Pisa, Coldiretti “ungulati devastano colture a Montecastelli”

Pisa, Coldiretti “ungulati devastano colture a Montecastelli”

Razzie quotidiane, con raccolti distrutti e danni per migliaia di euro. E’ quanto afferma in una nota Coldiretti di Pisa in merito alla situazione nella campagna di Montecastelli Pisano (Pisa), al confine con la provincia di Siena, a causa di “insostenibili blitz di branchi affamati di cinghiali, caprioli e lupi” a due aziende agricole, una zootecnica e l’altra specializzata nella produzione di orzo, avena e grano.

Gli ungulati, afferma l’associazione, proverrebbero da un terreno incolto e abbandonato, di proprietà della Regione Toscana.
“La situazione di Montecastelli Pisano ha contorni incredibili – commenta Fabrizio Filippi, presidente provinciale della Coldiretti – perché i raccolti dell’azienda sono decimati da cinghiali e caprioli e i risarcimenti non sono certo le soluzione perché inconsistenti rispetto al danno subito. I cinghiali non trovando cibo si spingono dal bosco oltre i terreni incolti e raggiungono ogni giorno i campi seminati delle due aziende mangiando e devastando le coltivazioni. La Regione Toscana deve intervenire sia sulla manutenzione del terreno,
eliminando l’area incolta e la vegetazione, sia sotto il profilo dei prelevamenti”.

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Coldiretti: il gelo ha fatto strage di vigneti e frutteti

Coldiretti: il gelo ha fatto strage di  vigneti e frutteti

Le temperature, monitorate durante  l’ondata di maltempo da l’istituto Coldiretti, indicano un calo delle minime di due gradi rispetto alla media storica per la prima decade di Dicembre.

Lo sbalzo termico è l’ultima anomalia di un 2017 segnato da un andamento climatico caratterizzato da siccità alternata a violenti temporali. Il clima estremo ha avuto pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni, secondo l’istituto Coldiretti, ha subito danni per 14 miliardi di euro tra alluvioni e siccità.

L’ultimo fenomeno causato dall’ondata di maltempo è il gelicidio, il rapido congelamento delle pesanti piogge dovuto alle temperature più basse del solito. ”Il gelicidio ha fatto strage – annuncia Coldiretti – di boschi, vigneti e alberi da frutta per colpa delle basse temperature, con minime inferiori di 2,8 gradi sotto lo zero al nord Italia”

A preoccupare gli agricoltori è il fatto che, con temperature a lungo sotto lo zero, sono a rischio le coltivazioni invernali in campo come cavoli, verze e broccoli. I danni del freddo si aggiungono a quelli provocati dal vento e dalle alluvioni con centinaia di ettari di campagna finiti sott’acqua.

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Alberi: Coldiretti, boschi raddoppiati in 150 anni

Alberi: Coldiretti, boschi raddoppiati in 150 anni

È praticamente raddoppiata rispetto all’Unita’ d’Italia la superficie coperta da boschi che oggi interessano di 10,9 milioni di ettari, 1/3 del territorio nazionale, con una stima di 12 miliardi di alberi presenti. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della “Giornata nazionale degli Alberi” istituita nel 2013 nella giornata del 21 novembre.

L’Italia non e’ mai stata cosi’ ricca di boschi, ma a differenza del passato si tratta di aree senza alcun controllo e del tutto impenetrabili ai necessari interventi di manutenzione e difesa mettendo a rischio la vita delle popolazioni locali, per degrado ed incendi. Il risultato e’ che nel 2017 in cui sono andati a fuoco ben 141mila ettari di boschi, con un drammatico balzo del 316% rispetto alla media dei nove anni precedenti, secondo una analisi Coldiretti su dati dell’European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione Ue, dall’inizio dell’anno. Al contrario 35mila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere dall’aumento del prelievo del legname dai boschi in un Paese che importa l’80% del legno che utilizza. I boschi italiani, se valorizzati attivamente con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo cosi’ lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna.

Un obiettivo che secondo la Coldiretti va raggiunto con l’approvazione del nuovo testo alberiforestale per la semplificazione della gestione attiva dei boschi, dando piu’ valore al ruolo degli imprenditori agricoli per la qualita’ dell’aria e riconoscimento dei crediti di carbonio, con lo sviluppo della filiera 100% italiana attraverso i Piani di sviluppo rurale e con l’incentivazione dell’utilizzo di legno prodotto in Italia negli appalti pubblici.

“Gestire il bosco o meglio coltivare il bosco significa lavorare per valorizzazione complessivo di un territorio, ma questo non e’ possibile senza convenienza economica- ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che- ci sono tutte le condizioni per trasformare i rischi in grandi opportunita’ per la ripresa di un Paese che ha fatto della sostenibilita’ ambientale un valore aggiunto del Made in Italy”.

A rovinare la festa degli alberi e’ stata la strage provocata dagli incendi nel 2017 in cui sono andati a fuoco ben 141mila ettari di boschi, con un drammatico balzo del 316% rispetto alla media dei nove anni precedenti. Ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire le aree andate a fuoco con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo per colpa della siccita’, dall’incuria e dall’abbandono dei boschi divenuti facile preda dei piromani. Il fuoco divampa tra la vegetazione secca con pesanti effetti dal punto di vista ambientale dovuti alla perdita di biodiversita’ (distrutte piante e uccisi animali) e alla distruzione di ampie aree di bosco che sono i polmoni verdi del Paese e concorrono ad assorbire l’anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici. Nelle foreste andate a fuoco saranno impedite anche tutte le attivita’ umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono decine di migliaia di appassionati. Un costo drammatico che l’Italia e’ costretta ad affrontare perche’ e’ mancata l’opera di prevenzione nei boschi che, a causa dell’incuria e dell’abbandono, sono diventati infatti vere giungle ingovernabili.

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Allarme lupi, a rischio pecorino delle balze Volterrane

Allarme lupi, a rischio pecorino delle balze Volterrane

Le passeggiate all’aperto, elemento fondamentale per la produzione del formaggio che ha guadagnato la denominazione di origine, continuamente minacciate dagli attacchi dei lupi

Addio pascolo per un allevatore su tre: per salvare il gregge da lupi e predatori gli allevatori sono costretti a ridurre le passeggiate all’aria aperta. E così è a rischio il pecorino delle Balze volterrane, una delle eccellenze del paniere toscano che ha meritato recentemente la denominazione di origine, realizzato proprio grazie alla caratteristica del pascolo allo stato brado in un contesto ambientale unico come quello delle colline di Volterra.

Un metodo di allevamento antico quanto la storia che i continui attacchi dei lupi sta rendendo sempre più complicato tanto da spingere gli allevatori a preferire razze straniere, come gli ovini francesi, più abituati alla stabulazione fissa. Sono alcune delle preoccupazioni che gli allevatori della provincia di Pisa hanno evidenziato all’assessore regionale all’agricoltura, Marco Remaschi in occasione dell’incontro promosso da Coldiretti a Firenze.

“Abbiamo apprezzato – spiega Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Pisa – il superamento del limite di de minimis, da noi sollecitato, che era previsto fino al 2016 per gli indennizzi richiesti a seguito delle predazioni e che consiste in un risarcimento massimo che la Regione Toscana può concedere all’allevatore. Questo limite è stato superato: una buona notizie, quindi, per numerosi allevatori”. “La presenza dei lupi sta mettendo in crisi la produzione di pecorino delle Balze e modificando profondamente il sistema di allevamento”.

“Gli effetti – analizza Aniello Ascolese, Direttore Coldiretti Pisa – sono imprevedibili. Il pericolo concreto è un progressivo abbandono delle razze tradizionali che caratterizzano il patrimonio zootecnico toscano, con altre razze e con la stabulazione fissa, non sarà possibile ottenere il famoso Pecorino delle Balze che oggi è l’ultima speranza per la sopravvivenza economica per i pastori del Volterrano”. Da qui l’appello di Coldiretti a “separare il problema del lupo dalla presenza degli ibridi”. Per la principale organizzazione agricola è indispensabile intervenire rapidamente attuando azioni di prelievo selettivo degli esemplari ibridi per tutelare la vera specie del lupo.

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Siccità Toscana, Rossi: “pronto Piano straordinario da 20 mln”

Siccità Toscana, Rossi: “pronto Piano straordinario da 20 mln”

“Un decreto per interventi da circa 20mln euro, tra cui 22 nuovi pozzi” ha annunciato il presidente Rossi: “sarà consegnato a Protezione Civile”. E il 19 nuova riunione su Lunigiana, Elba e Versilia. Coldiretti: “danni all’agricoltura per 200 mln”

Oltre 20 milioni di euro di interventi d’urgenza da realizzare in tempi brevi contro la siccità in Toscana, a partire da 22 nuovi pozzi. E’ quanto prevede un apposito decreto che il presidente della Regione Enrico Rossi firmerà oggi e consegnerà alla protezione civile affinchè il Governo autorizzi i lavori con procedure d’urgenza.

Gli interventi, ha spiegato lo stesso governatore, permetteranno, tra l’altro, la realizzazione di pozzi in varie parti della Toscana (5 all’Isola d’Elba, 3 tra la Lunigiana e la Versilia, 7 in Valdelsa, 5 a Cecina, e 2 a Volterra) entro la fine di agosto primi di settembre.

La Regione chiede di attivare le procedure d’urgenza anche per realizzare la dorsale di collegamento idrico tra la Lunigiana e Livorno, con un intervento da 13-14 milioni. “In Lunigiana abbiamo già fatto tanti pozzi – ha spiegato – ma per dare un colpo definitivo alle necessità serve realizzare questa sorta di autostrada dell’acqua. Chiediamo poi al Governo altri 4 milioni per la riattivazione degli invasi privati” per l’agricoltura.

E’ stata poi annunciata una riunione per il 19 luglio nella quale fare il punto della situazione idrica con problematiche che riguardano soprattutto la Lunigiana, l’Isola d’Elba, e la Versilia. “I cambiamenti climatici sono una cosa seria – ha detto ancora – con cui la Toscana ha già iniziato a confrontarsi. Siamo in una situazione di governo della vicenda e non siamo nell’emergenza estrema. Nel complesso possiamo dire che problemi di siccità a fini potabili
sono circoscritti mentre la parte agricola è quella che sta risentendo di più della situazione, soprattutto la parte sud della Toscana e in particolare la Maremma”.

Il decreto firmato oggi segue la dichiarazione dello stato di emergenza regionale della scorsa settimana e si aggiunge al recente decreto per la Val di Cornia con un intervento da 100 mila euro per la Fossa Calda che addurrà acqua da Piombino. Nella riunione del 19 luglio saranno chiesti al Governo altri 12 milioni per ulteriori opere fra cui la grande autostrada dell’acqua tra Garfagnana, Lunigiana e Livorno. Inoltre si pianificherà di utilizzare 4 milioni (del Fesr) per realizzare invasi privati per l’agricoltura.

Al centro della riunione anche il punto sulla diga di Montedoglio, dove i cantieri partiranno adesso e consentiranno di raddoppiare la capacità di invaso di quello che è il più grande bacino dell’Italia centrale. Sul bacino del Merse che sarà realizzato in Maremma. E l’ulteriore opera che affronterà le necessità di approvvigionamento idrico a fini agricoli e in minima parte potabili, della val di Cecina con l’intervento di Pian di Goro. “Con la firma di questo decreto – ha aggiunto l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni – abbiamo dato una risposta in anticipo ai tempi di legge ad una crisi che si sta rivelando pesante: nella zona centro meridionale e costiera della Toscana nei confronti dell’agricoltura, e nella zona insulare e sulla costa settentrionale nei confronti della risorsa idropotabile. Questo Piano ci permetterà di arrivare alla fase più critica dell’emergenza, prevista a fine estate, più preparati a ridurre al minimo i disservizi e i disagi per i cittadini”.

A lanciare l’Sos agricoltura è la Coldiretti Toscana “La stima dei danni che la siccità ha provocato all’agricoltura toscana ha già superato i 200 milioni di euro – dice Tulio Marcelli Presidente Regionale – Per alcune culture, come il grano, che hanno già concluso il proprio ciclo colturale la riduzione della produzione è già oggi quantificabile con buona approssimazione, mentre per altre (vigneto, mais, girasole) un conteggio più preciso poterà essere fatto solo dopo l’estate, una volta terminato il raccolto”. “La perdita di prodotto per grano tenero e duro – continua il leader di Coldiretti – è valutata in circa 50 milioni di euro, altri 35 milioni sono i danni al mais, altre foraggere e girasole”.

Particolarmente critica la situazione degli oliveti toscani dove la mancanza di acqua ha provocato una diffusa cascola delle olive; il conteggio del danno provocato dalla siccità è ad oggi quantificabile in circa 70 milioni di euro. Anche nei vigneti è ormai evidente la riduzione della produzione per una valore di
circa 40 milioni di euro; il rischio è che il protrarsi del periodo siccitoso danneggi una parte dei grappoli presenti sulle piante; in questo caso si teme che il danno possa assumere una dimensione molto più rilevante e superare i 100 milioni di euro”.

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