12 anni schiavo al cinema Odeon

Per Original Sound,la rassegna di film in lingua originale sottotitolati, il cinema Odeon presenta dal 27 febbraio al 10 marzo 12 anni schiavo – 12 years a slave, il film tratto dalll’ autobiografia di Solomon Northrup, un violinista nero che, prima della guerra di secessione, venne rapito nello stato di New York e venduto come schiavo in Louisiana. Il film si presenta in Italia dopo un’ottima accoglienza negli Usa con il riconoscimento del Golden Globe come miglior film drammatico e 9 candidature all’ Oscar.

 

Nel 1841, Solomon Northrup – un nero nato libero nel nord dello stato di New York – viene rapito e portato in una piantagione di cotone in Louisiana, dove è obbligato a lavorare in schiavitù per dodici anni sperimentando sulla propria pelle la feroce crudeltà del perfido mercante di schiavi Edwin Epps. Allo stesso tempo, però, gesti di inaspettata gentilezza gli permetteranno di trovare la forza di sopravvivere e di non perdere la sua dignità fino all’incontro con Bass, un abolizionista canadese, che lo aiuterà a tornare un uomo libero.
Da più di un anno il cinema americano prova a fare (veramente) i conti con la mostruosità della schiavitù, peccato originale della nazione che fa il paio col genocidio indiano. Lincoln, Django Unchained e 12 anni schiavo sono opere diverse e discordanti, la cui prossimità sortisce letture maggiori ed è qualcosa di più di una coincidenza. Il soggetto, affrontato, aggredito, sfidato e condiviso, sottolinea la delicatezza di una vicenda storica lontana dall’essere assorbita nel Paese di Barack Obama. Se nel film di Spielberg la figura e la condizione dello schiavo è nascosta tra discorsi, proroghe e mediazioni, in quelli di Quentin Tarantino e di Steve McQueen è un visione eversiva che sfida l’impero o lo subisce per dodici anni. Distinti nelle maniere, Django è loquace e carnevalesco, Solomon è greve e silente, l’uno abbraccia l’eroismo sonante, l’altro in sordina, uno castiga, l’altro attende, i protagonisti di Jamie Foxx e Chiwetel Ejiofor condividono nondimeno un’espressione decisiva e ambigua, un’eccezionalità. Django e Solomon sono nigger speciali, schiavi fuori dal comune che finiscono proprio per questa ragione per sfuggire al destino del loro popolo. Se Tarantino riscrive il passato e libera l’invenzione concretizzando un sogno che intercetta gli avvenimenti storici attraverso il piacere soggettivo, McQueen decide per la denuncia attraverso una rappresentazione esplicita, esibita, oscena, che mira evidentemente a risvegliare la coscienza intorpidita dello spettatore.
Adattamento del romanzo omonimo e biografico di Solomon Northup, di cui il regista britannico contempla i dodici anni del titolo e affida alle didascalie conclusive la battaglia legale sostenuta e persa dall’autore contro gli uomini che lo hanno rapito e venduto, 12 anni schiavo corrisponde perfettamente l’ossessione di McQueen: lo svilimento progressivo del corpo sottomesso alla violenza del mondo. Dentro un affresco romanzesco e un infernale meccanismo kafkiano, un uomo dispera di ritrovare la propria libertà, rassegnandosi giorno dopo giorno alla schiavitù, sopportando torture fisiche e psicologiche sulla carne e nell’anima, che il padrone di turno vuole annullare

12 ANNI SCHIAVO | 12 YEARS A SLAVE (USA, 2013, 133′) – Un film di Steve McQueen, con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Brad Pitt, Paul Giammatti
Versione originale con sottotitoli in italiano | Original version with Italian subtitles
Giovedì 27 febbraio: 16.00, 18.30, 21.00 | February, Thursday 27: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Venerdì 28 febbraio: 16.00, 18.30, 21.00 | February, Friday 28: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Sabato 1 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Satturday 1: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Domenica 2 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Sunday 2: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Lunedì 3 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Monday 3: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Martedì 4 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Tuesday 4: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Mercoledì 5 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Wednesday 5: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Giovedì 6 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Thursday 6: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Venerdì 7 marzo: 15.00, 20.00, 22.30 | March, Friday 7: 3.00, 8.00, 10.30 pm
Sabato 8 marzo: 15.00, 17.30 | March, Saturday 8: 3.00, 5.30 pm
Domenica 9 marzo: 16.00, 18.30, 21.00 | March, Sunday 9: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Lunedì 10 marzo: 15.15, 17.40 | March, Monday 10: 3.15, 5.40 pm
Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze

Il Gattopardo al cinema Odeon

Il Gattopardo al cinema Odeon oggi,mercoledì 26 febbraio alle ore 20,30, nella versione recentemente  restaurata il capolavoro di Luchino Visconti, Palma d’oro a Cannes del 1963, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

File:Il gattopardo ballo01.jpg

Si tratta del sesto appuntamento della rassegna Cinema Visionaries, organizzata da Fondazione Sistema Toscana con Gucci e The Film Foundation di Martin Scorsese, festival itinerante che ha come protagonisti i film restaurati. “Cinema Visionaries” rende omaggio al lavoro di registi innovativi che hanno dato un grande contributo alla storia del cinema, consentendo ad un vasto pubblico di vedere le loro opere. Stasera l’occasione di rivedere IL GATTOPARDO, uno dei più grandi capolavori di Luchino Visconti, in versione restaurata. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

AMERICAN HUSTLE

Dal 24 al 26 febbraio, al cinema Odeon per la rassegna Original Sound,  è in programmazione il film  AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA. La storia è incentrata sull’ operazione Abscam,l’indagine del F.B.I. sulla correuzione nel congresso degli Stati Uniti. Dopo aver suscitato grande entusiamo da parte della critica americana, il film è in corsa per ben dieci Oscar (miglior film,regia,sceneggiatura originale,montaggio,scenografia,costumi e nele 4 cattegorie degli attori).

New Jersey, anni Settanta. Il genio della truffa Irving Rosenfeld e la sua altrettanto astuta partner, nonché amante, Sydney Prosser sono costretti a collaborare con l’agente dell’FBI Richie DiMaso per risolvere un caso di corruzione nei pubblici uffici. I due si troveranno così coinvolti in un giro di politici corrotti e mafia tanto pericoloso quanto affascinante.Dopo il  successo di critica e di pubblico de ‘Il lato positivo’ (‘Silver Linings Playbook’), David O. Russell torna felicemente nella dimensione più congeniale al suo cinema, un mondo sopra le righe, in bilico continuo su una vertiginosa voragine d’isteria. Depressa in ‘Flirting With Disaster’, quell’isteria era diventata quasi autistica in ‘I Heart Huckabees’. É invece gioiosa in ‘American Hustle’, un film che combina la passione per la truffa di David Mamet, il gusto pop per il pianeta del crimine di Scorsese e la commedia classica hollywoodiana alla Preston Sturges – il tutto in un delirio di pettinature bouffant, abiti di Diane Von Furstenberg e Alston, su ‘greatest hits’ di Elton John, Donna Summer e Bee Gees. Russell affida alla prima scena del film – Christian Bale venti chili più pesante che si incolla un orribile, elaboratissimo toupé sulla pelata vistosa – la sua dichiarazione di programma vivere è camouflage, una truffa continua. In realtà il verbo truffare non rende completa giustizia all’inglese ‘to hustle’, che arricchisce la pratica dell’imbroglio (oltre che di sfumature onomatopeiche che evocano un certo brivido del rischio) di una connotazione quasi esistenziale. Per Irvin Rosenfeld (Bale), in effetti, hustlingè uno stile di vita, con cui incrementa i proventi dalla sua catena di lavanderie suburbane. Per la moglie Jennifer (Jennifer Lawrence, fenomenale casalinga erotica e folle) l’unica tecnica di sopravvivenza. Sydney (Amy Adams) lo fa per amore. L’agente Fbi Richie DiMaso (Bradley Cooper, che si fa i riccioli con i bigodini rosa confetto) per manie di grandezza e il sindaco del New Jersey Carmine Polito (Jeremy Renner, con un ciuffo più alto di lui) a fin di bene. Il quadretto è assurdo almeno come il fatto reale che lo ha ispirato: una famosa inchiesta degli anni settanta in cui l’Fbi ricattò un piccolo furfante di Long Island costringendolo ad aiutarli a incastrare dei politici con l’aiuto di due finti sceicchi, impersonati da agenti del Federal Bureau, che millantavano di voler investire nei casinò di Atlantic City. A confronto con il crimine ‘white collar’, quello operato a Wall Street, che sarebbe emerso (anche al cinema) negli anni ottanta per culminare ai nostri giorni con Bernie Madoff e le banche multinazionali, il microcosmo a delinquere di ‘American Hustle’ è non solo piacevolmente pittoresco, ma quasi rassicurante. Dotato anche dell’immancabile scena disco (Sydney che seduce il poliziotto come una Cyd Charisse di ‘Saturday Night Live’) siamo un incrocio tra la commedia criminale alla ‘Married to the Mob’ e un musical. Autore meno stilisticamente connotato di altri registi della sua generazione (per esempio gli Anderson, Paul Thomas e Wes), O. Russell è interessante per la sua profonda, reale, fascinazione verso le patologie estreme che affida ai suoi personaggi (il suo primo film, ‘Spanking the Monkey’, includeva un incesto tra madre e figlio). Come molta della produzione indipendente americana contemporanea, il suo è un cinema che privilegia gli attori – standogli quasi addosso con l’obbiettivo – rispetto alla forma. ‘American Hustle’ ha un gusto per l’umanità e l’intrigo della commedia che ricorda quello di Sturges, ed è un film intelligente, generoso, sexy e molto divertente. Per dirla con Jennifer, irresistibile come quei profumi in cui si sente anche una traccia di marcio.

AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA
(USA, 2013, 129′) Un film di David O. Russell, con Jennifer Lawrence, Christian Bale, Bradley Cooper,Amy Adams
Versione originale con sottotitoli in italiano | Original version with Italian subtitles
Lunedì 24 febbraio: 16.00, 18.30, 21.00 | February, Monday 24: 4.00, 6.30, 9.00 pm
Martedì 25 Febbraio: 16.00, 18.30, 21.00 | February, Tuesday 25: 4.00, 6.30 pm
Mercoledì 26 Febbraio: 16.00 | February, Wednesday 26: 4.00
Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze

A proposito di Davis

Da lunedì 17 a domenica 23  a Odeon Firenze,in lingua originale con sottotitoli italiani  il nuovo, attesissimo film dei fratelli Coen, A PROPOSITO DI DAVIS.

Le vicende di Llewyn Davis, un cantautore che cerca di destreggiarsi sulla scena folk di New York nel corso degli anni Sessanta. Llewyn lotta per guadagnarsi da vivere come musicista con la sua inseparabile chitarra, affrontando ostacoli che sembrano insormontabili e sopravvivendo grazie a piccoli lavoretti all’aiuto di qualche amico o di qualche sconosciuto. Poi, un giorno, si presenta l’occasione per un’audizione di fronte a Bud Grossman…

C’è, nel film, l’amorevole malinconia che i Coen riservano ai loro eroi. E c’è quell’umorismo con cui li guardano, uno per uno, dal Lebowski in vestaglia al supermercato che assaggia il latte direttamente dal cartone, al serious man professore di fisica che riempie la lavagna di formule ma non sa cavarsela con la moglie e l’amante di lei ebreo ortodosso, il fratello e la ciste sebacea, la vicina nuda al sole nel giardinetto. Malinconia e umorismo. Più malinconia e musica che umorismo. E quello stile trattenuto nel raccontare e nel mostrare. E la scelta di un’atmosfera e di una fotografia da perenni mezze stagioni, intonate al personaggio e alla sua filosofia esistenziale del come va va. Llewyn vive una vita di eterni ritorni e circolari peregrinazioni. Le cose non gli sono favorevoli ma è anche lui a non volere che lo siano. È un perdente come tanti nel cinema di allora: lo è per scelta, ama l’inettitudine e l’oscurità, aspira al purismo nell’arte musicale, scivola volentieri verso l’autodistruzione. I Coen insaporiscono con le colpe ataviche della tradizione ebraica il rivisitato mito greco di un naufragato ulisside senza reggia e senza donna: e regalano a Llewyn quello che la vita non gli dà, la tenerezza. Non è lui a cambiare la musica folk. Mentre le prende fuori dal locale, dentro, a cantare, c’è un certo Robert Allen Zimmerman, alias Bob Dylan. Llewyn, a Chicago, ha cantato la sua ballata, nella penombra, per un produttore che ha tratto le solite conclusioni: non si fanno soldi con questa roba. Llewyn lo sa, non si aspettava un’altra risposta, prende la chitarra e ricomincia a girare da un divano all’altro. I Coen dolceamari rendono onore, alla loro maniera, a tutti i Llewyn Davis che in ogni tempo e in ogni luogo hanno sbagliato, per un pelo, luoghi e tempi.

 

A PROPOSITO DI DAVIS | INSIDE LLEWIN DAVIS

(USA, 2013, 104′) Un film di Ethan e Joel Coen, con Oscar Isaac, carey Mulligan, John Goodman

Versione originale con sottotitoli in italiano | Original version with Italian subtitles

Lunedì 17 Febbraio: 16.00, 18.30 | February, Monday 17: 4.00, 6.30 pm

Martedì 18 Febbraio: 16.00, 18.30, 21.00 | February, Tuesday 18: 4.00, 6.30, 9.00 pm

Mercoledì 19 Febbraio: 15.30, 17.30 | February, Wednesday 19: 3.30, 5.30 pm

Giovedì 20 Febbraio: 20.30, 10.30 pm | February, Thursday 20: 8.30, 10.30 pm

Venerdì 21 Febbraio: 20.30, 10.30 pm | February, Friday 21: 8.30, 10.30 pm

Sabato 22 Febbraio: 20.30, 10.30 pm | February, Saturday 22: 8.30, 10.30 pm

Domenica 23 Febbraio: 16.00, 18.30, 21.00 | February, Sunday 23: 4.00, 6.30, 9.00 pm

Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze

Cinema indiano all’Odeon

Cinema indiano all’Odeon lunedì 17 febbraio.Odeon Firenze, in collaborazione con Navdanja International presenta, in prima italiana, due film di Pema Gellek: PRAYERS OF THE ANCIENT ONES  e LIGHT OF THE VALLEY.

potao_squarePRAYERS OF THE ANCIENT ONES ci porta in viaggio verso Bodhi Gaya, in India, il luogo più sacro del buddismo, quello in cui il Buddha raggiunse l’illuminazione suprema sotto l’albero del Bodhi. Ogni anno, oltre 10.000 monaci tibetani, suore e laici pellegrini giungono qui da tutta la regione himalayana per pregare per la pace nel mondo. Il film racconta la storia della Cerimonia Mondiale della Pace celebrata da Tarthang Tulku Rinpoche nel 1989, un evento annuale che ha unito la comunità tibetana Nyingma, la più antica delle quattro scuole del buddismo tibetano. Attraverso le loro preghiere e forti della loro tradizione spirituale, i tibetani hanno contribuito a rivitalizzare un luogo di culto e rinvigorito la propria cultura in uno dei momenti più critici della loro storia. Questa è la storia di un luogo sacro, di un popolo in esilio e degli immensi sforzi di un Lama per ripristinare la cultura tibetana, oltre che la maestosa testimonianza di una grande forza spirituale che si muove per un mondo migliore.
LIGHT OF THE VALLEY  cerca di sensibilizzare gli spettatori alla riscoperta dei luoghi sacri di tutto il mondo. Da tempo immemore i luoghi sacri sono serviti come fari spirituali per l’umanità, ricordandoci il vero potenziale contenuto nella nostra esistenza. E ‘importante mantenere e proteggere i luoghi sacri, perché preziosi strumenti di conoscenza del nostro patrimonio umano, che deve essere preservato per le generazioni future.

Lunedì 17 Febbraio ore 21.00 | February, Monday 17 at 9.00 pm
Versione originale con sottotitoli in italiano | Original version with Italian subtitles
Cinema Odeon | Piazza Strozzi 2 | Firenze