipinto che non può non toccare nel profondo, anche se non si può arrivare a comprenderlo completamente. INFO

Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze Biglietto: euro 10

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All’Odeon e allo Stensen il capolavoro di S. M. Ejzenstejn: La corazzata Potëmkin

All’Odeon e allo Stensen il capolavoro di S. M. Ejzenstejn: La corazzata Potëmkin

In occasione del centenario della Rivoluzione russa  lunedì 6 Novembre un importante evento speciale al Cinema Odeon (ore 21) e al Cinema Stensen (ore 17 – 18.45 – 20.30, sono previste repliche nelle prossime settimane) di Firenze, che in collaborazione con la Cineteca di Bologna e in occasione del centenario della Rivoluzione russa, presentano La corazzata Potëmkin il capolavoro di S. M. Ejzenstejn del 1925 in versione restaurata

Quanti conoscono La corazzata Potëmkin? Probabilmente tutti. Quanti lo hanno davvero visto? Più difficile a dirsi. E quanto dura davvero? Poco più di un’ora, molto meno dei 92 minuti di applausi conquistati dal ragionier Ugo Fantozzi nella più celebre ribellione della sua lunga saga di soggiogato. Ebbene, La corazzata Potëmkin sfida ora il grande pubblico rischiando, con ogni probabilità, di conquistare sguardo e anima di chi lo vedrà in sala, in versione restaurata ed integrale (dura solo 68 minuti!). Un film segnato in Italia da un destino davvero imprevedibile, che lo ha trasformato in qualcosa di diverso da quel che è, pur rispettandone, con un curioso effetto di metamorfosi, la vocazione rivoluzionaria, quella “lotta al dispotismo” – come dissero i deputati socialdemocratici tedeschi quando negli anni Venti in Germania si volle vietarne la distribuzione – che è in fondo quella tentata da Fantozzi e colleghi. Ma La corazzata Potëmkin va molto al di là della sua parossistica vicenda fantozziana: è chiaro però che parliamo di un cult a tutte le latitudini, ne è quasi un remake inquadratura per inquadratura la sequenza della scalinata girata da Brian De Palma negli Intoccabili. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Così racconta il film Naum Klejman, storico del cinema russo nonché fondatore del Centro Ejzenštejn di Mosca: “Nella primavera del 1925 il giovane Sergej Ejzenštejn, che aveva appena esordito alla regia con Sciopero!, si vide affidare la direzione di un film che doveva celebrare il ventesimo anniversario della Rivoluzione russa del 1905. Il film, intitolato Bronenosec Potëmkin, fu girato e montato in quattro mesi. Pur limitandosi formalmente all’episodio del 1905 – la rivolta dei marinai di una nave militare alla fonda nel Mar Nero – il film rifletteva i temi fondamentali della Rivoluzione: la crudeltà del regime e la tensione sociale verso la libertà. La prima del film si tenne il 21 dicembre al teatro Bol’šoj, in occasione delle celebrazioni per il giubileo. Nonostante l’accoglienza trionfale, la commissione per la cinematografia decise inizialmente di proiettare la Potëmkin solo nei circoli dei lavoratori, a conclusione di conferenze e riunioni: non si pensava infatti che il pubblico cinematografico sarebbe stato attratto da un film senza star e privo del consueto intreccio amoroso o avventuroso. La leggenda narra che il poeta futurista Vladimir Majakovskij minacciò di picchiare i responsabili con il suo pesante bastone se il film non avesse avuto una distribuzione di massa. I primi giorni di proiezione nelle sale dimostrarono che senza eroi individuali e senza una storia di intrighi il film sapeva competere efficacemente con il maggiore successo commerciale di Hollywood di quell’anno, Robin Hood con Douglas Fairbanks. Nella primavera del 1925 la censura tedesca tentò di impedire l’uscita in sala della Potëmkin temendo che un film sulla Rivoluzione del 1905 in Russia potesse suscitare sentimenti rivoluzionari in Germania con la sua forza emotiva. I deputati socialdemocratici del Reichstag vinsero la causa contro la censura dimostrando che il film non risultava in alcun modo sovversivo. Anzi, esso si fondava non solo sullo slogan democratico “lotta al dispotismo e all’ineguaglianza sociale”, ma anche sull’appello umanistico a “cessare la violenza reciproca”. Ciò nonostante il film dovette subire i tagli della censura, e in alcune zone della Germania fu proibita la magnifica colonna sonora appositamente composta da Edmund Meisel. In gran parte dell’Europa, dell’Asia e dell’America meridionale i censori non si mostrarono meno miopi e timorosi dei colleghi tedeschi, tanto che la Potëmkin fu a lungo interdetta. Solo dopo la Seconda guerra mondiale tornò a circolare. All’esposizione di Bruxelles del 1958 figurava in testa alla classifica dei dodici migliori film di tutti i tempi, e da allora è considerato un capolavoro indiscusso d’importanza mondiale. Negli ultimi anni, grazie all’impegno profuso dagli archivi di Russia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti e al lavoro di storici del cinema, compositori e registi è stato possibile ripristinare la versione originale del film di Ejzenštejn e della colonna sonora di Meisel. Oggi La corazzata Potëmkin ci appare non meno viva e coinvolgente di novant’anni fa”.

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Lunedì 6 novembre per la rassegna Visioni Off: il film Monolith

Lunedì 6 novembre  per la rassegna Visioni Off: il film Monolith

Lunedì 6 novembre ore 21,30 per la rassegna Visioni Off in programma allo Spazio Alfieri : MONOLITH di Ivan Silvestrini, con Katrina Bowden, Damon Dayoub, Nixon Hodges, Crew Hodges. Italia 2016; col.; 85 min. Sarà presente in sala il regista Ivan Silvestrini.

Graphic novel e film per la prima volta viaggiano in parallelo. Con la benedizione di Bonelli editore (Dylan Dog e Tex) che lo produce insieme a Sky Cinema, “Monolith” è un progetto inedito, sviluppato e pensato in Italia ma con un cast e ambientazione americani, in cui recitano Katrina Bowden, Damon Dayoub, Nixon Hodges, Crew Hodges. Il risultato è un prodotto di genere, un thriller ansiogeno, ad alta tensione. Protagonista la Monolith, auto supertecnologica, la più sicura al mondo, invulnerabile a qualsiasi attacco esterno. Ma i fatti smentiranno drammaticamente queste premesse. Silvestrini mescola con equilibrio le contraddizioni del nostro tempo, l’ossessione per la sicurezza, i demoni della genitorialità, le minacce di una tecnologia alla quale ci troviamo ad affidare sempre più aspetti cruciali delle nostre vite.

L’appuntamento fa parte di “Visoni Off”, rassegna di cinema indipendente italiano, organizzata da Associazione Anémic Cinéma in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana e Spazio Alfieri. Inizio proiezioni ore 21,30, biglietto 6 euro, ridotto 5 INFO

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