Operaio morto in cava, Cisl Toscana, serve tavolo sicurezza

Operaio morto in cava, Cisl Toscana, serve tavolo sicurezza

Sciopero di otto ore del settore lapideo nelle province di Lucca e Massa Carrara, proclamato dopo l’incidente mortale verificatosi ieri in una cava sul monte Corchia, nel comune di Stazzema (Lucca)

Aprire urgentemente un tavolo regionale sulla sicurezza sul lavoro, perché fermare la strage sul lavoro si può e si deve”. E’ la richiesta che il segretario generale aggiunto Cisl Toscana, Ciro Recce, rivolge alla Regione, nel giorno dello sciopero di otto ore del settore lapideo nelle province di Lucca e Massa Carrara, proclamato dopo l’incidente mortale verificatosi ieri in una cava sul monte Corchia, nel comune di Stazzema (Lucca).

La Cisl, insieme alla Filca (la categoria dei lavoratori edili), spiega una nota, rilancia le proposte avanzate da tempo per il settore lapideo: ‘patente a punti’ per le imprese virtuose, formazione per i lavoratori, giro di vite sul rispetto delle misure di sicurezza, creazione di una filiera del marmo, pensione anticipata per gli addetti del settore.

“Negli ultimi anni nelle cave tra le due province è una strage – dice Simona Riccio, segretaria Filca-Cisl Toscana -. Uno dei problemi è sicuramente rappresentato dall’invecchiamento della forza lavoro (l’età media dei lavoratori è sopra i 50 anni), unita alla presenza di macchinari sempre più veloci: le nostre richieste mirano a permettere l’anticipo pensionistico per i lavoratori più anziani, consentendo così l’ingresso di giovani”. Per Riccio, “la ‘patente a punti’, inoltre, escluderebbe dal mercato le realtà nelle quali si verificano più incidenti. Chiediamo inoltre alle istituzioni preposte una verifica attenta e puntuale del rispetto della sicurezza sui luoghi di lavoro, e riteniamo che siano necessarie la formazione continua per i lavoratori, la presenza di responsabili della produzione e della sicurezza per ogni cava e non solo di bacino, la valutazione caso per caso del rilascio o della proroga delle concessioni”. Infine “ci vogliono garanzie che le lavorazioni del marmo in filiera siano operate nel distretto locale”.

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Lavoro, in Toscana 30 mila lavoratori in attesa della Cassa integrazione da Maggio

Lavoro, in Toscana  30 mila lavoratori in attesa della Cassa integrazione da  Maggio

Entro la prima decade di ottobre, Cgil, Cisl e Uil della Toscana sono pronte a portare in piazza i lavoratori del settore artigiano che da inizio maggio non ricevono la cassa integrazione.

Un ritardo dovuto unicamente alla complicata burocrazia nazionale e ai ritardi di erogazione. Lo hanno detto stamani in conferenza stampa a Firenze, nella sede dell’Ebret (l’ente bilaterale dell’artigianato toscano), Mirko Lami segretario regionale Cgil, Ciro Recce segretario generale aggiunto Cisl Toscana e Mario Catalini Coordinatore Lavoratori dell’Artigianato della UIL e presidente dell’Ebret.
L’erogazione degli ammortizzatori sociali per il settore artigiano passa attraverso il fondo nazionale FSBA, che ha fatto fronte alle richieste arrivate nei primi giorni dell’emergenza Covid con risorse proprie, poi ha dovuto attendere l’erogazione dei fondi stanziati dal governo. Una prima tranche è stata erogata a fine giugno e con quella, in Toscana, si è riusciti a coprire fino a inizio maggio per tutti i lavoratori del settore (circa 100 mila, in 29 mila aziende). Con la fine del lockdown sono rimasti 30 mila i lavoratori artigiani toscani in ‘cassa’, ma nessuno di loro ha percepito più un euro. Eppure la Corte dei Conti ha sbloccato i fondi e il governo deve solo trasferirli a FSBA, che li verserà ai lavoratori.

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Artigianato Toscana: nel 2019 -4,4% occupati e -2,7% imprese

Artigianato Toscana: nel 2019 -4,4% occupati e -2,7% imprese

L’artigianato toscano nel 2019 vede calare del 4,4% l’occupazione e del 2,7% le imprese su base annua: è quanto emerge dal rapporto presentato oggi a Firenze dall’ente bilaterale Ebret.

Il dato negativo per l’occupazione riguarda tutte le province, con punte negative per Prato (-6,9%) e Firenze (-5,2%), mentre fra i vari comparti è la moda a soffrire di più (-7,8%). Crescono invece le retribuzioni (+1,9% medio procapite), in virtù di un calo dei contratti part-time e dell’uscita dal mercato di imprese più marginali.

“Nel 2019 stiamo assistendo a un calo dell’occupazione che è misurato in circa 5.500 unità e che riguarda trasversalmente tutti i settori”, ha osservato Riccardo Perugi, coautore del rapporto, spiegando che “c’è un forte incremento delle ore integrate dal Fondo di Solidarietà bilaterale, parliamo circa il 70% di ore in più fra 2019 e 2018: questo significa che le situazioni di crisi e difficoltà aziendale si stanno diffondendo a varie ramificazioni del sistema artigiano regionale”.

“Il 2019 chiude in maniera veramente preoccupante e non vediamo spiragli positivi neanche per il 2020”, lamenta Ciro Recce, presidente Ebret, secondo il quale “l’artigianato è un settore che, anche attraverso il patto per lo sviluppo regionale che è stato siglato, ha bisogno di maggiore attenzione per far sì che si possa ripartire, perché è veramente il centro della nostra economia”.

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